Documento approvato dal Comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo 2013

Documento approvato dal Comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo 2013

Il CPN del PRC esprime il proprio ringraziamento a tutti i compagni e le compagne che si sono impegnati con generosità e passione anche in questa difficilissima campagna elettorale, dimostrando che Rifondazione Comunista rimane una risorsa imprescindibile per la sinistra e la democrazia in Italia, un patrimonio umano e politico il cui valore nessuna soglia di sbarramento antidemocratica può cancellare.

Va riconosciuto il fallimento del tentativo di Rivoluzione Civile che non è riuscita a diventare il punto di riferimento per la domanda di cambiamento e la protesta di milioni di elettori. Hanno contribuito alla sconfitta elettorale sicuramente limiti soggettivi nostri e dei nostri interlocutori e alleati. In particolare il ritardo e la conseguente rapidità nel configurare lo stesso progetto ne hanno impedito una costruzione democratica e partecipata. Non va sottovalutato che la collocazione in alternativa al PD per il PRC era una scelta maturata da tempo e unanimemente condivisa all’interno, mentre per gli altri soggetti politici della lista si è trattato di uno sbocco obbligato a causa della chiusura del PD nei loro confronti. La stessa esperienza della Federazione della sinistra si era arenata sul nodo dell’alleanza con il PD. Anche un processo partecipato come quello apertosi con l’appello “Cambiare si può” è giunto troppo tardi per poter determinare un percorso condiviso di costruzione unitaria dal basso. Rivoluzione Civile, che pure avrebbe dovuto coniugare questione morale e questioni sociali ed economiche, non è riuscita a definire e a presentarsi con un profilo e un’identità forti dentro la campagna elettorale in cui sia la crisi economica che il rifiuto di una politica corrotta sono stati temi centrali.

L’esito elettorale, da cui esce vincente il movimento di Beppe Grillo, ha determinato un terremoto politico che fotografa una fortissima crisi di legittimazione dell’intero sistema dei partiti come articolatosi durante il ventennio del bipolarismo.
Il segno politico del voto è quello del rifiuto delle politiche di austerità e di bocciatura dei partiti che hanno sostenuto il governo Monti, la cui ombra ha ipotecato e pregiudicato anche la possibilità di affermazione di un centrosinistra che si è candidato a proseguire con più equità quell’impianto rigorista dettato dalla BCE. La stessa parziale tenuta di Berlusconi può essere spiegata con la paura da parte di ampi settori sociali storicamente rappresentati dal centrodestra, in particolare piccole imprese e lavoro autonomo, di diventare il bersaglio di un nuovo governo rigorista.

Il risultato di fondo che ci consegna il voto è lo scardinamento del bipolarismo che non possiamo che salutare positivamente ma senza nasconderci possibili involuzioni del quadro. Se la sconfitta dell’ipotesi di un governo Bersani-Monti costituisce un dato positivo, non possiamo escludere il profilarsi di una risposta conservatrice al terremoto in termini di blindatura ulteriore del sistema politico attraverso l’introduzione del doppio turno e del presidenzialismo. La stessa mancata vittoria del PD potrebbe produrre un ulteriore spostamento a destra dell’asse programmatico, mascherato da ringiovanimento della classe dirigente. Dentro questo quadro va rilanciata la nostra battaglia per il proporzionale e l’urgenza di risposte a un’emergenza sociale senza precedenti.

L’incalzare e l’approfondirsi della crisi e il malcontento suscitato dalle misure assunte per contrastarla, tanto inique quanto inefficaci, hanno determinato nel contesto italiano un rivolta dell’elettorato che si è espressa però non sul terreno della lotta di classe ma su quello della contrapposizione dei cittadini contro la casta.

A determinare questa dilagante percezione di massa non è stata soltanto la indubbia capacità comunicativa e “diversiva” di Grillo, ma le caratteristiche specifiche della situazione italiana a partire da una corruzione sistemica, una questione morale che i partiti non hanno voluto affrontare in termini di autoriforma, un clima di delegittimazione del Parlamento e della politica alimentato dagli stessi media dei “poteri forti”, la pervasività del lungo discorso antipolitico berlusconiano, il disarmo culturale agito dalla stessa sinistra di governo.

Ha pesato fortemente l’anomalia italiana di un mancato sviluppo del conflitto sociale di fronte al dispiegarsi di uno stillicidio di provvedimenti antipopolari.

Non può essere taciuta la responsabilità in tal senso di sindacati come Cisl e Uil che hanno coperto persino la strategia di Marchionne, ma anche la linea del gruppo dirigente della Cgil (con significative eccezioni a partire dalla Fiom) condizionata dal suo rapporto con un PD che sosteneva il governo Monti. La mancanza di ondate di movimenti di lotta paragonabili a quelle degli altri Paesi europei impone anche a noi e al resto della sinistra antiliberista una riflessione. Al tempo stesso impone la ripresa di una iniziativa del partito in sinergia con i movimenti a partire dalle prossime scadenze delle manifestazioni No Tav e No Muos.

Non va mai dimenticato che la nostra sconfitta è l’ultimo capitolo di una sconfitta più grande e storica che è quella del movimento operaio e di processi di atomizzazione sociale di lungo periodo che abbiamo da tempo analizzato e vissuto sulla nostra pelle, ma rispetto ai quali non siamo riusciti a determinare un’inversione di tendenza. Le nostre responsabilità soggettive si iscrivono dentro questo quadro.

Negli ultimi cinque anni abbiamo difeso con dignità e orgoglio Rifondazione Comunista. Il progetto intorno al quale ci siamo impegnati contemplava il rilancio del partito e la costruzione dell’unità della sinistra d’alternativa. Non possiamo non constatare che nessuno di questi obiettivi è stato conseguito. Il quadro di difficoltà dentro il quale abbiamo sviluppato la nostra iniziativa politica non ci esime certo da una riflessione senza reticenze sui nostri limiti, errori, insufficienze.

Si rende indispensabile aprire una fase di riflessione e confronto per ridefinire il ruolo di Rifondazione Comunista, con la consapevolezza che siamo di fronte alla chiusura del ciclo di Rifondazione per come l’abbiamo conosciuta e che sia ineludibile la necessità di rimetterci in discussione.

Ripensare il ruolo del Prc non implica rinunciare al progetto della Rifondazione Comunista ma cercare di individuare le strade per rilanciarlo sul piano dell’elaborazione teorica e programmatica, della pratica sociale, del radicamento, dell’organizzazione, della relazione con tutto ciò che si muove al di fuori di noi.

La sconfitta di Rifondazione e del complesso della sinistra radicale, che dentro la più grave crisi del capitalismo non sono riuscite in Italia a diventare punto di riferimento dell’ampio malcontento e del disagio sociale, costringe tutte le culture politiche e le esperienze organizzate a mettersi profondamente in discussione e ad attivare un processo di ricomposizione che non può essere riproposto in forme pattizie che non coinvolgono anzi accentuano l’ostilità e la diffidenza assai diffuse nei confronti dei partiti.

La profondità della sconfitta, nonostante la gestione unitaria del partito e una ampia condivisione della linea, impone un percorso di confronto ed elaborazione collettiva fondato sull’ascolto reciproco e sul coinvolgimento dell’intero corpo del partito a partire dal livello territoriale.

La riflessione che vogliamo collettiva non va ristretta entro le forme congressuali e della logica delle mozioni, ma sviluppata attraverso seminari tematici, assemblee territoriali, l’utilizzo di internet, coinvolgendo gli iscritti e con l’apertura al contributo di compagni della sinistra e dei movimenti. Sviluppare l’orizzontalità e partire dai contenuti sono due aspetti fondamentali per rendere fecondo e non rituale il percorso.

Lo stesso risultato del voto non smentisce l’asse della nostra battaglia politica di questi anni e neanche la collocazione difficile che abbiamo scelto nelle ultime elezioni. Milioni di elettori hanno scelto una proposta politica di rottura netta con il bipolarismo e che non si presentava come moderata. Al di fuori e contro il bipolarismo lo spazio si è allargato enormemente ma non è stata Rivoluzione Civile a occuparlo.

Rifondazione Comunista rimane e resta valida l’esigenza di costruire una sinistra antiliberista unita e autonoma dal centro-sinistra, alternativa rispetto a questo sistema politico.

Rifondazione Comunista da tempo è cosciente della sua non autosufficienza e quindi della vitale necessità della ricomposizione della sinistra di alternativa come in tutta Europa.

I successi recenti delle formazioni aderenti al Partito della Sinistra Europea ci dicono che è possibile uscire dalla marginalità senza rinunciare alla radicalità, alla coerenza sui contenuti e a una posizione di alternativa e di indipendenza rispetto a partiti di centrosinistra che hanno fatto proprie le politiche neoliberiste. Si tratta ora di compiere un salto di qualità dando impulso ad un percorso nuovo e unitario di rilancio e rinnovamento dell’intera sinistra di alternativa.

L’esperienza di questi anni e degli ultimi mesi ci induce a ritenere non riproponibili pratiche ‘pattizie’ e quindi a rilanciare la centralità della democrazia e del principio “una testa un voto” come metodo indispensabile per la costruzione di una nuova soggettività politica unitaria della sinistra e dei movimenti sociali antiliberisti, ambientalisti, contro la guerra.

L’apertura della discussione a tutti i livelli sull’esito elettorale, sulle prospettive del partito, sulla necessità di un suo rinnovamento (in primo luogo delle pratiche, delle modalità di intervento e dei gruppi dirigenti, anche sul piano generazionale) e sul futuro della sinistra non deve bloccare l’operatività del partito e l’iniziativa politica, a partire dalle prossime elezioni amministrative e da una forte partecipazione alle prossime scadenze di mobilitazione.

Al fine di coniugare il più ampio dibattito e il proseguimento dell’attività del partito il CPN individua i seguenti impegni:

- Partecipazione alle manifestazioni No ponte il 16 marzo, il 16 marzo a Firenze manifestazione antimafia, la mobilitazione No Tav il 23 marzo e quella No Muos il 30 marzo.
- Convocazione attivi di circolo e di federazione
- Convocazione dell’assemblea nazionale dei segretari di circolo e di federazione
- Convocazione periodica della riunione dei segretari regionali e di federazione
- Convocazione della conferenza programmatica entro il mese di luglio
- Convocazione del congresso straordinario nazionale entro novembre.
- Elezione della commissione politica per la stesura del documento congressuale e avviamento del percorso di approfondimento e dibattito anche attraverso seminari tematici nazionali e territoriali,
- La segreteria nazionale rimane in carica per garantire il proseguimento dell’iniziativa politica del partito e della gestione amministrativa fino al congresso.

Documento presentato dalla maggioranza della Commissione votata dal Cpn per il documento finale

La votazione del dispositivo finale è avvenuta per parti separate, gli ultimi tre punti sono stati approvati a maggioranza.

Altri documenti

da Radioradicale.it

Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista (1ª giornata)

Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista (2ª giornata)

235 Commenti

  1. pietro paolo buonocore

    da comunista indipendente, ex militante del PRC, volevo svolgere alcune riflessioni sulle recenti elezioni politiche e sugli esiti del comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo u.s. Ne è venuto fuori un discorso più lungo (probabilmente troppo lungo) e indubbiamente caratterizzato da un forte tasso di criticità. Probabilmente mi guadagnerò l’accusa di essere un grillo parlante, ma credetemi, l’intento era soltanto quello di dare un contributo, modesto ma sincero, alla fuoriuscita dalle sabbie mobili in cui tutti ci ritroviamo.
    Il mio personale convincimento è che la sconfitta di Rivoluzione civile, non è frutto soltanto di gravi errori, commessi da più parti, in fase di elaborazione del progetto e poi di formazione delle liste e di gestione della campagna elettorale. Intanto, contrariamente a quanto si sostiene nel documento di maggioranza, gli errori non derivano in modo quasi esclusivo dal ritardo iniziale (peraltro, non imputabile al caso) e dalla conseguente frettolosità delle scelte successive. Pur nel poco tempo a disposizione si poteva provare a seguire una strada diversa nel rapporto con gli altri protagonisti dell’impresa, al fine di attribuire alla lista un profilo netto e coerente di forza antiliberista ed alternativa al centrosinistra, nonché seriamente competitiva rispetto al Movimento 5stelle.
    Ma la questione di fondo è che le carenze di Rivoluzione civile sono in stretta connessione con la storia del PRC. In altre parole, il risultato dimostra che il PRC, per ciò che ha fatto (e non fatto) nel corso degli anni, non è riuscito esso per primo a qualificarsi concretamente come forza almeno antiliberista, autonoma ed alternativa al centrosinistra; di conseguenza ha scarsa credibilità agli occhi delle forze sociali di riferimento e non riesce ad incidere nel tessuto sociale e politico. Un giudizio ancor più severo si dovrebbe esprimere nei confronti del PDCI, quale partner della lista Rivoluzione civile. (Per inciso, aggiungo che, guardando fuori dall’orto di casa, non si può dire che le altre formazioni nate dalla diaspora della prima Rifondazione Comunista, o comunque di area anticapitalista, se la passino molto meglio). Piaccia o meno, la realtà è questa.
    Per quanto riguarda il PRC, oltre alle insufficienze connaturate al progetto originario, hanno pesato enormemente le “innovazioni” emerse sotto la regia di Bertinotti, a partire dal 2003 (anno della virata in direzione dell’Unione): innovazioni sul terreno della prassi dei rapporti con il centrosinistra e con la sfera istituzionale, nel senso di una sostanziale subalternità al primo e di un istituzionalismo senza freni; innovazioni sul piano culturale, tanto seducenti quanto ingannevoli perché finalizzate, al di là delle apparenze, a facilitare l’ingresso a pieno titolo nel secondo governo Prodi e ad avviare la svendita della sua natura di classe di matrice marxista con finalità di trasformazione radicale. Senza dimenticare le “innovazioni” non dichiarate ma praticate, quali il leaderismo senza freni, la gestione arbitraria ed autoritaria del partito, il carrierismo dei tanti replicanti cresciuti all’ombra del leader, etc. Il risultato di tutto questo è stato il declino rovinoso del partito suggellato dal tonfo della lista Arcobaleno nel 2008; vittima del nuovo corso è stato però anche il movimento antiglobalizzazione che, dopo la solenne investitura come soggetto strategicamente decisivo, è stato lasciato privo di ogni sponda e prospettiva, condannato quindi ad un inesorabile declino.
    Al successivo congresso di Chianciano la resipiscienza di una parte del gruppo dirigente e, soprattutto, l’orgogliosa reazione del corpo militante hanno impedito che giungesse a compimento l’opera di liquidazione del partito.
    Si imponeva, a quel punto, una rottura netta con il passato, a trecentosessanta gradi, ed un vero nuovo inizio. A giudicare dai documenti ufficiali, le buone intenzioni, da parte della inedita e composita maggioranza congressuale, non mancavano ma ben presto sono state accantonate. E’ cambiata, in parte, la stessa maggioranza, ed è emersa una nuova, pasticciata piattaforma impregnata di politicismo: “alleanza tattica”, per l’oggi, con il PD ed i suoi satelliti, in nome della difesa della democrazia contro la minaccia del berlusconismo; una fumosa alternativa di sinistra, per il futuro, da costruire anche attraverso una immaginifica “alleanza strategica con SEL”; intanto, il varo di un nuovo contenitore, la Federazione della sinistra, con chi (PDCI e gruppi minori) ha sempre visto l’alternativa di sinistra come il fumo negli occhi! Sono stati questi i principali elementi costitutivi di una linea politica certamente diversa da quella precongressuale ma con essa coincidente su un punto decisivo: l’essere a rimorchio del centrosinistra e delle sue politiche liberiste, al di là di tanti distinguo e di alcune positive novità (partito sociale, quindi sforzo di presenza nelle vertenze aziendali e nelle lotte di movimento, GAP, etc.).
    Che il partito non potesse rimettersi in marcia con questa impostazione è, ed era, fin troppo evidente. Due cose, a mio giudizio, più di ogni altra, hanno pesato negativamente in questa fase. Da un lato: l’applicazione, rispetto alle questioni di linea politica, del principio dell’unità interna sempre e comunque, anche al prezzo di sintesi forzose, inconcludenti e paralizzanti, realizzate per giunta senza un percorso trasparente, nascondendo il più possibile le divergenze agli occhi dei militanti e verso l’esterno. Un vizio antico, duro a morire. Dall’altro: la sottovalutazione della crisi scoppiata nel 2008 nel cuore del sistema capitalistico, o almeno la sottovalutazione della portata devastante di questa crisi sul piano sociale e su scala molto ampia, con forti ripercussioni su equilibri politici apparentemente immodificabili, fino al terremoto elettorale di casa nostra di questi giorni.
    Il cambio di linea politica avvenuto dopo la crisi del governo Berlusconi nel 2011 – fine dichiarata della partecipazione all’alleanza di centrosinistra e passaggio alla costruzione dell’alternativa – è stato senz’altro un fatto positivo ma, per il modo in cui concretamente si è realizzato, non è bastato a dare la spinta necessaria al rilancio del partito. La nuova linea è stata applicata con scarsa convinzione e insufficiente coerenza: innanzitutto, una parte del gruppo dirigente, pur avendo formalmente approvato la svolta, non ha perso occasione per far capire di crederci poco o di non crederci affatto; contro ogni ragionevolezza, non si è usciti dalla gabbia soffocante della Federazione della sinistra e, con incredibile caparbietà, si è continuato a favoleggiare di intese felici con SEL; la collocazione subalterna nelle amministrazioni regionali e negli enti locali, nella maggior parte dei casi, non è mutata; non si è voluto portare fino in fondo la critica alla CGIL quale organismo irrimediabilmente concertativo, burocratizzato e avvinto al PD; molto, infine, si è parlato, giustamente, di antiliberismo, poco di anticapitalismo. Per tutte queste ragioni, credo, la nuova linea, chiamata per giunta a fare i conti con un contesto generale per certi versi molto difficile e con la debolezza di radicamento sociale del partito, non è apparsa abbastanza convincente e nel poco tempo trascorso non ha sortito effetti visibili. Siamo così arrivati alle elezioni anticipate con il loro deludente risultato.
    Andiamo oltre, guardiamo avanti. L’appassionata discussione sulla prospettiva, sviluppatasi tra i militanti del PRC e in aree contigue, dimostra che la partita non è affatto chiusa, sia perché il sentimento prevalente non è la rassegnazione, sia perché emerge la consapevolezza che, nonostante la secca sconfitta, vi è ancora, forse, la possibilità di superare lo stato di cose presente, rilanciando ad un tempo la lotta per l’alternativa e la sfida della rifondazione comunista.
    E’ mia convinzione, però, che, per le ragioni esposte in precedenza, l’opera di ricostruzione dovrebbe essere condotta non come impresa interna al partito esistente bensì propria dell’area dei comunisti e degli anticapitalisti, organizzati o meno che siano, senza diffidenze e chiusure preconcette; al tempo stesso, però, superando radicalmente il metodo delle trattative e dei patteggiamenti tra gruppi dirigenti di organizzazioni partitiche preesistenti (o presunte tali). Il criterio guida della ricostruzione di una organizzazione propria di questa area politica dovrebbe essere quello della partecipazione diretta, del coinvolgimento reale delle istanze politiche e sociali, della democraticità e trasparenza, secondo la regola base una testa un voto. Per dirla diversamente, ripartire dall’idea del 1991 di un movimento per la rifondazione comunista, provando ad essere (come allora si disse…ma poco si praticò) liberamente comunisti, non nel senso, per usare un termine di moda, della rottamazione di un intero e differenziato patrimonio storico culturale (per fare poi cosa?) bensì nel senso di una onesta, audace e rigorosa capacità critica ed autocritica verso la propria storia.
    Come procedere concretamente per raggiungere questo obiettivo costituisce, naturalmente, un bel problema. Qualcosa di concreto, peraltro, è già emerso nel dibattito in corso. Mi riferisco alla proposta lanciata da Franco Astengo in un commento dei giorni scorsi al comitato politico nazionale: “Serve….. un nuovo soggetto costruito a partire dal basso…. scioglimento degli attuali soggetti del tutto inadatti alla bisogna. Autoconvocazione di assemblee regionali, elezione di delegati (100 in tutta Italia), tre mesi di lavoro di questo consesso (una sorta di Assemblea Costituente) varo di un documento politico…..congresso gestito da una commissione eletta all’interno dei delegati…..”. Naturalmente, la proposta potrebbe essere questa, con eventuali aggiustamenti, o un’altra. Nel documento approvato dal comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo non si parla di autoscioglimento e di ciò che ne dovrebbe seguire, ci sono però delle aperture all’esigenza di un congresso non tradizionale laddove si afferma “La riflessione che vogliamo collettiva non va ristretta entro le forme congressuali e della logica delle mozioni, ma sviluppata attraverso seminari tematici, assemblee territoriali, l’utilizzo di internet, coinvolgendo gli iscritti e con il contributo di compagni della sinistra e dei movimenti. Sviluppare l’orizzontalità a partire dai contenuti sono due aspetti fondamentali per rendere fecondo e non rituale il percorso.” E’ un dato positivo, sempre che non si tratti di un espediente tattico volto a stemperare la rabbia e a prevenire una possibile rivolta di militanti, iscritti e simpatizzanti; oppure di un momento, egualmente tattico, della poco entusiasmante lotta interna alla maggioranza del partito. Ciò detto, si farebbe bene, però, a riflettere su un punto: in circostanze per molti versi eccezionali, quale quella che stiamo vivendo, le mezze misure non servono: o si ha il coraggio di cambiare veramente o si tocca il fondo. Nel quale ultimo caso, sarebbe molto più difficile, o forse impossibile, risalire la china.

