Nota sul movimento dei forconi

Nota sul movimento dei forconi

di Paolo Ferrero -  A sinistra la valutazione del movimento dei forconi è stata ed è assai differenziata. Per semplificare, da chi ha sostenuto che era un movimento fascista e golpista a chi ha sostenuto che si tratta di un genuino movimento di ribellione contro il neoliberismo. Non concordo con queste interpretazioni e provo qui di seguito a dare una prima lettura di cosa sta succedendo e di cosa è opportuno fare.

Innanzitutto considero necessaria una nota metodologica: di fronte a movimenti compositi, propri di una fase di guerra di movimento in cui tutto si muove rapidamente, è assolutamente necessario distinguere i fenomeni sociali dai fenomeni politici e distinguere all’interno di questi tra i comportamenti politici antagonisti (di vario colore e natura) dai comportamenti del potere costituito. Senza questa elementare distinzione sul piano analitico a mio parere non si capisce letteralmente nulla perché si tendono a fare delle equivalenze che forse potevano avere una loro validità nella fase precedente ma che oggi risultano false.

Utilizzando questa griglia di lettura mi pare di poter dire che:

1)      Gli organizzatori del movimento dei Forconi non sono un corpo unico e hanno al loro interno significative forze di destra. Abbiamo il movimento dei Forconi vero e proprio, guidato da Ferro, come alcune aggregazioni degli autotrasportatori, di agricoltori o di artigiani. Abbiamo poi Forza Nuova e i gruppi ad essa contigui – o a cui essa ha dato vita come vere e proprie organizzazioni collaterali – giocano un ruolo significativo, così come altre sigle di destra – a partire da casa pound – sono bene presenti nell’organizzazione del movimento. In alcune realtà territoriali si sono poi aggregati nell’organizzazione degli eventi parti di ultras, generalmente legate a realtà di destra. Così come in talune realtà vi sono state significative presenze della malavita locale, che ha dato un supporto significativo all’organizzazione dei blocchi, al controllo del territorio, al carattere maschile ed autoritario di varie azioni.

Da questo punto di vista non è certo sbagliato dire che l’organizzazione della Rivolta dell’immacolata – come viene chiamata da Forza Nuova – ha una indubbia impronta di destra estrema, nonostante i riferimenti di fedeltà alla Costituzione repubblicana.

2)      Il movimento non è stato identico in tutta Italia ma ha raccolto un grado di consenso assai ampio. Molti, anche coloro che hanno criticato pesantemente il movimento per le sue caratteristiche, hanno segnalato un grado di condivisione delle ragioni della protesta: non se ne può più. In molte regioni le iniziative non sono andate al di la dei promotori nazionali e sono stati quindi animate quasi per intero dai militanti dell’estrema destra e sono rimaste quindi – sul piano militante – un fenomeno quasi solo politico. In altre situazioni, la Rivolta dell’immacolata – al di là degli organizzatori – è diventata l’occasione per significativi settori sociali di esprimere la propria rabbia e il movimento ha quindi assunto le caratteristiche di un vero e proprio movimento sociale.

3)      Significativo a questo riguardo il caso di Torino, la città più impoverita del Nord Italia. A Torino lo sciopero dei commercianti del lunedì 9 dicembre è stato totale. A Torino lunedì non era possibile comprare il giornale o bere un caffè. Vi sono certo state intimidazioni ma nella sostanza lunedì ha visto un consenso altissimo della categoria dei commercianti all’azione di lotta. All’interno dei commercianti il nucleo maggiormente determinato e militante è indubbiamente costituito dagli operatori dei mercati rionali e segnatamente di Porta Palazzo, che hanno un contenzioso aperto e molto pesante (occupazione della stazione di Porta Susa poche settimane fa) con il comune di Torino in merito al pagamento delle tasse locali. Accanto ai commercianti, ad agricoltori, a trasportatori ed artigiani (significativa la presenza di ditte edili che sono alla canna del gas in quanto non vi è lavoro) vi è stata una presenza di ultras ed in generale di settori di proletariato giovanile (sia studenti che disoccupati e precari) non politicizzato. La vicenda torinese è stata caratterizzata – in particolare nella prima giornata – dalla contestazione nei confronti del presidente della giunta regionale Cota (Lega) che è un esempio da manuale della casta verso cui cresce l’odio popolare. Cota e larga parte del consiglio regionale piemontese è al centro di una indagine sull’utilizzo allegro dei rimborsi spese da cui è emerso che Cota oltre a far un uso improprio dei rimborsi, si era fatto rimborsare anche un paio di mutande verde padano. Lo sdegno nei confronti di questa giunta che non se ne vuol andare a casa è quindi enorme e diffuso in tutti gli strati della popolazione. Mi pare di poter dire che la protesta nell’area torinese ha visto una partecipazione militante di meno di 10.000 persone (e quindi non certo enorme) ma ha avuto nella giornata di lunedì un estesissimo consenso sociale, poi ridottosi nei giorni seguenti, a causa delle intimidazioni – anche ai danni di commercianti che non volevano chiudere -  dei disagi causati dai blocchi, del venir meno della volontà della stragrande maggioranza dei commercianti di proseguire la chiusura dei negozi.

Anche a Torino parlare di regia unitaria è una forzatura (vi erano rotonde presidiate da un gruppo e altre rotonde presidiate da altri in forte polemica con i primi, e così via) ma certo vi è stata un significativo tessuto militante che rappresenta una eccedenza rispetto alle forze che hanno organizzato l’iniziativa e un significativo elemento di consenso, che si è in parte ridotto con il passare dei giorni.

Tra la Val d’Aosta (dove praticamente non è successo nulla) e Torino, vi sono il complesso delle realtà italiane che hanno al loro interno un mix dei due fenomeni che ho proposto di analizzare separatamente e cioè il fenomeno politico (di destra) e il fenomeno sociale (ceto medio in via di impoverimento, poveri e proletariato giovanile, tutti assai incazzati).

4)      Nel complesso mi pare di poter rilevare che il movimento dei forconi è stato un fenomeno che ha raccolto un significativo grado di consenso popolare (in larga parte inconsapevole delle forze che avevano organizzato l’iniziativa ed in parte indifferente a chi fossero gli organizzatori) in quanto ha espresso in forma plastica una rabbia che caratterizza la maggioranza degli italiani. Il movimento è stata quindi una occasione per esprimere una rabbia a lungo covata e il grado di simpatia verso le ragioni della rivolta (a prescindere dal  giudizio sui vari aspetti della rivolta o sui suoi organizzatori) è stato – ed in larga parte permane – molto alto. I settori sociali maggiormente coinvolti sono stati il cento medio impoverito o in via di impoverimento e il proletariato giovanile nelle sue mille sfaccettature.

5)      Per quanto riguarda il comportamento degli apparati dello stato, cioè del potere mi pare necessario sottolineare alcuni elementi. La scelta del governo è stata quella di non reprimere il movimento, scelta che è stata poi progressivamente abbandonata dalla giornata di mercoledì. Parlo di scelta perché è stata la caratteristica unificante su tutto i territorio nazionale. In intere porzioni di territorio lo stato nelle giornate di lunedì e martedì semplicemente non ha fatto valere la propria sovranità.

Parallelamente abbiamo avuto l’azione di Forza Italia che ha all’inizio sostenuto il movimento e proposto un incontro con le organizzazioni promotrici. Man mano che il consenso del movimento è andato scemando questo atteggiamento è cambiato e Berlusconi ha “responsabilmente” evitato l’incontro. Conoscendo le relazioni tra centro destra e movimento dei forconi in Sicilia, è ipotizzabile qualche superficie di contatto maggiore di quelle cha appaiono a prima vista.

In generale mi pare di poter affermare che il movimento indubbiamente è stato visto di buon occhio di Forza Italia – banalmente per la richiesta di dimissioni dell’esecutivo – ma da qui a parlare di rischio di colpo di stato ce ne passa parecchio.

Un dato da analizzare a se  – e che va del tutto oltre la scelta di basso profilo del governo di fronte alla violazione della legge – riguarda il significativo grado di consenso che il movimento ha riscontrato tra le forze dell’ordine. Potremo parlare di atteggiamento generalmente simpatetico. Basti pensare per non fare che un esempio che nella sola repressione della manifestazione degli studenti della Sapienza a Roma e di una manifestazioni studentesca a Torino sono stati nella giornata di giovedì fermati più militanti di quanto sia successo nei tre giorni precedenti in tutta Italia. Dire che sono stati usati due pesi e due misure è un eufemismo.

6)      Gli obiettivi della protesta mi paiono raggruppabili in due filoni. In primo luogo le rivendicazioni delle parti di singole categorie che hanno promosso la protesta (trasporto, commercio, agricoltori, artigiani): in primo luogo il taglio delle tasse, nelle diverse particolarità in cui questa richiesta si può esprimere. Il tema del taglio delle tasse si allargava sul piano politico nella contestazione dell’Euro, dell’Europa e soprattutto del governo. Mentre il taglio delle tasse costituiva l’elemento sindacale presente nelle mobilitazioni, la contestazione nei confronti del governo e la richiesta di dimissioni, la critica ai partiti, al sindacato e l’identificazione col tricolore rappresentava il dato politico, unificante del fronte interno al movimento e contemporaneamente il terreno di costruzione di consenso all’esterno. Le rivendicazioni di una dittatura militare di transizione – che pure qualche dirigente del movimento ha espresso – non hanno certo caratterizzato l’immagine e il movimento medesimo. Ad esempio Forza Nuova ha prontamente avanzato la proposta di elezioni anticipate immediata con la legge elettorale proporzionale.

7)      L’atteggiamento del Movimento 5 Stelle nei confronti della rivolta è stato tentativo di porsi come il rappresentante del movimento, pur prendendo le distanze su vari episodi aventi nel corso delle giornate di mobilitazione. In generale mi pare di poter dire che il M5S si trova in sintonia di fondo con la cultura politica del movimento ma ne risulta spiazzato perché il M5S è sostanzialmente un fenomeno di rappresentanza politica di un paese incazzato ma passivizzato. Nella misura in cui la gente scende in strada direttamente il M5S viene spiazzato perché ogni forma di protagonismo sociale (a prescindere dalle sue forme e dai suoi contenuti) rappresenta una sorta di disturbo per un partito che chiede semplicemente di essere votato in modo da avere il 51% dei consensi. Da questo punto di vista il M5S più che essere un vero e proprio partito della crisi, in grado di lucrare e crescere sulla crisi sociale, mostra di essere più una sorta di parcheggio di voti per una fase intermedia della crisi. Nella misura in cui la gente è già incazzata e delusa ma ancora non si muove, il M5S svolge egregiamente la sua funzione. Nella misura in cui le persone iniziano a muoversi il M5S risulta spiazzato. Questo non vuol dire che il M5S svolge una positiva funzione di contenimento per evitare che “arrivi Alba dorata”. Questo significa che il M5S – che beneficia e amplifica il senso comune di massa sottoprodotto dalla crisi del neoliberismo – apre la strada ad ulteriori forme di radicalizzazione sociale con caratteristiche populistiche e non democratiche. Non si evoca impunemente l’uomo della provvidenza in tempi di crisi!

8)      Il tema della rivolta sociale che questo movimento ha riportato all’ordine del giorno, non credo che sia un fatto passeggero o derivante principalmente dalle organizzazioni politiche di destra che hanno costituito l’ossatura organizzativa del movimento. Io penso che questa specie di ritorno all’800, “all’assalto al municipio” (cosa effettivamente avvenuta per 3 giorni a Nichelino, in Provincia di Torino), sia basata su un fatto strutturale. Fino a quando nel contesto della democrazia, vi è stata un equilibrio di poteri tra padroni ed operai, la forma prevalente del conflitto sociale è stata la contrattazione. Nel secondo dopoguerra e fino alla fine degli anni ‘70 questo è stato: stesura di una piattaforma, lotta e accordo che sanciva qualche conquista. Da quando la globalizzazione ha determinato una enorme disparità nei rapporti di forza tra le classi, questo schema è saltato e le lotte non hanno più prodotto risultati, al massimo hanno fermato o rallentato temporaneamente l’offensiva. E’ in questo contesto di strutturale messa in discussione della efficacia della contrattazione che il conflitto – in un contesto di frantumazione della classe e di debolezza o di inutilizzabilità delle sue organizzazioni – torna ad assumere il volto della rivolta, della ribellione. Se il potere tende a derubricare la questione sociale, trattandola sostanzialmente come questione di ordine pubblico – anche quando la repressione non viene posta in essere – invece che come questione politica, è abbastanza evidente che il ritorno alla rivolta è qualcosa di più di un incidente di percorso. I casi delle banlieu francesi o delle rivolte in Inghilterra sono li a testimoniarlo. Si noti come la tendenza alla rivolta è l’altra faccia della crisi verticale della politica ed in generale delle forze politiche e sindacali che sulla rappresentanza aveva costruito il proprio ruolo sociale. Nel senso comune di massa, se lo stato italiano non fa nulla di buono per il popolo, allora a cosa serve la politica? Diventa una funzione puramente parassitaria di una casta che pur non avendo alcuna utilità sociale vuole mantenere i propri privilegi. Dobbiamo quindi sapere che il futuro ci riserverà conflitti sociali spuri, che non avverranno nelle forme che noi consideriamo “normali”. La globalizzazione neolilberista nello svuotare progressivamente la democrazia rappresentativa pone quindi le condizioni strutturali per la crisi della politica e per la regressione del conflitto sociale a rivolta. Lo svuotamento della democrazia dall’alto pone le condizioni per una messa in discussione delle forme conosciute della democrazia dal basso. Come attraversare la rivolta con la capacità di ricostruire la democrazia partecipata è il punto posto alla sinistra di classe.

9)      Se il ceto medio in via di impoverimento è stata l’ossatura sociale di questo movimento, occorre interrogarsi sulle sue culture politiche, sui suoi immaginari. Va fatto senza la puzza sotto il naso propria di quei professorini  che ritengono che per esprimere una cultura politica occorra parlare in modo forbito ed essere in grado di fare dotte citazioni. A me pare che la cultura politica più diffusa è intrisa di liberismo – pensiamo solo alla centralità del tema della riduzione delle tasse – e per quanto riguarda gli strati giovanili caratterizzata dall’assenza di qualsivoglia memoria storica o nozione di classe. La memoria storica per gli adulti è la “fregatura” che porta a dire che sono tutti uguali. La memoria storica per i più giovani non contiene alcuna sedimentazione di passaggi rilevanti o identificanti: dalla resistenza al 68, tutto è stata tritato nel meccanismo dell’eterno presente proprio della televisione commerciale. Per quanto riguarda il ceto medio impoverito o i nuovi poveri, ci troviamo cioè di fronte a segmenti sociali il cui status e tenore di vita è messo radicalmente in discussione dalle politiche neoliberiste che però reagiscono agitando parole d’ordine liberiste. Mentre si invoca l’intervento del governo – ad esempio i sussidi in agricoltura – dall’altra si propongono misure  che riducono il peso dello stato nell’economia. Mentre si esperimentano sulla propria pelle i disastri che produce il libero mercato (pensiamo solo ai disastri determinati sul tessuto del piccolo commercio dall’enorme sviluppo degli ipermercati), si protesta come se il mercato funzionasse benissimo e l’unico problema derivasse proprio dalla presenza dello stato. La rabbia nei confronti degli effetti della crisi non ha quindi prodotto alcun elemento di comprensione reale delle cause della stessa e conseguentemente delle strade che vanno percorse per uscirne. Questa confusione – che caratterizza larga parte della società italiana e non solo i ceti medi – deve essere assunta come il punto di partenza dell’intervento politico: alla mobilitazione contro gli effetti del neoliberismo non corrisponde oggi in Italia una consapevolezza della necessità di costruire una alternativa al neoliberismo. L’ideologia dominante che ha colonizzato i cervelli degli italiani con le stupidaggini neoliberiste e con la distruzione di ogni memoria e nozione del conflitto di classe è oggi l’unico pensiero – il pensiero unico appunto – che è in testa anche dei soggetti che gli effetti di quelle politiche ed ideologie stanno subendo pesantemente. Siamo in presenza di una ideologia dominante così pervasiva da restare in piedi anche quando manifestatamente non funziona, così come siamo in presenza di una rivolta  subalterna, cioè incapace di costruire una propria lettura del mondo ad una proposta alternativa. Di questa confusione hanno beneficiato sul terreno della rappresentanza prima Berlusconi e poi Grillo. Il punto che voglio sottolineare è che di fronte a questa confusione, che rischia paradossalmente di rafforzare le politiche neoliberiste e la distruzione del welfare, non sia sufficiente costruire il conflitto ma sia assolutamente necessaria una battaglia politica e culturale per chiarificare le ragioni della crisi e quindi la definizione degli obiettivi. Si tratta di un lavoro duro ma possibile, a patto di aver chiaro che non esiste alcuna scorciatoia visti gli attuali livelli di coscienza. Ad esempio, è del tutto evidente che il problema dei commercianti, ancora prima di quello della tasse, consiste nel massiccio sviluppo di supermercati e nel crollo del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti e del conseguente crollo dei consumi. Questa consapevolezza dovrebbe portare alla rivendicazione di porre limiti al mercato e di ridistribuire il reddito, in modo da aumentare salari e pensioni e quindi i consumi. E’ però del tutto evidente come l’adozione di questo schema di ragionamento non sia per nulla scontato, perché è distante anni luce dall’ideologia di liberismo molecolare che caratterizza questi padroncini. Costruire una relazione con questi strati di piccola borghesia in via di impoverimento per rompere il senso comune, la colonizzazione dei cervelli che è andata avanti in questi vent’anni, è quindi decisivo per far si che le lotte prendano la strada della trasformazione sociale e dell’unità con il mondo del lavoro dipendente invece che la strada della disperazione e della regressione.

10)   La presenza dei fascisti è stata significativa e totalmente mimetizzata. Solo in pochi casi gli sono venute fuori le cose che pensano (dittatura militare, antisemitismo, razzismo, omofobia, etc.). La stessa assenza di bandiere della destra e l’utilizzo della bandiera italiana alle manifestazioni segnala una grande organizzazione e una grande preparazione di questa iniziativa. Oltre a questo aspetto tattico – militare, mi preme sottolineare l’elemento culturale. I fascisti con cui ci troviamo a fare i conti non sono caratterizzati in primo luogo da una cultura nostalgica ma si auto descrivono come rivoluzionari, per la precisione come rivoluzionari conservatori. I loro miti affondano le radici nella destra radicale della repubblica di Weimar, nell’idea che non esiste la destra e la sinistra ma solo l’unità di chi è “contro”. E’ la destra antiborghese propria della fase “rivoluzionaria” del nazismo più che del fascismo, che si autorappresenta come espressione non già di una parte politica ma del popolo in quanto tale, dello spirito del popolo (in questo l’assonanza con Grillo è evidente). Le bandiere italiane non sono quelle della liberazione e del CLN ma quelle di una comunità organica in formazione che vuole buttare a mare gli immigrati. E’ una destra che rimpiange di non essere riuscita nel ’68 a stare dentro il movimento studentesco e che critica Almirante per essersi contrapposto frontalmente al movimento studentesco. Ovviamente questa è pura ideologia e sappiamo benissimo come è finita la storia della SA sotto il nazismo e dei presunti fascisti antiborghesi dopo la marcia su Roma. Pur tuttavia, il fatto che noi sappiamo cosa nasconde la cultura di questa destra – che non vuole presentarsi come tale – non ci esime dal conoscere bene questa destra per misurarsi con il pericolo che rappresenta, evitando di farne una facile caricatura che non corrisponde alla percezione di massa. I fascisti più sono mimetizzati e più sono pericolosi, per questo sono inutili le denunce moraliste perché il terreno dello scontro è quello dell’egemonia nel campo dell’opposizione. Per battere il fascismo risorgente nella crisi organica dell’Italia non c’è altra strada che essere più efficaci di loro nel costruire l’opposizione al neoliberismo – e a chi lo rappresenta – proponendo e costruendo una uscita da sinistra e democratica alla crisi medesima.

