Quattro cose sul reddito di cittadinanza

Quattro cose sul reddito di cittadinanza

di Davide Maria De Luca -
Nelle ultime settimane si è parlato molto del reddito di cittadinanza. Si tratta di un punto presente nei programmi di diverse forze politiche che si sono presentate alle ultime elezioni ed è uno dei 20 punti programmatici fondamentali del Movimento 5 Stelle. Ma su cosa sia effettivamente e quanto costerebbe c’è ancora molta confusione.

Reddito di cittadinanza o reddito minimo garantito?
Sul sito la Voce.info Tito Boeri e Roberto Perotti hanno cercato di fare un po’ di chiarezza tra i due termini che vengono usati come sinonimi, ma che decisamente sinonimi non sono. Il reddito di cittadinanza (basic income guarantee in inglese) è un sussidio universale e non condizionato: in altre parole lo ricevono tutti quanti, per un tempo indefinito e indipendentemente dalla loro ricchezza o da altri redditi che percepiscono. Se si dovesse stabilire un reddito di cittadinanza di 500 euro mensili, ad esempio, verrebbe percepito tanto dalla famiglia Agnelli quanto da un 50enne appena licenziato.

Il reddito minimo garantito (guaranteed minimum income in inglese) è invece un programma universale – cioè ha regole valide per tutti – e condizionato: nel senso che le sue regole determinano chi può avere accesso al sussidio e chi no. Ad esempio, il reddito minimo garantito potrebbe essere condizionato al non percepire altri redditi e all’essere iscritti a una lista di collocamento. Il reddito di cittadinanza non esiste in quasi nessun paese del mondo: uno dei casi più noti di paesi che ce l’hanno è lo stato americano dell’Alaska. Il reddito minimo garantito invece è molto diffuso in Europa, anche se spesso molto discusso e criticato.

I politici hanno dimostrato una grande confusione su questi due termini. Ad esempio: nel programma di SEL si parla esplicitamente di un reddito minimo garantito di 600 euro, ma in diverse interviste Nichi Vendola ha parlato della necessità di introdurre un reddito di cittadinanza. Nei 20 punti di Grillo si nomina espressamente il reddito di cittadinanza, ma quando Grillo sostiene che l’Italia è l’unico paese a non averlo in Europa, sta parlando del reddito minimo garantito, il che è confermato dalla interviste ad alcuni parlamentari del M5S che parlano esplicitamente di un sussidio condizionato.

Quali sono i problemi?
Il reddito di cittadinanza ha un solo problema: è molto, molto costoso. Boeri e Perotti hanno calcolato che un reddito di cittadinanza pari a 500 euro per tutti i cittadini italiani di età superiore ai 18 anni costerebbe circa 300 miliardi, il 20% del PIL, poco meno della metà di quanto attualmente spende lo Stato ogni anno per tutte le sue attività.

Il reddito minimo garantito, invece, è molto più economico, ma è difficile fare una stima esatta. Essendo una misura “condizionata”, bisognerebbe capire quali sono le regole che lo farebbero scattare prima di poter ipotizzare il suo costo. Boeri e Perotti stimano un ordine di grandezza tra gli 8 e i 10 miliardi di euro per un reddito minimo garantito di 500 euro. Il problema, in questo caso – oltre al costo, che comunque non è indifferente – è che il reddito minimo di cittadinanza in certe condizioni rappresenta un disincentivo al lavoro.

Se ipotizziamo, come si è spesso sentito dire, un reddito minimo garantito di mille euro al mese, è chiaro che nessuno lavorerà più per meno di mille euro: dovrebbe rinunciare al sussidio per lavorare ottenendo la stessa cifra. Probabilmente in pochi però lavorerebbero anche per 1.200 euro: il guadagno netto sarebbero solo 200 euro, ma in cambio bisognerebbe lavorare invece che stare a prendere il sole in spiaggia. Per questo in genere il reddito minimo garantito è condizionato da clausole come una durata limitata oppure essere iscritti alle liste di collocamento e non rinunciare a più di un certo numero di offerte di lavoro.

Chi lo vuole
Per quanto sia chiaro che i politici non hanno ben capito la differenza tra i due redditi, i loro programmi sono più precisi. SEL e Rivoluzione Civile hanno nei loro programmi degli accenni al reddito minimo garantito, senza però precisare a quali condizioni e per quanto dovrebbe essere erogato. I 20 punti del Movimento 5 Stelle sono gli unici a parlare di reddito di cittadinanza, ma come abbiamo visto Grillo probabilmente intende un’altra cosa.

Il Movimento 5 Stelle è anche l’unica forza politica ad aver finora esplicitato i dettagli della sua idea di reddito minimo garantito. O almeno lo ha fatto un suo esponente, il deputato Alfonso Bonafede. In un’intervista al Fatto Quotidiano Bonafede ha detto: «Vorremmo fosse intorno ai 900-1000 euro che consente di non rinunciare ai propri diritti, di non diventare schiavo. Durerà tre anni e si riceveranno un massimo di tre offerte in base alle proprie competenze attraverso gli uffici di collocamento, che devono essere potenziati, al terzo rifiuto il reddito viene tolto».

Il PD non ha preso una posizione chiara nel programma sul reddito minimo garantito, anche se alcuni esponenti, come ad esempio Rosy Bindi, hanno aperto a questa possibilità durante la campagna elettorale. Negli 8 punti presentati dal segretario Pierluigi Bersani alla direzione nazionale del partito mercoledì scorso è presente un vago accenno a qualcosa che assomiglia al reddito minimo garantito. Viene indicato come «Salario o compenso minimo per chi non abbia una copertura contrattuale». Una definizione piuttosto vaga che non chiarifica esattamente cosa intenda Bersani.