    da comunista indipendente, ex militante del PRC, volevo svolgere alcune riflessioni sulle recenti elezioni politiche e sugli esiti del comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo u.s. Ne è venuto fuori un discorso più lungo (probabilmente troppo lungo) e indubbiamente caratterizzato da un forte tasso di criticità. Probabilmente mi guadagnerò l’accusa di essere un grillo parlante, ma credetemi, l’intento era soltanto quello di dare un contributo, modesto ma sincero, alla fuoriuscita dalle sabbie mobili in cui tutti ci ritroviamo.
    Il mio personale convincimento è che la sconfitta di Rivoluzione civile, non è frutto soltanto di gravi errori, commessi da più parti, in fase di elaborazione del progetto e poi di formazione delle liste e di gestione della campagna elettorale. Intanto, contrariamente a quanto si sostiene nel documento di maggioranza, gli errori non derivano in modo quasi esclusivo dal ritardo iniziale (peraltro, non imputabile al caso) e dalla conseguente frettolosità delle scelte successive. Pur nel poco tempo a disposizione si poteva provare a seguire una strada diversa nel rapporto con gli altri protagonisti dell’impresa, al fine di attribuire alla lista un profilo netto e coerente di forza antiliberista ed alternativa al centrosinistra, nonché seriamente competitiva rispetto al Movimento 5stelle.
    Ma la questione di fondo è che le carenze di Rivoluzione civile sono in stretta connessione con la storia del PRC. In altre parole, il risultato dimostra che il PRC, per ciò che ha fatto (e non fatto) nel corso degli anni, non è riuscito esso per primo a qualificarsi concretamente come forza almeno antiliberista, autonoma ed alternativa al centrosinistra; di conseguenza ha scarsa credibilità agli occhi delle forze sociali di riferimento e non riesce ad incidere nel tessuto sociale e politico. Un giudizio ancor più severo si dovrebbe esprimere nei confronti del PDCI, quale partner della lista Rivoluzione civile. (Per inciso, aggiungo che, guardando fuori dall’orto di casa, non si può dire che le altre formazioni nate dalla diaspora della prima Rifondazione Comunista, o comunque di area anticapitalista, se la passino molto meglio). Piaccia o meno, la realtà è questa.
    Per quanto riguarda il PRC, oltre alle insufficienze connaturate al progetto originario, hanno pesato enormemente le “innovazioni” emerse sotto la regia di Bertinotti, a partire dal 2003 (anno della virata in direzione dell’Unione): innovazioni sul terreno della prassi dei rapporti con il centrosinistra e con la sfera istituzionale, nel senso di una sostanziale subalternità al primo e di un istituzionalismo senza freni; innovazioni sul piano culturale, tanto seducenti quanto ingannevoli perché finalizzate, al di là delle apparenze, a facilitare l’ingresso a pieno titolo nel secondo governo Prodi e ad avviare la svendita della sua natura di classe di matrice marxista con finalità di trasformazione radicale. Senza dimenticare le “innovazioni” non dichiarate ma praticate, quali il leaderismo senza freni, la gestione arbitraria ed autoritaria del partito, il carrierismo dei tanti replicanti cresciuti all’ombra del leader, etc. Il risultato di tutto questo è stato il declino rovinoso del partito suggellato dal tonfo della lista Arcobaleno nel 2008; vittima del nuovo corso è stato però anche il movimento antiglobalizzazione che, dopo la solenne investitura come soggetto strategicamente decisivo, è stato lasciato privo di ogni sponda e prospettiva, condannato quindi ad un inesorabile declino.
    Al successivo congresso di Chianciano la resipiscienza di una parte del gruppo dirigente e, soprattutto, l’orgogliosa reazione del corpo militante hanno impedito che giungesse a compimento l’opera di liquidazione del partito.
    Si imponeva, a quel punto, una rottura netta con il passato, a trecentosessanta gradi, ed un vero nuovo inizio. A giudicare dai documenti ufficiali, le buone intenzioni, da parte della inedita e composita maggioranza congressuale, non mancavano ma ben presto sono state accantonate. E’ cambiata, in parte, la stessa maggioranza, ed è emersa una nuova, pasticciata piattaforma impregnata di politicismo: “alleanza tattica”, per l’oggi, con il PD ed i suoi satelliti, in nome della difesa della democrazia contro la minaccia del berlusconismo; una fumosa alternativa di sinistra, per il futuro, da costruire anche attraverso una immaginifica “alleanza strategica con SEL”; intanto, il varo di un nuovo contenitore, la Federazione della sinistra, con chi (PDCI e gruppi minori) ha sempre visto l’alternativa di sinistra come il fumo negli occhi! Sono stati questi i principali elementi costitutivi di una linea politica certamente diversa da quella precongressuale ma con essa coincidente su un punto decisivo: l’essere a rimorchio del centrosinistra e delle sue politiche liberiste, al di là di tanti distinguo e di alcune positive novità (partito sociale, quindi sforzo di presenza nelle vertenze aziendali e nelle lotte di movimento, GAP, etc.).
    Che il partito non potesse rimettersi in marcia con questa impostazione è, ed era, fin troppo evidente. Due cose, a mio giudizio, più di ogni altra, hanno pesato negativamente in questa fase. Da un lato: l’applicazione, rispetto alle questioni di linea politica, del principio dell’unità interna sempre e comunque, anche al prezzo di sintesi forzose, inconcludenti e paralizzanti, realizzate per giunta senza un percorso trasparente, nascondendo il più possibile le divergenze agli occhi dei militanti e verso l’esterno. Un vizio antico, duro a morire. Dall’altro: la sottovalutazione della crisi scoppiata nel 2008 nel cuore del sistema capitalistico, o almeno la sottovalutazione della portata devastante di questa crisi sul piano sociale e su scala molto ampia, con forti ripercussioni su equilibri politici apparentemente immodificabili, fino al terremoto elettorale di casa nostra di questi giorni.
    Il cambio di linea politica avvenuto dopo la crisi del governo Berlusconi nel 2011 – fine dichiarata della partecipazione all’alleanza di centrosinistra e passaggio alla costruzione dell’alternativa – è stato senz’altro un fatto positivo ma, per il modo in cui concretamente si è realizzato, non è bastato a dare la spinta necessaria al rilancio del partito. La nuova linea è stata applicata con scarsa convinzione e insufficiente coerenza: innanzitutto, una parte del gruppo dirigente, pur avendo formalmente approvato la svolta, non ha perso occasione per far capire di crederci poco o di non crederci affatto; contro ogni ragionevolezza, non si è usciti dalla gabbia soffocante della Federazione della sinistra e, con incredibile caparbietà, si è continuato a favoleggiare di intese felici con SEL; la collocazione subalterna nelle amministrazioni regionali e negli enti locali, nella maggior parte dei casi, non è mutata; non si è voluto portare fino in fondo la critica alla CGIL quale organismo irrimediabilmente concertativo, burocratizzato e avvinto al PD; molto, infine, si è parlato, giustamente, di antiliberismo, poco di anticapitalismo. Per tutte queste ragioni, credo, la nuova linea, chiamata per giunta a fare i conti con un contesto generale per certi versi molto difficile e con la debolezza di radicamento sociale del partito, non è apparsa abbastanza convincente e nel poco tempo trascorso non ha sortito effetti visibili. Siamo così arrivati alle elezioni anticipate con il loro deludente risultato.
    Andiamo oltre, guardiamo avanti. L’appassionata discussione sulla prospettiva, sviluppatasi tra i militanti del PRC e in aree contigue, dimostra che la partita non è affatto chiusa, sia perché il sentimento prevalente non è la rassegnazione, sia perché emerge la consapevolezza che, nonostante la secca sconfitta, vi è ancora, forse, la possibilità di superare lo stato di cose presente, rilanciando ad un tempo la lotta per l’alternativa e la sfida della rifondazione comunista.
    E’ mia convinzione, però, che, per le ragioni esposte in precedenza, l’opera di ricostruzione dovrebbe essere condotta non come impresa interna al partito esistente bensì propria dell’area dei comunisti e degli anticapitalisti, organizzati o meno che siano, senza diffidenze e chiusure preconcette; al tempo stesso, però, superando radicalmente il metodo delle trattative e dei patteggiamenti tra gruppi dirigenti di organizzazioni partitiche preesistenti (o presunte tali). Il criterio guida della ricostruzione di una organizzazione propria di questa area politica dovrebbe essere quello della partecipazione diretta, del coinvolgimento reale delle istanze politiche e sociali, della democraticità e trasparenza, secondo la regola base una testa un voto. Per dirla diversamente, ripartire dall’idea del 1991 di un movimento per la rifondazione comunista, provando ad essere (come allora si disse…ma poco si praticò) liberamente comunisti, non nel senso, per usare un termine di moda, della rottamazione di un intero e differenziato patrimonio storico culturale (per fare poi cosa?) bensì nel senso di una onesta, audace e rigorosa capacità critica ed autocritica verso la propria storia.
    Come procedere concretamente per raggiungere questo obiettivo costituisce, naturalmente, un bel problema. Qualcosa di concreto, peraltro, è già emerso nel dibattito in corso. Mi riferisco alla proposta lanciata da Franco Astengo in un commento dei giorni scorsi al comitato politico nazionale: “Serve….. un nuovo soggetto costruito a partire dal basso…. scioglimento degli attuali soggetti del tutto inadatti alla bisogna. Autoconvocazione di assemblee regionali, elezione di delegati (100 in tutta Italia), tre mesi di lavoro di questo consesso (una sorta di Assemblea Costituente) varo di un documento politico…..congresso gestito da una commissione eletta all’interno dei delegati…..”. Naturalmente, la proposta potrebbe essere questa, con eventuali aggiustamenti, o un’altra. Nel documento approvato dal comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo non si parla di autoscioglimento e di ciò che ne dovrebbe seguire, ci sono però delle aperture all’esigenza di un congresso non tradizionale laddove si afferma “La riflessione che vogliamo collettiva non va ristretta entro le forme congressuali e della logica delle mozioni, ma sviluppata attraverso seminari tematici, assemblee territoriali, l’utilizzo di internet, coinvolgendo gli iscritti e con il contributo di compagni della sinistra e dei movimenti. Sviluppare l’orizzontalità a partire dai contenuti sono due aspetti fondamentali per rendere fecondo e non rituale il percorso.” E’ un dato positivo, sempre che non si tratti di un espediente tattico volto a stemperare la rabbia e a prevenire una possibile rivolta di militanti, iscritti e simpatizzanti; oppure di un momento, egualmente tattico, della poco entusiasmante lotta interna alla maggioranza del partito. Ciò detto, si farebbe bene, però, a riflettere su un punto: in circostanze per molti versi eccezionali, quale quella che stiamo vivendo, le mezze misure non servono: o si ha il coraggio di cambiare veramente o si tocca il fondo. Nel quale ultimo caso, sarebbe molto più difficile, o forse impossibile, risalire la china.

    • Riprendo dal mio intervento del 25 marzo 013, ore 0,07 in quanto è saltato tutta una serie di riferimenti e non si capisce quello che volevo dire. Riprendo da quando il Comp. Salvatore operaio di 50 anni dice ( alle ore 13,33 del 13 marzo 013 ) quando scrive ( i lavoratori e la gente comune non ci riconosce più come rivoluzionari, e la DIRIGENZA NON E’ IN GRADO PIU’ DI FARCI SOGNARE, SI SOGNARE UN MONDO NUOVO E DIVERSO ). E’ questo il tema che i Comunisti devono affrontare se ne sono capaci, “quello della rifondazione di un pensiero e di un soggetto politico che offra una versione razionale e plausibile della storia che ci sta alle spalle; una lettura complessiva di un presente per tanti versi nuovo” (oggi un po più chiaro, in quanto la finanza e le banche utilizzano i soldi e i beni pubblici e comuni, per pagare il disastro economico sociale e produttivo da loro stessi provocato); “le grandi linee di un futuro lontano cui non utopisticamente si aspira. Ciò che il marxismo e il movimento operaio, in varie declinazioni, è stato nel novecento. Non parlo solo di ‘valori’, né di una ideologia: parlo di una visione che radichi i ‘valori’ in un contesto e animi un ‘movimento reale’. La sinistra moderata non ne sente il bisogno”.( Per i Comunisti i quali vogliono costruire un mondo nuovo è VITALE, come chiede il Compagno Salvatore). Il compagno Bertinotti diceva che la storia dei comunisti è un CUMULO di MACERIE, è inutile stare a perdere del tempo. Oppure come Occhetto, voltiamo pagina, cambiamo nome. No questi temi sono fondamentali per i Comunisti per costrire una nuova identità abbiamo il dovere prima di tutto verso noi stessi e verso le nuove generazioni di ricostruire quella storia separando con serietà e precisione il GRANO dal LOLIO, senza esibire una neutralità impossibile e senza sconti, ma cercando un’approssimazione alla verità. E’ vero il soggetto Rivoluzionario indicato nel Manifesto dei Comunisti da Marx e Engels è stato via via diviso , trasformato dallo sviluppo del capitalismo da allora ad oggi in tante figure professionali, il capitalismo si è trasformato in multinazionali, il potere si è frasferito alle società finanziarie e bancarie, l’industrializzazione ( almeno nell’occidente avanzato) è in declino e pone domande nuove e nuove analisi che MARX non poteva analizzare nella sua epoca storica. MARX non analizzava il capitalismo attraverso una sfera di cristallo, ma era uno scienziato. Questo passaggio storico era non solo ben presente in MARX ma era fondativa della sua idea di società Comunista. Egli è stato forse il solo pensatore che abbia colto con tanto anticipo il nesso storico capitalismo-industrialismo e abbia legato il superamento dell’uno al superamento dell’altro. “LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO VIVO DIVERRA’ UNA BEN MISERA BASE PER LO SVILUPPO DELLA RICCHEZZA” la “PRODUZIONE PER LA PRODUZIONE” perderà ogni senso quando la misura del progresso sarà anzitutto “L’ARRICCHIMENTO DEI BISOGNI PROPRIAMENTE UMANI E IN PARTICOLARE IL BISOGNO GENERALIZZATO DI UNA ATTIVITA’ NON ALIENATA”. Questa è stata la previsione che ci ha lasciato. e solo questa previsione gli permetteva di vedere nel capitalismo la necessaria premessa del Comunismo, e insieme di concepire il Comunismo come ROVESCIAMENTO e non come sviluppo della storia precedente, regno della libertà opposto a quello della necessità. Nel momento in cui l’industrializzazione declina, certo dobbiamo difendere il lavoro,quindi il problema che aveva gia analizzato Gramsci quando dal carcere con dei termini militari (di guerra, che io traduco in lotta per evitare degli errori interpretativi) si poneva la lotta di POSIZIONE e la lotta di MOVIMENTO. Quindi la difesa del lavoro ma anche una idea di un nuovo modello di sviluppo un nuovo modo di lavorare che scaturisce non spontaneamente ma in un rapporto di LAVORO-STUDIO-RICERCA e viceversa.
      Faccio solo un esempio banale per capirci: parliamo spesso giustamente del Km. zero per quanto riguarda il consumo alimentare, perchè non cominciamo a organizzare via via con adeguate leggi che li accompagnino ( così è stato fatto per il capitalismo e viene fatto tutt’ora) per favorire tutta una serie di lavori utili per la vita sociale, produttiva utilizzando tutto quello che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione, progetti per il recupero territoriale, educazione,cultura, trasformazione della città,non un terzo settore, ma un primo settore legato ai bisogni sociali nuovi, in cui si investono tecnologie e capacità professionali che trascinano l’insieme, non solo quello dell’occupazione ma quello della produttività complessiva. Cè un problema serio di FINANZIAMENTO per questo tipo di lavoro produttivo, ha bisogno di per una fase di un sostegno e di risorse aggiuntive. E’ di quì non solo deriva il discorso del FISCO e della RENDITA ( da colpire ) ma deriva la necessità ei far convivere questa nuova frontiera dello SVILUPPO e dell’OCCUPAZIONE con una forte RIQUALIFICAZIONE dell’APPARATO PRODUTTIVO INDUSTRIALE. Il seguito rimando al testo delle ore 0,07 in cui vi trovate una bozza di analisi provvisoria del M5S.

  2. Qualche cifra elettorale, tanto per concretizzare un senso e un indirizzo politico. Liguria (con il PRC in giunta al Comune di Savona, per un periodo anche in Provincia e in Regione, dove adesso è in maggioranza, mentre in giunta c’è il PdCI). Dati provincia di Savona: nel 2006 il solo PRC 11.429 voti. Nel 2008 L’Arcobaleno nel suo complesso ottiene 5.865 voti. Nel 2013 Rivoluzione Civile 3.107 del quali (analizzando il voto comune per comune e verificando i flussi) 1.956 provenienti dall’IDV (che nel 2008 nel aveva avuti 8.293) e 1.251 dall’Arcobaleno.

  3. “il CPN individua i seguenti impegni:…”
    cioè quello che molti iscritti chiedevano da tempo e che è stato ignorato e liquidato con parole a volte sprezzanti. E tutto sembra essere accaduto per colpa del fato e non per responsabilità oggettive dei dirigenti.
    Altrimenti, come può il gruppo dirigente che ha portato avanti questa linea restare in carica e come si può pensare che possano essere gli stessi a determinare il rinnovamento e il rilancio di Rifondazione?

    • domenico melia

      è troppo facile,alla luce dell’oggi,declinarsi dalle responsabilità politiche,sia sotto il profilo oggettivo sia sotto il profilo metodologico,dei gruppi dirigenti,nazionali,regionali e territoriali del PRC addossando il fallimento dell’esperienza di RIVOLUZIONE CIVILE come un fatto temporale:tra presntazine delle liste e campagna elettorale il tempo ristretto non ci è stato clemente.una giustificazione che non ha cittadinanza . cerchiamo di essere più seri!segretari e segreterie nazionali hanno stabilito aprioristicamente,facendosi scudo della riforma porcata elettorale,e senza nessun mandato,alla faccia della democrazia tanto sbandierata e poco praticata,nel delinerare i codici di coportamento e le relative spartizioni di posti tra coloro che sarebbero stati, se tutto andava per il verso giusto,i possibili candidati.qual’è la differenza tra noi e il resto della partitocrazia? quando viene a mancare la democrazia dal basso,quando qualcunoo più di uno,ti dettano l’agenda, ho ti indicano la “LINEA”,vuol semplicemente dire che noi non contiamo.noi non decidiamo.siamo soldatini al comando di qualche generale.

    • Lucio Cortese - segretario Prc Paola e componente del Cpr Calabria -

      Infatti… per quanto abbiamo viglia di capire e ripartire, le dimensioni della sconfitta sono cosi gigantesche che imporrebbero alla segreteria persino di imporle le proprie dimissioni,anche se si ritrovasse un cpn che non volesse accettarle, figuriamoci in queste condizioni e con tutti i dubbi e la delusione che ci portiamo appresso…

  4. Il blog http://sinistrainparlamento.blogspot.it è stato nuovamente aggiornato, con un intervento di PATRIZIA TURCHI “Parlamento, Governo e Crisi (senza interpreti) “. In evidenza la proposta di PATRIZIA TURCHI e FRANCO ASTENGO rivolta alle compagne e ai compagni della sinistra d’alternativa dopo il disastro di Rivoluzione Civile “UNA NUOVA PRATICA POLITICA PER LA SINISTRA D’ALTERNATIVA. Nel blog si trovano anche interventi di Maria Grazia Meriggi, Lidia Menapace, Chiara Sasso, Francesco Gismondi, Giorgio Cremaschi, Aldo Giannuli, Franco Ragusa, Presidenza Nazionale dell’ANPI, Gianni Marchetto, Raniero La Valle, G.Angelo Billia, Claudio Giorno, Claudio Grassi, Federico Gozzi, Paolo Favilli, Ugo Tombesi, Giovanni Caggiati, Fausto Tenti , Furio Mocco, del “Gruppo di Volpedo, Felice Besostri, Andrea Parmeggiani, Pino A. Quartana, Giorgio Cremaschi, Mimmo Di Caterino, Giovanni Lamagna , Marcello Pesarini, Sergio Di Cori Modigliani, Mimmo Filippi. Grazie per la vostra attenzione e soprattutto per i contributi ed i commenti che vorrete inviarci.

  5. PER UNA NUOVA PRATICA POLITICA DELLA SINISTRA D’ALTERNATIVA dal blog: http://sinistrainparlamento.blogspot.it
    Ci rivolgiamo direttamente alle tante compagne e ai tanti compagni che in questi giorni vivono una dimensione di vero smarrimento per rassicurarli, senza alcun esercizio di ottimismo della volontà: dalla sinistra d’alternativa non mancheranno le proposte per una nuova pratica politica.
    Ecco la nostra.
    Nei soggetti esistenti siamo di fronte ad un’assenza di riflessione non soltanto sull’esito elettorale, ma essenzialmente al riguardo del rapporto tra questi e la società e l’espressione delle sue contraddizioni.
    Emerge, come c’era già capitato di rimarcare, una mancanza di autonomia: si sta verificando una sorta d’inseguimento acritico verso modelli altrui, del tutto incoerenti con una corretta lettura del mondo in conflitto.
    E’ urgente assolvere all’esigenza di un riallineamento complessivo rispetto a soggetti evidentemente superati nella realtà e assolutamente incapaci, ormai, di svolgere una qualsivoglia funzione politica.
    Occorre, così, ricostruire le basi di una proposta provvista di autonomia e capacità di opposizione al sistema, quale progetto di un’alternativa globale.
    Debbono essere demistificati modelli politici di cambiamento oggi apparentemente vincenti che, in realtà, risultano essere del tutto ininfluenti all’interno del sistema dominante.
    I campi d’intervento per operare questa nuova pratica politica sono essenzialmente due:
    1) La crisi, o meglio la gestione della crisi a livello nazionale e sovranazionale, spinge in una precisa direzione che definiamo riassuntivamente come della ricollocazione di classe per milioni e milioni di persone. Si evidenziano in termini drammatici i dati di un’intensificazione dello sfruttamento, in senso lato:
    2) La questione democratica che, in Italia si pone tra l’altro in una dimensione particolare e specifica rispetto al resto d’Europa. Dobbiamo ribadire la funzione fondamentale della democrazia rappresentativa, evidenziando i pericoli gravi insiti in una certa logica della democrazia diretta. Il sistema politico italiano attraversa, come hanno ben dimostrato i recenti risultati elettorali, una grave crisi principiata con la devastazione compiuta attraverso l’adozione del sistema elettorale maggioritario, la ricerca della governabilità come ben in sé (e ci troviamo ancora e più che mai dentro questa fase), la personalizzazione della politica, la distruzione dei partiti intesi come soggetti di dibattito politico, la creazione di nuovi soggetti fondati sull’individualismo competitivo e l’esercizio di un fortissimo potere sia di nomina, sia di spesa.
    Su queste basi impostiamo la nostra proposta di una nuova pratica politica della sinistra d’alternativa da concretizzarsi attraverso l’espressione di una nuova soggettività comunista e anticapitalista, connessa alla storia e alla tradizione della parte più avanzata della sinistra italiana e internazionale. Una nuova soggettività da costruire partendo dal basso, realizzando nello stesso tempo un forte radicamento sociale e la promozione di nuovi gruppi dirigenti, a partire dal territorio, sciogliendo le incrostazioni esistenti nell’esercizio di un potere di basso profilo.
    Patrizia Turchi Franco Astengo

    • domenico melia

      come primo punto una alternativa a sinistra che si pone come elemento centrale”la lotta al sistema capitalistico dominante” la si ottiene allargando le “maglie” di una soggettività comunista oltre confini.ciò significa,un percorso di omogenizzazione tra le realtà dell’antagonismo sociale e coloro, o meglio, tra tutti coloro che non hanno “tengo famiglia” ma che hanno voglia di esserci, di partecipare,di mettere la propria esistenza e i propri saperi, in un grande proggetto di ricomposizione politica e sociale a livello internazionale.questo dato e tutte leparte dal fatto che il sistema,la politica,i monopoli finanziari e le grandi finanze,con lo strumento della grande crisi che conosciamo,investe tutto il proletariato mondiale.e da questo dato che bisogna partire, e da questo dato che bisogna rilanciare una grande opposizione di classe contro il capitalismo. ilsecondo dato è che senza una vera democrazia dal basso, senza una rete di relazioni fatta di soggetti e tra soggetti,che parlino la stessa lingua, dove ognuno può esprimere ed esprimersi senza censure e senza imposizioni,una grande rivoluzione civile delle coscienze,che sappia dare e ricevere ed insieme costruire la speranza,per farlo,ognuno di noi deve sentirsi libero.rompiamo le catene e ricostruiamo un nuovo soggetto comunista,con i comunistidi ieri di oggi e di domani

  6. andrea valsusa

    secondo me sono 3 le cose immediate da fare subito:

    1) CONSULTAZIONE on-line, in assembleee ecc tra iscritti e simpatizzanti del PRC su: Bisogna continuare con l’esperienza di Rivoluzione civile? io chiaramente spero che questa terrificante esperienza si chiuda al più presto e che si dica anche un no definitivo a poli costruiti a tavolino.