CHE FARE:

Da queste note analitiche deve scaturire l’impostazione della nostra azione politica evitando le semplificazioni che tendono a vedere in questo movimento o un puro movimento reazionario o l’inizio della rivoluzione. La battaglia antiliberista si deve coniugare per noi con proposte precise di uscita dalle politiche di austerità e con la ricostruzione di una cultura antifascista. Occorre evitare di spalmarsi acriticamente sul movimento così come di dar vita a fronti antifascisti che vedano al loro interno i liberisti e gli antiliberisti. Il nostro punto di partenza è la lotta di opposizione e dentro il fronte dell’opposizione dobbiamo fare una battaglia politica su obiettivi, culture politiche, democrazia. Abbandonare uno di questi elementi significa non essere in grado di fare iniziativa politica. Possiamo e dobbiamo farlo nella consapevolezza che il tempo stringe ma che vi è lo spazio per una azione politica dei comunisti. Avanzo questa considerazione perché credo che questo movimento non darà luogo ad un colpo di stato e che il governo non risolverà il problema della crisi. Penso inoltre che questo movimento – con tutte le contraddizioni di cui ho detto – rappresenta comunque una scossa, una pietra nello stagno che evidenzia contraddizioni, inquietudini e rabbia da cui dobbiamo partire per impostare un lavoro politico – direttamente come partito o attraverso associazioni meno targate – che si ponga l’obiettivo di costruire un movimento di massa contro le politiche neoliberiste e che coinvolga il complesso dei soggetti sociali colpiti dalla crisi. Tutto questo è possibile abbandonando immediatamente tutti gli atteggiamenti inutilmente autolesionisti centrati unicamente sul fatto che tutto questo è successo perché noi non abbiamo fatto nulla. Non è vero. Non è vero che noi non abbiamo fatto nulla, noi abbiamo fatto cose giuste e cose sbagliate. Il punto è che abbiamo perso. La sconfitta però non è totale: siamo vivi e dobbiamo utilizzare il fatto che ci siamo – senza perdere tempo in recriminazioni e senza piangerci addosso – per impostare subito un lavoro politico che ci porti a diventare quello che abbiamo detto essere il nostro compito storico: essere il partito che indica la strada per uscire dalla crisi e che opera per aggregare attorno al progetto di alternativa di sistema un fronte di lotta anticapitalista.

 

Contro l’Unione Europea e contro il governo.

Come abbiamo detto a Perugia, i trattati europei e l’euro hanno prodotto una Unione Europea che è il contrario dell’Europa dei popoli che aveva in mente Altiero Spinelli. Questa Europa non è un passo in avanti verso una maggiore civiltà ma è un passo indietro verso il dominio di classe da parte del capitale, la barbarie sociale e la distruzione della democrazia. Questa Europa è la distruzione della civiltà europea e non è riformabile, per questo proponiamo la disobbedienza unilaterale ai trattati. Per costruire una Europa dei popoli occorre rompere questa Europa neoliberista ed autoritaria e rimettere al centro la democrazia e la sovranità popolare, a partire dai livelli nazionali in cui questa sovranità può essere esercitata. Il tema della sovranità nazionale è quindi un tema che dobbiamo agire, a partire da una impostazione di classe e internazionalista che contrasta con l’impostazione nazionalista e  razzista. Rompere questa Europa significa in primo luogo non rispettarne più le direttive e sviluppare coerentemente questa impostazione fino alle estreme conseguenze nel caso in cui la linea della disobbedienza non dovesse portare i frutti necessari.

Il giudizio di rottura con questa Europa è decisivo nell’azione politica per dare senso e significato all’opposizione alle politiche di austerità del governo. Nel senso comune di chi subisce gli effetti della crisi la consapevolezza degli effetti disastrosi delle politiche europee è sempre più chiara e risorge il tema della nazionale: noi dobbiamo porci in piena sintonia con questo sentimento che rappresenta il principale elemento di crisi dell’egemonia del pensiero neoliberista dominante e dobbiamo declinarlo in termini di classe. Mentre il libero mercato continua ad essere considerato un dato “naturale” ed intoccabile, le politiche europee sono percepite come arbitrarie e quindi costituiscono l’anello debole della catena che dobbiamo porci l’obiettivo di spezzare.

Una campagna politica contro questa Europa, per la ripresa della sovranità del popolo sulle scelte  che lo riguardano e per la non applicazione dei trattati è il primo punto di orientamento politico che dobbiamo avere per entrare in sintonia con il disagio sociale.

 

Rimettere al centro la contraddizione di classe

Risulta del tutto evidente che la mobilitazione di questi giorni e i suoi contenuti derivano anche da una sostanziale assenza di iniziativa sindacale. La meritoria azione della Fiom e del sindacalismo di base non è sufficiente per ricostruire in Italia un conflitto di classe in grado di produrre non solo risultati ma anche identificazioni sociali. La ricostruzione del conflitto di classe, di un sindacato militante e combattivo, di un punto di vista operaio, è quindi un punto decisivo per intervenire positivamente nel magma sociale prodotto dalla crisi. Non mi dilungo ma è evidente che oltre alla battaglia politica da fare nel prossimo congresso della Cgil dobbiamo operare per favorire la presa di parola diretta degli operai, favorendo un loro protagonismo. Il punto che ci troviamo ad affrontare non riguarda solo il tema dell’egemonia politica ma concerne il tema dell’egemonia sociale, cioè della capacità del conflitto di classe di segnare un punto chiaro di lettura della crisi e la capacità della classe operaia di essere un punto di riferimento nella crisi. Solo un dispiegato conflitto di classe può determinare una corretta identificazione dell’avversario altrimenti declinato in termini populistici.

 

Piano per il lavoro.

Al congresso di Perugia abbiamo messo il Piano per il lavoro al centro della nostra iniziativa politica e io penso che questo sia il principale strumento da agire anche a fronte delle lotte di questi giorni. Abbiamo detto che il Piano per il lavoro non deve ridursi ad una campagna di propaganda ma deve articolarsi nei territorio, costruire interlocuzioni con il complesso dei soggetti collettivi presenti e avanzare proposte concrete. La piena occupazione è il principale obiettivo di classe oggi e dobbiamo avanzarlo con chiarezza, insieme alla richiesta del reddito minimo come garanzia per chi il lavoro non ce l’ha. Il Piano del lavoro si articola attorno all’idea che tutti hanno diritto a vivere e ad avere delle garanzie nella crisi: noi proponiamo il lavoro come forma principalissima di garanzia ma intanto il reddito per vivere deve essere garantito a tutti e tutte. Penso che dobbiamo articolare la costruzione di questo piano con un occhio di riguardo ai soggetti che sono scesi in campo in questi giorni e quindi tanto ai giovani disoccupati e precari quanto ai piccoli commercianti ed artigiani. Ad esempio noi abbiamo detto che uno dei settori decisi su cui occorre aprire una battaglia politica riguarda il riassetto idrogeologico del territorio. Si tratta di un intervento pubblico ad alta intensità di lavoro e ad alta utilità sociale. La battaglia per dar vita a piani di assestamento idraulico forestale in tute le zone montane e collinari può avere come interlocutori concreti dai lavoratori precari della forestale alle ditte edili oggi in crisi. E’ infatti evidente che per larga parte delle ditte edili, il problema non è tanto di tasse, quanto del fatto che non vi sia il lavoro e di come questo non possa riprendere significativamente per la semplice ragione che di case ve ne sono anche troppe. E’ quindi evidente che solo un piano pubblico che vada dalla ristrutturazione del patrimonio abitativo a progetti di riassetto idrogeologico del territorio possono dare uno sbocco a tante ditte edili oggi alla canna del gas. Ho fatto un solo esempio per segnalare che il passaggio dalla rivendicazione del taglio delle tasse per continuare in un impossibile tentativo di “continuare come prima” ad una rivendicazione di intervento pubblico finalizzato a dare lavoro è un terreno su cui possiamo agire concretamente la nostra proposta politica e produrre egemonia.

 

Partito Sociale

In un contesto in cui la credibilità della politica e delle forze politiche scende ulteriormente, diventa ancora più decisivo l’estensione programmata delle pratiche del partito sociale. Il fare quale condizione per il parlare efficacemente è un punto dirimente. L’estensione delle pratiche del partito sociale ha una doppia valenza: relativa all’immagine del nostro partito come partito diverso e relative alla costruzione di rete di solidarietà e mutualismo tra i soggetti colpiti dalla crisi. Per questo occorre estendere le pratiche del blocco degli sfratti, i GAP, il dentista sociale ed in generale le forme di mutualismo a partire dai quartieri e dagli strati popolari. Nella costruzione dei GAP dobbiamo massimizzare le relazioni con i contadini. Occorre generalizzare queste pratiche e smetterla di considerarle come un settore di attività del partito: deve diventare il modo di essere del partito. Personalmente ritengo utile anche la presa di contatto con le Parrocchie disponibili a lavorare su questo terreno.

 

Una azione culturale

La ricostruzione di una coscienza storica e dei passaggi fondanti la storia d’Italia è un punto decisivo, così come la capacità di decostruire il pensiero unico neoliberista che “naturalizza” le attuali devastanti politiche di austerità. In terzo luogo la capacità di avanzare proposte concrete e problemi concreti che esplicitino il tema della contraddizione di classe: la nozione di popolo non è sufficiente per costruire una risposta adeguata alla crisi. Il partito non può limitarsi ad un lavoro sociale e politico ma deve mettere in campo un lavoro culturale – di coscientizzazione – e un lavoro certosino di individuazione delle proposte programmatiche attraverso cui dar risposte di sinistra ad un disagio sociale pesante quanto spaesato.

 

Commercio.

E’ del tutto evidente che l’apertura 7 giorni su 7 dei supermercati è una delle cause principali della crisi del piccolo commercio e degli ambulanti. Su questo terreno vi sono due terreni di battaglia politica da agire immediatamente. Il primo ci è data dall’iniziativa del nostro gruppo consiliare in Abruzzo che è riuscito ad ottenere che la regione approvasse una legge per l’indizione di un referendum contro la deregulation del commercio voluta dal governo Monti. Il Consiglio Regionale dell’Abruzzo ha approvato la richiesta di Referendum abrogativo, ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione, delle disposizioni di cui all’art. 31 del Decreto Legge n. 201 del 2011 che consentono alla grande distribuzione di aprire anche durante tutte le domeniche e persino il 25 aprile o il 1 maggio. Questo far west delle aperture non ha fatto che aggravare la crisi del piccolo commercio e inasprito ulteriormente l’iper sfruttamento dei lavoratori dei centri commerciali. Questa deregulation, figlia di una visione fondamentalista del mercato, ha suscitato campagne, iniziative e proteste non solo delle organizzazioni di categoria dei commercianti ma anche dei sindacati, da quelli confederali all’USB che lo scorso 8 dicembre ha organizzato presidi in tutta Italia. Persino la Conferenza Episcopale Italiana ha raccolto firme per “liberare la domenica”.
Contro questa normativa molte Regioni avevano presentato ricorsi alla Corte Costituzionale purtroppo respinti in quanto governo e parlamento avrebbero legiferato sulla base della competenza statale in materia di concorrenza. Proponiamo che in ogni regione si avvii una campagna per ottenere l’approvazione di analoga richiesta. Ne bastano cinque ai sensi della Costituzione per ottenere la convocazione del referendum.

Parallelamente va messa in atto l’iniziativa di contrasto al regime di bassi salari e precarizzazione che caratterizza il lavoro nei centri commerciali. Occorre mettere in campo una iniziativa capillare in cui ogni nostro circolo “adotti un supermercato” e cominci a fare una azione di informazione della clientela sulle condizioni di lavoro scandalose che il personale deve subire. Se il lavoro viene fatto con metodo e intelligenza, partendo dal supermercato della zona che ha le condizioni di lavoro peggiori, costruendo le opportune alleanze, è possibile arrivare a veri e propri boicottaggi e ad  aprire una contrattazione che obblighi i padroni a conceder miglioramenti ai lavoratori. Questo è un altro modo per difendere i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e contemporaneamente per riequilibrare la concorrenza dei supermercati nei confronti dei piccoli esercizi.

In terzo luogo occorre fare iniziative per bloccare la nascita di nuovi supermercati e centri commerciali. Non mi dilungo perché mi paiono evidenti le ragioni.

 

Fisco

Noi ci siamo sempre battuti affinché tutti pagassero le tasse ed è del tutto evidente che solo i lavoratori dipendenti e i pensionati pagano le tasse fino all’ultimo centesimo. In questo contesto si è arrivati sovente ad un paradosso in cui i lavoratori pagano regolarmente le tasse, i padroni e i ricchi eludono regolarmente le tasse e gli artigiani e il piccolo commercio evadono le tasse. Questo “modus vivendi” del tutto iniquo è saltato per aria sul versante del piccolo commercio e degli artigiani sia a causa della crisi sia a causa del sistema di lotta all’evasione fiscale che vede in Equitalia un riscossore che sovente rasenta l’usura. Capita così che per artigiani e commercianti, messi fuori mercato dalla crisi,  non sapendo come trovare un altro posto di lavoro o non volendo perdere status e redditi propri della fase precedente, l’evasione diventi il modo normale per restare “a galla”. Capita però che nel caso di accertamenti – in cui l’elemento formalistico determina talvolta effetti perversi – e di individuazione di cifre da pagare all’erario, queste lievitino in modo incredibile con gli interessi applicati da Equitalia. Capita così che un piccolo problema causato da ritardi o piccole evasioni si trasformi in un debito con l’erario impossibile da saldare. Se questo capitasse a 10 persone non sarebbe un problema. In Italia questo capita a centinaia di migliaia di persone e questo diventa nella crisi un problema politico potenzialmente esplosivo, come abbiamo avuto modo di apprezzare in questi mesi e non solo negli ultimi giorni. Disinnescare questo problema è una urgenza politica che va affrontata sia mettendo dei tetti massimi agli interessi di mora che Equitalia può praticare, sia valutando la possibilità di definire una moratoria nei pagamenti per chi abbia debiti di lieve entità. Il punto non è di favorire l’evasione fiscale ma di difendere gli interessi di strati di commercianti ed artigiani che si muovono ai confini della sussistenza e che non vogliamo diventino massa di manovra per la lotta contro il welfare o peggio.

 

In conclusione.

Con ogni evidenza, queste note non hanno una pretesa di completezza. Il mio obiettivo è di fornire un primo e parziale materiale di orientamento che deve essere arricchito e precisato. L’ho scritto con una doppia consapevolezza: Potremo giocare un ruolo dentro la crisi italiana solo se mettiamo da parte l’autolesionismo e contemporaneamente ci dotiamo di un impianto analitico, progettuale e di lavoro concreto condiviso e preciso.

scarica qui il testo in pdf: Nota_forconi_Ferrero_13122013

122 Commenti

  1. Hollande non è più di sinistra di Renzi, è un sociaslista moderno, quindi con lo sguardo al futuro, alla socialdemocrazia non certo ai comunisti.
    Che come bene ha detto per tranquillizzare il mondo: i comunisti non esistono più, nè in francia nè in italia.
    E’ ovvio che parliamo di masse, a livello di grandi numeri non esistono, e vi sfido a dimostrare il contrario. Poi a livello di singole unità, esistono i comunisti, i nazisti, gli anarchici, gli umanisti, il partito della terra, il partito dei pirati (non sto scherzando, guardate i simboli che si sono presentati alle elezioni 2013)
    Ma a grandi numeri oggi esistono 3 partiti PD – PDL – M5S – i maggiori
    e poi SEL e Lega.
    STOP il resto sono chiacchiere.
    E dato che si dovrà tendere sempre più ad una semplificazione della politica, si dovrà andare necessariamente al bipolarismo.
    Per fare questo il doppio turno è d’obbligo, perchè già dal primo turno si voteranno quelli che si vorrebbero tra i primi 2…
    Speriamo che si faccia questa legge a doppio turno così finiscono le chiacchiere inutili.
    E poi vedremo anche voi, alla prova dei fatti, tra Renzi e Berlusconi chi sceglierete. Congiura, e dandalo, siete patetici veramente, che pena

    • Esiste ancora il pdl? Grazie per averci illuminato sulla via di Damasco. Bipolarismo con tre poli, più o meno la quadratura del cerchio. In ogni caso i partiti americani li lasciamo a te, servo del capitale e dei signori della guerra.

    • Guardando ai contenuti, e non alle stupide etichette, oggi come oggi le tematiche socialdemocratiche sono portate avanti a malapena dalle forze dell’estrema sinistra, altro che storie! Il mondo è stato rivoltato come un calzino dalla globalizzazione liberista, pensiero unico, sistema veramente totalitario questo del XXI secolo, anche se molto più sofisticato dei totalitarismi del XX secolo. Un tempo temi come la nazionalizzazione delle banche, il welfare, la sanità pubblica, la scuola, erano propri delle migliori socialdemocrazie europee, oggi vengono considerate battaglie di estremisti pazzi e fuori dal mondo….potenza mediatica del pensiero unico!

    • vorrei però completare il mio commento di sopra per non cadere nel pessimismo conservatore e per dire che invece, proprio in questo contesto storico, nel momento di apparente massima espansione, il capitalismo si avvia storicamente alla fase ascendente della sua parabola storica, di questo ne sono certo, perchè non è in grado di rispondere ai bisogni più elementari dell’umanità che oggi ha tutti i mezzi per prendere veramente coscienza della verità….ed è sull’affermazione della verità che noi dobbiamo puntare: la verità è sempre rivoluzionaria!

