Un vero piano, e non grandi opere inutili

Un vero piano, e non grandi opere inutili

di Alberto Ziparo -il manifesto - 

Esistono tre ordini di problemi che rendono molte grandi opere, legate alla Legge Obiettivo, talmente problematiche da apparire sostanzialmente irrealizzabili – al di là degli enormi problemi ambientali, economici e tecnici che si tirano dietro – e che rendono urgente il blocco delle risorse ad esse mirate, che appaiono sempre più come enormi fonti di spreco e di formazione di debito pubblico.
Un quadro ormai fallimentare va abbandonato recuperando alle reali emergenze sociali, oltre che alla gestione delle reti esistenti, le risorse residue. A questo proposito è utile ricordare che il corridoio 5 europeo di cui dovrebbe fare parte la Tav Torino-Lione è cancellato dagli ultimi accordi di programma quadro, in tutta la parte iberica, da Barcellona a Lisbona, e in tutto l’est europeo, da Lubiana a Kiev: resta la tratta in questione, sostanzialmente come parte della Milano-Parigi che in 6.5/7 ore ad alta velocità dovrebbe fare concorrenza all’attuale ora di aereo. A meno di non volere insistere sulla risibile alta velocità per le merci. Qui lo stato italiano potrebbe risparmiare – oltre alla Val di Susa – 15 miliardi di euro di cui 3 nel prossimo biennio. Ancora Tav, ma a Firenze: se si rinuncia al disastroso e impattante sottoattraversamento della città per ricorrere al più agevole e assai meno costoso passaggio in superficie – proposto dalla locale Università – si possono risparmiare almeno 2 miliardi, oltre al patrimonio fiorentino. Una ventina di miliardi in dieci anni e circa cinque nel prossimo triennio possono risparmiarsi rinunciando alle tratte Tav e alle autostrade (che significano ormai inaccettabile incremento del traffico su gomma) la cui progettazione si sta avviando adesso per iniziativa delle società all’uopo create, tra cui la bizzarra Mestre-Orte, il Quadrilatero centrale, il Corridoio Tirrenico Meridionale, le superstrade salentine, la nuova autostrada ionica calabrese (laddove è urgente la semplice ristrutturazione dell’esistente statale).
L’altro grande capitolo che può portare a una svolta nella risposta alla domanda sociale riguarda le politiche abitative: spesso si sottovaluta un dato macroscopico venuto fuori tra l’altro anche dall’ultimo censimento. In Italia ci sono oltre 20 milioni di stanze vuote, di cui almeno il 40% nelle città metropolitane e medio-grandi. Questo dato clamoroso vorrebbe dire che tutta la domanda dovrebbe essere soddisfatta, anche se gran parte di questo patrimonio è privato: il vero «Piano Casa» significa trovare gli strumenti per renderlo socialmente accessibile.
Inoltre il patrimonio vuoto è occasione di enorme evasione fiscale: i vani di proprietà di imprese e immobiliari non vengono infatti tassati in quanto «beni di investimento»: un semplice emendamento alla legge di stabilità assicurerebbe alcune decine di miliardi di euro alle casse dello stato per il lavoro, il welfare e tutte le emergenze sociali che quotidianamente il paese soffre.


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