    2)CONSULTAZIONE su quale linea politica debba seguire il PRCcon le seguenti opzioni su:
    - creazione di un polo comunista e anticapitalista guardando alla nostra sinistra escludendo alleanze col PD (COsa CHE IO DESIDEREREI TANTO)
    - rientrare nel centro sinistra e fare un unico partito con SEL

    3) ripensare da subito la forma partito così come la conosciamo e cercare modi nuovi di stare tra la gente.

    Ma bisogna partire subito con le consultazioni altrimenti quì ci si arena nella palude e si va definitivamente a fondo…invece bisogna muoversi ed in fretta….ed essere ora più che mai presenti nelle lotte sindacali operai, nei movimenti no tav, no mous, ecc,

    • daccordissimo, se qualcuno esperto di consultazioni online crea sito e questionario partiamo subito

      • Mi pare che a livello di vertice del partito vi sia un grande immobilismo e una inerzia sostanziale che non risponde a queste sollecitazioni della base. Ci vorrebbe un po’ di fantasia in più e un uso maggiore delle potenzialità del web. Capisco il disorientamento dopo la botta, ma proprio per questo occorrerebbe non perdere altro tempo.

        • anch’io credo che il web potrebbe essere uno strumento utilissimo. Adesso non credo che sia possibile creare un sistema che permetta una vera e propria “elezione” on line. Non tutti i compagni sanno usare il pc, non tutti lo hanno a casa. Sarebbe comunque una consultazione parziale. Se ci fosse un sistema di controllo, per evitare che la stessa persona si esprima più volte, parallelamente offrire ai compagni che non usano il web, altri mezzi di comunicazione. Non so se siamo così avanti nella tecnologia e se c’é quacuno capace di organizzare una cosa del genere. Però almeno a livello locale ci si potrebbe provare.Almeno consultare gli iscritti via mail, una telefonata… trovo assurdo avere le notizie da questo blog e non dai compagni che dirigono il partito a livello locale

    • 03-14-2013
      Bisogna fare le primarie per le candidature e per la direzione del partito. se si sarebbero fatte non solo agnoletto ci avrebbe portato al 4% ma anche altre persone amate da tutta l’opinione pubblica. ad esemio: volevate risolvere il problema delle carceri? Bisognava farlo con obbiettività e non partendo da pre-giudizi che hanno allontanato l’elettorato dal partito, ma Dio vede e provvede, infatti Dopo aver parlato tanto di un Poliziotto penitenziario sindacalista che aspirava a diventare Senatore della XVII legislatura, e di Ilaria Cucchi che pure aspirava a cambiare non so che cosa….alla fine un Poliziotto penitenziario, al Senato, c’è arrivato veramente!

      Si tratta del neo Senatore Nadia Ginetti, eletta senatrice nel PD già Sindaco di Corciano per due anni, un Comune dell’Umbria con più di ventimila abitanti, motivo per il quale è stata costretta a dimettersi dalla carica da Sindaco, pena l’incandidabilità alle elezioni politiche: Corciano, Nadia Ginetti lascia la fascia tricolore per la candidatura in Parlamento

      Un impegno politico di lunga data il suo come attesta anche il suo corriculum .
      Dio esiste.

      Rispondi

  7. segretario prendi parola rispondi, i compagni chiedono ed hanno diritto a risposte.

  8. Intanto Rivoluzione Civile si incontra sui vari territori mentre noi non sappiamo se siamo ancora dentro a tale contenitore…Si naviga a vista cosi’ e non va bene.

    Ci vorrebbe un po’ più di chiarezza.

  9. Valerio di Livorno

    Basta con Sinistra Arcobaleno … Basta con Rivoluzione civile … C’è un’ ultima cosa da fare : riunire tutti coloro che si sentono comunisti italiani. Non 10 partitini, ma UNO soltanto. Basta scissioni, basta … Tutti uniti compagni e compagne … Per tornare finalmente in parlamento ! ! !

    • compagni sono daccordo con voi. mobilitiamoci dalla base perchè il vertice è molle ed inconcludente. parlano il politichese e di politica senza avere piu un partito alle spalle. se continuiamo cosi ci adottano al wwf. come facciamo a riunire tutti i comunisti in un solo logo ed una sola istanza? possiamo dichiarare dalla base un incontro politico nazionale dei partiti che si richiamano al PC? aiutiamoci se no è la fine. Compagni che siete piu’ esperti di me mettiamo in campo strategie, ripartiamo da zero, uniti con un solo partito, dichiariamo una conferenza programmatica, non parliamo di federazioni ma di partito unico. le differenze se maoisti, lieninisti, berlingueriani, trotskisti, ….. etc, li vedremo quando saremo al potere, non adesso con percentuali da temperatura sovietica.

      • Impariamo da Syriza a unire la galassia della sinistra. Anche se pure la, per ora almeno, non sono riusciti a superare il vecchio vizio delle mille sigle. Ma almeno stanno tutti in uno stesso contenitore e non si dividono sui rapporti col pd della Grecia come facciamo noi col nostro. Che è poi il nostro male maggiore che ha rovinato una prospettiva di sx frantumando il partito per continua gemmazione rivolta verso quella sponda del sistema borghese.

  10. Dopo la debacle di cui sono responsabili la segreteria si dimissiona ma poi continua a dirigere il partito convocando il congresso per l’autunno..mi sento preso per il culo alla grande.. Perché non vengono a chiedercelo nei circoli se vogliamo o non vogliamo fare il congresso subito? Io adesso voglio discutere per cambiare la linea e il gruppo dirigente, non in autunno..
    Il pd perde le elezioni perché non rappresenta un’alternativa rispetto alla destra, ma il PRC crepa politicamente perché non è in grado di proporre uno straccio di programma politico anticapitalista e di raccogliere il consenso dei lavoratori su di esso…
    Congresso subito! Ferrero e compagni, andatevene a casa subito ridateci il partito!

    • Già Bella idea fare il congresso in autunno quando probabilmente andremmo nuovamente a votare: CONGRESSO SUBITO PER RIFONDAZIONE E PDCI!!!!!!

  11. proposta:
    1) Riunione fiume dei segretari e comitati centrali dei 7/8 partiti che in italia si richiamano al comunismo (prc, pcl, pdci, sinistra critica ….)
    2) uscire dalla riunione solo quando hanno stilato un documento comune ed un partito comunista solo.
    3) un segretario (con le palle) ed un comitato centrale altrettanto fornito
    4) non serve un congresso la situazione è critica, stiamo scomparendo.
    59 centralismo democratico fermo ed attività operaista, populista ed in mezzo alla gente.

    • Sono completamente d’accordo. Speriamo che qualcuno risponda.

    • Che Rottura

      Mi domando ,,, ma sto axxx di operaio (con un minimo di memoria coerente)
      se solo pensa a quello che è sotto riportato) … altro che votare Grillo…
      se esistesse il partito dell’Aspirapolvere ..lo avrebbe già messo in funzione !

      In Italia:
      Partito Comunista – sinistra popolare
      Partito Comunista d’Italia (PCd’I)
      Frazione di sinistra del PCd’I
      Partito Comunista Italiano (PCI)
      Partito di Alternativa Comunista (PdAC)
      Partito dei Comunisti Italiani (PdCI)
      Partito della Rifondazione Comunista (PRC)
      Partito Comunista dei Lavoratori (PCL)
      Lotta Comunista (LCom)
      Lotta Continua (LC)
      Potere Operaio (PotOp)
      Avanguardia Operaia (AO)
      Autonomia Operaia (AutOp)
      Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo (CARC)
      Partito di Unità Proletaria (PdUP)
      Democrazia Proletaria (DP)
      Partito Comunista Internazionalista (PCInt)
      Sinistra Critica (SC)
      Corrente Comunista Internazionale (CCI)
      Organizzazione Comunista Internazionalista (OCI)
      Comitato di Lotta Internazionalista
      Rivoluzione Comunista (RC)
      Unione Comunisti Italiani (marxisti-leninisti) (UCI m-l)
      Partito Comunista (Marxista-Leninista) Italiano (PC(ML)I)
      Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI)
      Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana marxista-leninista (OCBI m-l)
      Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista (PCI m-l)

      • marco schettini

        se è per questo hai dimenticato:
        Avanguardia Comunista
        Lega comunista Rivoluzionaria (oggi Socialismo Rivoluzionario)
        Lega Socialista Rivoluzionaria (oggi Sinistra Critica)
        Democrazia Popolare(scissione prc romano,oggi nel pdci)
        il PCdI-ml linea rossa ( confluito nel PRC)
        idem,linea nera
        Stella Rossa
        Proletari Comunisti Italiani -PCI (Ex Iniziativa Comunista)
        Piattaforma Comunista
        Unità Popolare ( scissione PRC)
        Confederazione Comunisti Autorganizzati (scissione PRC)
        Movimento Popolare di Liberazione (ex Campo Antimperialista)
        Partito d’Azione Comunista ( Napoli)
        Partito Comunista Maoista (

        …. e chissà quanti altri
        e allora ? vogliamo giocare alle figurine?

        • Luca Casartelli

          E se facessimo un elenco completo e si andassero a contattare TUTTI proponendo di sciogliersi e riunirsi in un unico soggetto?
          Chi ci sta bene, chi non ci sta amen.
          Ma almeno si inizia!!!!!!!!!!!!!!!!!!

        • dimentichi del neonato FRONTE DELLA GIOVENTU’COMUNISTA…

        • Siamo alla demenza pura. Questo è il trionfo dell’individualismo borghese. 60 anni di Tv e di consumismo hanno fatto davvero un buon lavoro! E qualcuno deve aver confuso il consumismo con il comunismo, si assomigliano foneticamente ma sono due cose completamente diverse.

          • Che Rottura

            Siamo alla demenza pura. Questo è il trionfo dell’individualismo borghese. 60 anni di Tv e di consumismo hanno fatto davvero “un buon lavoro”

            Dietro ogni unione e scissione c’era (c’è) un Leader e dietro un leader ci sono i compagni che hanno deciso di stare con lui.

            Direi che se esiste un problema… non scomoderei la borghesia ne’ la tv … parlerei di qualcosa d’altro …

            E se ci sono compagni dell’ Ordine dei Lamentosi (neanche i malati di lebbra si lamentano cosi) bhe ..costoro non hanno che piangersi addosso.

        • Hai ragione, aveva dimenticato qualcosa (pur avendo inserito vecchi partiti e gruppi ormai defunti). Tanto per far capire come facciamo la storia noi comunisti in Italia, date un’occhiata qui sotto; è solo uno dei tanti pezzi, ma indicativo di come siamo bravi. A lottare contro la borghesia ed il capitale? No, a scazzarci tra noi!
          http://it.wikipedia.org/wiki/Lega_comunista_rivoluzionaria_IV_internazionale

          • Erminio Liguori

            certo compagno, leggendo tutta la cronistoria che ci hai sottoposto, anche se in gran parte nota, viene da piangere:il discrimine per unire i comunisti, tutti quelli che non si guardano l’ombelico e hanno il frazionismo nel loro DNA, NON PUO’ NON ESSERE il centralismo Democratico: sta a noi renderlo davvero Democratico e non burocratico, ma , per carita’, Troskysti ( inteso come frazionisti di professione) no, ci azzufferemmo dopo pochi giorni. Però è anche altrettanto vero che non possiamo lasciare ai frazionisti di mestiere il monopolio della ” terminologia” rivoluzionaria, che fa sì che catturino molti comunisti scoglionati da anni di cazzate movimentistiche inconcludenti, in buona fede.

      • hai inserito anche partiti che non esistono più, tipo lotta continua, lo stesso pci, il pcdi,ed altri

    • propongo una riunione a pane ed acqua, cosí ci si sbriga

      • il vero problema non sono i militanti ma chi li rappresenta chiarimento non credo che Ferrando e Turigliatto stiano
        aspettando a braccia aperte quelli di rifondazione, non ha caso
        dal PCL hanno lanciato un appello di unione rivolto ai militanti
        del PRC e PCDI.

  12. Preciso che non difendo punti di vista, ma come mlitante, a me interessa sapere, e interessa molto (senza processi alle intenzioni, offendere e partire dall Bolognina- non stiamo parlando di questo-), per fare una vera analisi di QUESTA ELEZIONE in sostanza:
    A) fa schifo la scelta?
    B) fa schifo la legge elettorale antidemocratica?
    Io , per onestà intellettuale, e perchè penso sia interesse del partito,credo sia ns. elementare dovere cercare di capire.
    E’ bene cercare di evitare, involontariamente, non ho dubbi su questo, di essere strumentalizzati da gruppi e gruppetti in ottica congressuale.
    P.S.: Non si parlava che di problema “voto utile” prima del voto. Vi ricordate compagni? Perchè non se ne parla più?

  13. Capolinea compagni,
    Tutte le teorie, le strategie, i fatti che negli ultimi 23 anni( dalla Bolognina)si sono succeduti ,il “terrore “ che una società socialista potesse essere finalmente maggioritaria nel nostro paese, hanno fatto si che, volenti o nolenti , tanti compagni abbiano subito, molti senza rendersene conto, gruppi dirigenti, prima nel PCI poi in Rifondazione Comunista che hanno lavorato incessantemente e con gradualità ad oscurare l’ideale comunista di una società migliore
    Oggi questa operazione ha raggiunto l’ infame obiettivo, dal 33% all’1,6% e non è ancora detto che si fermino qui.
    E’ chiarissima la strada che il Segretario e la maggioranza della segreteria vogliono intraprendere ;-…..è necessario rilanciare con forza la costruzione di un polo politico della sinistra antiliberista e proponiamo che Rivoluzione Civile dia vita ad un vero e proprio processo costituente, democratico e partecipato…..-.Queste sono le parole e gli indirizzi politici espressi da Paolo Ferrero, Segretario Nazionale del PRC all’indomani della “catastrofe elettorale” in cui, anche lui, ci ha condotto. Per cui, se è da qui che deve ripartire il PRC , io non concordo assolutamente con questa teoria.
    I bisogni della gente, di tutti quelli che non arrivano a fine mese, dei precari, dei disoccupati delle imprese artigiane, insomma , del popolo, sono sempre gli stessi anzi, sono drammaticamente aumentati di fronte ad una recessione, della quale non si vede ad oggi uno sbocco positivo, in cui tutti ci hanno fatto precipitare.
    Tutti, anche noi con le posizioni a dir poco ondivaghe, portate avanti da sempre dai vari gruppi dirigenti che ci hanno guidato ed hanno contribuito a far passare l’idea che il “comunismo” fosse il passato, una sorta di residuato da far scomparire nel tempo perché non più al passo coi tempi.
    Ci dicono che non siamo autosufficienti, autosufficienti per far cosa? Per entrare in Parlamento? Compagni, è vero che è importante esserci ma questo non deve essere la “priorità” di un partito comunista, la priorità è quella di coinvolgere un in progetto comunista i tanti compagni che ci sono, delusi, sbandati, fuorviati dai vari Arcobaleni che si sono susseguiti. BASTA.
    Annuncio, per le considerazioni, giuste o sbagliate a cui sono giunto, la mia disponibilità a contribuire ad un percorso che porti il nostro partito ad una vera Rifondazione Comunista che parta dagli ideali che ci hanno mosso nel 1991 ad intraprendere il percorso per la ricostruzione di un grande Partito Comunista nel nostro paese . Chi ci crede ancora rimanga, chi non ci crede più è meglio che “cambi aria”. Tutte le teorie e strategie attuate fino ad ora ci hanno portato all’1,6% e quindi sono miseramente fallite, dobbiamo provare a fare l’unica cosa che , purtroppo, non siamo riusciti ancora a fare, ricostruire un partito comunista nuovo, moderno ma COMUNISTA.Nel malaugurato caso questo non sia possibile, vorrà dire che ripartirò da solo con chi ci vuole stare. Il Dedo, per quello che conta, non si arrende.

    • CHIEDIAMO AI COMPAGNI DI SYRIZA COME SI FA A TENERE INSIEME 14 PARTITI E MOVIMENTI SU UNA COERENTE LINEA ANTILIBERISTA E ANTICAPITALISTA E POI FACCIAMO COME LORO.

    • Dateci un Partito Comunista da seguire! nesun trasformismo questa è la strada

    • Erminio Liguori

      Anc.he io compagno non mi arrendo e faccio mie le tue considerazioni. Non siamo soli,molti compagni si stanno autoorganizzando;alcuni di noi , tra cui il sottoscritto, hanno creato un blog su cui si fa cultura comunista e ci si scambia opinioni di questo tenore. Vienici a trovare su : rifondarerifondazione.blogspot.it Abbiamo bisogno di tanti bravi compagni per fare massa critica e costringere questi culi di pietra a levare il disturbo.

  14. Chi di voi conosce la mozione approvata del CNP dei PdCI? Sul loro sito non c’è’ alcuna traccia.

  15. Tanti commenti danno un giudizio politico,legittimo, sul risultato elettorale.Ovviamente negativo.E’ la realtà.
    Ma se la causa della sconfitta non fosse solo politica(programma,liste, ecc..), ma tecnico-politica?(Non voglio fare il saccente,risparmiatemi banalità).
    Mi spiego: 15/20 gg. prima del voto, media sondaggi più seri dava R.C. al 6 % circa, 7 gg. prima 4% e un pò, 1 gg prima 2/3%; cioè se il voto utile (secondo il mio punto di vista è quasi certo, da sondaggi e verifiche personali con amici, ecc..) non avesse determinato in gran parte il risultato. Voglio dire se , senza problema voto utile, R.C. avesse ottenuto 4,5% (ipotesi), il tenore dei commenti sarebbe stato lo stesso? Le analisi sono difficili, e per trovare la strada giusta bisogna farle fino in fondo.
    Se qualcuno volesse commentare, prego farlo nel merito.

    • L’unico voto utile è quella che rispetta la missione che ti è stata data. Rifondazione non ha più una missione, uno scopo: Nessuno ha intenzione di buttare un voto. L’analisi del voto utile non ha infatti funzionato con Grillo. Rifondazione deve ripartire dalla sezioni e soprattutto dalla lotta di classe. Ancora siamo naufraghi della deriva Bertonottiana. La vera svolta è fare un balzo indietro e ripartire

      • Luca Casartelli

        Giacomo, i miei commenti sono sempre stati gli stessi, e tali sarebbero rimasti.
        Quoto Francesco.
        Se vogliamo salvare Rifondazione ed il suo ORIGINARIO progetto, si deve giocoforza fare come dice lui.
        Altrimenti è …. SEL.

        • m5s non c’entra.Il potenziale 6% di R.C. non proviene dal pd, dalla lega, dal pdl e un pò anche da sx, come è per rm5s sostanzialmente. Non discuto della ns. missione eventuale nel mio commento. Ho fatto una ipotesi precisa visto che a gran parte della gente a sx, proprio quelli che si pongono il problema di non buttare il voto (gran parte neanche ci pensano) ti dicono oppure pensano al momento del voto :”Io ve lo darei, ma per non favorire Berlusconi lo devo dare il voto a Bersani.Ne convenite che, non dico per tanti, ma per tantissimi è stato così?
          Quindi la mia cinica domanda era:”(oltre altri motivi per non perdere tempo a nominarli- tempi, visibilità,liste, censura-)se non avesse funzionato il meccanismo del voto utile e il risultato fosse stato un pò diverso le considerazioni sul voto sarebbero state le stesse?”. A me questo interessa, perchè anche questo mi piacerebbe sapere.

          • Certo che se Berlusconi si ritirasse a vita privata la litania infernale del voto utile cesserebbe di spandere i suoi mefitici e ipocriti effluvi. Ma forse è proprio per questo che il pd ha sempre salvato Berlusconi: per poi dividersi la torta dei fessi. In ogni caso se qualcuno vuole dare il voto utile non puoi farci niente: sono voti persi qualunque cosa tu faccia o dica, puoi anche recitare in endecasillabi il tuo programma e quelli continueranno a seguire i mistificatori di professione, i vendituri di fumo.
            Se invece limoni quel partito che rappresenta altri interessi e ha altri programmi dai tuoi perdi di credibilità e li si che perdi voti verso quelle forze più coerentemente alternative (in questo caso grillo).

          • Erminio Liguori

            Provo a risponderti e non voglio assolutamente sembrare polemico: Sei sicuro che anche l’entrare in parlamento con l’armata brancaleone di RC ci avrebbe dato, da comunisti,utilità o vantaggi ( a parte i 4 soldi del finanziamento)? parlo di utilità POLITICA. Io penso di no e comunque sul voto utile vale quanto detto da Francesco. Ora è ora di fare i comunisti e quindi chiusura totale, da AVVERSARI, al PD che del ricatto col nano fa il suo punto di forza a sinistra, niente pastrocchi movimentisti, partito pesante leninista nell’organizzazione e negli obiettivi, ideologia non ” ispirata” al marxismo MA MARXISTA al 110%. e se dobbiamo morire, almeno moriamo in piedi e per qualcosa che portiamo nel cuore

          • marco schettini

            cioè, se le cose non fossero andate come sono andate…sarebbero andate come dovevano andare???? ma caro compagno, se Rc fosse andata bene staremmo ragionando su come proseguire, rafforzarci etc. è andata malissimo e dunque ci confrontiamo sul problema opposto. a me pare ovvio

          • Luca Casartelli

            Compagno giacomo.
            Se il risultato fosse stato diverso, a me Riv.Civ. non sarebbe piaciuta lo stesso,ed i mie commenti sarebbero stati uguali.
            Condivido il pensiero di Erminio.
            Ed aggiungo che il ragionamento e comportamento di Ingroia è stato legittimo ed anche io avrei fatto così!
            mi chiamate per fare qualcosa che VOI non siete capaci di fare .. e devo poi sottostare alle vostre regole? .. non scherziamo ..

