Un’agenda oltre l’ombelico di casa

Un’agenda oltre l’ombelico di casa

di Emanuele Giordana -
Se la politica estera è sempre stata la Cenerentola d’Italia, la campagna elettorale in corso non ha ancora fatto eccezioni. Tranne una che, a sorpresa, arriva dalla lista Ingroia. Il magistrato che ha preferito l’Italia al Guatemala e che ha caratterizzato la strada di Rivoluzione civile come un percorso contro l’illegalità nazionale, decide infatti di allargare il concetto a Cenerentola. Presentando a Roma il programma della lista con uno sguardo, per una volta, fuori dall’ombelico di casa.
Se la Costituzione è il pilastro della sua lista – sottolinea Ingroia – l’articolo 11 sul ripudio della guerra è uno dei pilastri della Carta. La scenografia dell’incontro è preparata ad arte. Sul tavolo c’è un mappamondo pieno di soldatini, una pagnotta, un elmetto da minatore, una scatola di medicinali e un ramoscello d’olivo a significare i temi portanti di quella che dovrebbe essere l’azione dell’Italia. A fianco a Ingroia c’è Flavio Lotti, l’animatore della Perugia Assisi, una lunga carriera (a piedi) sui temi della pace, declinati sul resto del mondo, dalla Palestina all’Afghanistan. E anzi, prima della conferenza stampa Ingroia firma l’agenda in dieci punti sui diritti umani presentata qualche giorno fa da Amnesty. Il messaggio è chiaro e anzi Ingroia e Lotti spiegano che la loro è un’agenda per i diritti umani e rivendicano di essere i primi ad aver scelto di presentare, in una campagna elettorale dominata dalla politica interna o al massimo da quella europea, su quali temi all’estero si impegneranno gli ingroiani una volta in parlamento.
La piattaforma la illustra Flavio Lotti: bloccare gli F-35, non limitandosi a ridurne l’acquisto, ritiro immediato dall’Afghanistan investendo il 30 per cento del risparmio in ricostruzione civile del Paese, rilancio della cooperazione internazionale. Poi, dopo gli slogan, Lotti approfondisce: bacchetta il governo «che ci ha fatto entrare in guerra in Mali con… un ordine del giorno» e bacchetta un’Italia rattrappita che non è in grado di aprire gli occhi sul mondo. Come svegliarla? Lotti propone un nuovo modello di diplomazia dove entrino a collaborare con i diplomatici le competenze della società civile “responsabile”: esperti e giornalisti, Ong e missionari, tutti quelli – dice – che la realtà la vedono dal terreno, un terreno che conoscono perché mettono il becco fuori dai palazzi e dagli uffici.
Sollecitato dalle domande, Lotti argomenta che abbiamo sfruttato poco e male i nostri istituti di cultura all’estero e, soprattutto, che il vecchio modo di far politica «sente ma non ascolta, guarda ma non vede». Servono allora nuovi strumenti per capire, ascoltare, dialogare: capire le voci di chi vive nelle aree di crisi, ne conosce la storia intima, riesce a prevedere che piega prenderanno le cose. I soldi restano un tema: sono pochi – dice Lotti – ma è questione di impiegarli meglio e di evitare che ci accorgiamo della diversità solo quando l’estero piomba in casa nostra sotto forma di immigrazione. Perché, nella visione della Lista Ingroia, la divisione tra esteri e interni è finita da un pezzo e i diritti – «il diritto ad avere diritti» – è trasversale, travalica i confini. La politica estera del futuro è messa nel programma sotto dieci priorità. Su tutti ce n’è una: «Dichiariamo illegali guerra e povertà», dicono. Oltre lo slogan c’è l’abbozzo di una visione che ambirebbe a costruire un volto dell’Italia che si possa cogliere anche da chi ci guarda fuori dall’ombelico.

Il Manifesto – 30.01.13


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