Libertà dei media in Europa: un milione di firme

Libertà dei media in Europa: un milione di firme

di Fulvio Fammoni -
Cos’è una “Iniziativa dei cittadini europei”? E’ la richiesta, rivolta direttamente alla Commissione europea, perché produca un atto legislativo sulle materie per le quali ha competenza a legiferare. E’ uno strumento utilizzabile dal 2012 ma ancora poco conosciuto e troppo poco usato. La proposta deve essere sostenuta da almeno un milione di cittadini in almeno sette Stati dell’Unione.

Un buon numero di associazioni e organizzazioni europee ha deciso di utilizzare questo strumento per tutelare e promuovere il pluralismo dei media e la libertà dell’informazione. In Italia a sostenere l’Iniziativa è un comitato di cui, con la Cgil, fanno parte tutte quelle associazioni che da anni si battono contro la censura e i bavagli, contro l’omologazione e per una informazione libera.

Si chiede la revisione della direttiva sui Servizi di media audiovisivi (o una nuova direttiva) che miri all’armonizzazione delle regolamentazioni nazionali sulla proprietà e alla trasparenza dei mezzi di comunicazione, e che introduca norme europee per garantire l’indipendenza degli organi di controllo dei media, misure necessarie anche per il corretto funzionamento del mercato interno.

Questo il merito della proposta, che rientra nel campo dell’intervento legislativo, e sul quale la Commissione ha autorizzato la raccolta di firme. Ma, al di là del formalismo legislativo, con l’adozione di queste norme si interverrebbe su aspetti fondamentali per la libertà d’informazione; quindi su “disciplina delle proprietà e controllo dei mezzi di informazione a partire dai monopoli esistenti, indicazioni delle posizioni di governo o elettive in cui non si possono assumere posizioni di controllo sui media, piena indipendenza dei servizi pubblici e delle autorità di controllo”.

Si tratta di regole comuni per tutti i paesi europei, sulla base delle quali i governi nazionali possono assumere normative specifiche, ma sotto le quali non si può andare. È evidente come questi argomenti riguardino la situazione italiana. Da noi, mentre imperano il conflitto d’interessi e i monopoli, la crescita del settore dell’informazione è limitata dalla mancanza di norme antitrust e dalla concentrazione della raccolta pubblicitaria.

Con il risultato, nella crisi, di un aumento del numero delle testate che hanno chiuso e della perdita secca di posti di lavoro. Tutto questo senza dimenticare che, per un vero pluralismo, la Rai e l’autorità di controllo necessitano di cambiamenti profondi. Chiediamo dunque che il futuro governo affronti e dia una risposta a dette questioni, che la destra in campagna elettorale ha confermato di non voler risolvere, e sulle quali il governo dei tecnici non è intervenuto.

da Rassegna.it


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