            Ciò che a me disturba è il comportamento del partito, la poca trasparenza ed onestà morale, il continuo e palese (beh .. chi non lo vuol vedere non lo vedrà mai ..) rincorrere chiunque pur di entrare in Parlamento.. ma per cosa?

            Saluti.

  16. Gli avvoltoi PCL stanno già volando sul cadavere ancora caldo di Rivoluzione Civile.
    Mi secca dar ragione a quell’opportunista di Diliberto, ma è’ proprio vero : i trotzkisti sono solo capaci di dividere

    • compagno, io sono un lavoratore di 50 anni iscritto da sempre al PCI e poi a rifondazione. non voglio dividere nessuno, sto solo prendendo atto di una situazione gravissima. del resto piu divisi, sbandati, smenbrati ed inconcludenti di come siamo adesso come potremmo essere?
      non riusciamo aparlere piu’ con i lavoratori, non abbiamo presa con la gente comune, non ci riconoscono piu come rifondatori, rivoluzionari e la dirigenza non e’ in grado piu di farci sognare, si sognare un mondo nuovo e diverso. i nostri, e sin dai tempi di Fausto, parlano un linguaggio duro a capirsi, lontano dai problemi di ogni giorno, persino il nostro giornale non poteva esswere letto dai lavoratori perchè ci voleva una laurea in lettere per capire concetti e tematiche. ma dove andiamo cosi? entrate in fabbrica, date ad un lavoratore l’esito del nostro CPN, e provate a vedere per quanto tempo resiste a leggerlo. chiarezza, concretezza, progettualità e per finire utopia, l’utopia della ragione, l’utopia ed il sogno; ed infine un po di sano populismo perchè è con quello che il PCI manteneva il suo 30% è con quello che si prendono i voti e per finire un segretario/ia capace di unire, di bucare lo schermo, chiaro, rivoluzionario, estoverso, aperto …… compagni vado per il mio turno di lavoro 14:00/22:00 un abbraccio a tutti

      • Condivido a pieno quello che affermi soprattutto sulla forza comunicativa che il futuro segretario dovrebbe avere. Ma non è certo con l’unione con il PCL che risolviamo i nostri problemi.

      • Mi permetto di entrare nel V/S dibattito sul CPN e ho trovato l’intervento di Salvatore e anche di qulcun’altro, ma in particolare di Salvatore, che ha toccato uno dei punti che io ritengo più importanti oggi ( come e stato nel secolo scorso e in quello precedente il Manifesto dei Comunisti di Marx e Engels per il movimento operaio e per i Comunosti ) quando dice <>. Il tema che hanno i Comunisti ( non è qullo comunicativo di cui parla Umberto quì sotto)ma è quello, dopo l’esperienza di 200 anni di storia del Mov. Oper. e oltre 100 di storia dei Comunisti. <>, (oggi è un pù più chiaro, ma va approfondita l’analisi di fase che abbiamo di fronte, sia del capitalismo, sia delle forze politiche in campo, in particolare del PD e del M5S, oltre alle forze sociali) <>. <>. ( Lucio Magri Dic. 2004, La Riv. del Manifesto n° 56. I Comunisti se vogliono continuare ad essere e a chiamarsi tali, ne hanno bisogno come chiede il Compagno Salvatore. Il Comp. Bertinotti diceva che la storia dei Comunisti è UN CUMULO DI MACERIE, è inutile stare a perdere del tempo. Voltiamo pagina, così come ha fatto Occhetto: cambiare nome. E’ vero il soggetto Rivoluzionario indicato da MARX è Engels nel Manifesto, è stato diviso, trasformato dallo sviluppo del capitalismo in tante figure professionali, il capitalismo si è trasformato in multinazionali, il potere si è trasferito alle società finanziarie e bancarie, l’undistrializzazione è ( almeno nell’occidente avanzato) in declino e pone domande nuove e nuove analisi che il Mrxismo non poteva analizzare in quanto Marx non era uno che leggeva la sfera di cristallo ma è ed era uno scienziato. Per Marx l’idea del superamento del capitalismo, era fondativa della sua idea di società Comunista. Egli è stato forse il solo pensatore che abbia colto con tanto anticipo il nesso storico “capitalismo industrialismo” e abbia legato il superamento dell’uno al superamento dell’altro. <>. LA <> PERDERA’ OGNI SENSO QUANDO QUANDO LA MISURA DEL PROGRESSO SARA’ ANZITUTTO <>. Questa è stata la previsione che ci ha lasciato, e solo questa previsione gli permetteva di vedere nel capitalismo la necessaria premessa del comunismo, e insieme di concepire il comunismo come ROVESCIAMENTO e non come sviluppo della storia precedente, regno della libertà opposto a quello della necessità,< Questo è il compito che devono affrontare i Comunisti, così come ha chiesto con parole semplici il Compagno Salvatore. Se voi tutti andate sul sito dei M5S Grillo/Casalrggio hanno preso un racconto che viene dagli USA (penso) in cui descrivono il mondo nei prossimi 50 anni che è un mondo di INTERNET. governato dalle tecnologie di internet. Da quì hanno costruito la loro base militante, fatta di operatori informatici (nella stragrande maggioranza) in cui la storia passata non interessa niente assolutamente in quanto ripetono che è cominciata una nuova era, quella di internet. Hnno costituito un loro PARTITO ( GRILLO/Casaleggio ) camuffato da movimento, in cui ci sono due che comandano. Poi casualmente si sono incontrati con la CRISI EPOCALE DEl CAPITALISMO/FINANZIARIO che utilizza lo stato sociale costruti dal Mov.Operaio Comunista e Socialista, e lo usano per pagare i debiti delle Banche delle finanziarie dopo che quet’ultime hanno giocato con i titoli spazzatura e con i derivati ecc. scaricando sullo Stato Sociale tutti i costi da loro combinati. Noi Comunisti abbiamo un compito ( anzi una croce ) più arduo e complesso, perchè abbiamo una storia che nel BENE e nel MALE dobbiamo riscrivere separando con serietà LOLIO dal GRANO. Questo è quello che ci chiedono il nostro poipolo. Altrimenti la storia la racconta i nostri avversari.

        • Ci deve essere stato un guasto nell’invio del mio commento, in quanto è saltato tutta una serie di passaggi per cui non si capisce il mio intervento. Penso sia utile che lo ripriponga con le dovute correzioni. lo farò al più presto.

    • Ho fatto tutto il percorso della Sinistra Arcobaleno.Li’ ho capito che ognuno faceva,purtroppo il gioco temporaneo delle parti.Lista Ingroia ne e’ la conseguente,pedissecua,rituale riproposizione ad uso interno.5 anni buttati.
      Chiudiamolo questo stillicidio.Chiudiamolo questo Partito.

      • chiuditi tu

      • 1 il percorso di sinistra arcobaleno era proprio il percorso iniziato e battuto da chi aveva fatto del “chiudere questo partito” il suo progetto primario.
        Motivo per cui a suo tempo non lo votai e rifiutai con messa a verbale tutte e 5 le schede.
        2 ok diamo ragione ai bertinotti e ai vendola e chiudiamo questo partito e poi?
        Cioè spero che la proposta non sia quella di confluire in SEL o nel PD. No perchè se devo sostenere una banda di voraci pescecani, intrallazzoni e palazzinari mafiosi, a sto punto voto gli originali del PDL che almeno fanno evadere anche me.
        Tanto allo stato attuale delle proposte politiche ed economiche l’unica differenza tra il PD e il PDL è che berlusconi tromba, Bersani invece smacchia i giaguari… e fin qui “de gustibus” ma per il resto li vedo drammaticamente uguali… E non solo io! Credo che i diretti interessati siano i primi a pensarla come me, tanto è vero che le peggiori porcate dell’ultima legislatura (ma anche degli ultimi 20 anni) le hanno votate in maniera bipartisan.
        Ma almeno ora gli sarà più difficile, l’unica cosa di cui dobbiamo essere grati a grillo è la fine del bipolarismo maggioritario

  17. Vi porgo una domanda. Il fatto che sia passato il documento dell’attuale Dirigenza fa sì che le loro dimissioni saranno sicuramente respinte?

    scusate

    • Luca Casartelli

      Penso di sì.
      Forse sì.
      Sicuramente sì.

      C’è il rischio (voluto) che più passa il tempo, meno la militanza rimane incazzata e delusa…

      Ma non ci conterei.

  18. Scusate, ma io non ho ancora capito bene se siamo ancora in Riv Civ o cosa? Potete darmi delucidazioni sulla questione?

    • Erminio Liguori

      Non l’abbiamo capito in molti.. d’altronde dalla mente di un ( sia pur generoso) confusionario , come vuoi che escano concetti lineari e chiari?

    • io comincio a ragionare su questo, compagni riflettiamoci:
      Cari/e compagni/e,

      La disfatta dell’operazione “Rivoluzione civile” non è solo elettorale, ma politica. E’ il capolinea definitivo di un lungo corso trasformista dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI, che ha distrutto e disperso, in tanti anni, energie, passioni, potenzialità enormi. E che si è rivelato irriformabile.

      Ci rivolgiamo a voi- nel nome di tante battaglie comuni- per chiedervi di trarre un bilancio onesto di questo fallimento politico senza ritorno. E di compiere l’unica scelta politica conseguente : quella di unirvi al Partito Comunista dei Lavoratori, e dunque al programma e ai principi del marxismo rivoluzionario. Per rafforzare l’unico partito a sinistra che non si è mai compromesso nelle politiche borghesi. Per costruire insieme, finalmente, una coerente presenza anticapitalista e comunista, contro ogni opportunismo e trasformismo.

      L’OPERAZIONE “INGROIA”: IL CAPOLINEA DEL TRASFORMISMO

      Non si tratta di discutere con voi dell’ “insuccesso elettorale” in quanto tale dell’operazione Ingroia o del mancato ritorno in Parlamento di PRC e PDCI. Né si tratta di confrontare i 113.000 voti del PCL al Senato ( comunque conquistati -senza mezzi e senza coprire tutti i collegi- su un programma anticapitalista,) con i 500.000 o poco più di “Rivoluzione Civile” al Senato( IDV+ PRC+ PDCI+ Verdi+ De Magistris..), che è l’unico terreno omogeneo di confronto possibile. Perchè successi o insuccessi, tanto più sul piano elettorale, possono essere a volte indipendenti dalle scelte politiche che si compiono.

      Si tratta invece di discutere esattamente della scelta politica compiuta: quella di aver annullato la propria autonomia e riconoscibilità di “comunisti” dentro l’arancione dei pubblici ministeri, nel momento della massima crisi del capitalismo. Quella di aver imboscato la stessa centralità delle ragioni del lavoro dentro l’abbraccio col liberal questurino Di Pietro, nel momento della più grave aggressione contro i lavoratori dell’intero dopoguerra. La disfatta elettorale ha solo registrato l’enormità di questa scelta politica. Che ha esposto decine di migliaia di compagni/e ad un’autentica umiliazione. E che oltretutto ha favorito lo sfondamento grillino a sinistra.

      Il punto è : qual’è la radice di questa scelta politica abnorme? Non siamo in presenza di un “errore”, per quanto letale. Siamo in presenza dell’ennesima manifestazione del codice politico di fondo dei gruppi dirigenti di PRC e PDCI: quello per cui la propria collocazione o ricollocazione istituzionale ( o… la speranza di conseguirla) prevale su ogni considerazione di principio. E tanto più sul rispetto dei propri militanti e delle loro ragioni.

      LA LUNGA STORIA DI UNA DERIVA ISTITUZIONALE

      E’ lo stesso codice genetico che ha segnato, con responsabilità anche più gravi, il lungo corso dei gruppi dirigenti di Rifondazione.

      E’ il codice che nel 96/98 spinse l’intero gruppo dirigente del PRC ( Bertinotti, Cossutta, Ferrero, Diliberto, Grassi, Rizzo..) a entrare nella maggioranza del primo governo Prodi, votando l’introduzione del lavoro interinale (Pacchetto Treu), il record delle privatizzazioni, i campi di detenzione per i migranti( legge Turco- Napolitano).

      E’ il codice che nel 99/2001 spinse Diliberto (e Rizzo) a sostenere i bombardamenti “umanitari” su Belgrado, in cambio di un ministero nel governo D’Alema-Cossiga per il neonato PDCI.

      E’ il codice che nel 2006/2008 spinse PRC e PDCI a entrare nel secondo governo Prodi, votando missioni di guerra e detassazione dei profitti, in cambio di un ministero( Ferrero) e della Presidenza della Camera (Bertinotti).

      E’ il codice che tuttora spinge PRC e PDCI in tante giunte locali di centrosinistra a votare tagli sociali in cambio di assessori. Magari a braccetto dell’ UDC, come in Liguria.

      Del resto: la stessa operazione Ingroia non è nata forse per il solo rifiuto del PD di accettare Di Pietro e Diliberto nella coalizione di Centrosinistra? E a nome di “Rivoluzione civile” Ingroia non ha forse continuato ad offrire al PD la propria disponibilità di governo, al posto di Monti, durante tutta la campagna elettorale?

      Questo codice politico si è rivelato irriformabile. Ha disperso e demotivato negli anni un patrimonio enorme di energie e di speranze di decine di migliaia di attivisti e di milioni di lavoratori e di giovani. Ed oggi è giunto semplicemente al suo epilogo.

      PERCHE’ UNIRSI AL PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

      Il Partito Comunista dei Lavoratori è nato (tra il 2006 e 2008) contro questa politica, dopo una battaglia di 15 anni all’interno del PRC, basata sui principi anticapitalistici e di classe. E’ nato non per “dividere” i comunisti. Ma per liberarli da partiti che comunisti non erano e non sono. Per dare loro un riferimento coerente da cui ripartire. Per evitare loro nuove delusioni e dispersioni.

      Certo: siamo un piccolo partito. Che si è dovuto confrontare , in anni difficili, con gli effetti di confusione e demoralizzazione prodotti dal fallimento del PRC governista in un vasto settore della stessa avanguardia. Che ha dovuto lottare controcorrente , negli anni della peggiore crisi sociale, rispetto allo stesso arretramento della coscienza politica del movimento operaio . Ma abbiamo lavorato e lavoriamo per ricostruire una coscienza di classe , non per contribuire a disperderla. Da qui la nostra battaglia, in tutte le lotte e i movimenti, contro ogni subordinazione al PD, o al giustizialismo, o al grillismo. Da qui anche la nostra presenza alle elezioni: come terreno di presentazione di un programma comunista, alla luce del sole e senza mimetismi.

      Oggi possiamo dire di aver costruito, con tutti i nostri limiti, l’unico partito a sinistra del PRC realmente presente su scala nazionale, dotato di un minimo di organizzazione e di radicamento. L’unico che, nel suo piccolo, sta estendendo la propria presenza territoriale. L’unico, non a caso, che può presentarsi alle elezioni nazionali. L’unico, soprattutto, che non ha altro interesse da difendere che gli interessi del lavoro e della rivoluzione sociale.

      Cari compagni e compagne,

      diversi militanti di PRC e PDCI, in diverse parti d’Italia, hanno raggiunto in questi mesi le fila del PCL. E’ un fatto prezioso. Ma se entrassero nel nostro partito tutti coloro che- tra voi- ci hanno detto e ci dicono che “sono d’accordo” con il PCL, con la sua politica, con il suo programma, la nostra comune battaglia comunista e rivoluzionaria farebbe un grande passo avanti. Nell’interesse dei lavoratori e di tutti gli sfruttati.

      Questa è esattamente la proposta che vi avanziamo.
      Disponibili, con i nostri dirigenti, e con le nostre sezioni territoriali, ad ogni occasione di incontro , di confronto, di approfondimento. A partire dalle lotte comuni di ogni giorno.
      PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

      • vorrei tanto che sia il segretario a rispondere

      • Erminio Liguori

        Mi sembra un documento molto equilibrato e sopratutto veritiero: dice cose INCONFUTABILI per quanto concerne il passato, e fa proposte sensate per il futuro. Dissento solo sulla IRRIFORMABILITA’ di Rifo, almeno in questo momento di passaggio verso il congresso. Ma questa è veramente l’ultima spiaggia per i comunisti dentro Rifondazione, o ribaltiamo radicalmente Dirigenza, confusione ideologica e organizzativa, metodi di rappresentanza e di direzione del partito, o non resta che cercare di organizzarsi dal basso, magari federandosi con il PCdL

      • Il PCL è passato da più di 200.000 voti a più di 100.000 voti al Senato dal 2008 ad ora, DIMEZZANDO i suoi voti. Per favore non faccia la predica perchè è come il bue che dà del cornuto all’ asino……

      • Alle prossime lezione sogno un unico partito comunista che corra da solo con il simbolo falce&martello e Landini candidato premier!

      • Si come no il pcl è nato non per dividere i comunisti…
        i troskisti se non ci fossero bisognerebbe inventarli

      • e il pcl è pronto a sciogliersi in un partito non trotzkista, senza pregiudiziali verso tutte e ribadisco TUTTE le sensibilità?
        La sua attuale dirigenza è pronta a fare due passi indietro?
        Se è così parliamone, perchè la cosa mi interessa.
        Ma a questo punto più che invitare i compagni ad entrare nel PCL, sarebbe il caso di sedersi tutti insieme e pensare ad un nuovo partito comunista.

  19. 1) C’è bisogno di un partito di classe, dichiaratamente di classe.(Dichiaratamente anticapitalista).
    2)Però è altrettanto vero che la società odierna è nella sua composizione, anche sociale, molto articolata e quindi complessa.E il superamento del capitalismo non ò dietro l’angolo.
    3)Gran parte del corpo sociale sfruttato, pur essendo,conscio o inconscio, contro questo sistema, non intende ,almeno a medio termine, militare o identificarsi elettoralmente nel partito di classe.
    4) Poichè , per essere credibili, bisogna fare qualcosa per la gente, secondo me, ne consegue che le alleanza,con onestà e coerenza, vanno necessariamente fatte.
    5)Credo sia necessario(sempre con onestà e coerenza) una doppia operazione( non una o l’altra come schizofrenicamente si fa da anni):
    A) rafforzare prc come partito di classe.
    B) rafforzare un soggetto politico più vasto.
    6)Poichè non si può (sempre per credibilità) inventare qualcosa di nuovo 1 o 2 prima delle elezioni, rivoltiamola pure come un calzino, ma teniamo pure “rivoluzione civile”.
    Scusate lo schematismo.

    • 1 o 2 “mesi”.

    • condivido.però c’è un problema,io sono o ero(da poco tempo sono senza lavoro)operaio e ti garantisco che gli operai 2\3 votano pdl o pd?.quindi dal mio punto di vista(tutti i comunisti e mi riferisco alla dirigenza e a chi collabora con i partiti)ritornare ha fare politica dal basso(quindi nelle fabbriche o più specificatamente in tutti i luoghi di lavoro dove ci sono lavoratori dipendenti).prima delle elezioni lo dicevo di non lasciare le piazze esclusivamente solo a Grillo!.

      • Erminio Liguori

        Tutto giusto. Ma avete letto le mozioni di minoranza e quella approvata, con la finta opposizione di Grassi? Se non ci facciamo sentire dal basso ( facendo la tessera, chi non ce l’ha più, facendola fare a simpatizzanti e pregressi scoglionati che vogliano riprendere la militanza giustamente incazzati), qui al massimo ci stemperiamo nei movimenti ( inconcludenti), mentre il nostro ceto politico migrera’ fatalmente verso PD/SEL.

        • Erminio Liguori

          Ovviamente se il congresso dovesse essere blindato, le minoranze afone e ogni altra via preclusa entro Rifo, non resterebbe che organizzarsi dal basso, ma non è facile. Comunque un gruppo di noi ci proverà ( piano B)SENZA l’idea di fare un altro partitino, ma con l’ambizione di unire i Comunisti

      • Va bene. Partito di classe è proprio questo che intendevo.

  20. emerenziano

    Inutile girarci intorno, i dirigenti del PRC puntano ad avere un partito sempre più debole per fare passare nella mente degli iscritti e militanti la necessità di procedere ad una fusione con SEL e confluire poi nel PD. Ormai cercano solo di trovare un posto, seppur piccolo, che il PD sia in grado di offrire. Nel frattempo parlano di grandi lotte da portare avanti, ma lo fanno in modo da farle naufragare per avere poi la scusa per dire: “Ecco, del comunismo la gente non ne vuole più sapere, non ci resta che riunire tutta la sinistra”. Insomma questi signori puntano allo sfascio del partito per contrattare una poltrona col PD, dato che un altro lavoro non l’hanno mai svolto.

    • no dai! spero sia fantapolitica, sarebbe un suicidio! altro che 1%!!!!

      • Elidabeth, non crederci! Non si può fare politica con le supposizioni. Mi pare , anche facendo tremendi errori politici, i dirigenti sono sempre andati in senso contrario all’entrare nel pd. Non andiamo avanti a colpi bassi, che vanno solo a danno di chi li fa. Può anche essere che qualche dirigente coltivi strani pensieri (non è detto) ma a noi che ci frega…a volerla dire tutta comunque un partito di classe è necessario a prescindere. E pure le necessarie alleanze. Altrimenti si può andare tranquillamente nel pcl.(Ma quando si fanno affermazioni da duri e puri, si dovrà pure fare un’analisi su Sin.Critica, Pcl, Rizzo, ecc..
        P.S.: A scanso di equivoci, poichè rileggendo, mi sono reso conto di non essermi espresso bene, “anche facendo tremendi errori politici”, non è nel senso di confluire in Sel o PD.

  21. sergio salvaneschi

    Riparto dal documento del CPN ” una rivolta dell’elettorato che però non si è espressa nella forma della lotta di classe ecc-”..

    MA SE NON E’ PRESENTE UN PARTITO PER LA INSOSTITUIBILE LOTTA DI CLASSE,
    come pensare che si possa votarlo.

    Rifondazione non è percepito come un partito alternativo alla DITTATURA DEL CAPITALE ma come un partito socialdemocratico.

    ANCORA– avrebbe forte e marco riscontro di classe, se le prossime battaglie nel sociale, le avrebbe organizzate il partito.. ma se le organizzano altri, e noi andiamo a ruota, non dimostriamo iniziativa politica.