  2. @Dandalo
    ma si sta parlando dello stesso Hollande…? Hollande, che l’anno scorso, durante una visita alla “city” di londra annuncio’ in un’intervista che i comunisti in francia non c’erano più, o che comunque non contavano nulla, e che alla “city”, alto luogo della finanza inglese (modello Thatcher), potevano stare tranquilli, in quanto, il “partito socialista” aveva già da tempo accettato il mercato libero…
    Poi, dopo un’anno di governo, tutta la sinistra/sinistra radicale, a partire da Mélenchon, ritiene che Hollande sia (per quanto riguarda la politica economica) come Sarkozy, un centro-destra…
    D’altronde Hollande ha ricevuto approvazione negli ultimi tempi dalla confindustria (ben più di quanto ne abbia ricevuto Letta), mentre i sindacati confederali sono molto critici di Hollande.Inoltre, tante aziende e industrie hanno chiuso (o sono a rischio chiusura), quello che ha fatto pero’, è stato aumentare le tasse (se è per questo, l’aveva fatto pure Monti), e ultimamente, ci sono state molte proteste/rivolte in francia contro una politica filo-bruxelles (proteste che son state un po’ simili ai forconi).
    Sulla laicità, è vero che la francia ha una posizione nettamente a favore, ma questo non dipende da Hollande, pure la destra in francia è laica, è un fatto culturale, diverso dall’italia…
    Poi, anche Bayrou (centrista, equivalente di Casini) ha votato Hollande…
    E’ vero che non ci sono larghe intese, ma in francia, chi vince al secondo turno, anche di poco, governa.
    Insomma, tutto questo per dire che anche se si chiama “partito socialista”, fa politiche simili a Blair, Schroeder…, e secondo il front de gauche (e ovviamente anche secondo i partiti trotskisti, dell’estrema sinistra), è una politica di cdx, altro che “sinistra”!
    Se poi vuoi dire che in francia molte cose funzionano meglio che in italia, a prescindere dal cdx e dal csx, allora si…ma questo è un’altro discorso.
    Ma per quello che riguarda un’orientamento politico a “sinistra”, non è che Hollande sia ‘meglio’ di Bersani ecc…
    Allora mi viene un dubbio, non è che si ha tendenza a ‘lodare’ troppo le politiche degli altri paesi (pensando che “l’erba del vicino è sempre più verde”)? Se tu fossi invece stato un comunista francese, ora non ne avresti voluto sentir parlare di Hollande, e forse avresti criticato pure Mélenchon…e avresti detto…magari avessimo uno come Vendola oppure Bertinotti! scommetto che se non eri italiano avresti detto proprio così…

    A proposito del pcl…lungi da me volerti scocciare di nuovo con i sondaggi, ma guarda che son peggio di quel che si pensasse, manco te li dico, non vorrei rovinarti l’inizio della settimana…per cercarli, ci vuole un microscopio di quelli potenti…almeno quelli del prc ancora appaiono nelle tabelle di sondaggi di Mentana e di Vespa…e sai che vanto, quell’1%…
    Saluti comunisti, compagno Dandalo (oppure mi toccherà dirti “saluti trotskisti”?)

    • Hollande è quello degli interventi neocoloniali nei paesi africani ex colonie (anzi, nuove ricolonie) francesi. Il socialismo per certi tristi figuri è una maschera tragica sul volto insanguinato del mondo. E i milioni di morti che la sua politica imperialista causa pesano sulla sua coscienza. Peccato solo che non esista l’inferno!

    • I “centristi”, cosiddetti, francesi (che poi si chiamano, credo, Modem, come il fascistello-troll che imperversa su questo sito…) non hanno affatto “votato” per Hollande: se lo abbiano fatto singolarmente, non lo so, ma Hollande si è appunto “apparentato” con il Front de Gauche. Non ho mai detto, fra l’altro, che questa rinnovata versione transalpina dell’unità fra una Sinistra riformista (Hollande e il Ps) e radicale (FdG) sia il “sol dell’avvenire” e non a caso ho citato altri “luminosi” esempi (Grecia, Spagna, Portogallo, Germania, ecc.). E’ vero infatti che, ultimamente, questa alleanza Ps-FdG ha mostrato elementi contraddittorii, come è naturale che sia appunto perchè strutturalmente “imperfetta” giacchè egemonizzata da forze riformiste, più forti a livello elettorale; nondimeno, Claudia, Giuseppe, trovo strano e curioso che vi lanciate anima e corpo contro il povero Hollande e contro la Sinistra francese che, con tutti i loro limiti, hanno (ripeto) realizzato uno “schema” politico-elettorale che a me pare il “meno peggio” (Sinistra riformista-socialista + Sinistra radicale con punte di anticapitalismo, senza “centristi”, “moderati”, Di Pietro, Letta, Prodi, Ingroia, Rodotà e qualche altra mezza dozzina di democristiani e di liberaloidi che qui da noi, invece, sono come il prezzemolo e fanno il bello e cattivo tempo), anche sul piano “storico”. Hollande, inoltre, ve lo ricordo, non gode di “buona stampa” in Italia proprio perchè in questo paesucolo declassato, commissariato e con una Sinistra inesistente bisogna raccontare e raccontarsi che di notte tutti i gatti sono neri e che, alla fin fine, stiamo un po’ tutti nella stessa barca… Ma, appunto, non è mai stato così e non è così tuttora: il riformista e socialista Hollande, infatti, ad esempio su università, scuola, ricerca ha adottato e sta adottando misure che qui ci sogniamo (a cominciare dall’aumento dello stipendio ai professori e dalla valorizzazione della scuola pubblica); le pensioni non le ha, letteralmente, “toccate” e ad una (piccola, troppo piccola, è vero) fascia di lavoratori dell’industria le ha anche leggermente aumentate; in controtendenza con le politiche rigoriste ha lanciato una Banca statale di “investimento pubblico”, qualcosa che a me sembra se non altro interessante e agli antipodi di tutte le politiche economiche adottate da Ciampi ad oggi; su antifascismo, antirazzismo, e soprattutto laicità delle istituzioni, Hollande è secondo me un grandissimo presidente della ‘Republique’, e proprio perchè non deve “contrattare” e “allearsi” con nessun Franceschini, Letta, Alfano, Binetti, Fini o magari Di Pietro… Hollande poi viene attaccato selvaggiamente dall’Ump e dal Front National sui temi dell’immigrazione e sui temi “securitari” e lì effettivamente è il suo principale tallone d’Achille (anche per contraddizioni interne al Ps, dove c’è un’ala “securitaria”, da sempre), come del rsto sempre è stato per la Sinistra francese. Comunque, io non la farei tragica come la fate voi: il Partito Socialista governa, il Front de Gauche lo “tallona” e Le Pen in Francia, per quanto forte, non ha mai governato, non governa nè, sono sicuro, mai governerà, appunto perchè in Francia tutto sommato c’è una Sinistra. In Italia, dove non c’è una Sinistra di nessun genere ma il Pd, Sel (che Dio sa cosa sono!) e… il Prc, le forze fasciste e fascistoidi hanno infatti governato nel corso di tutta la Seconda Repubblica, governano tuttora (Alfano, Cicchitto, Lupi e la parte di Pdl che s’è riciclata chiamandosi Nuovo Centro-Destra), mentre riescono costantemente a egemonizzare la protesta e la rabbia sociale, da anni, fino agli odierni Forconi.
      Dunque, Hollande non è affatto il mio “ideale”, ma è qualcosa di politicamente molto più avanzato di tutti i Romano Prodi, i Pippo Civati, i Letta, i Bersani, i Vendola e gli altri ectoplasmi italioti: questa cosa i giornali, i telegiornali e i media italiani non ve la diranno mai, e vi parleranno sempre a tinte fosche della Gauche francese, ma… indovinate un po’ perchè, furboni?
      Quanto alle politiche “neocoloniali”, ecc. guarda, caro Giuseppe, Ferrero e il Prc si sono schierati (vergognosamente, secondo me, tanto quanto Hollande peraltro!) a fianco del macellaio Assad e dei militari golpisti egiziani, quindi… lasciamo perdere che è meglio và! Facciamo le persone serie su questi temi, e non propaganda. La propaganda fatta sui morti, secondo me, tanto più se milioni di morti poi, fa sempre schifo. Non trovi?

      • Ho capito, non te lo tocco il tuo grandissimo “Président de la République Hollande”…
        Che campagna pro-hollande hai fatto pero’!
        ma non farti sentire da Ferrando…
        Forse è meglio che lasci perdere il pcl, ti ci vedo meglio nel ps francese….
        Comunque, non sono io a ‘dargli addosso’, questo lo sa fare benissimo il front de gauche…riprenditela con loro.Dicono che Hollande è come Sarkozy.

        Bayrou (non tutti i centristi) ha detto di aver votato Hollande.
        E’ vero poi, il suo partito centrista si chiama proprio Modem! (Mouvement démocrate)

        Comunque, la Le Pen è, più o meno, l’equivalente di Storace (fiamma tricolore…)solo che lei non si allea con il centrodestra, come invece ha fatto Storace.Poi, il front national è nei sondaggi (per le europee) il primo partito in francia!!(concordo pero’ sul fatto che non la voteranno per governare a livello nazionale, il consenso che ha ora è solo una protesta contro bruxelles).
        il cdx ump è secondo e il csx ps di governo si ritrova terzo.
        E poi, Lupi, Cicchitto ecc sono più come l’ump, non come la Le Pen.
        Dici che Hollande viene attacato dall’ump.
        Si, ma altrettanto (se non di più) il pd viene attaccato da forza italia.

        Infine, non voglio deluderti per quanto riguarda il tuo nuovo mito(!) Hollande, ma sappi che a livello europeo è alleato con il pd, è il suo equivalente.

        vedo che ti sei fatto un’idea di un Hollande molto “di sinistra”, a sentirti sembra quasi che il prc sia più “centrista”!
        mentre il prc è di sinistra comunista, è proprio per questo che (contrariamente al csx italiano o francese che sia) fatica ad arrivare all’1,5%.

        • Se leggi attentamente quello che ho scritto, Claudia, vedrai che Hollande non è affatto il mio “mito”: è (oltre a tutto quel che ho già scritto e che non ripeto) comunque qualcuno che si chiama ancora “socialista” e dunque lo rispetto più di Renzi, più di Cuperlo, più di Civati, più di Letta ma anche più di Vendola, Ingroia e Di Pietro. Personalmente ammiro assai di più i compagni (comunisti ed anticapitalisti) greci, o spagnoli, ecc. in questa fase, ed anche questo l’ho scritto già. Trovo soltanto paradossale che il Prc (disposto a ficcarsi nel calderone di Rivoluzione Civile e sempre pronto a scodinzolare di fronte ad un qualche Centro-Sinistra) si permetta di assumere questo tono con Hollande e con la Sinistra francese (che se non altro… esiste). Tutto qui.
          Io poi voterò senz’altro per il Pcl, come ho già detto, alle prossime elezioni europee, pur non essendomi ancora iscritto a questo partito; ma non è che dicendo di votare per il Pcl ho fatto un giuramento di “fedeltà perpetua” a Ferrando o a quel che dice Ferrando, nè sono mai entrato in vita mia in qualcosa di simile alla Legione Straniera… anche perchè un “comunista” secondo me per definizione è un “uomo libero” ed io, anche se do il mio voto a un partito x o y, non rinuncio ad esprimere opinioni mie e soltanto mie, fatte con il mio di cervello, e non con quello del “leader” di turno. Nè, mi risulta, il Pcl chiede a chicchessia di battere “ritmicamente” le mani a Ferrando come si faceva nel Pcus o ancora oggi… nel Prc quando parla Ferrero! Dunque voterò per il Pcl e continuerò tranquillamente a “rispettare” Hollande, soprattutto quando difende le pensioni dei francesi, la ricerca, la scuola, la laicità delle istituzioni.

          • dai, quella sul “mito” era una battuta…

            Pero’ dici giusto sul fatto che si debba ragionare con la propria testa.E potersi esprimere liberamente, sia dentro che fuori da un partito.

            Per quanto riguarda il partito socialista, non dimenticare che a volte, i nomi dei partiti sono delle “etichette”…e bisogna pure vedere come vengono interpretati…
            se per socialista intendi una politica anti-liberista, guarda che il ps non è così.
            se poi per socialista intendi come la social-democrazia, che non combatte il neo-liberismo, che non vuole “rovesciarlo”, ma piuttosto “aggiustarlo” un po’, allora si, è socialista…di centro-sinistra.

            Parlando di “etichette politiche”, guarda la cina con il “partito comunista”…ma se il comunismo doveva dar voce ai lavoratori, migliorare le condizioni nelle fabbriche, far si che si possano creare dei sindacati capaci di rappresentare i lavoratori dipendenti, non mi sembra che sia riuscito bene in cina.
            Manca la libertà d’espressione, manca il pluralismo politico e dell’informazione (dunque molte cose neanche si possono venire a sapere) ecc ecc…
            poi, con il tempo le cose potranno anche migliorare…
            ma è una situazione molto complessa, per cui lasciamo perdere, sarebbe troppo lungo.

  3. Forse, se è così difficile ricostruire una forza comunista è perché, oltre gli errori di Rifondazione ,tra l’altro non confondiamo a piacere Bertinotti, Vendola, Cossutta, Diliberto, Fds, Riv. Civile , Ferrero ( a cui si vuole fare sobbarcare tutto il peso degli errori fatti, in gran parte, da altri) c’è un problema, secondo me ovviamente, enormemente più grande che viene da più lontano. Ed è stata l’esistenza, in Italia, di un mastodontico partito delle classi lavoratrici (da queste riconosciuto) in gran parte comunista ed anche un po’ socialdemocratico che si chiamava PCI. Questo partito, a cui le classi subalterne dovevano quasi tutto ( Resistenza, Costituzione, scala mobile, statuto dei lavoratori, contributo fondamentale sui diritti civili- divorzio, 194, ecc..-, ottime amministrazioni locali – spesso -, servizi sociali…), cioè una società nella società. Con quasi un milioni di iscritti, anche con grande capacità di autofinanziarsi, con controllo su coop., case del popolo, forte presa sui sindacati, e chi più ne ha più ne metta, con una scelta sciagurata (o forse c’era già anche dell’altro) si è trasformato in pds, ds, pd portandosi dietro tutto un popolo, milioni e milioni di persone che hanno percepito (meglio, è stato fatto percepire, con tutto l’enorme potere di convinzione e di controllo) tutto questo come modernizzazione. Questo effetto è durato decenni, e, forse, solo ora sta giungendo al capolinea. Ripeto forse. Non ci sono stati solo gli errori, anche grandi, a volte, ma non sempre, di chi ha tentato di resistere, ma soprattutto la lotta impari di chi ha tentato di resistere e quindi era praticamente impossibile remare contro queste onde gigantesche. Credo che la realtà attuale, come storicamente si è concretizzata, bisogna saperla leggere (o volerla leggere). Ognuno, per onestà intellettuale, dovrebbe vedere il tutto ed assumersi le proprie responsabilità. Quindi io vedo e ammetto le responsabilità di Rifondazione, e non vedo solo responsabilità. Anche gli altri dovrebbero ammettere i loro errori di valutazione ed i loro sogni nel cassetto. Abbiamo anche delle controprove. Ad esempio, perché un micro partito (lo dico senza intento derisorio) come il pcl, se ritiene di aver visto giusto ed avere la verità in tasca non ha ancora il posto ed il ruolo che gli compete nella storia. Siamo in attesa fiduciosi.

    • condivido il richiamo del compagno Giacomo all’onestà intellettuale ed alla lucidità di un’analisi reale della società contemporanea. Io penso che quest’analisi debba utilizzare gli strumenti del marxismo applicandoli però ad una società che ha una composizione ed una struttura economico-sociale diversa da quella del XIX secolo. Sono trascorsi 150 anni e non si può continuare a parlare di piccola borghesia o proletariato avendo in mente impiegati nel primo caso ed operai nel secondo. Un primo passo, che dovrebbe essere automatico a chi ragiona in maniera lucida ed onesta, sarebbe quello di identificare il proletariato con tutte le classi subalterne, includendo quindi tutte le categorie di lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati,i giovani precari, una certa parte di partite-iva, i disoccupati, gli artigiani-esercenti, persino piccoli commercianti….ovviamente a questo proletariato del XXI secolo andrebbe data una coscienza rivoluzionaria ed un progetto politico orientato al futuro e sono queste le sfide reali su cui si dovrebbero concentrare tutte le nostre energie di comunisti, evitando invece le dispute ideologiche con sguardo rivolto al passato….

      • Ovviamente d’accordo sulla composizione del nuovo proletariato.

      • la congiura degli eguali

        il passo del manifesto del partito comunista di marx ed engels che ho citato ieri, è attualissimo; marx ed engels parlano di ceti sociali che la crisi sistemica li ha scaraventa nel proletariato; ed è quello che sta avvenendo oggi in italia e nel resto d’europa; è chiaro che poi ci sono altre figure di lavoratori che oggi costituiscono il proletariato; ma coloro cher volgarmente vengono chiamati bottegai sono una fascia sociale dalla quale proverranno tanti proletari e da reazionari dovranno maturare l’edea rivoluzionaria per un futuro di certezze collettive per tutti gli oppressi; e l’egemonia culturale dei comunisti deve potersi dispiegare anche se non ci sono risorse monetarie sufficienti; ed a proposito di risorse monetarie nel maggio del 2011 ero a pisa ed ho partecipato allo sciopero generale indetto dai sindacati confederali; ebbene non c’era nessun compagno che diffondeva libarazione il giornale del prc; anche questo episodio è da annoverare fra le cause della chiusura del giornale; l’unità organo del pci non era mai assente alle manifestazioni; i compagni tutti riflettano sulle colpe collettive se oggi non esiste il quotidiano comunista del partito; il quotidiano è uno strumento culturale per l’egemonia gramsciana.

        • Ma non è solo online il giornale?

          • la congiura degli eguali

            il giornale è online, ma il cartaceo distribuito nel territorio serviva anche per tessere legami politico culturali con le masse popolari; così purtroppo non è stato possibile.

        • dacci adriana

          Caro congiura,di questo macroscopico “errore”, che io chiamo stupidità,cioè aver lasciato perire Liberazione cartacea,gli iprcritici a prescindere non parlano mai.E’ responsabilità interna alla militanza questo atto senza senso,è la mancanza di una visione d’insieme di ciò che necessita ad un Partito che ha permesso che molti e molte non si abbonassero a Liberazione perchè non condividevano la totalità dell’impostazione del quotidiano.Ditemi se ci può essere una motivazione più idiota!Ecco un “errore” che non si può imputare a Ferrero,ma a molti altri e altre dirigenti,vero cari e care?Con onestà dovreste fare autocritica pubblica e assumervi le vostre responsabilità in merito.

          • la congiura degli eguali

            il pci aveva creato le associazioni amici de l’unità, le quali programmavano tutte le giornate di diffusione; le domeniche erano giornate di diffusione; non mi risulta che nel prc ci fosse qualcosa simile alle associazioni amici de l’unità; sarei curioso di sapere quanti iscritti al partito compravano liberazione; io da non iscritto mi recavo in edicola tutti i giorni per acquistare il giornale di rifondazione; se la metà degli iscritti avesse fatto lo stesso, probabilmente liberazione lo troveremmo ancora in edicola.

          • dacci adriana

            a congiura,parole sante! Qualcosa di simile agli amici dell’unità era stato proposto e attuato quando Liberazione era diretta da Sandro Curzi.Ma non ha dato i risultati sperati.Era già molto allentato l’interesse per il quotidiano,c’era una certa aria di dismissione che è poi sfociata nell’affidare a Sansonetti,proprio da parte di Curzi e di Rina Gagliardi la direzione che ha poi portato al disastro.Io stessa gli ultimi sei mesi circa non lo compravo più,era illeggibile dal punto di vista sia politico che editoriale.Ma quel che non si può tacere è la responsabilità di quei e quelle militanti che nell’indifferenza totale hanno lasciato alla malora Liberazione.Sosteniamo ADESSO il grande lavoro,il grande sacrificio personale e di gruppo che stanno facendo Dino Greco,Romina Velchi,Maria Rosa Calderoni e forse qualcun altro saltuariamente.Lavorano VOLONTARIAMENTE.Per passione politica,per l’ideale in cui anche noi crediamo,per dare un possibile sbocco a questo nerissimo momento storico.Abbonatevi con convinzione e Liberazione tornerà in edicola.