Come funziona in Europa e in Italia
Italia, Grecia e Ungheria sono gli unici tre stati dell’Europa a 27 a non avere una qualche forma di reddito minimo garantito. La media del sussidio nei paesi europei prima dell’allargamento (cioè tenendo conto di Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Irlanda, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Lussemburgo e Svezia) è di 400 euro. Questo non significa che in Italia la spesa per la protezione sociale – che comprende tutto: dalle pensioni a sussidi di disoccupazione – sia inferiore a quei paesi. La spesa per la protezione sociale in Italia è in linea con la media europea.

In Italia, infatti, ci sono già numerosi programmi di aiuti alla povertà e di sussidi alla disoccupazione, sia a livello locale che nazionale: assegni di assistenza, assegni familiari, indennità di frequenza minori, pensioni di inabilità, indennità di accompagnamento e la nuova ASPI. A questo elenco andrebbe probabilmente aggiunta la cassa integrazione, che è una cosa molto particolare, ma che probabilmente verrebbe eliminata dall’introduzione di un reddito minimo garantito.

Il problema è che questi aiuti sono spesso “mal mirati”. Le persone che vengono aiutate da questo insieme di strumenti non coordinati sono, secondo una ricerca della Bocconi, solo per il 27% sotto la soglia di povertà. La parte più complessa dell’introduzione del reddito minimo garantito, oltre a trovare i fondi necessari, sarebbe riorganizzare e razionalizzare tutti questi aiuti, in modo da renderli più semplici da gestire e meglio diretti a chi ne ha davvero bisogno.

da Ilpost.it

2 Commenti

  1. Carlo circolo Bianchini Genova

    PER DAVIDE MARIA DE LUCA, e le sue farneticante teorie.
    Il fatto che questo articolo, sia stato postato, senza nessun commento ci dice che l’autore o non capisce nulla di quello che ha scritto, o è d’accordo con la sostanza delle cose che scrive ed allora mi domando perché dentro Rifondazione a chi controlla il sito, non ci sia nessuno che abbia postato questo articolo corredato, di una critica adeguata, non sto parlando di censura, ma di un commento di accompagnamento per dire, che non è vero, che non si capisce, la differenza tra “Rettito di Cittadinza” e “reddito(o salario) minimo garantito, e non è vero che non lo chiede nessun altro, ad esempio e prima di Grillo, lo Chiedeva, il PIRATEN PARTEI, nel Nord Europa e la differenza sta, che uno, il salario(o reddito) minimo garantito, è legato alla civiltà del lavoro, e Guarda la compatibilità con questo sistema e allora Tito Boeri espressione di questa filosofia, sarebbe disposto a riconoscere, qualcosa, che sia una specie di elemosina, tanto da alleggerire la tensione sociale , dicendo tra l’altro che in Italia ci sono forme di sussidio compensativi, (anche se diverso di altri paesi). Il “reddito di Cittadinanza” ha un’altra dignità, perché parte dalla fine della civiltà del lavoro, Geremi Rifkin una ventina di anni fa scrisse un libro, che si chiamava “la fine del lavoro” Aris Accornero sempre tanti anni fa, con un libro che si chiamava “era il secolo del lavoro” ci ammoniva che stavamo andando verso una civiltà che non prevedeva lavoratori cosi come li abbiamo conosciuti, VIVIANE FORRESTER, scrisse “l’orrore economico” sullo stesso Tema,RIcciard Sennett, scrive “l’uomo flessibile” questi e altri libri da tempo si studiano all’università, Ma Tito Boeri, e Davide Maria De Luca, sembrano non rendersi conto che questi libri erano profezie che si sono avverate, ed allora, un reddito minimo Garantito,che potrebbe essere accettato in una civiltà del lavoro, perché sarebbe solo momentaneo, in una società senza lavoro, questa operazione si configurerebbe come un operazione di carità fatta anche delle signore benestanti ,dopo la partitina settimanale di Bridge.
    Il reddito di cittadinanza invece tiene conto di questa situazione, e vuole dare dignità all’uomo per il solo fatto di essere non lavoratore ma cittadino, è per questa miopia che esiste dentro Rifondazione che andiamo sempre a risucchiare la ruota altrui senza mai stupire, una volta i comunisti erano quelli che avevano un progetto di società alternativo oggi vanno a rimorchio di Intellettuali, incapaci e culturalmente asserviti, Bene fa Grillo ad odiare e snobbare questi intellettuali.

    • Hai perfettamente ragione. La miopia politica della classe dirigente italiana ed europea, o dei cosiddetti tecnici, sia a destra che a sinistra non arriva nemmeno ad immaginare che oltre all’aspetto sociale che tali misure comporterebbero rappresentano una semplice partita di giro.
      I soldi come escono così entrano da un’altra porta. Diminuendo del 10% gli stipendi del pubblico impiego e delle Forze Armate per non parlare di un tetto massimo alle pensioni, finanzi il tutto. Così finalmente la crisi del debito pubblico la pagano un poco proprio loro che l’hanno generata, mi sembra logico e giusto. Così fecero in Germania tagliando le tredicesime. Nessuno che si prende la responsabilità di dire questo, perché?

    Registrati per ricevere gli aggiornamenti e la Newsletter

Commenta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


5 × uno =

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

PRIVACY



Sostieni il Partito con una

o tramite bonifico sul cc intestato al PRC-SE al seguente IBAN: IT74E0501803200000011715208 presso Banca Etica.