    ANCORA– come non capire che a breve si ritornerà al voto..chiedo, quale sarà la proposta politica del partito.

    Non capisco come si possa ancora pensare ad alleanze programmatiche, con altri spezzoni della cosidetta “sinistra radicalde”.questi sono solo interessati ad una “eventuale” fetta di potere.

    BISOGNA RICOSTRUIRE I RAPPORTI DI FORZA– partendo da un ricomposizione fra le masse di un partito di classe—–IL FARE POLITICA VIENE DOPO…

  22. quasi ceto politico, quasi partito, quasi proposta politica, sottolinea le similitudini!

  23. Chiedo scusa ai compagni di rifondazione, in genere leggo ma non mi intrometto avendo io fatto scelte diverse.
    Qui mi sento tirato in causa da diversi innterventi e provo a dire la mia.
    Salvatore avverte i limiti di una posizione “esclusivamente” identitaria e in questo a mio avviso ha ragione. Sbaglia quando pensa che possa esistere una sinistra che non abbia nel suo patrimonio Marx e Gramsci casomai insieme ad Habermas. Morandi, Togliatti, Palmer, Magri, e altri…
    Ma che li sappia usare come grimaldelli per leggere e scardinare la realtà. Non come chicchi di un rosario ideologico da snoccialare.
    In questa tornata elettorale anche SEL non ha brillato, perchè al di la dei desiderata è difficile esssere “pesci nell’acqua”, è difficile essere operai, studenti, precari o partite IVA prima di essere miltanti di un partito.
    SEL nella coalizione di centro sinistra ha portato solo se stessa ma non è stata in grado di aprirla alla società. Questo il suo limite maggiore: “il politicismo.”
    Permettetemi però di dire che peggio ha fatto Rifondazione e RC.
    L’errore fondate mi pare sia tutto nell’analisi politica e mi dispiace che questo gruppo dirigente non lo veda. E’ l’assioma fondante che ha giustificato la scelta che si è rivelato sbagliato:
    - PDL, Monti e PD sono faccia diverse di una stessa medaglia. Il futuro certo sarà il prossimo governo MONTI BERSANI. Vendola è sostanzialente un venduto perchè si f comlice di questi liberisti.
    Mi pare che la realtà sia andata in altra direzione, che lo scontro in atto sia più complesso e più complessa la natura stessa del PD.
    Che sia dal punto di vista economico, la gestione dlla crisi, sia Istituzionale, le posizioni si sono e ancor di più saronno diversificate.
    E di contro, a fronte di queste semplificazioni, non mi pare che Rifondazione abbia portato in RC gli operai, gli studenti etc.
    Ha riproposto, in modo politicista, una collocazione e un proprio ceto politico.
    Cari compagni vi pongo due questioni che poi mi sembrano essenziali per pensare il domani:
    - Realmente credete che oggi sia fondante di un soggetto politico che voglia essre nuovo, la rottura del ’21 ?
    Pensate che i termini rifor
    mismo/rivoluzione si possano porre come all’ inizio del secolo scorso ? Sia per quanto riguarda la teoria del potere, sia per quel che riguarda quella del “blocco sociale” che quella della “transizione”.
    - Non sarebbe ora di unire le forze socialiste, che si rifanno alla storia e all’elaborazione del movimento operaio, ai suoi valori, quelle che si rifanno ai nuovi movimenti del “buen vivir” della “decrescita” cercando di costruire una sinistra moderna, euripea ed anticapitalista?
    Forse questa sarebbe una strada più proficua da percorrere negli interessi di quei lavoratori, giovani, donne, precari a cui vorremmo dare voce.
    Con affetto.

  24. E non dimentichiamoci che i voti di grillo sono in gran parte voti di sx che si potrebbero raggiungere. Al momento la cosa non è possibile e occorrerà fare una più o meno lunga attesa. Credo che quando il MOv5stelle si troverà di fronte il problema di scegliere a chi far pagare davvero la crisi e quali rapporti di proprietà scegliere verranno in luce tutti i suoi limiti di partito interclassista e non certamente antisistema (è solo contro le aberrazioni più palesi di questo sistema, palesi ma in fondo marginali, per quanto da non sottovalutare). Allora e solo allora, se nel frattempo si sarà lavorato bene e con coerenza (NO AL PD SOPRATUTTO) avverrà che i numeri cominceranno a cambiare. SE poi i grillini saranno invece davvero “rivoluzionari” andrà bene lo steso: faranno loro quello che dovremmo fare noi. Ma non credo sarà così.

    • Purtroppo l’analisi è sbagliata i voti di Grillo nono sono in gran parte di sinistra, ma di provenienza più o meno equivalente rispetto all’antica geografia del sistema politico. Per questo motivo la base sociale del Movimento 5 Stelle può essere ben definita come interclassista, e da questa valutazione nascono proposte di diversa natura, alcune di stampo prettamente liberista come quella del salario di cittadinanza (cavallo di battaglia di Friedman). La sinistra deve ritrovare la capacità di agire, prima di tutto in autonomia, analizzando le contraddizni sociali (con la gestione della crisi che porta oggettivamente all’emergere della contraddizione di classe) offrendo, prima di tutto, soluzioni alternative (pensiamo a temi come il deficit spendig, l’intervento pubblico in economia, piani di settore straordinari per rilanciare l’industria e riqualificare le grandi infrastrutture ed il territorio). Mi permetto di allegare una mia valutazione sullo stato delle cose in materia di globalizzazione, ricordando il nostro blog: http://sinistrainparlamento.blogspot.it all’interno del quale si trovano molti spunti di discussione, elaborati da diversi autori.
      QUANDO SI ARRESTA LA GLOBALIZZAZIONE
      Quanti si sono ostinati a sostenere, in particolare dopo la fine della divisione del mondo in blocchi e l’affermazione di una sola superpotenza, che la “storia non fosse finita” e che il mondo “non fosse piatto” come aveva scritto, sul New York Times, Thomas Friedman, possono oggi ragionare con qualche argomento in più a loro disposizione.
      Prendo spunto da un intervento di Danilo Taino, apparso sulla “Lettura” del “Corriere della Sera” dello scorso 3 Marzo che indica, testualmente: “ La globalizzazione sta tornando indietro. Si è fermata nel 2007 e da allora ha iniziato una marcia a ritroso, non per le proteste dei sindacati, non per le manifestazioni No Global, non per il buon sapore del chilometro zero. Perché il vento che le gonfiava le vele ha cambiato direzione nella finanza, nei commerci, nelle scelte delle aziende, ma anche nelle istituzioni, nella politica e, soprattutto, nelle idee che danno forma al mondo”.
      E ancora si pone il problema: “ Per alcuni è un bene. Più probabilmente è un pericolo”.
      Dal mio punto di vista la questione però sta da tutt’altra parte: cosa lascia in eredità il ventennio della globalizzazione selvaggia?
      Se sta diminuendo il volume degli scambi del commercio internazionale e il processo di democratizzazione degli Stati sta incontrando difficoltà, almeno secondo le valutazioni di Freedom House, dopo decenni di espansione misurati soprattutto con l’acquisizione della libertà nel diritto di voto, di converso alcuni fattori resteranno incontrovertibili: primo fra tutti, in assoluto, la nuova capacità di connessione tra le diverse parti del Pianeta, sia dal punto di vista della possibilità di spostamento delle persone (i viaggi, nel corso degli ultimi vent’anni, si sono decuplicati almeno sotto l’aspetto quantitativo globale) e di velocità e pervasività della comunicazione, attraverso la definitiva affermazione di Internet.
      Ma qualcosa si è rotto, da questo punto di vista, fino a far parlare di rottura della cosiddetta “catena globale della fornitura” e dalla fine dell’attrattività del cosiddetto “offshoring”: la convenienza cioè di spedire fabbriche e posti di lavoro in quello che è stato il Terzo Mondo.
      Il G7 svoltosi alcune settimane fa, ha dovuto discutere di possibili guerre valutarie, intese come mezzi per abbassare il valore di una moneta allo scopo di favorire le esportazioni. Mercantilismo valutario, insomma, quasi ci trovassimo negli anni’30 del XX secolo.
      Quale eredità lascia, allora, questo ventennio ruggente?
      La prima è quella del cosiddetto “ritorno alla Geografia”: l’idea dell’inesorabile dismissione del concetto di “Stato. Nazione” ha subito, almeno a mio giudizio, un fiero colpo. Un superamento che, come nel caso dell’Unione Europea potrà avvenire con maggiore gradualità, ma verso un soggetto “politico”, non semplicemente dominato dalla logica della finanza.
      La seconda è quella di una difficoltà evidente, nell’insieme delle relazioni economiche internazionali, del cosiddetto “multilateralismo” (cioè la stipula di accordi generali aperti a tutti i paesi su basi paritarie), tanto è vero che lo stesso Obama, attraverso una proposta di apertura di negoziati per una zona transatlantica di libero scambio, pare muoversi in una logica di ritorno alla “bilateralità” tra Stati Uniti ed Europa.
      La terza, maggiormente significativa, è quella che segnala nel suo ultimo libro “ Il prezzo della diseguaglianza” il Premio Nobel Joseph Stilgitz, che sostiene come il divario tra ciò che i nostri sistemi economici e politici dovrebbero fare – e ciò che hanno fatto credere che facessero – e ciò che effettivamente fanno è diventato troppo ampio per poterlo ignorare.
      E aggiunge: “ I governi del mondo non stavano affrontando problemi economici cruciali come la persistente disoccupazione e, mentre i valori universali dell’equità venivano sacrificati all’avidità di pochi, nonostante la retorica del contrario, il senso di ingiustizia si è trasformato nella sensazione di essere stati traditi”.
      Una situazione che, sempre secondo Stilgitz, può mettere a rischio la democrazia in molte parti del mondo.
      La ricetta secondo Stilgitz è quella di “domare e temperare i mercati”: il suo modello, sostanzialmente il New Deal (di cui fa l’esempio citando l’istituzione della Social Security, la crescita dell’occupazione attraverso l’intervento pubblico in economia e il minimo salariale).
      E chiude dicendo che tocca, insieme, a politica e a economia fare qualcosa.
      Tutto questo prezioso materiale fornisce alcune indicazioni di fondo.
      La prima è quella che, all’interno della crescita delle diseguaglianze così come indicato da Stilgitz, ci sta tutto intero quel concetto di “ricollocazione di classe” che, a dispetto dell’effettivo sfrangiamento sociale verificatosi nel corso degli ultimi decenni con la fine dell’industria ad altissima concentrazione di capitale e di manodopera, è il prodotto più tangibile della crisi.
      La seconda è che, come ha scritto Nadia Urbinati, l’era della controffensiva capitalistica ha prodotti guasti rilevantissimi sul processo democratico.
      Nel provincialismo del dibattito politico italiano sono stati introdotti elementi che appaiono, in questo momento dominanti e che vanno, invece, contrastati proprio in nome di una nuova modernità: il primo è quello della cosiddetta “decrescita felice” che, davvero, in queste condizioni appare foriera di ulteriori passi nel disastro. E’ il caso, invece, di pensare a nuove condizioni dello sviluppo e “nello sviluppo” tenendo conto del riproporsi di condizioni geo – politiche di cui si pensava il totale superamento (si sono riedificati i confini, recita l’occhiello del già citato articolo di Taino).
      Il secondo riguarda la cosiddetta “qualità dell’agire politico”: una così forte tendenza alla ricollocazione di “classe” quale vero e proprio fenomeno di massa e la contemporanea crisi del rapporto tra capitalismo e democrazia, non impone soltanto il pensiero “lungo” di un superamento del sistema (pensiero che va comunque mantenuto quale punto di riferimento essenziale, nell’idea non abbandonabile di una società superiore composta da liberi ed eguali), ma anche della presentazione immediata e della proposta di affermazione, qui e ora – almeno a livello europeo – di una politica fondata sulla mediazione sociale di grandi corpi intermedi posti sia sul piano sociale, sia sul piano politico.
      Si tratta di quella che avevo cercato di definire, tempo addietro, la “centralità della sovrastruttura politica”: la sola strada per riaprire il confronto con quell’idea di riduzione nel rapporto tra politica e società che è stato alla base del mutare progressivo nel rapporto tra politica e domanda sociale, fino a costruire le condizioni per una separatezza reciproca, proprio nel senso che il testo di Stilgitz indica come assolutamente deleteria e da combattere.
      Esiste, infine, e non può essere dimenticato il piano culturale, da affrontare fondamentalmente chiudendo l’era descritta da Naomi Klein nel suo best-seller “No Logo” (1999) “la gioventù della classe media di tutto il mondo sembra passare la propria vita come se fosse in un universo parallelo”.
      Serve l’internazionalizzazione nel confronto delle idee, non la globalizzazione dei comportamenti legati a un unico modello: forse è proprio da questo punto che possiamo ripartire con quelle idee di rivolta che come recitava una canzone del ’68 “non sono mai morte”.
      Franco Astengo

      • Non sono assolutamente d’accordo: supponiamo che la metà dei voti grillini siano di sinistra, farebbe un 13% già solo quello. L’altra metà, anche se proviene da destra? (ex leghisti che prima votavano PCI e magari sono ancora iscritti alla fiom o altri) sono, a mio avviso, in gran parte portatori di una situazione di disagio sociale che oggettivamente li fa ricadere in un’area che ha tutti gli interessi a cambiare le politiche neoliberiste (giovani disoccupati o sottooccupati) in atto. Quanta gente vota a destra perchè non ha la consapevolezza dei propri interessi di classe. Quando Allende passò dal 36% con cui aveva vinto le elezioni (con l’appoggio in parlamento della DC cilena) al 50% alle elezioni successive che voti prese? Voti in gran parte di gente che aveva votato sempre Dc e in parte anche la destra, ma che si riconoscevano nelle politiche portate avanti da Unidad Popular. I soli voti di destra che conosco sono quelli dei padroni e delle classi privilegiate. Gli altri sono voti parcheggiati in attesa di capire dove conviene andare. E’ questo che intendo con quasi tutti i voti di Grillo sono di sx: hanno interessi di classe che li collocano in quella parte politica. Ovviamente occorre farglielo capire.

        • Non si capaice perhè, allora, in Italia la destra abbia quasi sempre prevalso dalla DC a Forza Italia al PDL: M5S dovrò necessariamente costruire un partito interclassista, di matrice liberista in economia, perchè è quella la maggioranza della domanda sociale che intercettato: non a caso fortissima è stata l’attenzione, nella campagna elettorale, al riguardo della piccola impresa che non rappresenta più certamente quei “ceti medi” di togliattiana memoria: niente tasse e “stato minimo” questo è l’obiettivo, e sul terreno della politica, riduzione secca ed ulteriore nel rapporto con la società sulla linea della “riduzione di domanda” di marca lUhmanniana (Reagan, Tachter, tanto per intenderci, spinta non ancora esaurita anche se, come mi pare di aver argomentato appoggiandomi ad illustri epigoni quella spinta propulsiva si va esaurendo. Risposta da sinistra: modello renano, intervento pubblico in economia, forte caratterizzazione sociale, agire politico sul terreno d massa. Certo sarà lunga e dura, ma la via non potrà esere quella di Rivoluzione Civile, un ammasso informe, senza significato, anima e corpo. Serve, lo ripeto per l’ennesima volta, un nuovo soggetto costruito a partire dal basso. Qualche mese fa, molto prima delle elezioni avevo provato a formulare una proposta: scioglimento degli attuali soggetti del tutto inadatti alla bisogna. Autoconvocazione di assemblee regionali, elezione di delegati (100 in tutta Italia), tre mesi di lavoro di questo consesso (una sorta di Assemblea Costituente) varo di un documento politico (non semplicisticamente programmatico, tutti sono capace a fare la lista della spesa), congresso gestito da una commissione eletta all’interno dei delegati. Ripropongo qui questa strada che mi pare percorribile, anche per favorire un libero e aperto confronto di idee non ingessato da posizioni prestabilite, nè soffocati da esiti elettorali disastrosi e quindi da una esagerata sindrome di sconfitta. Hanno perso alcuni incapaci di uscire dal politicismo, non hanno mica perso le idee storicamente patrimonio della sinistra e del movimento operaio

          • Si, ma perchè ripartire ogni volta da capo? (ammesso e non concesso che sia possibile farlo). Se ogni volta che va male una elezione quante volte dovremmo ripartire da 0? Syriza è rimasta otto anni al 4% ma ha continuato sulla sua linea e alla fine è stata premiata. Perchè non ripartire invece da quanto esiste di già strutturato, magari con una nuova dirigenza e con un programma più di classe, ma sempre tenendo presente l’importanza di non isolarci e invece di coinvolgere altri soggetti?

  25. SYRIZA

    Può essere Rcivile la Syriza italiana? ed è giusto pensare di uscire da questa situazione con una proposta politica simile?
    Questo mi chiedevo quando valutavo i risultati elettorali.
    Il risultato è stato disastroso per due motivi soprattutto: la corte fatta al pd troppo a lungo e il fatto che l’area antagonista e di protesta era già preoccupata dai grillini. Syriza non corteggiava il Pasok. Ora come se ne esce? Anche Syriza al suo nascere nel 2004 ottenne solo il 3.26% e 6 seggi. E sino al 2009 restò al palo (4.70%).
    Poi, in concomitanza della crisi greca arrivò in poco tempo al 26.89% (passando per il 16.77%). Syriza è formata da 14 movimenti e partiti, tutti di sx, ma che vanno dai maoisti e trotskisti ai socialdemocratici. RCivile ha una composizione simile, ora che Di Pietro si è difilato ancora più di sinistra. Non ha preso i voti per i due motivi suddetti e al suo interno sconta ancora certe ambiguità. Prima cosa da fare: sciogliere tale ambiguità e rompere definitivamente col pd che va visto solo come un avversario di classe.
    Qualcuno pensa che sia necessario creare un partito unico dei comunisti e mollare l’esperienza di RCivile, concordo sino a metà: bene l’idea di creare un unico PCI (se si riesce) ma poi (e proprio l’esperienza greca insegna) questo non basta se non si riesce a costruire qualcosa di più ampio. Il KKE ha perso voti a favore di Syriza e comunque è marginale (e se la cosa non ha avuto successo in un paese disastrato come la Grecia figuriamoci da noi, salvo che non si faccia la stessa fine). Ma neppure in America Latina è un solo partito comunista a portare avanti le lotte per il socialismo, anche la si può parlare di una sorta di Syriza, nel senso di un contenitore più ampio. L’importante è la chiarezza strategica e ideologica, la coerenza di classe e anticapitalista.
    Ciò che voglio quindi dire: avanti su due strade sinergiche: costruzione di un grande partito comunista, ma al tempo stesso anche avanti con un contenitore più ampio, in cui magari questo PCi potrebbe avere un ruolo egemone come Synaspismos. Sempre che si riesca a fare sia l’uno che l’altro.

    • Erminio Liguori

      Sì Giuseppe,concordo pienamente sul fatto che parliamo di due piani diversi : il Partito e un movimento di sinistra (anticapitalista però), da sviluppare SENZA AMBIGUITA’.Ma ora come ora non dobbiamo farci prendere dalla fregola di fare subito la syriza italiana ( o come vuoi chiamarla). Ora è essenziale riportare alla militanza e all’impegno le migliaia di comunisti che si sono allontanati, piu’ o meno schifati dalle piroette entriste della ( fu ) Direzione, e solo un progetto onesto, ampio di unita’ di tutti i comunisti comunque collocati nella società, puo’ suscitare l’entusiasmo minimo per mettere in moto qualcosa. Dobbiamo crederci, dobbiamo provarci. Le alleanze verranno da sè se non si sarà settari, e dalle alleanze su temi specifici e su lotte portate gomito a gomito, potra’ anche nascere una ” cosa ” come I.U. o Syriza, ma con un forte PC a guidarla.

      • Concordo, il problema che volevo porre è anche se valutare RCivile come abbozzo di questa fantomatica Syriza, visto che già ne possiede alcune caratteristiche, mentre per altre andrebbe ripensata e ridisegnata. (specie il rapporto col pD, che a mio avviso è il nodo cruciale di tutto se si vuole essere credibili) Ovvio che un partito che si dica comunista non potrà stare dentro una “Syriza” che occhieggaindo al pd abbia già in se il seme del tradimento degli interessi di classe. O si sta da una parte o dall”altra, altrimenti la gente non ti segue e tanto meno si impegnerà.

        • Erminio Liguori

          L’uscita di scena di Di Pietro e De Magistris e il ritorno all’ovile di Salvi e alcuni PdCI, riduce a misera cosa RC , ma almeno fruibile nel senso che dici tu come ” nuce ” di una possibile Syriza. Ma la dobbiamo guidare noi per mano

          • Sono assolutamente d’accordo con voi. Io (come ho già scritto in altri commenti) propongo anche di togliere il nome INGROIA dal simbolo.

            Suggerirei di rimpiazzarlo con la scritta GIUSTIZIA SOCIALE , ma anche se non fosse così l’importante è togliere il nome di Ingroia.

    • concordo anch’io. credo che non bisogna mollare l’idea di allearsi con i movimenti senza per questo perdere la propria identità. io credo che l’analisi marxista sia fondamentale, ma che ci si debba aprire anche ad altre forme di pensiero. Penso ai movimenti e le battaglie sostenute da molti bravi preti cattolici, al pensiero di latouche. Non per scadere in una forza socialdemocratica, ma al contrario construire una forza antagonista ed antiliberista. Credo che questo sia necessario e possibile, che si possa coinvolgere non solo vecchi e nuovi proletari, ma anche parte della borghesia. Oramai il sistema capitalista é agonizzante, si sta trasformando in un qualcosa di teribilmente distruttivo che coinvolge tutti. Non si tratta solo di lotta di classe. Questo oramai l’hanno capito in molti e ciascuno cerca delle risposte rivoluzionarie diverse a partire da esperienze e cultura politica diversa. Si tratta di essere capaci di aprire un confronto sincero e costruttivo con tutte queste forze. Non è possibile che sia più rivoluzionario padre Zanotelli che un dirigente del partito comunista. Bravo anche un compagno che ha sottoilineato l’esigenza di creare anche delle reti di solidarietà ed anche di assistenza rfa chi non ce la fa più.

  26. Luigi Di Loreto

    Gian Michele ha perfettamente ragione. Le manifestazioni devono essere nostre. Alla comgiura del silenzio su di noi bisogna pur reagire in qualche modo.

  27. il documento è la continuazione della solita porcata ferreriana!!!!!ma io dico sto coglione quando si dimette!!!!!!a sto punto buon estinzione dall’1% arriverete all 0,5 con questa fallimentare e distruttiva linea!