  4. @ Giuseppe: ti rispondo quassù perchè “giù” non c’era più spazio. In realtà t’ho già risposto, Giuseppe, e come. Lo faccio nuovamente in modo che sia chiaro. In tutta Europa esiste (in varie forme, modi, percentuali elettorali, ecc.) una Sinistra “radicale”, “anticapitalista”: tu hai ricordato Syriza, che sta a cuore a tutti noi, ma più in generale l’intero movimento operaio greco; io potrei ricordarti Izquierda Unida, il Blocco de Ezquerda e il partito comunista portoghese, i compagni tedeschi della Linke, ecc. ecc. ecc. Beh, tutti costoro, hanno costruito negli anni una loro identità e una loro presenza (in diversi casi più che ragguardevole anche sul piano elettorale) proprio facendo quel che ho detto io: hanno costruito una SINISTRA DI OPPOSIZIONE, UNA SINISTRA ANTIRIFORMISTA, che addirittura si oppone a forze “socialiste” come il Psoe, la Spd che, con tutti i loro limiti, almeno sono partiti “socialisti”, “socialdemocratici” e non quell’orrendo inguacchio senza capo nè coda chiamato Partito Democratico. Unica eccezione, il Front de Gauche, che pure ha contribuito a sostenere l’elezione di Hollande, cioè d’un socialista che aveva chiuso a qualsiasi apertura ai centristi-moderati francesi e che, bene o male, è pur sempre un Presidente che, almeno, su valori come scuola, ricerca, laicità dello Stato, antifascismo non abbassa la guardia. Poi, figuriamoci, Hollande non è il mio “ideale”, ma è senz’altro meglio di Romano prodi, di Valter Veltroni, di Francesco Rutelli, di Pierluigi Bersani e soprattutto di Matteo Renzi!
    Dunque, come puoi vedere, la Sinistra radicale europea si muove a grandi linee sulle coordinate che io ho esposto in questo e in altri post. La Sinistra radicale italiana, caro Giuseppe, te lo ripeto ancora una volta: NO. A parte il battesimo di Rif.Com. (che non a caso sfiorava il 9% su scala nazionale all’epoca, una media perfettamente in linea con quella europea attuale di partiti comunisti e di Sinistra radicale), quindi a parte gli immediati inizi, perlomeno dal 1996 Rif.Com. si caratterizza per una strategia NON AUTONOMA nei confronti delle coalizioni di Centro-Sinistra, delle quali volere o volare fa sempre parte o tenta concretamente di farne parte, sempre disponendosi in atteggiamento più che benevolo (perfino con l’esperienza di Rivoluzione Civile, che pure di “comunista” non aveva nulla!), più che dialogante, più che… subalterno. Risultato: il Prc si svena, letteralmente, a livello elettorale, perde e disorienta i propri elettori e i propri militanti, non ha più alcuna presa sui giovani (che giustamente percepiscono il Prc come un partito di Centro-Sinistra e non come un partito di “opposizione”) e non ha più alcuna influenza politica, nemmeno nel Centro-Sinistra paradossalmente! E’, appunto, la lunga e triste “linea grigia” che da Bertinotti ci porta a Ferrero.
    Dunque: esiste una Sinistra radicale e anticapitalista europea che ha una propria strategia politica autonoma ben definita, da anni, e su questa ha costruito una precisa identità, militanza, ecc. Non esiste, invece, una Sinistra italiana che sia qualcosa di simile, perlomeno negli attuali partiti che si chiamano Rif.Com. e Sel, entrambi (con sfumature diverse) appecoronati al Pd e disposti a far parte d’una qualche futuribile coalizione di Centro-Sinistra, accomodandosi a cuccia in un angolino perfino con Matteo Renzi, così come hanno fatto con tutti, da Prodi a Bersani! Tu credi di no, Giuseppe, e buon per te, e perciò credi che Paolo Ferrero e questo gruppo dirigente di Rif.Com. (che è lo stesso che da Chianciano è passato allegramente prima alla Federazione della Sinistra con Patta, Diliberto e Cesare Salvi, quindi, dulcis in fundo all’”operazione Ingroia” con Bonelli e Di Pietro…) siano gli Tsipras italiani. Io, francamente, proprio no: e do la mia fiducia al Pcl non perchè creda, in questa situazione drammatica di cui è responsabile anche il gruppo dirigente del Prc, che di qui a breve una Sinistra anticapitalista “vincerà le elezioni”, ma perchè credo che il Pcl perlomeno sia il partito che più nettamente e chiaramente e programmaticamente rifiuta ogni ipotesi di confluire in una qualche coalizione di Centro-Sinistra. Più chiaro di così!…

    • Ma poi, scusa, Giuseppe e tutti i fans di “Ferrero leader riconfermato”: ma come si può credere che Ferrero (quello che più di tutti ha spinto, qualche mese fa peraltro, il Prc dentro il calderone di Rivoluzione Civile, coi Di Pietro, i Favia, gli Ingroia, i Sandro Ruotolo…), il politico che il giorno dopo la fine del Congresso di Chianciano ha spinto costantemente il Prc su una linea strategica opposta a quella per la quale era stato eletto segretario proprio a Chianciano, ebbene come si può ancora credere a una sola parola pronunciata da Paolo Ferrero, oggi? Ma poi, dico: avesse almeno stravinto le elezioni! Le ha straperse santo Iddio! Tutte! E’ anche un fatto di… scaramanzia, diamine! Ma possibile che non c’era uno più “presentabile” dentro il Prc? Ma possibile soprattutto che nessuno gli abbia detto dopo le ultime elezioni politiche “guarda, compagno Ferrero, è ora che tu faccia quel lungo viaggio che volevi fare da qualche anno…”. Ma dai, è roba da chiodi, Giuseppe, un Prc che ha come “fulcro” ancora Paolo Ferrero, credi a me: roba da chiodi, punto e basta! Altro che Tsipras: peggio di Ferrero ormai ci sono solo Razzi e Scilipoti!

      • Caro Dandalo, il tuo giudizio su Ferrero mi pare alquanto eccessivo e ingeneroso. L’idea di RCivile (a cui anch’io ho partecipato e in cui ho creduto, pur senza eccessivi entusiasmi) non era male, e comunque in quella situazione, col nascere di Cambiare si può e con l’aggregarsi di diverse forze sociali di opposizione, era una strada da provare a percorrere. Chiaramente era una alleanza di scopo, e lo scopo era quello di entrare in parlamento, sperando che unendo quelle forze la cosa si potesse realizzare. Probabilmente si sarebbe anche realizzata (inizialmente il movimento era dato al 6-7% se ben ricordo)se non ci fosse stato il caso delle case di Di Pietro e se Ingroia non avesse sbagliato completmente la campagna elettorale (ma nessuno che lo consigliasse??) mettendosi a parlare di redditometro più che di diritti, fiscal compact, pensioni, lavoro…tutte cose che, tra l’altro erano nel programma di RCivile (bello anche il simbolo, tra l’altro). Non che tutto si risolva nel gioco delle elezioni borghesi, ma tant’è: visto che si accetta questio sistema, è importante anche entrare in ogni suo ganglio per cercare di cambiare qualcosa (in America Latina la sinistra radicale le elezioni le vince, e in Grecia poco ci è mancato). Il rapporto col PD: io per primo non voterei più il PRC nel caso dovessi avere sentire di un suo riavvicinamento con quella forza della borghesia, ma mi pare che (a cominciare dalle elezioni europee) le cose non stiano così, visto che le politiche che propone la sinistra sono agli antipodi di quelle delle forze borgesi, socialdemocratiche, liberali o popolari che siano. E l’alternativa francamente mi sa molto perdente, scollegata al resto della sinistra radicale europea, e quindi destinata al fallimento. Uno degli insegnamenti di coloro che guidarono il sorgere dei movimenti operai e comunisti (ma anche socialisti) era quello dell’unità e dell’azione di massa, i gruppuscoli sono la risposta sbagliata. Io la vedo così, al momento, se sentirò puzza di bruciato ti darò ragione, ma stando così le cose penso che dovresti essere tu a rivedere le tue convinzioni. Ciao.

        • Non ti capisco proprio Giuseppe… Ti “piaceva” il simbolo di Rivoluzione Civile (che invece era, come diceva il buon Ugo Fantozzi, una “cag..a pazzesca”!) e c’hai pure “creduto”?… Ma Rivoluzione Civile era il nulla, puramente e semplicemente il nulla: di “vero” c’era solo la volontà pervicace, ostinata del Prc di “offrire” al Pd e a Bersani, una volta in parlamento, una piccola e comoda “sponda sinistra”… come ai “bei tempi” del prode Bertinotti. E’ andata male però, nonostante le imbarazzanti “offerte” di Ingroia al Pd in campagna elettorale e soltanto perchè il Pd già con Bersani era ormai un partito… di Destra che (te lo ricordi Bersani cosa diceva in campagna elettorale?) voleva “governare con Monti anche se avessimo il 51% dei consensi”… Hanno fatto di più: hanno governato con Berlusconi e Alfano e de facto ci governano ancora! Ma ciò non toglie e, anzi, dimostra pienamente che Rivoluzione Civile fosse, appunto, il nulla, ovvero l’ennesima maschera bertinottiana e filo-Pd indossata dal Prc!
          Giarda, te lo dice uno che non solo ha votato Rivoluzione Civile ma, volendo bere sino all’ultimo l’”amaro calice” della “disillusione” nei confronti della “mia” Rif.Com., ha fatto anche volantinaggio e campagna elettorale a fianco di… Rivoluzione Civile! Beh, guarda, Giuseppe, non so tu che esperienze abbia mai avuto in tal senso: a me però raramente m’è capitato di avere a che fare con gente tanto stupida e anticomunista! Gentaglia e mezze calze buone per i meet-up di Grillo, insomma, dove probabilmente sono tornati in larga misura! E poi c’erano quelli dell’Idv!… E poi Gianfranco Mascia che tempestava tutti di mail “rivoluzionarie”!… E poi una tizia che aveva organizzato i “rivoluzionari digitali”!… E poi l’”antifascista” Sandro Ruotolo!… No, senti, Giuseppe, tu parli di Rivoluzione Civile, secondo me, per “sentito dire”: io, nel mio piccolo, no, ed anche perchè, come San Tommaso, c’ho messo il naso, penso che gente come Paolo Ferrero e l’intero gruppo dirigente del Prc dovrebbe avere il buon gusto di SPARIRE dopo l’”operazione Ingroia”. Sparire, davvero, e meditare…

          • Caro Dandalo: non parlo per sentito dire perchè, come te, ho partecipato alla campagna elettorale “ci sono entrato attraverso “Cambiare si può, che aveva nell’alternativa al pd uno dei suoi punti fermi”. Certo che non mi piaceva INgroia quandoa priva l pd, e, personalmente, quando uno ad una riunione ha lanciato la mezza idea di votare pd al senato gli ho risposto per le rime. In ogni modo qui a REggio la maggior parte di chi lavorava in RCivile era del PRc e quindi non ho vissuto la tua esperienza (le riunioni si tenevano nella sede di PRC). In pratica ho identificato RCivile col PRC, anche s eovviamente avrei dovuto sapere che non d’appertutto le condizioni erano le stesse.
            Perchè dici che il simbiolo era brutto? Avresti preferito “la libertà guida il popolo” di Delacroix?

          • Qui sia l’Italia dei valori che il pdci si sono praticamente eclissati in campagna elettorale, neppure Diliberto venne, che pure era candidato in Emilia e che era stato a suo tempo eletto proprio nel nostro collegio elettorale. Anche da questo forse si poteva presagire il risultato, ma l’entusiasmo era tanto…

          • Io preferivo e preferisco tuttora la… falce e martello, Giuseppe! E con la falce e martello e una linea politica che era quella che Chianciano aveva “imposto” a Ferrero (e che Ferrero per primo ha disatteso), si sarebbero evitate le… rivoluzioni civili! Inoltre se Rif.Com. si fosse presentata, da sola, alle ultime elezioni politiche, alla fine avrebbe preso più o meno gli stessi voti che Rivoluzione Civile ha preso.

          • Dandalo: è facile col senno del poi dare i numeri. Lo so anch’io. Ma ciò che invece dovremmo chiederci e incominciare a ragionarci sopra è perchè da un iniziale 7-8% si sia finiti la discesa della china fermandosi al 2,3? L’idea non era male, ripeto, non pura (come la falce e il martello, che comunque non sono sempre obbligatori, almeno quando si è in coalizione), ma poteva riuscire nell’intento di riaggregare quella fetta di elettorato di sinistra che non aspetta altro che un segnale in cui poter ritornare a credere. Due errori io li ho visti: la corte fatta al PD (errore massimo) e l’aver parlato come la nomenklatura parlando di redditometro anzichè di lavoro, euro ecc. In questo modo ci si è allontanati dalle speranze e dai bisogni della gente ed è finita come è finita lasciando (giustamente) i voti ai 5stelle.

  5. grandi gli italiani…….!.”popolo di poeti e navigatori”!!!,io ci metterei,anche di “ignoranti e opportunisti”(nella maggior parte,senza defilarmi!).ma come,da più di “20″ anni,hanno sposato il pensiero unico(chi in maniera opportunista, diventando “padroncino o padrone”,votando “Berlusconi”,non hanno pagato un centesimo di tasse,grazie alle leggi dei governi berlusconi e centro sinistra,chi in maniera molto ignorante, tipo lavoratori dipendenti che hanno votato questi delinquenti,pensando che il mondo era cambiato o è cambiato,quindi che tutti stiamo bene o addirittura, illudendosi di diventare “Berlusconi”!!!!).non escludiamo, il gran lavoro fatto dalla sinistra moderata,facendo una propaganda “spudorata anti comunista” senza precedenti!.eccoci come ci ritroviamo, con movimenti tipo (movimento dei forconi)dove, oltre alle proteste di disagio quotidiano(giustificato dai tempi che stiamo vivendo,ma senza sapere un c….o di come ci siamo arrivati, a questa situazione, o per “opportunismo o per vera e propria ignoranza”) i neo fascisti(ma anche vecchi….!)stanno,strumentalizzando il movimento in stile “anni 20″!!!!.stiamo attenti, più che una rivolta,andiamo in contro, ad una “guerra civile”!!!!!.tutto ciò, avvallato da “20″ anni di politiche di destra(oltre tutto, mafiosa e piduista), e da perfetti “sinistri o sinistroidi”!!!!!!

    • la congiura degli eguali

      i ceti medi, il piccolo industriale, il picolo negoziante,l’artigiano, il contadino, tutti costoro combattono la borghesia per salvare dalla rovina l’esistenza loro di ceti medi; non sono dunque rivoluzionari, ma conservatori; ancora più,essi sono reazionari, essi tentano di far girare indietro la ruota della storia; se sono rivoluzionari, lo sono in vista del loro imminente passaggio al proletariato; cioè non difendono i loro interessi presenti, ma i loro interessi futuri, abbandonano il proprio modo di vedere per adottare quello del proletariato. ( dal manifesto del partito comunista di marx ed engels); e per adottare il modo di vedere del proletariato è necessario che i comunisti ovunque collocati, comincino a studiare a fondo le cause dell’impoverimento di questi ceti sociali che culturalmente sono stati formati dal pensiero capitalista; ora il capitalismo a causa della crisi sistemica li sta scaricando e triturando; i comunisti devono saper esercitare l’egemonia culturale per sottrarli alla reazione.

      • Il problema, caro congiura, è che quelli hanno la mente impregnata di capitalismo e a volte anche di fascismo. Come dice f. il problema sono gli italiani.

      • Congiura, l’egemonia culturale, l’influenza dei comunisti nella società, c’erano negli anni 70, così mi è stato detto, e immaggino che allora ci fossero grandi speranze per un socialismo, per delle politiche progressiste.Il capitalismo ha poi cominciato ad aumentare di peso negli anni 80, e già negli anni 90, l’egemonia culturale dei comunisti si era drasticamente ridotta.Il motivo ovviamente è stato il crollo dell’urss, e quindi un pensiero diffuso che il comunismo aveva fallito.La questione oggi è, come ‘opporsi’ a questo pensiero diffuso (oltretutto senza mezzi a disposizione)? Come comunicare (politicamente intendo) con la gente, se si viene percepiti come una “minoranza ideologica”? Certo, dagli anni 60 agli anni 70, la sinistra comunista era riuscita a crescere.Pero’, allora non mancavano al partito mezzi finanziari.Parlare di questo potrà sembrare poco ‘idealista’, ma pure gli ideali, per tradursi in realtà, necessitano di mezzi economici sufficienti.Idealmente, dei valori di giustizia sociale, di diritti e rispetto per tutti i lavoratori, dovrebbero poter trovar spazio nella società per la loro moralità, a prescindere dalle risorse finanziarie, ma così non è…detto più chiaramente, congiura, non credo che dei partiti (partitini) comunisti possano oggi, da soli, ritrovare lo stesso ampio consenso degli anni 70.E dunque, dovrebbero aggregarsi con altre forze socialiste, di sinistra (anche quelle che non si definiscono “comuniste”), per una vera sinistra che possa contare nella società.

      • Hai perfettamente ragione sui ceti cosiddetti “medi”. Sono storicamente e quindi culturalmente conservatori. Per intenderci molti di loro sono quelli che dicevano : “finalmente hanno eliminato la scala mobile…”, “finalmente hanno eliminato l’art. 18″. Spesso è gente molto antipatica, ma non è tutta colpa loro se sono così. Oggi cominciano a preoccuparsi, ed allora m5s e forconi, con tutto quello che ne può conseguire. Quindi, secondo i ” veri ” rivoluzionari, i comunisti che fanno ? Che dicono ? “sono piccoli borghesi, non dobbiamo sposare i temi della destra…”. Oppure pensano: ” Cavolo, sono comunque problemi veri, anche esplosivi, riguardano milioni e milioni di persone, appropriamoci di questi temi, partiamo dalla loro pancia per portarli al loro cervello”. “Conviene averli come avversari, oppure, anche tatticamente, conviene non averli pregiudizialmente nemici? “.
        Secondo voi , anche guardando infiniti esempi storici, come si comportano i comunisti?

        • infatti, Giacomo, la sinistra comunista o socialista, alternativa (o come dir si voglia) ha un senso quando si avvicina ai problemi della gente, di tutti nella società (ma proprio di tutti), altrimenti….

  6. Diciamo anche che, fortunatamente, ieri a una piazza qualunquista e reazionaria (i Forconi, Casapound, Forza Nuova) si è opposta una piazza di studenti antifascisti ed anticapitalisti, che a Venezia hanno impedito a Forza Nuova di sfilare in corteo. Io ammiro quelle “piazze” lì, che come vedete ci sono, e che necessitano solo d’essere guidate chiaramente a livello politico e sindacale.

