IX Congresso – Una prospettiva marxista per la Rifondazione Comunista

IX Congresso – Una prospettiva marxista per la Rifondazione Comunista

di Arianna Ussi, Daniele Maffione -

Il IX congresso costituisce un momento centrale per il nostro Partito che, dopo una serie di sconfitte elettorali ed una continua perdita di consensi, ha raggiunto i minimi storici. Per questo, è necessario aprire da subito un dibattito sulle prospettive della Rifondazione Comunista.

Contro qualsivoglia tentativo liquidazionista, riteniamo che, per mantenere in vita un’opzione comunista nel nostro paese, occorra ricostruire e rilanciare il Partito su nuove basi teoriche ed organizzative, che sappiano ridare linfa ad un progetto politico che in 20 anni non è mai stato realizzato.

A nostro avviso, il documento proposto dalla maggioranza uscente non risponde a questa esigenza e, dietro una finta unità, agitata come un mantra all’interno del dibattito congressuale, si celano divergenze strategiche ed una lotta intestina al gruppo dirigente che rischia di dilaniare un’intera comunità politica e di esporre il proprio preziosissimo patrimonio militante alla consunzione.

Abbiamo deciso di dar vita al documento “Per la Rifondazione di un partito comunista” proprio per affermare un’idea nuova della Rifondazione Comunista, che riparta dall’analisi di classe della società contemporanea e rimetta al centro il conflitto tra capitale e lavoro, all’interno del quale vanno inquadrate le altre questioni fondamentali: la questione di genere, la questione ambientale, la questione meridionale, l’internazionalismo, l’antifascismo.

Se vogliamo tornare ad avere un radicamento di classe, dobbiamo avere una corretta lettura dei processi produttivi, e dobbiamo avere strumenti che ci consentano un’elaborazione teorica avanzata, evitando scorciatoie organizzative. A tal fine, riteniamo centrale, nell’attività del Partito, il ruolo della formazione, per dare ai nostri quadri e militanti le basi teoriche e gli strumenti analitici necessari ad interpretare lo stato di cose presente e cambiarlo, e per dotare il Partito di un gruppo dirigente all’altezza della fase e della lotta di classe. Per noi, il Partito deve farsi, gramscianamente, intellettuale collettivo.

Occorre recuperare un orientamento marxista e porsi come orizzonte strategico il superamento del sistema capitalistico e del potere borghese. Per questo, serve un’organizzazione votata al conflitto di classe, che abbia una vocazione egemonica e si ponga il tema della presa del potere, rompendo con quella logica minoritaria e codista che ci ha relegato, per troppo tempo, ad un ruolo subalterno o meramente testimoniale.

Il nostro ruolo deve essere quello di rifondare una coscienza politica nel moderno proletariato, per ricomporre la classe, divisa e frammentata dalle condizioni di sfruttamento e dalle logiche insite al capitalismo stesso, e ricondurre le vertenze, dal piano delle rivendicazioni sindacali, a quello della lotta politica. Dobbiamo però dotarci di una linea sindacale chiara che orienti i nostri compagni e consenta ai comunisti di costruire egemonia su posizioni conflittuali all’interno delle strutture sindacali e dei luoghi di lavoro.

Il nostro Partito deve difendere ed applicare la Costituzione tramite la rappresentanza istituzionale e sindacale, ma siamo convinti che occorra costruire anche nuove forme di democrazia popolare, a partire dai luoghi di lavoro.

Rifondazione Comunista ha bisogno di una svolta reale, che può avvenire solo cambiando radicalmente la linea politica e chi la rappresenta. Non è per fare un congresso di contrapposizione, che abbiamo rotto con una maggioranza impermeabile alle istanze critiche che, più volte abbiamo sollevato. Il terzo documento nasce dall’esigenza di un dibattito congressuale autentico, basato su una dialettica interna sana, nella convinzione che, per risollevare le sorti del Partito, schiacciato dall’elettoralismo e dai personalismi, occorra immettere idee e contenuti e, soprattutto, sciogliere i nodi irrisolti della Rifondazione Comunista, a partire da quello, decisivo, delle prospettive e del progetto politico.

5 Commenti

  1. Ho effettuato la registrazione per ottenere la password, senza vedere l’operazione aritmetica di controllo della “ santità ” mentale, così è andato tutto in tilt : Sono grave ?

  2. sinceramente mi pare che le strade per non morire siano 2:
    1) unificare in un’unica lista comunista tutti i micropartitini comunisti turigliatto sinistra anticapitalista- cremaschi ross@- rizzo sinistra popolare-ferrando partito comunista dei lavoratori- pdci-prc e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.basta autolesionismi! uniti in una lista PROLETARIA abbiamo certamente piu peso,le europee devono essere un primo laboratorio.e ricordatevi che ai lavoratori dipendenti e ai proletari non gliene frega niente di leninisti marxisti e trozkisti,vi vede uniti nelle piazze e diviso alle elezioni roba da far ridere.
    2)pare che sel si dividera’ sull’alleanza con renzi; togliete la dicitura “comunista”tanto i valori radicali si mantengono..unitevi in “la sinistra” e’ tanto difficile? per chi vuole il comunismo c’e’ sempre quel settario di ferrando

  3. A Martì, qua de inutile ce sei solo tu…

  4. Credo che voi potreste avere un futuro solo ed esclusivamente se abbandonaste la dicitura comunista e faceste un partito alla sinistra del PD insieme a SEL (è l’unica possibilità per voi)

    Tra l’altro se il PD lo prende Renzi è probabile che qualcuno che si sente più a sinistra (qualche fessacchiotto lo trovi sempre) esca proprio dalla porta di sinistra per entrare in SEL e quindi prenderebbe corpo un grande partito di sinistra alternativa. (che però solo unendosi al pd avrà qualche possibilità, altrimenti sarà l’ennesimo partito inutile

    • A proposito, avete seguito il mio consiglio, bravi.
      Ovunque si usa il Logout bloccato (nome/email) solo voi facevate eccezione ed infatti deficienti come Stalin/sguarrella/nonsonofrufrù ecc imperversavano

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