    • Il solo fatto che certa gente dica certe cose mi fa pensare che Ferrero sia ancora una risorsa per il partito. A lui ripeto: pulisciti la bocca prima di parlare.

  28. non è cambiato niente che schifo…mi sa che sarà un altra occasione persa,e insieme all’occasione sarà perso il mio voto.

    • P.S. andatevene e lascita a qualcuno che parli finalmente di lavoro

    • quante chiacchiere….alla fine restano le stesse poltrone che non si assumono la responsabilità della sconfitta. quanto siete lontani dal gande bertinotti. se volete ripartire chiamate agnoletto, altrimeni resterete al 0,1%

  29. Sono Comunista, perchè sono ANTIFASCISTA;
    Sono di sinistra, perchè mi sta a cuore la difesa delle categorie più deboli.
    Se l’obiettivo è difendere le categorie più deboli, non mi interessa con chi si difendono ma cosa si fa per difenderli.
    Credo che bisogna creare un soggetto politico, imperniato attorno a dei pilastri fondamentali:
    Scula,Sanità,Pensioni, (pubblici)
    Confisca dei beni agli evasori, corrotti e corruttori,
    favorire l’occupazione dando contributi alla aziende che creano posti di lavoro stabili, nazionalizzare le imprese che vogliono delacalizzare ed affidarle in gestione ai dipendnenti,
    mettere un tetto alle pensioni d’oro ed agli stipendi dei dirigenti, per aumentare SALARI E PENSIONI.
    Meno garantismo per i delinquenti (i reati non bisogna commetterli, cosi non ci sarebbe bisogno di svuotare le carceri)
    Favorire i beni prodotti in Italia.
    Su questo ed altro vorrei discutere e costruire il futoro, e non su chi ha sbagliato, perchè tutti abbiamo sbagliato, perchè c’è poca partecipazione attiva nel partito e tanta critica gratuita.
    In Italia, la sinistra è come il calcio, (tutti gli italiani sono allenatori, nella sinistra tutti pensatori, con una differenza che se la propia squadra perde la domenica successiva, sono sempre tifosi ed allenatori, mentre nella sinistra si diventa fondatori di partito.
    Questa la vera disfatta della sinistra.
    Io non chiedo le dimussioni di nessuno, ma esorto gli addetti a lavorare per un soggetto politico unico a sinistra, con un lider giovane e grintoso, (INGROIA non si è saputo imporre, gle lo avevo comunicato durante la campagna elettorale, (più grinta e sicurezza)

  30. Anche un mio commento è sparito.
    Troppo lungo? Troppe stronzate? Prego il gestore del sito di chiarire.
    Secondo me, dobbiamo smetterla di scazzarci tra compagni :
    1)Sciogliere le componenti, smetterla di parlarci a mozioni contrapposte :documenti collettivi costruiti col concorso di tutte le sensibilità.(che devono tutte un po’ storcersi).E chi non vuole, fuori dai coglioni. Centralismo Democratico, Partito Leninista.
    2)Ripartire da Rifondazione, andare avanti, in maniera seria e continuativa col Partito Sociale, RILANCIARLO, essere nei quartieri ad organizzare acquisto e distribuzione di merce a basso prezzo, perchè qui c’è addirittura la fame che si fa sentire fra i ceti popolari.
    3)Sostenere le lotte di fabbrica, essere presenti lì davanti,come finalmente abbiamo ricominciato a fare da un paio d’anni.
    4)Rapporto coi movimenti : solo coi movimenti che mettiamo in piedi noi di Rifondazione, abbiamo visto come è andata coi NO Tav e a Genova : noi a prendere le legnate, Grillo a prendere i voti. Che si fottano.
    5)Rapporto con gli altri nanetti a sinistra : PRC va per la sua strada, chi vuole aggregarsi è il benvenuro, ma basta inseguire il “signor nessuno” di turno.
    Parliamone.

    • Ancora con i movimenti no tav? Ma ci vuole uno scenziato per capire che i movimenti non sono di sinistra ne tantomeno operai? Il movimento 5 stelle dovrebbe averci dimostrato qualcosa no?
      Comitati, discussioni, assemblee… non siamo in un film anni 70!!!
      Voglio vedere programmi sul mercato del lavoro non manifestazioni movimentiste!

    • Luca Casartelli

      Robekarat, sono lieto di sentirti dire le stesse cose che dicevamo noi.

      E’ inutile prolungare l’agonia.
      Si decida.
      Qui c’è da rimettere in piedi un partito.

  31. Luca Casartelli

    URCA!
    3 commenti in attesa di moderazione!
    Caspita!

    Comunque provo a non mandare link .. sarà quello?
    Per congiura e chi fosse interessato, anche sul blog rifondarerifondazione ci sono i documenti.

    (vediamo se anche questo commento va in moderazione …)

    • Luca Casartelli

      Visto che sono spariti i miei commenti “in moderazione”, chiedo ai gestori del sito se era un problema di link o altro.
      Grazie per la risposta che vorrete fornirmi.

      • Patrizia B.

        Non sono un gestore, ma uso un sito simile per fatti miei e quando si inviano due o piú link in un post, questo si blocca automaticamente per questioni di sicurezza. La gestione del sito non c’entra niente, é il programma che funziona cosí.

  32. Luca Casartelli

    Scusatemi .. ma dopo due commenti in moderazione .. volevo capire cosa stesse succedendo .. :-)

    Comunque:

    per congiura:
    DOCUMENTO FALCE MARTELLO = http://rifondarerifondazione.blogspot.it/2013/03/cpn-documento-falcemartello.html
    DOCUMENTO TERZA MOZIONE = http://rifondarerifondazione.blogspot.it/2013/03/cpn-documento-terza-mozione.html

  33. Luca Casartelli

    prova

  34. Quindi le dimissioni della Segreteria erano per finta? Continuiamo così…

  35. Qualche constatazione:

    1)IL PRC E’ UN PARTITO ALL’1%. Al massimo al 1,2%. Poichè è impossibile che la pure disastrata IDV ,le migliaia di voti che dei circoli di Libera e dei tribunali,qualcosa dal PDCI e verdi abbiano preso meno dell’1/1,2%.Quindi bisogna ricordarsi che si sta parlando di un partito,il PRC, che ha l’1% dei voti.Quasi niente.

    2)SI PERSISTE NELLA LINEA CHE HA PORTATO ALLA SCONFITTA. Ciò si vede dal fatto che nei punti pratici da fare con urgenza subito, a fine documento c’è il NOmuos, il NOtav,il NOvattalapesca,ecc. Roba da gruppettari eternamente confliggenti e minoritari.LA GENTE HA FAME E PAURA DI PERDERE IL LAVORO O DI NON TROVARLO.Non gliene frega NIENTE ne della Tav ne del Muos.

    3)INVECE,andrebbe chiesto il massimo di sforzo ai circoli perchè diffondano una cosa di solida e pesante cultura istituzionale.Va bene anche la proposta di indicare il tiramolla politico attuale sul governo come opportunista ed irresponsabile rispetto alla situazione italiana di immiserimento sociale.

    4)Bisogna andare in ginocchio da De Magistris ed implorargli piangendo di fare il leader della nuova formazione nascente di sinistra,dandogli pieno mandato esplorativo di contattare chiunque ritenga giusto,da Ferrando a Vendola,ad Alba/Cambiare si può ,ecc.ecc.per una lista antiliberista con componenti di vario tipo che poi si giocheranno l’egemonia di volta in volta sui territori sulla base dell’”una testa ,un voto”.

    Il resto è destinato a scomparire per sempre come lacrime nella pioggia.

    • Ps,dimentichescion: bisogna aprire frontalmente e pubblicamenteanche ai M5S che siano antiliberisti invitandoli a partecipare alla nuova formazione.

      • condivido!

        • francamente no. Non mi sembra che ci sia molto da condividere con il loro programma. Invece discutere anche con loro punto per punto. Es. finannziamento pubblico ai partiti? Certo che deve esserci! Il problema è quanto. Stabilire delle regole su come possono essere spesi i soldi. Trasparenza ed obbligo di bilancio di tutte le spese. Un po’come per le associazioni ed gli enti privati. Vi immaginate se i partiti venissero sostenuti solo dai simpatizzanti? Avrebbero più risorse quelli finanziati dai grandi gruppi industriali. Ecco una discussione con i militanti su questo mi sta bene, è un modo per confrontarsi e riflettere. Le aperture nella speranza di recuperare qualche voto, strategie ecc. no!

          • Ecco perchè si perde, la ribellione si lascia a Grillo, noi diciamo si al finanziamento pubblico dei partiti quando dovremmo dire che i comunisti si autofinanziano e così devono fare tutti gli altri vietando inoltre il finanziamento privato di società bancarie o capitaliste, pena il carcere…

    • Gulp! Incredibile!

      • mi riferisco al programma dei 5stelle e a come si sta configurando il loro partito a guida grillo, che mi sa che si è montato un po’ la testa… ad essere diplomatici

  36. MA QUESTI DEL CPN DOVE VIVONO? NON SI ACCORGONO CHE RIPROPORRE LE LORO INUTILI CHIACCHIERE PORTANO AL DISTACCO DEI COMUNISTI DAL PARTITO E POI DA CHI SARA’ FORMATO? HO SENTITO FERRERO AFFERMARE CHE BISOGNA STUDIARE E RAGIONARE PERCHE’ LE ANALISI ATTUALI SONO INADEGUATE..MA CACCHIO GLI ALTRI IN EUROPA E NEL MONDO FORSE NON SONO ALLA VOSTRA ALTEZZA MA SANNO GIA’ A COSA RIFERIRSI..IL PENSIERO MARXISTA E COMUNISTA HA PORTATO A RIFLESSIONI DI DECENNI.
    SEMBRA CHE TUTTO SIA NATO CON BERTINOTTI E POI CON FERRERO, QUALCUNO CHE ABBIA ELABORATO GIA’ QUALCOSA CI SARA’ IN GIRO O NO?
    AVEVO SENTITO PARLARE DI DIMISSIONI DELLA SEGRETERIA E MI SEMBRAVA COSA BUONA E GIUSTA MA MI SEMBRA CHE SIANO ANCORA TUTTI LI’ A PONTIFICARE E A GUIDARCI VERSO LE NUOVE MERAVIGLIOSE AVVENTURE DELLA NON AUTOSUFFICIENZA.
    SIETE PROPRIO IN GRADO DI TOGLIERE OGNI ENTUSIASMO DI PARTECIPAZIONE COMUNISTA, VI PREGO DI TOGLIERVI DALLE P…E

  37. Luca Casartelli

    urca!
    Un mio commento in moderazione! .. magari è perché ho messo due link?

    Vabbè .. ripropongo ..

    ———–

    Your comment is awaiting moderation
    per congiura:
    DOCUMENTO FALCE MARTELLO = http://rifondarerifondazione.blogspot.it/2013/03/cpn-documento-falcemartello.html
    DOCUMENTO TERZA MOZIONE = http://rifondarerifondazione.blogspot.it/2013/03/cpn-documento-terza-mozione.html

  38. Gian Michele

    Mi sembrano tempi troppo lunghi.
    Da qui a novembre si potrebbe votare nuovamente e, con l’aria che tira, potrebbe cambiare tutto. Nel frattempo Rifondazione Comunista non può limitarsi a discutere su da farsi. Deve uscire allo scoperto con manifestazioni di piazza, anche clamorose, per ricordare che esiste ancora e che serve ancora a qualcosa.

  39. nevio frontini

    il partito della rifondazione comunastra&deignocchi ringrazia per la gentile concessione del cioccolato offerta dalla Ferrero e saluta i convenuti. L’occasione,ultima, per il tal Paolo ferrero chi ?? che se sparisce e si toglie dai coglioni …farebbe molto bene … Senza saluti da falconara Ancona (Ne(nessuno)

    • con gli insulti non si va lontano: Domanda al cpn: visto che il rischio elezioni potrebbe essere luglio, non sarebbe meglio al accellerare i tempi?
      Se ogni sezione facesse una campagna di consultazione dei compagni anche via mail, internet, assemblee, anche col telefono (visto che in fondo siamo 4 gattini) e si cominciasse a fare delle proposte serie? I segretari delle varie sezioni potrebbero fare da coordinatori, raccogliendo proposte, proteste e malcontenti, sottoponendo quesiti. da questo materiale si potrebbe scrivere un documento condiviso da presentare alle varie assemblee. Personalmente trovo interessanti anche i documenti che sono stati respinti.

      • Rispondo a te quasi casualmente, perchè vedo che dai una risposta intelligente. Lasciando perdere chi fa danni, parlo anche di militanti e simili, di cui un partito serio si deve liberare.
        E’ vero si potrebbe accelerare un poco, ma se si fa un congresso immediato, il partito salta in mille
        schegge.E’ esattamente quello che stanno aspettando.Prova a leggere il giornale di Sel e Pd il Manifesto.
        Per quanto rigurda le dimissioni, per essere onesti intellettualmente e moralmente; poichè la linea del partito è stata sempre approvata a larghissima magg. da cpn e direzione circa 200 persone. Allora si devono dimettere tutti e vediamo chi entra dopo.Quindi la segreteria si sarebbe dovuta dimettere se avesse seguito un’altra linea così non è stato.
        Se si andrà ad elezioni ci si andrà, immagino, sempre con R.C.
        Con più tempo a disposizione, e più trasparenza , probabilmente si potrà fare meglio.
        Può non essere soddisfacente ma , attualmente è ciò che passa il convento.
        Daltronde abbiamo già il Pcl che è abbastanza duro e puro, ci si potrebbe unire a loro. Faremmo molta massa critica.

      • elisabeth il caso Agnoletto in lombardia smentisce la tua tesi
        di proposte serie, perchè sono anni che la direzione naviga su altre rotte molto distanti dalla base, rifletti e medita.

        • infatti penso che il “caso agnoletto” abbia fatto perdere tanti voti. Francamente come si possa vedere in Grillo l’alternativa non lo so, peró così é successo. Ma non c’é un modo per democraticizzare i rapporti tra dirigenza e base?

          • si il Centralismo Democratico. peccato che i
            dirigenti di rifondazione non la conoscono.

  40. quoto umbertob, e secondo me tutti hanno capito, ma non hanno il coraggio di ammetterlo, per orgoglio o presunzione.
    L’unica sinistra in Italia che può risorgere non può essere la solita riedizione comunista marxista e gramsciana.
    Bisogna andare oltre, Vendola ci aveva indicato la strada, ma la nostra ottusità a persistere nel comunismo vecchia maniera lo ha in pratica spinto in braccio ai piddini.

    Se il nostro partito fosse stato guidato da vendola avremmo ottenuto una sinistra non socialdemocratica che in altri paesi ha riscosso successo a piene mani.
    In italia abbiamo scisso in due componenti una unica direttrice …diciamo socialista, abbiamo sbagliato e dobbiamo ammetterlo.
    Ogni nuovo tentativo di riedizione “falce e martello” ci riporta più in basso di dove partiamo.
    Siamo prossimi allo zero, quanto ci metteremo ancora a capire?

    Incontriamo Vendola ed offriamogli la presidenza alle sue condizioni, ed entriamo nel mondo della sinistra vera, scevra da falce e martello e concetti sorpassati. Quello è il futuro, ho resistito fino adesso ma ora basta, nessuna iniziativa regressiva mi coinvolgerà più

    • Salvatore, sei un provocatore, Statene con Vendola e non venire a provocare i compagni di Rifondazione comunista.
      Noi nel nostro piccolo cerchiamo di risalire la china, sempre rimanendo comunisti.

      • mi associo a Pietro e aggiungo, o si è comunisti italiani
        (ch’è già un distinguo,comunque senza essere settarismi)o si è
        qulcosa d’altro più o meno di sinistra,Vendola lo ha dimostra-
        to, sottoscrivendo il Patto con il PD con ciò che prevedeva,inol
        tre, noi abbiamo fatto un flop, ma mi sembra che nemmeno Vemdo-
        la possa cantar vittoria (battosta)quindi,dov’è la scoperta Ven
        doliana ? Chi ha l’deale comunista a favore dei più deboli con
        tinuerà ad averlo,tanti o pochi,presumo che a sbagliari siano gli altri, non per presunzione,ma per semplice considerazione,
        i padroni del vapore e i suoi amici, o indiretti alleati(Grillo
        non hanno e non regalano niente ai poveri,tutto da conquistare
        (ieri come oggi )

      • bravo. innanzitutto mi preoccupa l’atteggiamento ‘prudente? di chi si dichiara comunista e poi rinnega il simbolo ‘storico’ del comunismo ( che non significa dittatura, gulag e tutti i luoghi comuni… della propaganda antisocialista). si potrebbe incontrare ventola se si capisse da che parte sta e che cosa vuole fare da grande.

    • a Sarvatò, ma vedi d’annà affanc..ulo!! Tu, Niki, Sel, il Pd e tutto er centrosinistra…Arisaluti communisti

    • capisco che il sito di Sel abbia i commenti chiusi, ma andate da un’altra parte a scrivere queste sciocchezze.

      “Vendola ci aveva indicato la strada”, quella della scissione, immagino. Ecco, scindetevi :)

    • Salvatore,guarda che Vendola su questi temi ha perso il Congresso: poi è scappato tra le braccia del PD facendosi il partito personale ed aderendo al programma di Bersani che è in continuità con quello Monti. Invece di sputare sentenze su di un simbolo storico e su una scelta democratica cerca di capire cosa vuol dire COMUNISMO ITALIANO

    • il tuo “sel” invece è un riferimento nel mondo!ma per piacere……ah … ah….!(ti va bene “l’h”come l’ho messa?)

    • e allora vattene da qui e tornatene a SEL (Spingo E Lecco) che è il tuo posto, giusto a letto col PD (Piazza Diarrea)

  41. Antonio Falcone

    Il documento approvato da una parte fa autocritica e dall’altra rilancia quello che da Chianciano in poi è stato il vero fallimento e cioè la necessità di costruire una “soggettività politica di sinistra” e qui mi pare evidente la contraddizione. Infine la segreteria che ha dimostrato di essere incapace in questi anni, si candida a garantire il proseguimento dell’iniziativa politica e la gestione amministrativa.
    Insomma dice: si facciamo il congresso, discutiamo quanto vi pare, ma le regole e gli obiettivi li decidiamo noi. Bravi.
    Più incoerenza di così, non credo ci possa essere. Ma che credete che siamo polli. La vera sconfitta sta nella rinuncia a costruire un soggetto comunista autonomo che lotti insieme alla forze antiliberiste ma che si presenta autonomo alle elezioni, escludendo alleanze o rinunce a simbolo, identità e riferimenti storico-culturali all’esperienza comunista. Insomma o si è o non si è, il resto sono frattaglie.

  42. Mi sono letto tutti i commenti, ma è possibile che a nessuno sia venuto il dubbio che forse aveva ragione Vendola a fondare con altri compagni degli ex DS, Verdi e qualche socialista sparso un nuovo partito che guardi al socialismo europeo, là dove si decide del futuro dell’Europa?

    Con i numeri che RC (formata da ben quattro partiti) ha avuto nelle elezioni neanche la testimonianza si può più fare.
    E non scherziamo con una Syriza italiana per favore, questo partito in Grecia è nato dalla disperazione della gente che non ha più di che curarsi e di che nutrirsi, o qualcuno si balocca con “il tanto peggio tanto meglio”?

    E continuare ad insistere sulla costruzione di un nuovo partito comunista significa non avere capito che le persone di buon senso hanno metabolizzato che il comunismo come sistema politico è fallito in modo miserevole, producendo disastri ambientali e umani e condizioni di lavoro per es. in Cina al livello della schiavitù, molto lontano dal sogno che ha spinto milioni di persone a lottare ed a sacrificarsi!

    • la congiura degli eguali

      umbertob vai a lavorare nella fabbrica di niky il rinnegato; e tieniti stretto il capitalismo che ci farà diventare tutti ricchi, ricchi si ma di miseria e disperazione.

    • è fallito il comunismo stalinista e riformista,è fallito il nazionalismo autoritario e populista travestito di falce e martello. Il comunismo, quello vero concepito da Marx, Engels e Lenin si è fermato alla fase socialista poi degenerata nelle sopracitate varietà, oppure nel capitalismo di stato cinese. Ma nulla impedisce di riprovare a portare a compimento questo modello sociale che permetterebbe di spartire equamente le risorse limitate del nostro pianeta sovraffollato e sempre più allergico al capitalismo e imperialismo.

      • il tempo ci darà”ragione”.in questi “5″anni di crisi,nel mondo il movimento comunista è già ripartito(Venezuela esempio per tutti).

      • il comunismo di era staliniana fù interrotto, quanto a quello cinese ….bhe leggiti la NEP…. chiamarlo capitalismo di stato mi sembra ingeneroso.
        Quanto ai riformismi all’italiana e agli eurocominismi, quelli si hanno fallito in pieno.
        La rimodernizzazione buona,attuale,umanistica e vincente mi sembra quella venezuelana.
        Ah si …. ma chavez è un dittatore, che ha fatto 13 tornate elettorali in 15 anni e di cui bersani paventa la comparsa di un epigono in italia

      • Bravo compagno, la penso ,esattamente come te. Io sono del PCL.
        E l’ora di ritrovarci, di mettersi insieme. Stati Generali dei Comunisti.

      • Luca Casartelli

        Quoto tony.

        @umberto b = non aveva ragione Vendola, ma ciò che l’attuale dirigenza vuole fare è proprio quello.
        Tutto legittimo, ma per diana si lasci ai COMUNISTI il partito!!!
        E non mi si parli di naturale evoluzione dello stesso..

        • Il comunismo è mummificato da qualcuno in una forma immodificabile e inalterabile nel tempo.
          A parte le correnti ortodosse e fondamentaliste, neanche nelle religioni rivelate è così.
          È triste vedere quest’atteggiamento in una forza politica laica.
          Attaccarsi ad un passato mitizzato non serve affatto a far fronte alle sfide del presente e del futuro.
          Nel frattempo c’è stato il secolo breve, se non ve se siete accorti.

          • infatti chavez è un ottimo esempio di come attualizzare il pensiero e la tradizione marxista-leninista, senza snaturarla

      • Condivido compagno, quello è il cammino da riprendere, tranciando il cordone che ancora ci lega ad esperienze storiche che hanno vigliaccamente tradito il concetto stesso di comunismo.