  7. Scusate( mi riferisco agli ipercritici, che commentano sul sito ), ma se avete delle soluzioni vere esprimetele. Ma se continuate con accuse senza entrare nel dettaglio e passate subito alle offese personali non servite a questo partito. C’è bisogno di critiche dure, ma anche di organizzazione e rispetto reciproco. D’altronde , questo congresso, piaccia o non piaccia (anch’io credevo in un risultato leggermente diverso almeno su 1 dei 2 emendamenti) il doc.1 è stato votato a stragrande maggioranza. Penso che il vostro compito, come degli altri compagni, sia quello di esprimere critiche nel merito, se lo ritenete, e nel frattempo impegnarvi a rendere attuabili gli intenti del documento congressuale. Altre strade, per i comunisti, non ci sono.

    • Io (se è a me che ti riferisci) ho espresso opinioni critiche e detto per filo e per segno quale dovrebbe essere la linea politica d’una forza comunista ed anticapitalista, oggi, in Italia. Tu, invece, ti limiti a dire solo che il Congresso del Prc ha fatto i suo “dovere” e che le cose ti vanno bene così come te le raccontano. E dai agli altri degli “ipercritici”, senza entrare mai nel merito… Bah, chi legge i post giudicherà chi è in malafaede e chi no.

      • Dandalo, credo che Giacomo si riferisse anche a me…per il “modo” in cui ti ho risposto…ma lo vedi in che “guai” mi metti?!
        scherzi a parte, certo che sono critica…come non esserlo dopo i sondaggi all’1%?…come continuare a dire che va tutto bene, che la strada è quella giusta?
        ad un certo punto, arriva la goccia che fa trabboccare il vaso…per me, è arrivata.Pure per te,a quanto pare.Solo che io ho deciso di guardare in tutt’altra direzione, mentre tu…verso il pcl!!…va bene che con il prc, ci si abitua alle batoste elettorali, ma non esagerare…
        secondo me, è meglio indirizzarsi, per un’unità di sinistra, dove c’è più possibilità di sbocco (e i numeri, le percentuali, i sondaggi ormai da tempo parlano chiaro).Era solo questo che tentavo di dirti, in un modo un po’ brusco…
        da notare che ho azzecato tutti gli apostrofi stavolta, nonchè le virgolette…

        • la congiura degli eguali

          claudia non fare caso egli errori grammaticali, errare è umano; tanti proletari non sono letterati, ma costituiscono il nerbo del partito degli oppressi; questi proletari valgono moralmente e politicamente molto più dei tanti dotti che pontificano e molto spesso poi salgono sul carro del sistema capitalista; la storia è piena di questi opportunismi; un caro saluto comunista.

  8. Io però con gente come Claudia e Isabella, con tutto il rispetto, faccio fatica a parlare. Io non so se sono “settario” (?…), “esagerato”, sicuramente sono “di Sinistra” e certamente “anticapitalista” e, giuro, di solito accetto il “dibattito” anche con gente molto molto molto lontana dalle mie convinzioni. Però, via, c’è un limite a tutto… Claudia, Isabella, nella “vita reale” penso che siate anche simpatiche, però l’idea che vi siete fatta della “destra” e della “sinistra” è qualcosa di ridicolo, credetemi. E soprattutto questa idea della Sinistra “teppista”, “ideologica”, “anarchica”, “vecchia” perchè “comunista” e via dicendo: insomma, son caz…., e nemmeno Bruno Vespa le dice più ‘ste bubbole! E’ roba da ‘Corrierino dei piccoli’, roba da Andrea Scanzi, roba da Vito Crimi, roba da… Forconi!
    E’ robaccia, anzi robetta, poca cosa comunque. Vi do un consiglio: non pensate alla “politica”, non fa per voi, sul serio. Votate Matteo Renzi alle prossime elezioni, guardatevi Santoro in tv e magari Adriano Celentano!… Ecco, Adriano Celentano: secondo me siete due fans di Adriano Celentano… Dico bene? Buona notte, e buona… “rivoluzione non di sinistra” (!?…)

    • sei un deficiente totale.
      Ma fatti curare!

      Inoltre sei un settario ed un’estremista, e di molto!
      Dire che non capisci nulla di politica sarebbe un’eufemismo.

      Vacci pure al pcl come hai detto di voler fare…quanto prenderete alle elezioni?…lo 0,0001% forse?

      …e certo che Vespa, seguendo Berlusconi, continua a far credere che l’italia è piena di “comunisti” (specie nel pd)…se ancora non hai capito che il fatto di voler far credere che ci siano tutti questi comunisti è solo un modo per portare voti a forza italia…
      sarebbe ora che ti svegliassi.
      La realtà è che i comunisti sono pochissimi, e ai minimi storici.

      L’analisi politica è qualcosa per te di incomprensibile.
      Piuttosto accontentati di fare testimonianza, magari 2 volte l’anno, con la bandiera del pcl…
      e se fate la “rivoluzione”, chiamaci…sai che ridere.

      Posso dialogare senza problemi con chi la pensa in modo diverso, ma appunto, c’è un limite…e tu l’hai oltrepassato.Con te, non si puo’ dialogare, fare un qualsiasi discorso, tanto meno un discorso serio sulla politica.Sei incapace di fare un dibattito con chiunque.

      Se poi il tuo scopo è quello di fare delle pagliacciate, allora ci sei riuscito.

      • E meno male che l’estremista sono io!… La cosa più “carina” che mi hai detto è “deficiente”, la più lusinghiera “estremista” (magari!… ma invece sono un anticapitalista qualunque, che va pure a… votare! Sigh e sob, me tapino…). Comunque, nonostante tutto, mi stai simpatica Claudia! Sul serio, ho riso tanto leggendo il tuo post, e mi son divertito da matti! E ti do un consiglio… ideologico, anzi grammaticale: la prossima volta che attacchi un Dandalo qualsiasi, scrivi “un estremista”, non “un’estremista”, oppure “un eufemismo”, non “un’eufemismo”; mentre se devi prendertela con una donna puoi scriverle: “sei un’estremista”, o magari “sei un’analfabeta”… L’attacco sarà sempre durissimo, inesorabile e anti-Dandalo, ma grammaticalmente senza’altro più “solido”. Ok?…
        Buona notte e saluti comunisti!

        • ti lascio tutti gli apostrofi che vuoi, come consolazione…dopo che prenderete lo 0,0001%.
          ma la sostanza non cambia…”Dandalo estremista”!

    • dacci adriana

      Su questo versante(ragionamenti “politici” che non significano nulla!) hai ragione.Ti inviterei ad evitare linguaggio insultante che non serve alla chiarzza,ma ad imputridire ulteriormente le relazioni tra noi.Anche se vieni a tua volta insultato,stanne fuori e vola alto.Chi insulta non ha argomenti convincenti da opporre.La critica dura non è mai scendere così terra terra da dare sfogo alla rabbia repressa,perchè insultiamo per prima la nostra intelligenza.Per quanto riguarda la tua scelta politica,getto la spugna:chi ha più filo,tessa.Ciao

      • dacci adriana

        risposta a Dandalo

        • Sì, cara Adriana Dacci, ma infatti ho risposto a Claudia (che secondo me è molto giovane e molto… “istintiva” e che mi sta molto simpatica, giuro) con ironia. L’ironia non è mai offensiva, e sicuramente io non volevo “offenderla”, ci mancherebbe…

          • guarda che la “critica”(!) di Adriana era per il mio commento anche se rispondeva a te…
            comunque, sono adulta…con qualche anno in meno di Renzi…
            ma non è che sia un motivo sufficiente per votarlo, come invece mi hai “ironicamente” consigliato…
            a proposito d’ironia, forse comincero’ a guardare di piu’ Vespa, il tuo punto di riferimento…

          • dacci adriana

            Dandalo,è “produttivo” ragionare conte.Anche in disaccordo ti sento vicino,ciao.

          • peccato solo che non si possa dire la stessa cosa di te, Adriana, peccato davvero…

      • Adriana, allora visto l’astio con cui insulti Vendola (e non solo)…si ‘spiega’ così la tua mancanza di ‘argomenti politici’…che fanno acqua da tutte le parti…

        quindi, come si dice, “da che pulpito viene la predica”
        o anche, “predichi bene e razzoli male”

        e lascia perdere di dare “consigli”, che non ti si addice.
        piuttosto, te lo do io un consiglio…torna nella realtà, che ti sei persa nelle nuvole (o nella nebbia)…

        ps. ma cosa vuoi tessere?…
        la “tela”, lasciala tessere a “Penelope”, che nell’antica grecia avevano più filo di quanto ne sia rimasto qua…
        e buona domenica.

  9. Sono d’accordo con Isabella.
    Tutto va cambiato e ripensato.
    Anch’io ho riflettuto molto, e soprattutto, ho dovuto rimettere in questione molte cose…

    Non ci si puo’ più recintare e rinchiudere fuori dalla realtà.
    Se si continua con le proprie convinzioni di prima, i risultati saranno sempre gli stessi…e fallimentari.

  10. La rivoluzione non è più di sinistra.
    A questa conclusione sono arrivata dopo giorni ed ore di riflessioni sui fatti che ci accadono intorno.
    La sinistra, quella vera (oggi si chiama la sinistra antagonista)non è più capace di attirare nè consensi nè gente in piazza.
    E quando ci prova il tutto viene rovinato da un pugno di idioti teppisti che mandano alla malora ogni buon proponimento della manifestazione stessa. Le sue ragioni passano in secondo piano rispetto ai problemi di ordine pubblico creati e i giornali hanno la strada spianata ad accomunarci a delinquenti da curva sud, anarchici e così via.
    Invece la rivoluzione sociale viene raccolta ed organizzata da chi , distaccato dalla politica, ha presa sulla gente al mercato, che non arriva a fine mese, dai negozianti che chiudono, dalle aziende che licenziano.
    Costoro sono di destra? Mah, come diceva il buon Gaber…cos’è la destra e cos’è la sinistra ?
    Per me è sinistra tutto ciò che porta acqua al mulino dei lavoratori, dei disoccupati che lo cercano, dei precari che lo possono perdere da un momento all’altro.
    Resettiamo la vecchia politica e creiamo un partito dei lavoratori, con chi ci sta, comunisti, compagni, forconi, qualunquisti (ma chi sono poi i qualunquisti? Coloro che accettano una soluzione QUALUNQUE purchè risolva)
    Compagni, è ore di cambiare radicalmente le nostre prospettive.

    • Isabella, anche l’imbianchino portò molta acqua verso i lavoratori, diede loro il lavoro, poi finì col farli morire in guerra o li mise a gettar legna nei forni crematori. Stiamo attenti perchè anche la destra è fatta di lavoratori, ma il tipo di società che da questi movimenti possono saltare fuori sono sempre reazionari e indirizzati a fare gli interessi del capitale che, occultamente, li ispira e dirige. Ecco perchè è più facile che i popoli si gettino in mano alla destra che non alla sinistra, storicamente è sempre stato così: l’europa nel 39 era o fascista o capitalista, con la sola eccezione dell’urss, e i compagni nei vari paesi erano sempre delle minoranze.

  11. Come ho già detto in un’altro post, il problema di Grillo è che (nonostante non sia un vero e proprio ‘fascista’), tratta con troppa disinvoltura riferimenti alla “marcia su Roma”…
    Tutto cio’ potrebbe diventare incontrollabile, come ha spiegato Vendola.
    Detto questo, la protesta nel suo insieme non è di estrema destra.

    Comunque, noto che (come al solito), il prc ‘brilla’ per la sua assenza.
    E se proprio in un momento di tale disagio sociale non riesce a farsi sentire, c’è da chiedersi se non sia finito in un vicolo cieco….

    @Martino
    Berlusconi?…e cosa c’entra?
    Se si fosse occupato meglio dei “suoi elettori” (appunto commercianti…piccole imprese ecc), forse non si ritroverebbero così.
    Se ha dovuto lasciare il suo posto a Monti, è perchè la situazione economica era già critica (non che sia migliorata in seguito…)
    forse era troppo occupato con le cene di arcore…
    Ma ora, Berlusconi “inneggia” alla rivoluzione, per via di quel che lui ritiene essere una “persecuzione giudiziaria”.

    • Grillo è un qualunquista e un demagogo, e il qualunquismo è, sempre, l’anticamera del fascismo o comunque di qualcosa che finisce per orientarsi in direzione reazionaria, mai “rivoluzionaria”. Fra l’altro Grillo è uno specialista dell’”eccitare gli animi”: lui strilla, suda, sbraita, dice parolacce, offende, le spara grosse, poi quando c’è da “agire” o da operare concretamente a livello politico, si dilegua (on line) e i suoi buffi amici parlamentari fanno pena appena aprono bocca per quanto sono improbabili e idioti. A forza di eccitare gli animi e di sbraitare, però, qualcuno (politicamente più “orientato”, a destra ovviamente) sta usufruendo di questa “campagna mediatica”: i Forconi.

      • …il qualunquismo ha fatto scuola infatti.

        comunque non c’è l’ipotesi dell’estrema destra al potere tramite il voto, oggi la gente è più informata su cosa sia la democrazia, e dunque non si ripeterà “il fascismo”.

        • Hai troppa fiducia nella gente, Claudia… la gente, da 20 anni, vota berlusconi in massa

          • si, ma mi riferivo al fascismo come negli anni 30, con un sistema dittatoriale che non permetteva più opposizioni o elezioni…

  12. @ Adriana Dacci e Giacomo: Paolo Ferrero non può far finta di nulla allegramente, dismettere i panni del leader politico (a mio avviso, come ho già scritto nell’altro mio post, responsabile tanto quanto Bertinotti e Vendola della LIQUEFAZIONE d’una Sinistra comunista ed anticapitalista in Italia) ed “analizzare” il “movimento dei Forconi” come il marziano che con l’astronave atterri sul “pianeta Italia” e inizi a “scandagliare” le “dinamiche di classe”… Prima di tutto perchè l’”analisi” del compagno Ferrero a me sembra un compitino noioso e scontato, ma soprattutto un compitino IPOCRITA, cioè redatto non da un docente universitario, da un giornalista, da un qualsiasi “intellettuale” e neppure da un “proletario cognitivo”, bensì da quello che, in un modo che a me pare assurdo e grottesco ma a voi pare normale (buon per voi!), si appresta ad essere riconfermato come il principale leader di Rif.Com e che lo è stato sicuramente dal Congresso di Chianciano in poi. L’”analisi”, allora, va quanto meno “aggiornata”, “corretta”. Visto che Ferrero si nasconde dietro l’astratta “analisi”, ho provato io, diciamo a “stanarlo” da questo comodo nascondiglio. Dicendo poche, semplici, “oggettive” cose, che a me sembrano incontestabili, e che ribadisco punto per punto:
    1. se, oggi, in Italia di fronte a una crisi sociale ed economica spaventosa la Sinistra radicale, comunista ed anticapitalista NON ESISTE de facto o è ridotta a pochissima, ininfluente cosa, è evidente che ciò è avvenuto perchè questa Sinistra non è stata capace e non ha voluto, mai, approntare una strategia politica (e sindacale) realmente autonoma dal cosiddetto Centro-Sinistra e dal suo azionista di maggioranza, ovvero il Pds-Ds-Pd. Ferrero è parte integrante di questa “strategia” pluridecennale, è responsabile di una gestione fallimentare del Prc dopo il Congresso di Chianciano che invece aveva imposto di invertire la rotta, è l’uomo della “mano tesa” verso Vendola, l’uomo della Federazione della Sinistra (coi Diliberto, i Cesare Salvi, i Patta…), della sgangherata “operazione Ingroia” (anch’essa volta a racimolare un po’ di parlamentari da portare in dote al Centro-Sinistra, che del resto faceva fiasco già abbondantemente per conto proprio).
    2. Come può, dunque, Paolo Ferrero arrogarsi il diritto di “analizzare” asetticamente il movimento dei Forconi? Se infatti il populismo, la demagogia, ed ora la vera e propria reazione hanno assunto dimensioni sempre più di massa, è anche colpa d’una Sinistra italiana assente, appecoronata costantemente al Pd e ad una Cgil che dopo anni di immobilismo ci dice che (proprio oggi!!!) lo “sciopero generale” è “vetusto”. In questo paese, infatti, dove la reazione ha sempre avuto storicamente, peraltro, capacità di assumere dimensioni di massa e perfino “popolari”, si doveva prevedere in una fase di crisi economica strutturale il tracollo d’un sistema politico minato da anni ed anni di corruzione, malaffare, demagogia “spettacolare”, idiozia mediatica, e de facto incardinato sulla figura di Berlusconi, cioè appunto d’un demagogo e d’un populista reazionario a capo d’un impero mediatico.
    3. In assenza d’una Sinistra radicale, infatti, e col solo Pd a fare da… “argine”, abbiamo assistito non a caso al dilagare del populismo, e ciò nonostante la crisi forte del berlusconismo perlomeno dal 2010: il governo Monti ed ora questo indegno governicchio Letta, infatti, non hanno avuto contro e tuttora non hanno contro una opposizione “di Sinistra”, comunista ed anticapitalista, nè a livello politico nè a livello sindacale. E non ce l’hanno perchè la Rif.Com. di Paolo Ferrero ha per l’ennesima volta ripiegato verso una sorta di “desistenza” nei confronti del Pd, di Vendola e dell’ormai “fantasmagorico” Centro-Sinistra, non approntando mai una strategia nettamente autonoma e volta alla costruzione non d’un “nuovo Centro-Sinistra” o d’un Centro-Sinistra con una Sinistra “forte”, bensì di quella che doveva e dovrebbe ancora essere una Sinistra anticapitalista e di opposizione dura, forte, radicale, ANCHE E SOPRATTUTTO AL PD, AL CENTRO-SINISTRA E A FORZE PSEUDO-DEMOCRATICHE. Non avendo fatto questo e quindi non avendo voluto coprire questo vuoto politico, ecco dilagare, ovviamente, i Grillo, i Forconi, mentre Berlusconi resta saldamente a galla e continua ad avere un consenso di massa, sebbene ridotto (per ora…). Eccola, l’”analisi” che Paolo Ferrero avrebbe dovuto fare e che, ovviamente, non ha fatto.
    4. il Pd è un cadavere politico e soprattutto non ha niente a che vedere con la Sinistra: farà la fine che si merita e che, credo, sia su per giù quella del Pasok di qui a poco. A me, francamente non interessa affatto tutto ciò e spero vivamente, anzi, che questo partito di mer.. chiamato Partito Democratico e che altro non è che il “partito dei padroni” e il “partito delle tasse (per i poveri)”, perda di brutto le elezioni e si riduca a una larva. Non mi interessa, insomma, se Pippo Civati ha un buon risultato alle primarie, se Cuperlo vince o perde, se Barca “sta nei territori” (!…), se Renzi mantiene le promesse, se Vendola prende l’1% in più o in meno, se D’Alema lascia o… raddoppia o se Romano Prodi è felice o infelice. Che il diavolo se li porti, ‘sti mezzi scemi in malafede! Mi interessa però e molto, che alla disperazione e alla rabbia sociale (che cresceranno) venga dato uno sbocco politico e sindacale nettamente anticapitalista, dunque non populista, non reazionario, non qualunquista e, si badi bene, nemmeno riconducibile all’ennesima versione di Centro-Sinistra che a me, appunto, non interessa affatto. E finchè vi sarà gente come Paolo Ferrero ai vertici di Rif.Com., sarà difficile che tutto ciò avvenga: il populismo e il qualunquismo, dunque, non potranno che continuare a dilagare e a conquistare consensi anche in aree sociali e perfino sindacali storicamente “di Sinistra”.
    Per questi motivi, dopo anni di voto a Rif.Com. (ho votato perfino Ingroia, caro il mio Giacomo…), credo che questo partito non abbia più ragion d’essere: è stato distrutto e devastato dai Bertinotti, dai Vendola, dai Ferrero. Avrebbe potuto e dovuto prendere atto di ciò, specie dopo le ultime elezioni politiche, dunque sciogliersi e tentare di costruire un polo comunista ed anticapitalista con altre forze e soggetti politico-sindacali, ovviamente facendo tabula rasa d’un intero gruppo dirigente fallimentare che, invece, con Ferrero in testa si è semplicemente e vergognosamente RICICLATO.

    • dacci adriana

      compagno Dandalo,sono tramortita,davvero,per le energiche martellate che somministri a Rifondazione,a Ferrero e anche a tutti e tutte noi che crediamo ancora in questo percorso irto di spine,d’accordo,ma tu hai una visione mortifera,senza sfumature.L’analisi critica del Segretario uscente è per me di una chiarezza esemplare.E’ giusto che in questo terribile periodo storico,con lo sconquasso totale delle coscienze,lo smarrimento cieco di fronte ad ostacoli che sembrano invalicabili,il nostro ancora per adesso segretario, ci aiuti a decifrare il coacervo di pulsioni che sbandano in ogni direzione e creano disorientamento sul che fare.Io apprezzo tutto questo.Ho bisogno di capire,di approfondire senza nascondere e nascondermi nulla.Amo la trasparenza,amo la lotta come ognuno di noi,ma perchè sia efficace devo avere saldamente in mano la possibilità di scegliere. Evidentemente tu sei di parere contrario ed io rispetto il tuo pensiero e leggo ciò che scrivi,perchè tu certo non sei il nemico.L’ultimo periodo del tuo argomentare è quello che capisco meno:Nessuno parla ad oggi di qualsivoglia rapporto con i cadaveri del pd,con l’indegno Vendola e simili,proprio nessuno in nessun luogo,tanto meno al Congresso dove è stato detto e ridetto e ridetto il contrario,perchè dunque aggiungere veleno a veleno quando non necessario alla chiarezza del tuo pensiero.Non è stato detto quindi non lo devi attribuire arbitrariamente,ti pare? Vorrei che tu potessi intravvedere qualcosa di bello nell’immediato futuro,per esempio l’indomita passione che anima tanti compagni e compagne nel cercare la via.Ciao,auguri di un convinto anno nuovo!!!

      • Ma dai Adriana Dacci, su, non facciamo i.. finti tonti. E’ chiaro che Ferrero e il Congresso di Rif.Com. (come tutti i precedenti, prima e dopo Chianciano) hanno “dovuto” (oggi più che mai) sparare a zero sul Pd, su Renzi, perfino su Vendola, e su Draghi, la Bce, l’Europa delle banche e non dei lavoratori, ecc. ecc. ecc. Sappiamo perfettamente però che questo gruppo dirigente… inossidabile, riconfermato per l’ennesima volta alla guida del Prc con Ferrero in testa, semplicemente gioca su due tavoli, da anni. L’unica vera “strategia” del Prc di Ferrero, in perfetta continuità con la Rif.Com. di Bertinotti e Vendola, è quella di costituire una “sponda sinistra” a una coalizione (ormai risibile tuttavia) di Centro-Sinistra, e non, come credo di aver detto e ridetto, approntare una strategia autonoma volta alla creazione d’un blocco anticapitalista e di Sinistra radicale “avversario” (non “nemico”: io non ho nemici, e spero non li abbia nemmeno tu, soprattutto alla tua Sinistra…) di qualsiasi rinnovata ipotesi di Centro-Sinistra. Centro-Sinistra che, fra l’altro, è e sarà proprio il Pd a non volere, invasato com’è ormai di renzismo e di anticomunismo da quattro soldi. Del resto, scusa, la Sinistra Arcobaleno prima e poi Rivoluzione Civile (di cui Ferrero è responsabile, credo, o no?) e perfino la fallimentare Federazione della Sinistra erano in fondo questa fuffa qua, questo tentativo qua: “ancorare a Sinistra” il partitone democratico, cui in fondo in fondo questo gruppo dirigente del Prc guarda ancora (con la lacrimuccia che scende sulla gota) come al vecchio “unitario” Pci, che un destino crudele cinico e baro distrusse per sempre… Dico bene?
        Ebbene i creatori, gli ideatori e i gestori della suddetta fuffa sono ancora ai vertici di Rif.Com. ed oggi non a caso agitano fieri il pugno chiuso, cantano l’Internazionale e magari pure la Marsigliese. Tu ci credi. Io no. Penso che questa gente menta, come ha già mentito per anni, e che dopo aver intonato ‘Bandiera Rossa la trionferàààà!’ sia già al lavoro per “ricucire” con la (mitica ed introvabile, come il Santo Graal) Sinistra del Pd (che poi oggi sarebbe… Gianni Cuperlo, Pippo Civati, Romano Prodi!!!!….), sicuramente col compagno Nichi Vendola, presumo con le frattaglie dei Verdi, dell’Idv, ecc. ecc., certo rimanendo bene compatti e disciplinati nella Cgil di Susanna Camusso… E’, carissima Adriana Dacci, la vecchia puzzolentissima fuffa, ed io guarda questa cosa te lo dico col sorriso sulle labbra, davvero, ma proprio col sorriso sulle labbra. E, coll’identico sorriso sulle labbra, ti dico che già dalle prossime elezioni europee voterò per il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando che, con tutti i suoi limiti, mi sembra il soggetto politico più serio e presentabile, oggi, sul versante anticapitalista italiano. Considerami come ti pare (mortifero, invasato, matto, scemo, minoritario, settario, ecc.): io mi considero quel che sono sempre stato, un comunista. Buona notte.

        • Se guardi la composizione del CPN (80% dai territori) e le proposte per la segreteria, il cambiamento c’è eccome!

          Il problema è il cambiare le pratiche, se vuoi sostituire Ferrero proponi qualcuno, proponi un gruppo che sappia lavorare meglio di quello che c’è attualmente.

          La denigrazione non serve a nulla, le scelte sono collettive, collettive sono le vittorie e collettive le sconfitte.

    • Al compagno Dandalo, ed altri commentatori che, chi in una direzione, chi in un’altra, assestano, come dice giustamente la compagna Adriana, martellate (o picconate?) agli ultimi frammenti che restano della sinistra radicale e alternativa vorrei chiedere: quale beneficio ne avremo di tutto questo litigare? io dico che lasceremo il campo ancora più libero per l’azione di destre populiste e reazionarie di vario genere….il mio è un pensiero di comunista libero e non legato a nessuna tessera e a nessuna formazione, ma che spera in un rigurgito che ci porti tutti ad unificarci, non importa se nella forma di partito, di movimento, di costellazione o altro, l’importante, lo ribadisco, è il progetto politico, non i simboli e nemmeno le persone (anche se concordo sul fatto che poi la credibilità conta pure) è un momento di grande emergenza ed eccezionalità, e non c’è proprio tempo da perdere in inutili litigi settari…stamattina ho partecipato all’assemblea di ross@….mi è piaciuta la tesi esposta da Cremaschi ed il loro approccio inclusivo e aperto….mi pare che vadano nella direzione giusta, tutte le altre componenti che vogliono costruire un blocco politico-sociale alternativo dovrebbero fare altrettanto…

      • Io voterò, come ho già scritto ad Adriana Dacci, per il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando, che mi sembra l’unico soggetto politico intenzionato a costruire un fronte di forze politiche, sindacali e sociali realmente anticapitaliste. Dopo anni di voto al Prc e alle sue varie “coalizioni”, non intendo dare più il mio voto a un partito e soprattutto a un gruppo dirigente (sempre lo stesso, peraltro, dal 2008) che per l’ennesima volta non si muoveranno nella suddetta direzione, cercando semplicemente di riaggregarsi (Dio sa come fra l’altro) al carro del Pd e di chissà quale grottesca nuova versione del Centro-Sinistra, che poi a sua volta dovrà scomporsi e governare coi “centristi”, i “moderati”, i “montiani” ecc. ecc. ecc. No, per cortesia, pietà di noi!…
        Secondo me, caro Zosimo, è continuare a dare il voto a questo Prc qui ciò che contribuisce a disarmare i lavoratori e i ceti che la crisi la stanno subendo sul serio. Il Prc dopo il disastro di Rivoluzione Civile aveva il dovere di far espatriare l’intero gruppo dirigente, sciogliersi e dar vita a una costituente comunista e anticapitalista che avrebbe dovuto dar vita a un nuovo soggetto politico totalmente rinnovato, infine nominare un nuovo gruppo dirigente. Non ha fatto niente di tutto questo e siamo ancora a qui a commentare le analisi del “compagno Ferrero”… Per me basta, sul serio.

        • rispetto ovviamente la tua opinione, io credo di rappresentare una cerchia un pò più esterna, non sono mai stato tesserato di nessuna formazione della sinistra, ma oggi aspiro ad un soggetto che riesca a fare una sintesi incontrandosi su 4-5 temi forti, unificanti, che rispondano ad un blocco sociale che va aggregato. Altrimenti questa operazione la faranno altri, non a sinistra, che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere M5S, nella peggiore una destra populista e autoritaria che ci travolgerà tutti. In questo contesto il problema non si risolve, secondo me, nel solo atto del votare, bisogna mobilitare prima e dopo il voto, sul territorio, sulle questioni sociali più scottanti e toccanti. Per fare questo non può baastare un singolo partitino,qualunque esso sia, chiuso nella cerchia molto ristretta dei suoi tesserati, ed impegnato più ad attaccare i suoi competitori vicini che non a cercare di aggregare un blocco sociale più ampio. In questo senso mi convince di più l’approccio di ross@, sottolineo l’approccio, perchè non è un fatto di appartenenza.

        • Dandalo, anche alle europee voterai per il pcl? Ammesso che si presenti. Oppure non andrai a votare, che è meglio?
          Mi sembra che mentre il paese va a fondo e la destra si prepara a dire la sua e cavalcare la protesta, noi siamo solo capaci di litigare tra noi, ci dividiamo per dei puntigli e delle sfumature che stento a capire. Non abbiamo maturità politica, e non parlo di te , me o chicchesia, ma in generale. Stento a vedere qualcosa di comunista in queste diatribe, mi pare che non ci importi nulla del disagio sociale che cresce e delle politiche che ci stanno portando indietro di decenni, sulle macerie dell’Italia saranno altri a levarsi in piedi, se non cambiamo la nostra mentalità e il nostro approccio tra compagni. Siamo in una stanza e discutaimo sul “che fare ” per opporci al capitale e ci perdiamo a litigare su Rosa Luxembourg o sulla purezza della bandiera rossa. Non è questo oggi il problema e prima supereremo questo estremismo “infantile” (come diceva Lenin) prima troveremo la capacità di rientrare in gioco.

          • dacci adriana

            Giuseppe…sarebbe bello!!

          • Caro Giuseppe, la situazione è terrificante, hai ragione, ed io infatti andrò a votare il Pcl non fischiettando o pensando che sia la soluzione magica ai problemi dell’Italia, nè rinfacciando questa mia scelta ad altri compagni, specie a quelli del Prc e perfino di Sel (ne conosco personalmente diversi). Ci andrò consapevole che, in questa fase, il Pcl con tutti i suoi limiti, mi sembra però il soggetto politico che seppur piccolo o anche piccolissimo, ha ben presente almeno tre cose, che (bisogna riconoscerglielo a Ferrando e ai suoi) predica nel deserto da anni:
            1. non ci può più essere per una Sinistra comunista ed anticapitalista, in Italia, alcuno sbocco dentro un qualsivoglia Centro-Sinistra, in accordo, desistenza o alleanza col Pd, che dal canto suo ha ormai compiuto una parabola di partito compiutamente “moderato” e “anticomunista” (Renzi docet)
            2. Rifondazione Comunista ha compiuto (purtroppo) la sua parabola, ha fatto la sua epoca, proprio perchè non è stata capace di differenziarsi dalla nefasta strategia bertinottiana, che anche Ferrero e questo gruppo dirigente post-Chianciano continuano de facto a riproporre
            3. i comunisti e gli anticapitalisti italiani devono ritrovare una propria forte e autonoma identità politica, culturale, sindacale (dopo anni di bertinottismo e di vendolismo) e su questa base puntare a ricostruire una loro presenza organizzata nella società e ad essere egemoni in tutti i momenti di conflittualità sociale.
            E’ ovviamente una strada dura e che non si risolve in una tornata elettorale o in uno slogan: è però, secondo me, l’unico percorso fattibile oggi per quella che è diventata (grazie ai Bertinotti, ai Vendola e ai Ferrero, e non grazie ai Marco Ferrando) la piccola minoranza comunista-anticapitalista italiana. Detto questo, è evidente che ci sono cose che, nel Pcl, anche a me convincono poco o meno (ad esempio una certa ritrosia a confrontarsi sul terreno d’una possibile alleanza, anche tattica, con altri soggetti politici anticapitalisti; in alcuni settori un trotzkismo “dottrinario” che mi convince poco, come tutti i dottrinarismi e gli apriorismi, ecc.) ma è pur vero che questi elementi diciamo “critici” stanno scemando negli ultimi tempi, sta prevalendo una consapevolezza nuova (di essere gli “eredi” del Prc in molte realtà locali ad es.) e basta dare un’occhiata al sito del Pcl per rendersene conto.
            E’ comunque vero che, nell’immediato, se vuoi la mia opinione, leviamoci dalla testa qualsiasi possibile “egemonia” di forze comuniste ed anticapitaliste sul terreno della “protesta” e del malessere sociale: il quadro politico complessivo, gli errori a ripetizione del Prc e di Sel, l’immobilismo della Cgil ed ora anche della Fiom, infine il radicarsi in Italia di culture-subculture politiche populiste e reazionarie, tutto ciò lascia presagire, purtroppo, il peggio. Si tratterà perciò, secondo me, di “resistere”, di “ricostruire” (un nucleo importante di militanti innanzi tutto) e di provare coraggiosamente a “rilanciare”, anche indipendentemente dal voto e dalle “elezioni”. Staremo a vedere!

          • Caro Dandalo, avevo ascoltato Ferrando in campagna elettorale in tv e trovavo le sue posizioni condivisibili da un punto di vista di classe. Ma alle elzioni anche il pcl ha dimezzato i suoi voti e questo frazionismo credo sia una delle cause di questi cattivi risultati elettorali delle formazioni di sinistra (una delle cause). Ma non mi hai risposto: alle europee diìove vi sarà una sola forza transnazionale di sinistra, quella con Tsipras candidato, come pensi di votare? (senza pensare che un voto in più o in meno possa cambiare le sorti dell’europa). Non credi che l’unica forza alternativa all’europa delle banche e del capitale sia quella e che l’isolazionismo trotzkista sia perdente comunque? E perchè pensi che rfc voglia stringere l’occhietto al pd? Mi pare che su questo punto Ferrero sia stato chiaro. Se ciò non fosse sarei io il primo a votare altrove. Saluti comunisti.

          • Giuseppe leggo solo adesso questo tuo commento che sottoscrivo in pieno: “estremismo infantile” e litigiosità per questioni secondarie sono sintomi di un’assoluta mancanza di maturità politica, ed i risultati purtroppo sono sotto gli occhi di tutti!

        • “Io voterò, come ho già scritto ad Adriana Dacci, per il Partito Comunista dei Lavoratori di Marco Ferrando, che mi sembra l’unico soggetto politico intenzionato a costruire un fronte di forze politiche, sindacali e sociali realmente anticapitaliste.”

          Ma c’è riuscito? E ha speranza di farlo? Come si muove? E poi ti lamenti di Ferrero e poi scegli il partito “di” Ferrando.

          Non vedi le contraddizioni?

          • Come si fa a votare pcl alle europee, quando c’è Tsipras candidato? Nel momento in cui siamo unitari a livello europeo, c’è chi fa il percorso inverso.