        • innovare non è troncare.
          Non servono i furori trotzkisti, nè le rigidità staliniste.
          Lo stesso mao capì quando fù il momento di porre un freno alla rivoluzione culturale.
          Innovare significa guardare al futuro nella convizione delle giustezza sostanziale del nostro passato.
          Ammettere la nostra non infallibilità.
          Accettare le nostre sconfitte.
          non dimenticare le nostre vittorie.
          In poche parole non buttare via il bambino con l’acqua sporca e fare quella benedetta discussione che si invoca dal 1991 sul movimento comunista che ci permetta di sezionare scientificamente e senza tabù le luci e le ombre della nostra storia, separando il buono dal cattivo.
          Quindi affrontare in maniera non fideistica anche il periodo staliniano, senza scandalizzarci se insieme ai tanti errori troveremo qualcosa che valga la pena di tenere

    • i primi ha demonizzare il comunismo, sono stati la gente come te ed il tuo partito(di una storia di lotta che non ha uguali!ha…ha….!)vergognatevi!

      • f……non sai nemmeno usare l’h
        Uno che dice “i primi ha demonizzare il comunismo”….mi lascia perplesso su qualunque conetto voglia esprimere…

        • non devi esprimere proprio niente!e per quanto riguarda “l’h” mettitela dove vuoi

          • compagno Sergio

            È chiaro che quando si ricorre a simili mezzucci e si esibisce tanta tracotanza, non si ha nulla da dire e nulla nella zucca.
            Continua pure a dormire mio caro troll dal nome improbabile’

        • conetto?
          eheheheh lupus in fabula eh?

    • Cito le tue parole:”Con i numeri che RC (formata da ben quattro partiti) ha avuto nelle elezioni neanche la testimonianza si può più fare”. Ma scrivi tanto per fare o prima hai provato a fare un timido assemblaggio di pensiero?? DOVE SONO I NUMERI E LE PERCENTUALI DI SEL(??) se non in quell’irrisoria percentuale (pari a Noi, tra l’altro…e consideriamo che in Rivoluzione civile eravamo l’asse portante!) raccolta togliendo le briciole al PD. Smettiamo di guardare ai progetti (FALLITI..!!) degli altri: SEL è oggi in posizione “più favorevole” rispetto a noi solo perchè la legge “porcata” le ha consentito di entrare in Parlamento con la coalizione alla quale ha aderito. MA CI FAI O CI SEI??? E’ un successo della sinistra quello??? Iniziamo UNA BUONA VOLTA a parlare in modo serio. Trovo irrispettoso questo modo superficiale di avere la verità in tasca! …Verità che poi, quando la si va ad analizzare si vede come invece sia fatta solo da discorsi vuoti, “ignoranti” e senza lucidità politica. Usiamo il cervello per favore, e impariamo a vedere i nostri limiti prima di avventurarci in discussioni senza senso!

    • scusa, ti rispondo seriamente una volta sola(l’ho fatto al tuo precedente intervento).
      Adesso stai diventando ripetitivo.
      i casi sono due:
      1 sei uno dei trombati di sel in puglia
      2 tua moglie non te la da, finchè non porti a casa la prossima mazzetta da spartire.
      in ogni caso vedo che hai molto tempo libero, però ti prego, trova il modo per utilizzarlo più costruttivamente.
      Ti dirò una cosa e poi mi asterrò dal risponderti nuovamente, visto che la cosa ti gratifica, quindi lo faccio più per gli altri che per te.
      La prima volta che scesi in piazza in vita mia, fu per tirare le monetine a craxi. Ora se rifondazione sparisse, piuttosto che finire la mia vita politica votando le persone a cui tirai le monetine, preferisco chiuderla rinunciando al mio diritto di voto.
      Ah si…. guarda la mia analisi schietta è che un buon 40% del nostro fallimento è dovuto al fatto che i pochi che avete lasciato che ci vedessero ci hanno giudicato troppo simili a voi.

      • ah si… la nostra situazione in europa è più unica che rara… il KKE alle ultime elezioni, lamentava una mancata crescita… è vero, ma lo faceva dal suo 7 % che per noi sarebbe un risultato strepitoso (e anche per voi).
        IE in spagna, che non ha mai abbandonato i principi del marxismo era data per morta da almeno 10 anni eppure ha saputo cavalcare il malcontento della crisi ed eccola di nuovo più viva che mai.
        e diciamo che la cosa è così un pò ovunque.
        In italia invece, i nostri geniali dirigenti, insistono a perseguire una linea che ci renda simili a voi. Prendiamo la batosta, fanno autocritica ma come si inizia la lenta ripresa, presi dalla fregola del poltronismo, ricominciano con il pallino della grande ammucchiata libertaria, di sinistra, plurale, etc etc etc (ste boiate evito di ripeterle tanto le conosci già visto che le avete inventate voi) e via…. tre anni di lavoro per ricostruire un minimo di ripresa bruciati in un cartello che non era nè carne, nè pesce.
        Spero che dopo questa batosta, codesti dirigenti se ne vadano in blocco e che il partito cominci a seguire una via diametralmente opposta a quella simile alla vostra che ci hanno obbligato a seguire a fasi alterne in questi anni.
        per concludere:
        LA NOSTRA VERA IATTURA, CARO UMBERTO, è QUELLA DI AVERE DEI DIRIGENTI TROPPO SIMILI AI VOSTRI!

      • Patrizia B.

        Che strano, eh, che ci siano poche donne nel partito. E ancora di meno che han voglia di scrivere in questi siti.

        • le idee dividono gli interessi uniscono!non lo dico io.

        • dacci adriana

          cara Patrizia,un partito di maschi.un sito di maschi,il nodo ,il vero nodo è questo:società maschilista,partito maschilista,militanti maschilisti,idee maschiliste,concetti aberranti quando si argomenta di violenza sulle donne,NESSUN COMPAGNO ha sentito il bisogno di commentare la notizia della legge promulgata in Ecuador da Evo Morales,è probabile che non abbiano neanche letto le poche righe dell’articolo:chi se ne frega se ogni giorno in tutto il mondo si stuprano,si uccidono donne,chi se ne frega se la ‘metà del cielo’è discriminata,chi se ne frega seè il GENERE MASCHILE ad ammazzarci,no,loro sono suscettibili,non si possono turbare le loro certezze millenarie,e pensate che si possa sognare e costruire una società di eguali con questa ‘cultura’ maschiocentrica?

          • non sono maschiocentrico, però avendo sentito elettra deiana, quando la vecchia federazione stava ancora vicino termini, dire che bisognava e cito testualmente: “superare marx in quanto maschio privo della soggettività femminile”, quando sento parlare di questioni di genere slegate da una qualsivoglia componente di classe divento un pò sospettoso

    • caro umberto, all’inizio Vendola come anche poi Grillo hanno secondo me saputo cogliere un bisogno: quello di una politica dal “basso”, cioé di maggiore partecipazione della base. In realtà mi sembra che siano riusciti a creare attorno a sé una mitologia, un’aura quasi di santità, per cui i militanti da partecipanti si sono trovati ad incensarli e a seguirli come fossero S. Francesco. Di qualsiasi ideale essi siano i portatori questo è l’atteggiamento sbagliato. Un rapporto democratico partecipato manca a tutti i partiti, compresa rifondazione, ma è il passo necessario indispensabile per la nostra sopravvivenza. Sulla questione del capitalismo vs. comunismo ognuno è libero di avere le sue idee. Certo la storia dei partiti comunisti non è sempre limpida, ma mi sembrava che su questo rifondazione avesse fatto già più di una riflessione e che poco abbia a che fare con lo stalinismo. Se quello che vuoi dire è che bisogna essere più aperti e non settari ti posso dare ragione, ma attenzione a non essere settari nel senso inverso. Per molti di noi la parola comunista/marxista ecc. ha ancora un senso, ma non ha senso idolatrare simboli ed abbracciare ciecamente ideologie. cerchiamo semplicemente di essere pragmatici: siamo per il proporzionale o per il maggioritario? Come spiegare la nostra scelta al popolo italiano? Siamo per la difesa dei diritti dei lavoratori? Come affrontare la crisi? Il nodo è come afrontare la situazione ridicola e tragica in cui siamo caduti: lo strapotere delle banche. E’ chiaro come il sole che il capitalismo così come lo conosciamo è agonizzante. Morirà con o senza i comunisti. il problema è semmai in che cosa si trasformerà. E questo il punto della riflessione. Un tale tanti anni fa parlava di “socialismmo o barbarie”. Non credo immaginasse quanto brutale potesse essere questa barabarie. AL di lá degli slogan, non credo che nessuno di noi abbia voglia di riesumare i soviet, ma solamente opporsi a questo decadimento. In questo senso, caro umberto,dobbiamo essere aperti. Né va semplicemnte della sopravvivenza della nostra specie e il dialogo deve essere fatto con tutti coloro che hanno a cuore il bene dell’uomo, senso della giustizia (penso a don Ciotti, padre zanottelli, i movimenti ambientalisti ecc.) non certo una classe politica opportunista e meschina come quella del pd

      • Fra' Dolcino

        Solo per informazione, visto che lamentate la poca presenza di donne, la frase ” Socialismo o Barbarie” e’ di Rozalia Lucsemburg ( Rosa Luxemburg)

        • Patrizia B.

          E allora? Credi che la Luxembourg sarebbe stata felice di commenti infarciti di insulti o sprezzo verso le donne? Certi frasi decisamente vi qualificano e mi fanno vergognare di essere iscritta al medesimo partito di chi le usa.

          • la congiura degli eguali

            patrizia hai la mia solidarietà; i comunisti che danno giudizi sprezzanti sull’altra metà del cielo, dovrebbero spiegare che tipo di socialismo prospettano.

          • Fra' Dolcino

            Sarai mica un pò skizzata? perchè mi aggredisci così solo per aver fatto sapere ad Elisabeth( visto che non lo sapev) , chi ha scritto quella frase. ka cavolo c’entro io con gli insulti e quant’altro?? Io non insulto mai nessuno, cerca di farti passare la scimmia

          • Patrizia B.

            Il commento era in generale, non contro di te, ma vedo che stai bene anche tu… skizzata, cerca di farti passare la scimmia… altri che giudicano la segreteria non da quello che ha o non ha fatto in base al credo religioso, la moglie che non te la da, ecc… bel modo di discutere fra compagni.
            Ma un minimo di rispetto, é chiedere troppo?

          • Fra' Dolcino

            Veramente mi sono incazzato per quel ” vi qualificano” che era rivolto anche a me personalmente ed in quanto uomo, ed in entrambe le fattispecie lo rigetto con forza.Detto questo, compagna, amici e compagni piu’ di prima, e scusa la foga

          • Patrizia B.

            No, era rivolto a chiunque, uomo o donna, usa simili modalitá di discussione e in special modo a chi manifesta disprezzo per le donne.
            Se ti sei sentito coinvolto da quanto ho scritto, potevi ribattere dicendo la tua e invece …
            Sarebbe ora di finirla con sistemi che ci squalificano tutti quanti.

          • compagno Sergio

            sono d’accordo con Patrizia. in questo sito troppi presunti compagni utilizzano l’insulto e la battutaccia ambigua (omofoba o maschilista, spesso) al posto del ragionamento e dell’argomentazione.

            se siamo ridotti a questo, è veramente triste perché significa che il berlusconismo col suo corollario di volgarità, superficialità e aggressività, ha colonizzato anche i vostri cervelli.

            se qualche anno fa, l’espressione volgare poteva apparire anticonformista, oggi ho l’impressione che sia vero il contrario, visto che la “razza padrona” non si perita più ad utilizzare, in maniera arrogante, un linguaggio triviale.

          • Erminio Liguori

            Scusa ma dove li hai visti gli insulti, almeno in questo scambio con le compagne? Mi sembra che ci sia un eccesso di permalosita’ e forse di perbenismo piuttosto. Altra cosa se parliamo delle risposte di alcuni compagni ai vari trolls che ci inquinano, ed a cui non si dovrebbe dare seguito. Anche a me non piacciono gli insulti, faccio parte dell’Accademia della Crusca, ma , cribbio ( o è una parolaccia?), ogni tanto smoccolo anche io.. E allora? Avete mai visto ” Il Decameron” o ” I racconti di Cantherbury” di Pasolini? Sareste fuggiti via o avreste applaudito?

          • Patrizia B.

            Trol o non trol, quando si usano insulti o battute sessiste, omofobe, reazionarie, si dice qualcosa di se stessi.
            Ti pare che il sito del Prc sia un palcoscenico su cui mandare in onda il decameron?
            E le discussioni fra persone, non attori, devono ricalcare i racconti di Cantherbury? Che paragone é?
            Avere rispetto per gli interlocutori, sarebbe diventato perbenismo? Il problema maggiore non sono nemmeno gli insulti, ma il fatto che si usano senza neppure rendersene conto, come se fosse del tutto normale trattare gli altri a stracci in faccia, con la medesima supponenza ed arroganza di un qualunque fascistello di periferia.
            Siamo comunisti? Bé, cominciamo a dimostrarlo differenziandoci dai militanti di casa pound. Le incazzature, gli sfoghi, non necessitano di livelli cosí bassi e di una serie di volgarità, superficialità e aggressività di stampo berlusconiano, che, dice bene il compagno Sergio, hanno colonizzato i nostri cervelli.
            Anche le analisi politiche, quando si parte da simili schemi mentali, come credi che possano avere un minimo di profondità? Si parla per slogan, si insulta chi dissente su qualcosa e poi si pretenderebbe l’unione di tutti i comunisti… dove? In un’arena, vestiti da gladiatori?

          • Fra' Dolcino

            Non in una arena per gladiatori? certo non nel salotto buono di Bertinotti, magari in cachemire..

          • Patrizia B.

            Ho appena scritto che parliamo per slogan, Fra’ Dolcino e tu che mi rispondi?
            Che caspita c’entrano Bertinotti e il cachemire?
            Va bé, finiamola qua, tanto a quanto pare non serve a niente.

          • se mi fossi rivolto a una donne avrei usato l’aggettivo marito.
            Se avessi saputo che il suo orientamento fosse altro da quello presupposto mi sarei adeguato.
            E comunque sia, volendo essere offensivo nei confronti del signor umberto non mi è sembrato il caso di star troppo ad andare per il sottile.
            Non so fammi capire, quando tu vuoi ingiuriare qualcuno gli chiedi : “scusa devo offenderti, mi dici in che modo posso farlo rimando politicamente corretta?”
            Stai parlando con uno che voleva bianca bracci torsi segretaria nazionale o almeno presidente del partito(e mi risero tutto dietro),che ha votato margherita hack con una gioia e una convinzione mai avuta prima e che non ha mai avuto problemi ad avere superiori donne, a riconoscere i loro meriti quando capaci e a criticarle aspramente quando incapaci.
            Mi sembra che abbiamo perso il senso della vulgata, quella delle periferie, quella parlata dai soggetti da cui dovremmo farci capire e a cui invece sembriamo marziani.
            Dobbiamo essere preparati intellettualmente, ma dobbiamo anche essere in grado di saperci sporcare le mani.
            Credo che parlare di sessismo o anche di razzismo tra compagni sia offensivo.
            Per percorso e maturazione, una persona che prende coscienza di classe e abbraccia il pensiero di marx non può essere nè sessista, nè razzista, nè classista.
            Insistere oltre sulla questione mi ricorda molto “la caduta di costantinopoli”
            Quando con memmeht II ormai padrone dei bastioni di porta San Romano, Nella magnaura Costantino XI e la sua corte parlavano animatamente del sesso degli angeli.

  43. la congiura degli eguali

    che democratici quelli della redazione!; perchè non postate i documenti respinti in modo tale che su di essi i compagni possano intervenire?; mi sembra che si è già in fase congressuale, e che tutti i documenti debbano avere uguale cittadinanza.

  44. compangi leggete bene con che faccia tosta la maggioranza di grassi e ferrero vuol continuare come se nulla fosse e andasse tutto benissimo nel partito e nella linea. per favore ricordatevelo al congresso. che se votate ancora per l’80% una mozione pro-pd poi c’è poco da lamentarsi sulla linea…
    che terza mozione, sinistra comunista e falcemartello presentino una mozione unitaria! vincerebbe di certo!

  45. Niccolò Naldi

    Una Syriza Italiana ora, subito, anticapitalista e antiliberista. Alternativa al centrosinistra definitivamente (e ovviamente alla destra a monti e a grillo). E’ l’unica via, poi un confronto con Riv.Civ. è necessario e coerente ma l’unione della sinistra non può più attendere, i compagni della base non capirebbero ulteriori balcanizzazioni.

  46. scusate compagni un’ultima vexata quaestio:
    Perchè nessuno si chiede come mai la gente, magari complice l’eccessiva semplificazione maggioritaria, continua ad associarci a bersani e al pd.

    • Ti rispondo io anche se non sono del tutto titolato a scrivere in questo sito in quanto militante di SEL, io credo che continuare ad insistere sulla costruzione di un nuovo partito comunista significa non avere capito che le persone di buon senso hanno metabolizzato che il comunismo come sistema politico è fallito in modo miserevole, producendo disastri ambientali e umani e condizioni di lavoro per es. in Cina al livello della schiavitù, molto lontano dal sogno che ha spinto milioni di persone a lottare ed a sacrificarsi!

      E questo, a mio parere, è dimostrato dal fatto che il PCI, man mano che le notizie filtravano, è passato dal 34-35% del 1976 al 24% del 1990, quando Occhetto convinse il gruppo dirigente a cambiare nome (io votai NO con il cuore anche se la ragione mi spingeva per il SI).
      E dopo di allora il PRC è passato lentamente dal 6-7% allo 0,5% di oggi (2,2% diviso quattro partiti).

      E’ ovvio che io sostenga che SEL con il 3,2% è in grande pericolo ma almeno è ancora vivo!, certo che se la sinistra si riunisse in un solo partito, lasciando perdere simboli e idee datati e consegnati alla storia, sarebbe tutto un’altro affare!

      • unbertob nessuno ti vieta di unire la tua amata sinistra ma sei pregato a non confodere sinistra con comunisti poi sei anche egoigta vuoi censursre e privatizzare i sogni delle persone.

      • perchè io non vado a rompere i coglioni negli altri siti dei partiti di cui non condivido niente e invece devo sopportare i saputelli che seguono bersani o vendola che pretendono di insegnarci la retta via,se non l’avete capito io vi odio,alla larga sciò,smammate,andate in pellegrinaggio da padre pio per la vittoria alle elezioni e lasciateci in pace

      • hahahahahaha il livello di schiavitù in cina, a dati del loro contratto di lavoro nazionale è inferiore a quello che il vostro amato marchionne propone con il beneplacito dei vostri pupazzari del pd.
        Il punto è che quando la gente ci confonde con voi, lo fa con repulsa…. non ve ne siete accorti?
        Ah si… ti avevo già invitato a farlo, ma leggerti la NEP ti farebbe dire meno corbellerie sulla cina.
        Che cè? da buon socialista ti piace leggere solo il numero di serie delle banconote?

        • PS. è ovvio che tu ti senta in pericolo, perchè falliti gli obiettivi e non avendo una militanza motivata da un’idea, come la nostra sel rischia lo sfacio, ma fatti spiegare una cosa.
          Unirsi nell’orgia del potere per andare a fare in parlamento quello che fate in puglia… o quello che fate a roma 16 (gli altri municipi non li conosco e non parlo) per noi non ha nessuna attrattiva.
          Non amiamo il potere per il potere, ma per fare qualcosa, siano riforme a favore dei lavoratori, sia opposizione o sia solo testimonianza.
          Ah già ma parlo di testimonianza a un socialista, uno che testimonierebbe al massimo ad una truffa alle assicurazioni.

      • a Mbertbbi, ma prechè ‘nte ne vai a scrive sur sito de Sel che mo è ita pure a leccà er culo ar PSE n’Europa. Arisaluti communisti

      • SEL è il tentativo di unire la sinistra in un partito socialdemocratico che prima o poi confluirà di nuovo nel PD costituendone in futuro la sua “sinistra”.
        Questo NON è un progetto di sinistra, ma un progetto per ELIMINARE la sinistra….

  47. Scusate, volevo dire ancora un cosa: Ingroia, può piacere o no, ma ha affermato (cosa importante per il messaggio che manda, oltre che per il valore in se) “rivoluzione civile” andrà comunque avanti, siamo solamente all’inizio del cammino. Queste affermazioni, se sarà coerente vanno a suo merito.(Cerchiamo di valutare anche noi questo).
    A differenza ad esempio del riposizionamento di De Magistris che sostanzialmente dichiara che R.C. è finita e Viale sul Manifesto che sostanzialmente afferma che R.C. ha fallito per colpa dei 4 segretari.
    Penso si illudano, anche per il rispetto che si deve ai quasi 8oo mila che ci hanno votato ed ai tantissimi che avrebbero voluto votarci.(salvo voto utile).
    Non si può sempre iniziare dal principio: arcobaleno, poi fds , poi un’altra cosa dopo R.C…

    • appunto io direi di continuare dal PRC avendo come abiettivo un PC sarebbe un buon inizio.

    • Se Rivoluzione Civile va avanti io preferisco andare nel CSP-Partito Comunista di Rizzo, perchè a questo punto, se devo prendere il 2 % mascherato, preferisco prendere l’ 1% da comunista.

  48. ci sono serie possibilità che la situazione politica italiana porti entro il prossimo autunno a nuove elezioni. Il prc si presenterà di nuovo senza una chiara idea di futuro proprio e della sinistra italiana.
    All’ultimo si rifarà un carrozzone di tutti gli esclusi dalle altre coalizioni.Le risposte dei quadri dirigenti dei partiti della “sinistra alternativa” è purtroppo ,ancora una volta di fronte al fallimento,per niente esaustiva. Noi che ci forgiamo del termine di rivoluzionari non riusciamo a rivoluzionare nemmeno le nostre strategie nel breve periodo.
    bandiera rossa, ridiventa straccio e il più povero ti sventoli

  49. ” Ripensare il ruolo del Prc non implica rinunciare al progetto della Rifondazione Comunista ma cercare di individuare le strade per rilanciarlo sul piano dell’elaborazione teorica e programmatica, della pratica sociale, del radicamento, dell’organizzazione, della relazione con tutto ciò che si muove al di fuori di noi.”
    ok… detta così non è per niente chiara, potrebbe voler dire una cosa bellissima, ovvero il tentativo di ricomposizione di tutti i soggetti comunisti nel rispetto delle loro sensibilità (dai carc a ferrando) e su questo punto sono pronto a donare quel poco tempo libero e quelle poche energie che mi sono rimaste per spendermi con entusiasmo.
    Se invece per “tutto ciò che si muove al di fuori di noi” significa perseverare nelle derive di rincorsa ai movimentisti, alle grandi ammucchiate generiche, alla visione “contaminata” del partito, ovviamente si tratta di una cosa orribile, stupida e che ha come fine ultimo la mera occupazione delle poltrone parlamentari, a che scopo poi non è dato saperlo.
    nel secondo caso ovviamente non contate su di me.
    Ho un gruppo musicale e le mie battaglie politiche continuerò a farle come le ho sempre fatte con quello, solo in forma più esclusiva. e in termini di voto mi limiterò tristemente a votare da esterno, lo schieramento recante falce e martello che più si avvicina al mio sentire, giusto per esprimere un voto di testimonianza.