          • Yuri, ma perchè, Ferrero “c’è riuscito”?… Ma dai, siamo seri! Ma il Prc non esiste più, Yuri, SVEGLIATI! Tutto quello che ha saputo fare la segreteria Ferrero dal 2008 in poi è dirci di andare a votare per… Ingroia, Di Pietro e Bonelli! Ma si dovrebbero vergognare di girare ancora per le sezioni del Prc questi… “dirigenti” e invece c’è gente come te e come altri che ancora li supportano! Anche da questa cosa si vede che il Prc, ormai, è “storia”!…

  13. “Rivoltarsi in epoca di crisi”
    Il sistema di produzione capitalista è in crisi. Ed è in questo contesto che nei paesi del sud dell’Europa, dalla Grecia al Portogallo passando per la Spagna sono nati, negli ultimi anni, dei movimenti di protesta. Salvo alcune proteste localizzate e legate a delle rivendicazioni specifiche (la
    lotta dei Notav, per citare una delle più mediatizzate, o quella dei lavoratori della logistica, per citarne invece una delle meno mediatizzate), nessun movimento contro la crisi ha preso piede in Italia. Fino a quando, ai primi di dicembre, dei cittadini più o meno comuni (non è semplice,
    considerata l’assenza di valide inchieste giornalistiche, dare un volto e una storia a queste persone)
    si organizzano in una rete capace non solo di dare vita a dei blocchi, ma di farlo contemporaneamente in diverse città d’Italia.
    Le cronache si concentrano sul numero di incroci stradali bloccati e la sinistra – questo termine deve considerarsi come distinto da quello di «centro-sinistra» – si domanda se i poliziotti si siano davvero tolti il casco oppure no.
    Non si sa molto sulle ragioni concrete che hanno portato queste persone a scendere in strada e, ancora meno, sulle loro storie. Quello che importa veramente è che delle persone non politicizzate si sono mobilitate, si sono mosse, hanno dimostrato il loro malcontento. Certo, dei gruppi di
    estrema destra hanno preso parte alle manifestazioni; ma non si puo’ considerare che, nel suo insieme, si trattasse di una mobilitazione di sole teste rasate.
    In epoca di crisi economica, quando è teoricamente più difficile mobilitarsi; in un contesto in cui le parole lotta, conflitto e mobilitazione sono state screditate (criminalizzate) da 20 anni di berlusconismo; dopo che il centro-sinistra e gran parte delle organizzazioni sindacali si sono impegnate a cancellare queste parole dai propri dizionari, delle persone scelgono di scendere per strada.
    Unico oggetto in grado di unire i malcontenti nell’epoca dell’individualismo: la bandiera italiana.
    Quel tricolore che rappresenta un’appartenenza nazionale che in momenti di crisi costituisce
    l’elemento federatore più imporante, il più semplice da utilizzare, il più pericoloso.
    Non ho i mezzi e non mi interessa, per il momento, procedere a un’analisi delle dinamiche
    specifiche di questo movimento. L’obiettivo è un altro: prendere coscienza del fatto che il malcontento per la situazione attuale puo’ trasformarsi in un momento di conflitto. Se delle rivolte senza parole d’ordine, o peggio con delle parole d’ordine populiste e qualunquiste,
    riescono a invadere l’Italia, che ne sarebbe se cominciassimo a parlare di rivendicazioni reali contro le politiche di austerità e contro il lavoro precario? Perché un giovane lavoratore dovrebbe mobilitarsi per un forcone piuttosto che per rivendicare il suo diritto ad avere un salario giusto, delle ferie e delle malattie pagate?
    I blocchi degli ultimi giorni dimostrano che, oggi in Italia, una disposizione alla lotta esiste. Una
    dispozione che la maggior parte di noi credeva scomparsa o appannaggio di qualche gruppo di militanti di «estrema sinistra» e che invece deve essere analizzata con estrema attenzione.
    La capacità di analisi, essenziale per un pensiero che si definisca di sinistra, stenta a rimettersi in moto dopo decenni di berlusconismo e politiche neoliberiste: un cocktail esplosivo contro la nostra
    capacità di pensare delle alternative. Ma non limitiamoci a leggere la realtà con delle desuete griglie di analisi. Impariamo a intercettare il cambiamento e ad utilizzarlo. Iniziamo a pensare alla lotta e al
    conflitto come a qualcosa di possible e realizzabile non solo per chi sventola un tricolore definendosi italiano, ma anche per chi, disoccupato, precario e spesso non italiano, vuole uscire da
    questa situazione asfissiante e rivendicare un’Italia senza austerità e con delle reali politiche sociali e di redistribuzione.
    Cristina Nizzoli, sociologa, Marsiglia, Francia

    • Non sono d’accodo con l’analisi di Cristina. E spiego perchè. Innanzi tutto non è vero che delle “persone”, dei “cittadini più o meno comuni” o magari della “gente” si sia “mossa” in questi ultimi tempi, e tanto meno se parliamo del movimento dei cosiddetti Forconi. Si è mossa una precisa parte della società, del mondo del lavoro e dell’imprenditoria, e perfino della mafia e della criminalità organizzata (che pur sempre della società italiana fanno parte, e sono forza economica, politica e in diverse regioni anche forza egemone “cultualmente”). E tutti costoro si sono mossi in forme, modi, linguaggi politici, slogan, ecc. ben precisi, politicamente orientati e che a me, in fin dei conti sembrano solo apparentemente “inediti”. La borghesia infima e piccolissima dei “padroncini”, dei coltivatori diretti, delle partite iva, d’un certo mondo del lavoro autonomo, del commercio, devastato dalla crisi e con sempre meno reti di protezione (clientelare, in primis: ed è questo che “chiedono” e per questo, oggi, sbraitano tanto…), lo stesso mondo che ha costituito una parte non indifferente dell’elettorato del M5S peraltro, e negli anni passati del Pdl, si è “mosso”, è vero. Ma non in maniera “spontanea” e neppure politicamente “neutra”. Ha anzi espresso una subcultura politica molto precisa (basta leggere i deliranti volantini del Coordinamento 9 dicembre, che sono molto simili a quelli del Front National degli anni Ottanta), innanzi tutto accettando di farsi guidare da figure e movimenti politici ben precisi, e che infatti esprimono sebbene in maniera rozza istanze tipicamente reazionarie, venate di clericalismo, di sanfedismo, di localismo esasperato e perfino di squadrismo. Secondo me tutto ciò è un dato di fatto, e un qualsiasi sociologo dovrebbe prenderne atto; prendere atto cioè 1. che una determinata parte della società, certi ceti, si mobilitano proprio perchè percepiscono se stessi come parte specifica della società, con determinati “interessi” da far valere in opposizione ad altri 2. che si mobilitano facendo ricorso a un armamentario politico-ideologico, culturale e subculturale preciso, storicamente ben definito, nonchè politicamente reazionario. I movimenti di estrema destra (Forza Nuova, ecc.) o dell’autonomismo estremo (i “sicilianisti” di Mariano Ferro, i veneti della Life, ecc.) non si sono “infiltrati” in questa protesta: ne fanno organicamente parte da sempre e non a caso oggi la guidano, assieme alla criminalità organizzata e a sigle sindacali caratterizzate dal corporativismo peggiore. Così come Ciccio Franco e i “Boia chi molla!” non si erano “infiltrati” nella rivolta reggina degli anni Settanta, ma ne erano anzi logicamente l’”anima” e la forza poi non a caso diventata “egemone”. Insomma in questo benedetto paese un “blocco sociale” di destra e di estrema destra è sempre stato una cosa maledettamente seria ma, mi perdonerà Cristina, nient’affatto “inedita”: è “inedita”, se mai, la totale assenza da parte d’una Sinistra anticapitalista e “di classe” nel voler contrastare questi fenomeni appunto “da Sinistra”, mobilitando altri ceti, altri interessi, altre “persone” sul piano politico, sindacale, “culturale”, facendo anche ricorso ad un’”altra storia”, ad un’”altra memoria”, storia, memoria, politica e cultura non “neutre”, ma nettamente e orgogliosamente “di Sinistra”, comuniste, anticapitaliste. E, forse, è inedita anche l’incapacità di molti intellettuali (veri o presunti) nel voler analizzare tali fenomeni ancorandoli a una robusta cultura politico-sindacale (come indegnamente prova a fare… Dandalo!) e invece continuando a muoversi sullo scivoloso terreno d’una analisi “sociologica” che si priva volontariamente di qualsiasi esito politico, sindacale e che a me appare francamente eterea, fuorviante e perfino un po’ (essa sì!) vecchiotta. Insomma non si può essere, mai, “nè di destra nè di sinistra” (tanto più quando si dice di esserlo…), nè si può far tabula rasa d’una precisa cultura politica (che se è tale è memoria politica) nè, infine raccontare che la società non è affatto divisa in “classi” e in interessi contrapposti ma è un “organismo nazionale”: chi si “rivolta” o dice di volersi “rivoltare” su questo terreno e con queste idee per la testa dà vita a “rivolte” fasulle, che presto diventano movimenti reazionari e controrivoluzionari, egemonizzati da forze politiche, sociali e culturali di estrema destra. Quel che a me sembra pertanto di primaria importanza, oggi, in Italia, è costruire un blocco sociale e sindacale in grado di tutelare e difendere determinati interessi, determinati ceti, facendo ricorso a un discorso politico preciso e ben codificato, che ovviamente va (sempre) aggiornato e rinverdito nelle lotte e nelle mobilitazioni. Tutto ciò a me sembra che deve essere e dirsi e proclamarsi senza se e senza ma comunista ed anticapitalista, quindi indicare una via d’uscita “a Sinistra” dalla crisi economica, dal tracollo della classe politica e dalla devastazione sociale. Puntando il dito innanzi tutto contro il Pd e contro qualsiasi ipotesi futura di Centro-Sinistra. E’ quel che ha fatto e fa tuttora la Sinistra radicale greca, ad esempio, ed infatti lì le idee sono chiare e “destra” e “sinistra”, “rivoluzione” e “reazione” sono ben visibili. Ma sai perchè? Perchè c’è una Sinistra che sa di esser tale, che non ha paura di se stessa e della propria storia e che quindi è in grado di combattere e di lottare a viso aperto. Qui da noi questa consapevolezza e questa capacità la hanno solamente forze politiche qualunquiste e reazionarie, che, infatti, dilagano praticamente indisturbate. Ed infatti, qui da noi, non è in atto nessuna vera, autentica “rivolta”…

      • Fra l’altro, ho appena dato un’occhiata alla pagina facebook del “Coordinamento 9 dicembre per la Rivoluzione” (sic)… beh, è in gran parte fascismo, bello e buono, e tutto, lì, parla il linguaggio delle culture e subculture politiche reazionarie “tipiche” del nostro amato belpaese, razzismo ed antisemitismo inclusi. E tutto ciò è (insisto) in larga misura e per ora squadrismo, o comunque propensione allo squadrismo, alla violenza fisica oltre che verbale, al “menar le mani”, o comunque qualcosa di simile all’”arditismo” dannunziano-fiumano, costituito appunto da una massa di individui appartenenti ai ceti piccolo-medio borghesi letteralmente impoveriti e rovinati dalla prima guerra mondiale, ma che percepivano se stessi come antitetici sia alla “democrazia parlamentare”, al “liberalismo dei banchieri” (e, ovviamente, degli “ebrei”…) sia però ai sindacati, ai “lavoratori”, agli “operai” e quindi ai socialcomunisti. Beh, nelle pagine facebok del “Coordinamento 9 dicembre per la Rivoluzione” si respira la stessa aria, le stesse minacce (oggi in gran parte contro gli zingari e i migranti), la stessa ignoranza, lo stesso… fascismo. E questa gentaccia va combattuta secondo me, ovviamente “da Sinistra” e da una posizione nettamente e… “arditamente” anticapitalista. Purtroppo tutta da costruire qui in Italia.

  14. Precisazione. Ci tengo a precisare che il mio commento non è assolutamente riferito a tale Martino. Se si pensasse una cosa del genere mi sentirei profondamente offeso, e offesa la mia media intelligenza.

    • dacci adriana

      non temere Giacomo,mai ci sogneremmo di confonderti con quell’imbelle reazionario!!!

    • Sono io che non voglio essere confuso con un ignorante come te caro Giacomo….sei solo un poveretto.

      • Ma dico davvero! E’ umiliante se qualcuno pensa che tu possa essere preso in considerazione, sia umana che politica. Io mi offendo veramente se si pensasse che io possa mettermi sul tuo piano.

        • dai, Giacomo, non esagerare…!!
          non dico ‘politicamente’, ma umanamente si devono prendono in considerazione tutti.
          almeno io lo prendo in considerazione Martino…poi voi fate come vi pare….

          • In effetti martino è, umanamente, un caso pietoso. Non condivido: allora, all’estremo, consideriamo umanamente anche Hitler o Pinochet, in fondo invecchiano e muoiono anche loro come tutti. Chi poi viene qui solo per creare zizzania e confusione non vedo per quale motivo dovrei guardarlo con occhio pietoso. Io non vado a casa sua a gettare sterco per terra! Cercasse un dialogo, potrei capirlo, ma le sue sono solo continue provocazioni, cerca la sfumatura che più sa ci possa irritare. No, grazie: l’altro giorno ho conosciuto un fascista che sapendo quanto aveva fatto PRC nella mia città per i senza tetto ha detto “Rifondazione ci credo, ma la cgil non ha fatto…), abbiamo parlato degli alpini in Russia (lui è un vecchio alpino) e quindi di E. Lussu e del suo Un anno sull’altopiano, delle corazze Farina… di Oltreteorrente, Guido Picelli ed ITalo Balbo …alla fine, nel salutarlo gli ho detto “e, mi raccomando, voti RFC la prossima volta” (sono sei anni che non vota). Sicuramente (o quasi) non lo farà, ma con gente così si può parlare. Con questi modem-martino proprio no.

          • quando parlavo di tutti, non pensavo a certi dittatori…

            quello che intendevo dire è che, a prescindere dalle idee, si puo’ sempre cercare di sentire vari punti di vista, che d’altronde sono presenti nella società, in varie forme.
            poi, è vero che ogni tanto Martino “provoca”, altre volte meno…ma alla fine, non è che la cosa sia grave, considerando che questo è un blog…e ci deve essere la libertà d’espressione.
            e non pensavo, da un punto di vista come dici ‘pietoso’…ma piuttosto mi incuriosisce…vorrei sapere quale interesse ci possa trovare a postare qui, o a leggere i commenti (visto le sue idee)…

          • Di solito, in questi casi, l’unico interesse è quello di portare confusione e allontanare la gente da diatribe che scadono nell’offesa e nella rabbia. Di innominati ne ho conosciuto uno soltanto. E pochi nella vita quotidiana.

  15. Abbiamo bisogno, oltre che dei giovani e dei lavoratori, anche di intellettuali organici, a tutti i livelli, in alto ed in basso, che teorizzino organicamente un’altra idea di società. Possono diventare negativi, e di solito lo sono, gli intellettuali (spesso pseudo tali, come si evince da tanti commenti) non organici al movimento dei lavoratori (di ogni categoria) e delle giovani generazioni senza futuro.
    In un commento, a questa analisi di Ferrero, convintamente, ho parlato di un muro di gomma costruito ad arte, in questi anni, per impedire una rifondazione politica di un partito di classe. Tra gli avversari, consci o inconsci, ad un progetto di rifondazione di un soggetto politico di classe (cioè rappresentante politico degli interessi delle classi subalterne) ho dimenticato di inserire i vari distruttori (lo so che non è un termine consono, ma di questo si tratta), pseudo intellettuali non organici ad un movimento politico dei lavoratori.
    Quanto a Ferrero. Il doc. 1 è stato votato alla stragrande, ed anche gli emendamenti sostitutivi al doc.1, che io ho votato con molti dubbi per alcune ambiguità non secondarie, sono stati largamente respinti. Ferrero, avrebbe potuto anche rinunciare a priori(e sarebbe stato compreso), ma comunque la scelta di fare eleggere gli organismi dal nuovo CPN, mi sembra di rilievo. Ferrero avrebbe potuto farsi eleggere, a buon diritto, visti i risultati congressuali, al congresso.
    L’analisi di Ferrero, riguardo quest’ultimo movimento, è approfondita e condivisibile. Io insisto, e non da oggi, sulla necessità dell’organizzazione e dell’impegno, senza deroghe, di tutti i compagni all’attuazione del progetto, anche per azzerare interferenze inutili e dannose, dall’interno e dall’esterno.

    • dacci adriana

      rispondo a Giuseppe di oggi 16’49.Questo sito sta implodendo a velocità supersonica.Vi sono commenti incommentabili.E’ difficile tenere la barra della ragione in questo guazzabuglio di STUPIDITA’,di volgarità,di scemenze senza senso,come ogni pensiero scemo.La cosa più deprimente è che chi esercita queste “doti” è convinto/convinta di essere molto intelligente!!!Scriviamoci su Liberazione,lì mi sento più a mio agio.In queste pagine solo con chi ARGOMENTA SERIAMENTE le proprie posizioni.Ciao

      • ma quanto sei elitista….sempre questa mania di sentirsi meglio degli altri…

        • Mi pare che Adriana abbia un po’ ragione. Comunque vi sono anche interventi interessanti. Certo che su Liberazione gente come martino-modem non credo scrivano, i due euro li danno solo alla sceneggiata delle primarie.

          • per me, non ha ragione per niente.Troppo facile chiudersi di fronte a commenti che non vanno sempre nella stessa identica direzione…e questo sarebbe un dibattito politico? piuttosto, è un elitismo-snob che mira solo ad allontanare gli altri…

            inoltre, come hai notato, vengono fuori commenti interessanti quando un blog è libero ed aperto a tutti.

        • Veramente i commenti interessanti non vengono fuori quando i troll si insinuano: in quei casi tutto decade a livello di insulto o giù di li. Forse è solo tempo perso.

  16. La crisi morde, e come vittime ci sono nuove fascie sociali:
    artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, partite iva, trasportatori e tanti piccoli professionisti.
    A questi si aggiungono i dipendenti di dette persone, che per una volta non vi si contrappongono ma solidarizzano e fanno un unico blocco di protesta.
    Non c’è più “solo” la protesta operaia contro l’azienda, il padrone.
    Oggi è “il sistema” che affama la popolazione.
    E la rivolta è generale, non comunista, non di sinistra, ma sociale.
    O si trova SUBITO una soluzione, cominciando da esempi concreti: taglio dei costi della politica del 70%, riforma della giustizia, (soprattutto covile, per riscuotere i crediti) e poi per far crescere l’economia, meno tasse e vincoli per le imprese.
    E’ la prima volta che i partiti si vedono scavalcati dalla protesta che è solo e semplicemente sociale.
    Tutti i partiti che si infiltrano lo fanno abusivamente, ma dato che in genere commercianti artigiani e piccole imprese sono un elettorato di destra, si infiltrano partiti di estrema destra, ma anche movimenti di ultras e di strema sinistra che vanno sempre dove c’è da menare le mani.
    La rivolta dei forconi non è da sottovalutare, è una valanga solo all’inizio e non si sa dove può finire.
    Chiedo a Berlusconi la responsabilità (a questo servono i partiti) di calmare ed incanalare queste energie in forme legali e nonviolente

    • Flavio Grandepenis

      Povero martino tra assunzione di droghe pesanti e paletti di carne nel c.lo ha le traveggole….

    • Il fatto che la protesta sia solo soprattutto sociale è la sua grande debolezza e la sua grande forza.

      Io la vedo negativa. Non c’è per ora nessuna grande forza capace di contrastare l’eurocrazia e la violenza neoliberista.