    ” Rifondazione Comunista da tempo è cosciente della sua non autosufficienza e quindi della vitale necessità della ricomposizione della sinistra di alternativa come in tutta Europa.”
    Anche qui l’interpretazione è molteplice e io sarei per quella più semplice e logica.
    Togliere a livello di sinistra europea tutte le fatwe contro partiti nostri fratelli come il KKE o il partito comunista di moldavia.
    Porre fine alla discrimina tra comunisti buoni e comunisti cattivi figlia del periodo di “errori e orrori” del bertinottismo.
    Ricostruire dialogo e comunicazione con tutti i partiti comunisti d’europa e del mondo, anche con quelli di cui non condividiamo la linea per riattivare un confronto che porti autentica freschezza nella nostra dialettica, invece della solite rimasticazioni alla moda della fuffa movimentista e ricostruisca un tessuto di solidarietà internazionale e internazionalista per coordinare la lotta e portarsi mutuo soccorso.
    Daltronde al momento i nostri risultati non ci pongono di dare molti giudizi sulle linee altrui e magari qualcosa avremmo da imparare se non da invidiare dal 7% del KKE o dal 39% del partito comunista di moldavia, per non parlare del 21% del PCFR a loro tempo maledetti dall’autocrate bertinotti e a tutt’oggi ignorati dai nostri dirigenti.

  50. Il documento non mi piace per niente in alcune parti.Es.:il max è partecipare alle manifestazioni no-tav e no-muos, quando c’è in ballo l’esigenza di un soggetto di classe, rappresentativo dei lavoratori dipendenti anche in un’ottica di alleanze, che saranno oggettivamente necessarie?
    Però, come rilevato dall’intervento di Mantovani, (che sarebbe un ottimo segretario), ci sono anche delle “vigliaccate” in giro.
    La linea è stata decisa in svariati cpn, da circa 200 compagni, eletti a loro volta dalle federazioni, quindi si deve andare, se vogliamo essere onesti, altrimenti si deve chiudere immediatamente il partito, a congresso con questa segreteria. Se la segreteria ha seguito un altro percorso si deve dimettere immediatamente. Così non è stato.

  51. marcello de santis

    quando fondammo Rifondazione Comunista respingemmo la liquidazione del PCI… non accettammo la svolta di Occhetto… questo sentimento si è perso per strada ed oggi i COMUNISTI non si riconoscono in RC… questi dirigenti sanno scrivere e sciorinare masturbazioni cerebrali a volontà… devono dimettersi tutti per dare la possibilità alla base di costruire un nuovo PCI

  52. alessandro fabi

    I responsabili del nostro partito erano tanto impegnati a capire cosa volesse la base di Rifondazione, e come fare per deluderla ancora una volta, che hanno pubblicato le decisioni del CPN dopo che le stesse erano apparse sul blog di Luca Casartelli http://rifondarerifondazione.blogspot.it/
    Questi signori si fanno gli affari loro: si sentono proprietari del Partito. Per capire cosa vogliano i militanti basta leggere i commenti qui e su rifondarerifondazione. Assolutamente alternativi al PD ed a chiunque non si dichiari Comunista con orgoglio. Lotta dura vittoria sicura.

  53. Non mi sembra sufficientemente esaminata nelle sue cause e negli effetti disastrosi la scelta di Ingroia come collante di partiti e movimenti. Visto da Rifondazione: è stata consultata la base? D’un colpo si sono ammainate le bandiere, si è confusa un’idea politica con un elenco della spesa di cose utili a farsi, ci si è trovati in un’accozzaglia di “buone intenzioni”, con tutto il rispetto per le potenzialità di ogni partito e movimento, a paragone della quale l’arcobaleno (già penoso da gestire e di programmato fallimento) è stato uno splendore. Una macchina di partito che non si riforma – e subito! – su criteri di partecipazione e democrazia al massimo può andare a spinta e sta bene in un museo.

  54. devo dire che Ferrero inizia un po’ a deludermi. Passino gli errori di Riv Civ, ma continuare a perseverare su quella strada mi sembra deleterio. Addirittura chiede a Di Pietro di non rientrare nel centrosinistra…ma che se ne vada Di Pietro e i suoi! Sono ideologicamente distanti da noi, e questo è uno dei motivi del flop di RC..ma come si fa a non capirlo?

    Io sono dell’idea di andare da soli alle prossime elezioni, fare magari solo testimonianza, ma nel frattempo rimboccarsi le maniche per rimettere in piedi il partito. Benissimo il congresso, ma basta pastrocchi con quelli dell’IdV. Per favore!

  55. Il congresso potrebbero indirlo per il dicembre del 2113, già che ci sono. Andrebbe fatto domani, per rimettere in piedi qualcosa.

    • Lucio Cortese - segretario Prc Paola e componente del Cpr Calabria -

      Questo documento, e le decisioni in esso riportate, sono una vergogna …
      Non dico altro! alla prima occasione mi sentono sti fallimentari.
      Non si capisce poi, come si fa davanti a un fallimento di proporzioni cosi gigantesche, a non prenderne dimettendosi senza se e senza ma …
      Neppure quell’animella di Franco Giordano si era dimesso dopo il fallimento dell’Arcobaleno…
      Con tutta la buona volontà, mollate subito quei posti che state solo facendo terra bruciata…

      • Lucio Cortese - segretario Prc Paola e componente del Cpr Calabria -

        Volevo dire che Giordano, si era dimesso….

  56. Per quanto riguarda l’apertura e il confronto con i militanti e lo sfruttamento della rete a tal proposito, bene l’importante è che vengano impegnate delle energie per raggiungere il risultato.
    Sul fatto che ci sia stata un’adesione condivisa della linea politica, non credo proprio, i compagni sono avvelenati, non si devono dire bugie, questa è stata una linea verticista e fallimentare.
    Chiedete consigli a chi opera nei territori e nei luoghi di lavoro, vedrete che la linea politica sarà certamente più adeguata alle esigenze di classe, il segretario non deve fare il guru, deve rappresentare la volontà di sintesi dei comunisti e dei lavoratori, se la linea politica non scaturisce da questo può essere solo fallimentare.
    Imparate dai nostri nemici giurati che sanno cogliere l’essenza e manovrarla a proprio tornaconto, noi non dobbiamo arrivare a tanto ma dobbiamo pur cogliere quel pensiero comune, quella speranza, quel grido di dolore che io riesco ad ascoltare e non sono un sensitivo, ma forse ho quella sensibilità che tutti i rivoluzionari dovrebbero avere specialmente quando occupano posti di responsabilità.
    Un po’ di creatività non guasterebbe anche per spiazzare i nostri avversari, basta dire sempre le stesse cose, “contro le politiche neoliberiste” figuriamoci se un comunista può essere a favore, quando i nemici del neoliberismo dovrebbero essere i socialdemocratici che sono storicamente fottuti.
    Non c’è spazio per la redistribuzione della torta o si prende tutto o si va nel baratro se non si riesce a capire questo, se non si riesce a vedere oltre il proprio naso, la finanza internazionale, non solo non vuole ridistribuire un centesimo, ma detta legge sulle pensioni e sullo stato sociale in genere, e i servi di dx e di sx non battono ciglio, nonostante i soldi potrebbero essere trovati altrove.
    Decine di migliaia di famiglie non sono povere, sono alla fame, senza riscaldamento, senza luce con lo fratto esecutivo, quando non sono già in mezzo alla strada e questo è un fenomeno che con questa politica sarà inarrestabile.
    Vorrei sentire cosa dice rifondazione?
    Poveracci sono caduti in disgrazia?
    Non è colpa nostra, ma delle politiche neoliberiste?
    Vogliamo fare qualche comitato di lotta per la casa?
    Vogliamo organizzare i disoccupati o aspettiamo che lo facciano i fascisti.
    Accantonate i vostri libri e opuscoli, lasciate a marcire la vostra sedia e andate a leggere il dolore e rabbia della nostra società forse riuscirete a ritrovare quello spirito rivoluzionario che in alcuni di Voi può esserci stato.
    Facciamo sentire la nostra voce e imponiamo le nostre lotte, possiamo ancora farcela!

  57. guglielmo brusco

    E basta con le lamentele. Finiamola con le critiche al gruppo dirigente nazionale. Basta con “io l’avevo detto”. Prima si devono sentire le riflessioni dei compagni di base, sia sui motivi della ulteriore sconfitta, sia sui modi per uscire da questa nostra crisi. Bisogna capire insieme se è bene proseguire solo come Rifondazione, cercare una nuova Federazione della Sinistra (che a me non dispiaceva),oppure una più ampia Sinistra Unita (con il necessario coinvolgimento di SEL), oppure se proseguire con Rivoluzione Civile (con altre regole e altri modi di agire). Io sinceramente non so quale scegliere, ma consiglio comunque di evitare congressi per tesi e fazioni divise. Sarebbe ridicolo e probabilmente tragico. Ad un tale congresso io non parteciperò e chiederò alla mia Federazione (Rovigo), di non farlo. Il gruppo dirigente nazionale, dopo aver sentito la base i le federazioni, deve riunirsi finchè non trova la giusta sintesi. Basta segnali esterni di divisione, servono solo per le masturbazioni mentali di chi vuole essere qualcuno anche se di fatto non è nessuno. Restiamo uniti, pensiamo alla politica e non a noi stessi, non cerchiamo capri espiatori che non esistono (tutti siamo responsabili di quello che è successo) e vedrete che ce la faremo. Noi abbiamo la ragione, ci manca la forza che deriva dall’avere una unità che adesso ci manca.

    • Luca Casartelli

      Io non dico l’avevo detto.
      Lo dicono altri. Anche perché noi “pigne” ne abbiam lette di ogni su questo sito …

      E’ chiaro che è sbagliato “dargli al Ferrero”, ma è altrettanto sbagliato non riconoscerne gli errori e che lui non si dimetta senza appello.
      Si è toppato. Fine.

      Ora piuttosto che continuare a masturbarci le meningi, sarebbe il caso di agire.

      MA evidentemente a noi piace troppo perdere.
      Forse perché ci sentiamo migliori?

    • caro compagno, non è un problema di seghe mentali. critiche etc.. tanto per cominciare la base siamo anche noi, sono in Rifondazione da quando ho coscienza politica, ho sempre sostenuto le battaglie e le linee anche quando non ero troppo convinto, ma oggi siamo davanti ad un disastro senza precedenti, la segreteria è dimissionaria, ok facciamo un congresso a breve, hanno fatto rivoluzione civile in 40 giorni, non credo sia utile aspettare 9 mesi, mi dispiace, ho profonda stima verso la segreteria e sopratutto verso il compagno Ferrero, ma chi fallisce deve uscire di scena. saluti comunisti

    • ….Bisogna capire insieme se è bene proseguire solo come Rifondazione,…Caro Compagno Brusco, è questo il problema. Per quanto valga la mia opinione, penso che bisogna assolutamente proseguire con Rifondazione ma che sia veramente un Partito di classe.

  58. Mi pare che arrivare ad un congresso straordinario a Novembre quando probabilmente ci saranno nuove elezioni prima, sia alquanto grottesco.
    Non è tempo di tergiversare, ci vuole un congresso entro 3 mesi, cercare nuova linfa, comporre una segreteria nuova, possibilmente giovane che sappia comunicare meglio con la società, questo è in breve l’unico modo per tentare di salvare il salvabile, altrimenti liberi tutti.

  59. IL documento del CPN è nel suo complesso vago e poco incisivo; ho l’impressione che si stia navigando a vista, non c’è un approdo chiaro e definito; in questo contesto di emergenza si dovevano stringere i tempi per il congresso nazionale, occorreva farlo di qui a due mesi o quanto meno , se non ci sono i tempi tecnici, una grande assemblea nazionale degli iscritti da qui a uno due mesi.

  60. vito terranova

    ¿ Perché non proponiamo Antonio Ingroia come segretario ?
    Parliamo di far rinascere il PCI,dell`unità dei comunisti ecc..senza prendere nessuna decisione .
    ¿Quanti comunisti siamo in Italia, cosa vogliamo veramente?
    ¿Perché non facciamo una proposta a RC,e al PDCI,di fare un congresso unitario,dopo un gran dibattito di base aperto anche a comunisti che non hanno la tessera persone che simpatizzano con noi.
    Con un programma e dei dirigenti eletti dalla base.e come segretario proponiamo Antonio Ingroia..
    ¿Cosa vi sembra la proposta?

    • Caro Compagno, onestamente l’esperienza di Ingroia e’ stata gia’ abbastanza disastrosa durante le elezioni… Non credo proprio che possa avere un futuro come leader.
      Sono d,accordo nel far partire un processo unitario, ma non riciclando certi personaggi che, anche in breve tempo, sono riusciti a fare tanto danno. Se Ingroia proprio vuole, partecipi, magari senza pretendere di mettere il suo nome a caratteri cubitali sul simbolo…

    • Caro Vito, forse il bravo Ingroia, in un serio Partito Comunista, potrebbe esser un buon responsabile del dipartimento giustizia del Partito ma il segretario. saluti comunisti

      • ovviamente volevo scrivere : ma NON il segretario.

      • Sono pienamente d’accordo. Sono siciliano e so quanto Ingroia possa essere prezioso per una lotta contro la mafia veramente concreta ed efficace. Ma la capacità politica e di leadership è un’altra cosa. L’errore della sinistra antagonista è stata quella di lasciarlo andare allo sbaraglio con rivoluzione civile. Un’alleanza costruita su un progetto politico più solido ed articolato, con un ruolo più attivo dei singoli partiti e con una leadership politica avrebbe ottenuto risultati migliori. A mio parere bisogna puntare su una figura come Landini, ma prima è necessario costruire un progetto politico ed un’organizzazione diffusa sul web e sul territorio.

    • Sono d’accordo con Vito Terranova . Se non allarghiamo le lotte ad altri soggetti o movimenti il nostro destino e’ l’estinzione

      • Fra' Dolcino

        Compagni, ma vi rendete conto che questa è coazione a ripetere gli stessi identici errori? Possibile che non si capisca che siamo ai margini , non perchè ” troppo comunisti” ma perchè ” troppo poco”( o x niente) comunisti? Che c’è un ENORME desiderio di radicalità che è stato TUTTO intercettato da Grillo, mentre noi ci guardavamo l’ombelico? Ma come volete che la gente ci riconosca se ci mimetizziamo accuratamente dietro improbabili conducator? Senza un Partito con una linea ideologica FERMA e SALDA ( l’esatto opposto dell’ecclettismo evangelico di Ferrero e delle sue piroette oscillatorie PD/SEL/Movimenti) non siamo ” utili” nè al proletariato, e nemmeno a noi stessi, per un pò di orgoglio che ci dovrebbe essere rimasto? Militanza per cosa? per fare approvare le unioni di fatto? per la legge sul femminicidio? Sembra che non si vada oltre temi, per carità nobili, ma solo “etici”.. E il conflitto di classe? Questa linea riesce a vedere lo smottamento della piccola borghesia verso una radicalità che può prendere diverse pieghe, anche molto pericolose, se non c’è un FORTE e RADICATO partito comunista ad allearla e legarla agli interessi del proletariato? Ma davvero i compagni pensano che con una ripulitina, in fondo, RC va bene ? Riprendiamo a fare i comunisti davvero, riprendiamo quelle lotte sul posto di lavoro, nel sindacato sul territorio per abbattere il capitalismo, per dare un segnale che un’altra idea del mondo esiste e la Storia non è finita. Altrimenti a pro di che continuare a prendere pesci in faccia? Pe rsalvaguardare un micro-ceto politico che ha il prosciutto sugli occhi?

        • Luca Casartelli

          @Fra Dolcino
          Bella l’immagine di guardarsi l’ombelico ..
          Già, ci crediamo l’ombelico del mondo ..
          E siamo qua ripetere le stesse cose.
          Cose che verranno ripetute, sviscerate, analizzate, sul sito, nei circoli … per poi cosa?
          Per riprovare ancora con qualcosa di simile a Rivoluzione Civile.

          Sarebbe ora di smetterla di cincischiare e fare i soloni, sarebbe ora di rimboccarsi le maniche e COSTRUIRE un partito serio. Comunista. Di classe.
          Che sia a fianco dei lavoratori, dei movimenti, che intercetti e faccia sue quelle battaglie e che non tiri per la giacchetta i movimenti, ma che umilmente collabori con essi.

          Abbiamo perso perché non osiamo.
          Abbiamo perso perché parliamo troppo. E troppo politichese/filosofico.
          Abbiamo perso perché non vogliamo vincere.

        • Scusa compagno, ma se fosse come tu dici, Ferrando avrebbe preso almeno più di noi, invece è nei decimali, Grillo è comunista? non mi pare proprio, anzi il m5s ha una forte predominanza di anticomunismo… purtroppo quello che non vogliamo capire è che il partito comunista no ci sarà mai più, perchè la storia ci ha sconfitto, bisogna, se si vuole tenere i piedi in terra, agire da comunisti per un progetto che sappia affrontare le sfide di oggi, che non sono più quelle di 50 anni fà. saluti comunisti

        • Non sono una caso caro Frà Dolcino le candidature imposte nel tempo di Vendola, Titti De Simone, Luxuria e tanti altri soggetti che nel loro immaginario credono che la lotta di classe sia una disciplina olimpica.
          Ho letto sul blog consigliato da Aldo Ferrari un ottimo commento di Volonnino su Ferrero che scambia l’evangelismo con il socialismo, l’interclassismo con la lotta di classe e la Bibbia con il Manifesto del Partito Comunista.
          Molto interessante come interessante è tutto il contenuto di quel blog che al pari tuo consiglio ai compagni

        • Desiderio di radicalità forse, ma se in Italia non c’è Syriza bensì Grillo, che la parola “comunista” non la pronuncerebbe mai, un motivo ci sarà.
          Far nascere una coscienza di classe dall’esigenza di radicalità diffusa sarebbe un’ottima cosa, ma se l’approccio, anche comunicativo, è brandire il termine “comunista”, l’esito fallimentare è certo anche prima di cominciare.
          Non si tratta di buttare Marx nel cestino, ma di trovare assolutamente un nuovo modo di proporlo nella realtà di oggi in Italia, che NON è fatta di adepti del comunismo (per mille motivi), per quanto abbia voglia di scelte precise e drastiche, ma di buon senso, su tante cose. Anche socialdemocratiche, e anche di difesa dell’efficienza dello stato borghese (legalità ecc.).
          Grillo è cresciuto così, non dimentichiamolo, non sulle questioni identitarie: non avrebbe preso un voto!
          Direi che la questione Europa/costo del lavoro è centrale in questo; e non si può pensare che non c’entri il neoliberismo.

  61. Aldo Ferrari

    I compagni che vogliano commentare il documento del CPN del 9 e 10 u.s. possono farlo sul (http://rifondarerifondazione.blogspot.it/).
    Farlo su questo sito è come seminare al vento.
    Prepariamoci in vista del congresso straordinario.

    • Fra' Dolcino

      Raccolgo l’invito del compagno Ferrari e posterò un intervento su questo ottimo blog, cui invito a mia volta tutti i sinceri comunisti che non vogliono MAI PIU’ diluirsi in brodini impresentabili

      • Auguri compagni. Con tutto il rispetto per la vostra iniziativa, temo che i risultati saranno deludenti. Negli ultimi anni, infatti, ne ho visti parecchi di tentativi analoghi. Proviamo a non indebolire ulteriormente Rifondazione, che non naviga in buone acque. E se affonda Rifondazione non ci sarà piú alcun partito comunista degno di questo nome. La mia non é una certezza, ma solo un presentimento.

        • Marcello, il tentativo fatto da questi compagni è quello di rafforzare e non di indebolire Rifondazione. Avevo le tue stesse perplessità fino a quando non ho cominciato a leggerli ed a condividerne le proposte.
          Entrare nel loro blog non costa nulla e non impegna, ma ti assicuro che ne vale la pena.

  62. Vieste con Vendola

    Cari amici e cari compagni
    Dai discorsi che si sentono oramai c’è un aria di campagna elettorale e grazie a chi non vuole sentire e non vuole capire che questo paese poteva e doveva essere riformato fra meno di due mesi riandremo alle elezioni. Credo che ognuno di Voi capirà che tutto questo costerà al paese circa 400.000.000,00 di Euro solo per le elezioni e miliardi di Euro bruciati dalla borsa. QUINDI SE SI ANDRA’ ALLE ELEZIONI SAPPIAMO TUTTI DI CHI E’ LA COLPA E A CHI NON DOVREMO VOTARE SE SI VUOLE UN PAESE NORMALE CHE METTA AL CENTRO IL LAVORO E LA DIGNITA’ DEGLI UOMNI. Tutto passa attraverso la nostra voglia e la forza di tutti noi dobbiamo pensare positivo e dare una mano al centorsinistra tutti insieme contro chi vuole lo sfascio del paese per imporre forme non democratiche. STAVOLTA SCENDIAMO IN GIOCO TUTTI OGNUNO DI NOI PARLERA CON IL SUO VICINO CON IL SUO COLLEGA CON LA MADRE LA NONNA LA ZIA LA SORELLA NON UN VOTO VADA REGALATO. E ORA DI DARA IL GOVERNO ALLA SINISTRA! ORA E SEMPRE RESISTENZA!

    • e perché con Vendola ed il centrosinistra???? ma fammi il piacere…

      • Perchè è grazie a loro se siamo arrivati a questo punto e perchè ci porterebbero ai primi del 900 dopo che già ci hanno portato agli anni 50.

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  1. l dopo elezioni: che fare? | Partito della Rifondazione Comunista - [...] Documento del CPN del 10 Marzo http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=1684 [...]
  2. Cantieri politici per una nuova sinistra – Movimenti - Blog - Repubblica.it - [...] alle elezioni politiche. Parole rivolte soprattutto a Rifondazione Comunista impegnata in un rilancio della propria azione politica. Si legge: ...
  3. Dialogo con i compagni di “Rifondazione” | lentiacontatto - [...] 12 marzo 2013 – 19.33 [...]
  4. DOCUMENTO APPROVATO DAL COMITATO POLITICO NAZIONALE DI RIFONDAZIONE – 9/10 MARZO 2013 | - [...] Qui gli altri documenti e la registrazione del CPN. [...]
  5. www.PRComunistaLivorno.it » Documento approvato dal Comitato politico nazionale del 9 e 10 marzo 2013 - [...] da rifondazione.it [...]
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