  17. Ma il cosiddetto movimento dei Forconi è di facile lettura: fin troppo facile e, purtroppo, preoccupante. Di cosa ci stiamo meravigliando? In un paese abituato da almeno 20-25 anni alla criminalizzazione del “comunismo” (fatta soprattutto “a Sinistra”: in tv, in ambito giornalistico, culturale, accademico, ecc.), alla perdita d’una memoria storico-politica e specificamente “di classe”, al rimbambimento mediatico-spettacolare diventato l’unico “linguaggio” (non solo della politica), e infine, in un paese negli ultimi anni devastato da una crisi economica che si è fusa inestricabilmente alla crisi strutturale d’un ceto politico oggettivamente corrotto, screditato, ecc.; ebbene in un paese così, dove fra l’altro il fascismo e le culture-subculture reazionarie, clericali hanno sempre avuto (anche in epoca pre-unitaria) una loro forza oggettiva e una base spesso di massa, specie al Sud (dove è nato il cosiddetto “sanfedismo”, infatti), dove fra l’altro le mafie sono forza egemone non solo a livello economico e “militare” ma anche politico-culturale. Insomma in un… belpaese del genere, davvero qualcuno pensava che bastasse condannare al carcere Berlusconi, far vincere Matteo Renzi alle primarie e governare con Angelino Alfano per risolvere il “problema”? Eccoci qua: al populismo demagogico di Grillo e del M5S, a quello “tradizionale” di Berlusconi, si aggiunge ora questo impasto di squadrismo, clericalismo, reazionarismo identitario (con venature autonomiste, specie in Sicilia e in Veneto), corporativismo, espressione fra l’altro d’una parte specifica della società italiana, la piccola e media borghesia dei commercianti, degli esercenti, delle partite iva, dei “padroncini”, ecc. cui si aggiungono le masse di precari e precarizzati di alcuni settori e infine la valanga di disoccupazione giovanile, che al Sud è una autentica polveriera. E’ chiaro inoltre che questa “massa di manovra” è guidata da personaggi riconducibili all’estrema destra, probabilmente anche alla criminalità organizzata, senza contare che Forza Italia e in genere il blocco berlusconiano guardano benevolmente, specie in questa fase, a una “rivolta” che è, in questi termini, tipicamente reazionaria. Grillo fra l’altro ha fatto da apripista, in certa misura, a questa robaccia, che naturalmente non è affatto contrastata e riassorbita adeguatamente “a Sinistra”, come dovrebbe, a livello politico e soprattutto sindacale: il Pd… è quel che è, Sel… anche, mentre Rif.Com. è semplicemente un corpo inerte, da anni, ed ora più che mai. La Sinistra italiana avendo rifiutato per anni di combattere a viso aperto il Pd, si è trovata sempre, costantemente scavalcata da forme di populismo, di qualunquismo e di demagogia (Berlusconi, la Lega, poi Grillo, ora i Forconi) che hanno ovviamente giocato facile (e stravinto nei consensi) su questo equivoco, di cui sono responsabili però proprio le forze di Centro-Sinistra: il Pd, infatti, è il “partito delle tasse” e “il partito del rigore” (cosa peraltro oggettivamente vera, incontestabile), ma “la Sinistra” che cos’è? Sel, ovvero Vendola: nulla più dello sguattero di Bersani, cioè pur sempre del Pd. Rif.Com.: il partito di Bertinotti e di Ferrero, cioè il partito che non ha mai attaccato frontalmente, da Sinistra e con una propria strategia chiara, netta, AUTONOMA, di OPPOSIZIONE, il Centro-Sinistra, del quale ha sempre ambito a far parte.
    In una fase caratterizzata dal tracollo dell’economia e dalla devastazione sociale, dalla crisi della classe politica e del “parlamentarismo”, con un Pd che attua le politiche di Monti e della Bce e con una Sinistra praticamente assente perchè de jure o de facto appecoronata al Pd e ai vari Centro-Sinistra, cosa pensavate che accadesse nel paese del sanfedismo, dei Fasci di Combattimento e del Fronte dell’Uomo Qualunque? Demagogia, populismo e reazionarismo a go-go! E, infatti, chi più ne ha più ne metta: Grillo, Salvini, Fratelli d’Italia, Santanchè varie, Casapound, Forza Nuova e ovviamente il buon vecchio Berlusconi col suo impero mediatico (intatto) e, infine, pure i Forconi coi loro improbabili leader “spontanei” che girano l’Italia in Jaguar e vanno da Santoro in tv col cappellino in testa…
    Ma, in fondo, ce li meritiamo, purtroppo per noi: e se li merita, tutto sommato, questa Sinistra italiana cialtrona e appecoronata al Pd da anni, che tutto quello che sa fare è “analizzare” i Forconi con Paolo Ferrero (cioè uno dei responsabili della condizione comatosa in cui si trova la Sinistra italiana e, quindi, del fatto che proprio ai Forconi non si risponde nulla “da Sinistra”, nelle piazze, nei luoghi di lavoro e a livello concretamente politico-sindacale), balbettare qualche scemenza con Vendola e infine mettersi pure a predicare che lo “sciopero generale” è un’arma vecchia, arrugginita, spuntata… Puah! Ma con questa… Sinistra qui cosa si pensa di fare? I populisti, i qualunquisti e i reazionari avranno sempre la meglio perchè appunto di fronte non avranno affatto “i comunisti” e gli anticapitalisti ma… il Pd e i suoi piccoli amici. Ferrero incluso!

    • dacci adriana

      Sei fuori strada.L’analisi critica di Paolo Ferrero è un contributo essenziale dal punto di vista comunista:primo, decifrare ciò che si muove nella società,pur nella enome difficoltà del contesto storico-politico attuale è doveroso per noi.Certo tutto quel che scrivi è vero,ma c’è il “solito” blocco di una visione a mio avviso settaria.E sempre affiora l’immarcescibile spinta alla autodistruttività di ciò che ESISTE,cioè un partito della Rifondazione Comunista,con gli errori commessi in passato che ancora pesano sul presente,di cui Ferrero ha fatto severa autocritica.Ora basta,andiamo avanti con passione e determinati a giocarci tutte le carte.Il nemico non è fra noi,riserviamo tutta la durezza a chi è responsabile della degenerazione in cui siamo.

      • “…tutte le carte.”
        e quali?
        vista la mancanza di mezzi finanziari nonchè mediatici.
        Dov’è la militanza nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche?
        Non c’è!
        Questa è la realtà.
        Ma davvero si pensa che sono sufficienti delle ‘buone intenzioni’ a parole per mandare avanti un partito ed un programma politico?
        Molti studenti che protestano hanno votato grillo, gli operai nelle fabbriche neanche sanno cosa propone il prc…
        E poi, nonostante tutto, molta gente continua a votare cdx e csx…mentre il malcontento non ha portato nemmeno un voto in più al prc, anzi ha continuato a perderne…
        capisco voler mantenere un certo ‘entusiasmo’, ma occorre essere realisti…
        e bisogna vedere se il disastro elettorale del prc è solo un problema di ‘comunicazione’ e ‘strategia’, oppure se è una mancanza di fiducia da parte della popolazione nei confronti di certe ideologie (che molti, anche studenti, vedono come troppo dogmatiche e comunque sorpassate).

        • dacci adriana

          ribadisco:tutte le carte,per esempio mettere in pratica subito,con determinazione,le conclusioni a cui è giunto il Congresso.Certo bisogna crederci,non stare sugli scranni della critica costante che non produce altro che passività e rabbia repressa o meno.Certo che il momento è nerissimo e tutti ne subiamo la nefasta temperie.Anzitutto smettiamo di dare addosso a chi ti sta vicino,a chi crede e pensa che, pur nel dissenso c’è, nell’essere compagni e compagne, la ragione stessa dell’esistenza di un Partito politico.Io ci credo e per questo lotto.

          • ma se ci si vuole credere, occorre trovare una via che sia fattibile in pratica.
            E soprattutto, uscire dall’isolamento!
            come molti nella ‘sinistra alternativa’ (che si trova fuori dal parlamento), non accetti Vendola (che chiami “indegno” in un’altro commento sopra), pero’ intanto sel è un partito in parlamento (dunque con un peso politico, seppur non molto forte) che fa proposte di sinistra su cui si puo’ convergere.

          • Ma Claudia, sei la stessa che diceva “Grande Unione Sovietica” oppure un’altra? SEL in parlamento, e con questo? grazie ad una legge anticostituzionale e antidemocratica. Con un P. della Camera che è l’alfiere primo del colle e quindi delle sue politiche fatte per nome e conto della Troika e stravolgendo la costituzione in una sorta do golpe presidenzialista. Davvero non ti riconosco più, a meno che non ti sia apparso Padre Pio in sogno…(o in incubo) nel qual caso…

          • Giuseppe (sei lo stesso che firmava prima in minuscolo, vero?), qui non c’entra Padre Pio…
            in quest’ultimo periodo, ho cominciato ad avere molti dubbi.Ti spiego, il fatto di non riuscire ad intravedere una via d’uscita per il prc(così com’è), mi ha fatto seriamente riflettere sulle possibilità reali di vedere attuate anche solo un minimo di politiche di sinistra/socialista.Già che con il 20% non si puo’ “rivoluzionare” una società, figuriamoci con l’1%.Ho cominciato ad avere l’impressione di seguire un’utopia.In democrazia, si deve accettare il volere della gente.Se proprio non c’è verso di far accettare l’idea di una “politica comunista”, allora che si fa? si rimane in una piccolissima minoranza senza poter far nulla? o piuttosto si cerca di allargarsi verso chi si avvicina di più a certi ideali?
            chi è che si avvicina di più alla sinistra? m5s solo in parte, ma tanto, non vogliono alleanze con altri partiti.Dunque rimane sel, che dopo tutto, è una parte del prc che ha scelto il “compromesso” con il centrosinistra “centrista”, pur di non rimanere escluso dalla vita politica.Poi ci si puo’ chiedere…cosa ha fatto sel per i lavoratori? pero’ la stessa domanda la si puo’ fare anche al prc, che non ha dei mezzi per incidere sulle condizioni dei lavoratori.Puo’ anche essere che sel non riesca ad influire in parlamento, ma almeno ci puo’ provare, il prc non puo’ neanche provarci, visto che già si sa che non arriva in parlamento da solo.

          • …dunque, Giuseppe, dobbiamo ricordarci che molti militanti di sel sono venuti dal prc (ma forse ci sono anche dei delusi di letta), e hanno ancora certi ideali di eguaglianza, diritti ecc…non sono mica diventati militanti di storace!
            sono solo meno “dogmatici” sull’ideologia “rossa”.E se si riuscisse a fare un decimo di politiche socialiste, sarebbe già qualcosa.O no? non si puo’ dire sempre “o tutto o niente”.I progressi sociali talvolta si fanno poco a poco.
            Probabilmente vogliamo politiche piuttosto simili (giustizia sociale ecc), ma abbiamo idee diverse su come arrivare a proporle.
            il prc dovrebbe cominciare a cercare dei punti d’incontro con sel.

          • Il problema è che sel parla in un certo modo ma poi, di fatto, sostiene le politiche del pd che dall’alto ha ispirato il nuovo re d’italia, cioè le politiche che hanno distrutto i diritti del lavoro, affamato i pensionati, privatizzato quasi tutto (ci mancano ormai solo le spiagge e il colosseo), tolto ogni speranza ai giovani e ogni dignità oggi e domani quando (e se) raggiungeranno la pensione..e potre continuare. E’ il partito che diceva che “La questione fiat-marchionne è dirimente per la sx” e poi ha sostenuto Fassino a Torino, noto amico di marchionne e attivista No TAV. E io dovrei sperare che quelli …al massimo il loro ruolo è quello di drenare voti in uscita da l pd per “bruciarli” poi per le solite politiche impostaci dalla euroipa dei banchieri e del capitale. Piuttosto che certi traditori e manipolatori di coscienze voterei mille volte il 5stelle. Ma sino a che ci sarà una forza politica davvero di sx, continuerò a votarla, perchè ciò che faccio lo faccio sentendomi sempre me stesso, non abdicando a una parte di me stesso, specia poi dopo quelle risate che hanno svelato anche ai ciechi che non volevano capire. Comunque credo che i fatti parleranno da soli.

          • …seguire il volere della gente, quindi ai tempi in cui la gente votava forza italia anche tu votavi per loro…e non è una provocazione: il problema è che le politiche del pd (e alleati) sono più conformi al volere neoliberista della troika che non quelle del centrodx…pensa alla precarietà, alle privatizzazioni, ai favori fatti alle banche, alle guerre dell’imperialismo…

          • Claudia; oggi non si tratta di realizzare il comunismo, e certo non quello dei Soviet (purtroppo dico io) la situazione economica e sociale non lo consente, almeno al momento. Oggi si tratta di mettersi in sintonia con i bisogni della gente che sta perdendo ogni diritto e regredendo a condizioni di vita ottocentesche grazie alle politiche di questa europa della borghesia finanziaria. E credo che le intenzioni del prc e della sx europea vadano in questa direzione, all’opposto di quelle del pd e dei suoi servi (tra cui SEL) che invece di quelle politiche sono i principali artefici. Per certi aspetti (penso al discorso relativo all’europa e all’euro) è più a sx la lega di quelli) e la Lega dice le cose che l’altra sera sentivo dire da Zanda (mi pare) unico forse nel PD a sposare le tesi anti europa liberista.
            Quanto a grillo non si vuole alleare con nessuno prima delle elezioni, ma poi, dopo le elezioni, appoggia anche una giunta non sua come, di fatto, sta facendo in Sicilia, quindi, se ci fosse una possibilità di governo 5stelle-sx credo che Grillo accetterebbe. Ovviamente non accetta con il pd e con sel della sua amica boldrini perchè hannopolitiche agli antipodi tra di loro.

        • si, sono sempre quello che prima scriveva minuscolo, ho cambiato solo perchè ne era apparso un altro.

          • l’avevo intuito….

          • il problema è che al m5s non ne vogliono sapere di allearsi con i partiti, poi un partito con una “netta identità ideologica” come il prc, non fa parte del loro approccio politico.Nonostante ci siano molti punti simili al programma del prc (e immaggino che sia per questo che lo preferisci al ‘centro-sinistra’), il m5s non vuole nessun’etichetta di “schieramento politico-ideologico”.Pero’ se ritieni che ci sono proposte valide, potresti anche votarlo appunto, perchè sarebbe comunque un modo (pur rinunciando al simbolo comunista) per vedere qualche proposta interessante votata al parlamento.Io avevo pensato piu’ a sel perchè ha un’identità ‘dichiaratamente’ di sinistra, è vero che per ora i risultati non si vedono molto…ma se avesse più voti, se contasse di piu’, se si alleasse per fare un’unità più ampia della sinistra (pure con il prc)…forse qualcosa potrebbe venirne fuori…
            capisco quello che intendi dire col “sentirsi sempre se stessi”.
            ma per me conta anche il “pragmatismo”, cercare una strada che porti ad un risultato, e sono disposta ad “adattarmi” e fare qualche concessione, poichè sono stufa di dover sempre “aspettare”, senza che le cose si smuovano…

          • il volere della gente per quanto riguarda una sinistra, ovvero una sinistra (che lo sia nei fatti) verrebbe accettata, mentre oggi, il “comunismo” ha molta più difficoltà ad essere accettato.

          • Riscrivo perchè mi è venuto un po’ fuori spazio, spero vada meglio ora:
            oggi non si tratta di realizzare il comunismo, e certo non quello dei Soviet (purtroppo dico io) la situazione economica e sociale non lo consente, almeno al momento. Oggi si tratta di mettersi in sintonia con i bisogni della gente che sta perdendo ogni diritto e regredendo a condizioni di vita ottocentesche grazie alle politiche di questa europa della borghesia finanziaria. E credo che le intenzioni del prc e della sx europea vadano in questa direzione, all’opposto di quelle del pd e dei suoi servi (tra cui SEL) che invece di quelle politiche sono i principali artefici. Per certi aspetti (penso al discorso relativo all’europa e all’euro) è più a sx la lega di quelli) e la Lega dice le cose che l’altra sera sentivo dire da Zanda (mi pare) unico forse nel PD a sposare le tesi anti europa liberista.
            Quanto a grillo non si vuole alleare con nessuno prima delle elezioni, ma poi, dopo le elezioni, appoggia anche una giunta non sua come, di fatto, sta facendo in Sicilia, quindi, se ci fosse una possibilità di governo 5stelle-sx credo che Grillo accetterebbe. Ovviamente non accetta con il pd e con sel della sua amica boldrini perchè hannopolitiche agli antipodi tra di loro.

          • Giuseppe, certo che il prc ha buone intenzioni, ma purtroppo le intenzioni non bastano.
            Dici che qui non si tratta di realizzare il comunismo dei soviet, già, ma quando la gente va a votare e vede la parola “comunista” o il simbolo “falce e martello”, la prima cosa che pensa è che il prc vuole proporre appunto il comunismo.E moltissimi vedono il comunismo come un sistema irrealizzabile, troppo idealista… oppure una “dittatura”! (per via di certe repressioni avvenute nei ‘paesi dell’est comunisti’ ad esempio).
            Per questo penso che se le buone intenzioni del prc fossero presentate in un’altra forma, non chiamate “comuniste”, ma come una “sinistra unita”, potrebbero avere più possibilità di realizzarsi.

            E’ vero che sia il cdx che il csx hanno delle responsabilità per quanto riguarda la crisi, le leggi neoliberiste della finanza…hanno governato entrambi negli ultimi vent’anni.Pero’ sel, se non altro per il fatto che ha solo 3 o 4% finora, non ha le medesime responsabilità del pd…certo, tende ad assecondarlo (ma solo parzialmente) anche perchè con il 3% non ha molte altre scelte, ma se il prc, il pdci…si unissero in qualche forma con sel, a quel punto la sinistra avrebbe più peso.
            Poi sel ha dei punti simili sia con il m5s, sia con il prc…contro le spese militari, per l’ecologia, diritti civili ecc…

          • Mi pare che sia sel a non volere unità (almeno a livello nazionale): ha già scelto il suo alleato, quello che gli può garantire qualche sedia calda, e quello della finanza e del neoliberismo imperante. Il resto sono solo chiacchiere…e poi basta guardare la boldrini che applaude per mezzora napolitano…

      • D’accordissimo Adriana. La migliore analisi finora espressa sul Movimento dei Forconi e sulla crisi italiana. Invito ad ascoltare anche cosa pensa Diego Fusaro dell’euro e dell’eurocrazia. Questi sono due capisaldi su cui fondare l’agire politico negli anni a venire.

        • dacci adriana

          Agorà,ho letto il geniale Diego Fusaro,puoi segnalarmi precisamente suoi interventi sugli argomenti che elenchi?

  18. Ottima analisi veramente compagno Ferrero. Adesso, per creare veramente quella coscienza di classe attorno agli operai, agli studenti illuminati, agli insegnanti, e a tutti coloro che credono nella lotta di classe, si chieda l’abolizione del superenalotto, di modo che uno che rischia di impoverirsi invece di dire:”Vorrei fare sei al superenalotto”, tipica risposta liberista ai problemi economici e culturali che il liberismo ha creato, dica:” Vorrei lottare per il socialismo e il comunismo, per una società migliore, per la giustizia sociale”, cioè dando una risposta comunista ed antiliberista.

  19. La protesta sale. Chi c’è dietro i Forconi? Sono i soliti mafiosi o c’è anche Berlusconi? Tutto questo poco importa, è un segno che molti italiani cominciano a capire che non possono solo stare a guardare. Dunque è un segno positivo. Certo adesso molti parlano di rivoluzione, senza neanche sapere cos’è una rivoluzione.
    Infatti, una protesta differisce da una rivoluzione semplicemente dal fatto che una protesta è semplicemente una sollevazione popolare senza obiettivi ben definiti.
    Però questo è un momento di massima attenzione! Di solito i furbi cercano subito di usare la protesta e di stravolgerla per i loro fini e nei loro interessi. Questa protesta mette bene in evidenza come la sinistra antagonista è impreparata anche a pensare di agire, figurarsi a darsi obbiettivi comuni. La Sinistra mostra il suo vuoto e in politica il vuoto non dovrebbe esistere. Qualcuno cerca sempre di riempirlo e di solito riesce a riempirlo per primo un despota che incendia gli animi con odio e istiga poi tutti alla violenza contro i diversi . Tutto dipende da noi, non lasciamoci sfuggire questa occasione.

  20. Ottima analisi. Non sempre il nostro segretario, in passato, è stato così approfondito. In questa analisi è da condividere praticamente tutto. La conclusione è ottima: no autolesionismo, sì ad un impianto analitico, progettuale e di lavoro. Non basta. Per non rischiare le enunciazioni ci vuole, assolutamente, l’organizzazione e l’obbligo morale dei militanti, al di là delle posizioni congressuali, di mettere in pratica le decisioni prese.
    Ultima considerazione. E’ forse il caso di analizzare bene l’atteggiamento tenuto da quel che resta di una certa informazione di sinistra verso questo nuovo movimento (?) o i precedenti (m5s ad esempio) o l’attenzione verso Sel (nonostante Vendola) ed il Pd (nonostante Renzi). A me sembra che si tenda sempre a creare delle pareti di gomma per perpetuare, di fatto, l’ostracismo verso il PRC ed ogni altra forma di opposizione politica e sociale vera al capitalismo.

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