Il business mette d’accordo le élite di entrambe le parti

Il business mette d’accordo le élite di entrambe le parti

di Michele Giorgio -
Forse non ha mai incontrato Mario Monti, eppure Munib Masri, il più noto (e ricco) degli imprenditori palestinesi, ha tanto in comune con l’ex premier italiano. A partire dal convincimento che tutti i problemi possono trovare una soluzione attraverso le scelte delle élite economiche. Generoso ma non disinteressato finanziatore dell’Olp, Masri dopo la firma degli Accordi di Oslo (1993) e la nascita dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), fu ricompensato dallo scomparso presidente Yasser Arafat con il monopolio (a quel tempo) della telefonia mobile in Cisgiordania e Gaza, e molto altro. Da allora l’imprenditore palestinese tiene un piede nell’Anp e l’altro fuori. Per poi rimetterli entrambi dentro quando una parvenza di diplomazia lascia intravedere possibilità nuove per quella «pace economica» che evidentemente non piace solo al premier israeliano Netanyahu.
Masri, che è presidente della Padico Holding Chairman, domenica scorsa era al World Economic Forum in Giordania, con capi di stato e di governo, con ministri di alto rango, primo fra tutti il Segretario di Stato Usa John Kerry. Alla testa di 200 imprenditori palestinesi e israeliani, assieme al suo partner di quest’ultima missione in nome «dei buoni affari», Yossi Vardi, presidente delle International Technologies Ventures, Masri ha lanciato l’iniziativa Breaking the Impasse. «Un gruppo di uomini d’affari della Palestina e di Israele – ha spiegato – hanno messo insieme le loro competenze per aiutare i leader politici a raggiungere un accordo di pace». Sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni di Vardi. «Sarà nostro impegno trovare una soluzione di pace per i due popoli… Basta lacrime versate dalle madri israeliane e palestinesi».
A non pochi è sembrato di fare un salto indietro di una quindicina di anni, alla retorica pacifista tipica degli anni successivi alla firma di Oslo che decorava i discorsi degli imprenditori delle due parti, interessati più ad aumentare i profitti che ad aiutare la realizzazione dell’aspirazione alla libertà dei palestinesi sotto occupazione. Anche in quell’ottica è stata organizzata a Tel Aviv la conferenza dell’high-tech Business not barriers, «affari non barriere», organizzato dal centro Peres per la pace, dall’associazione delle società di high-tech in Israele e dall’Unione delle Camere di commercio, e alla quale prenderanno parte decine di imprenditori della Cisgiordania. In casa palestinese la conferenza ha creato non pochi fermenti e una «condanna» è giunta persino dall’Anp, che pure mantiene rapporti anche di coordinamento di sicurezza, con Israele. Un portavoce di Abu Mazen ha parlato di «normalizzazione inaccettabile».
A spingere i businessman palestinesi nelle braccia di quelli israeliani sarebbero, dice qualcuno, le aspettative generate dalla «diplomazia dello shawarma» di John Kerry, che tra un panino con la carne speziata mangiato in strada a Ramallah e le promesse di una soluzione rapida del conflitto fatte l’altro giorno in Giordania, ha annunciato investimenti privati americani per 4 miliardi di dollari nelle terre palestinesi, in particolare nel settore dell’immobiliare turistico. Ha teorizzato inoltre una riduzione dei due terzi della disoccupazione in Cisgiordania e un aumento del 40% dei salari medi. A chi sarà affidata la realizzazione di questo “paradiso” al posto dell’inferno? A Tony Blair, l’ex premier britannico guerrafondaio ora emissario del Quartetto in Medio Oriente, reduce da un tour in Cisgiordania con l’amministratore delegato, guarda un po’, della Coca Cola. Kerry non ha dubbi: è il «più audace progetto» dalla firma di Oslo.
Ricette miracolose ai quali non crede più neppure l’accomodante presidente dell’Anp Abu Mazen, rimasto piuttosto freddo. Il cielo non è sempre più blu come vuol far credere Kerry che in quattro missioni nella regione non è riuscito a strappare a Netanyahu neppure il congelamento di una sola casa nelle colonie israeliane nella Cisgiordania occupata. E il peggio avanza. Il Likud, partito guidato dal premier israeliano, sta lavorando a una legge fondamentale che proclamerà tutto il territorio storico della Palestina, inclusi i Territori occupati, parte della biblica «Eretz Israel» e quindi di “proprietà” del popolo ebraico. La stessa legge prevederà un forte ridimensionamento dell’arabo, oggi lingua ufficiale in Israele. Un bel modo di preparare la coesistenza di cui vanno parlando Kerry e il palestinese Munib Masri.

Il Manifesto – 29.05.13

13 Commenti

  1. la verità e rivoluzionaria se veramente è verità
    se son le palle che vi raccontate fra di voi per farvi felici, direi che la libertà per voi è un’altra cosa.

  2. il viandante

    ” Solo la verità è rivoluzionaria “

    • Solo la verità è rivoluzionaria e prima o poi ci sarà la ribellione per liberarci di questo sistema corrotto

  3. redazioneeeee……!.perché fate postare,questi fascisti di m…..a…..!.secondo me, un minimo di “DNA” stalinista non vi farebbe male…..!

  4. auto scuola di periferia

    Perdonami caro ” scuola guida ” ma cosa c’entra la tua relazione di parte con il merito dell’articolo di cui sopra ? Parrebbe come un cavolo a merenda, o mi sbaglio ?

  5. scuola guida

    Mettere le parole sotto riportate su Google e cliccare sul video youtube. (che non è un fake)

    Chavez non è marxista ma Socialista

    TRADUZIONE – Chavez non è marxista,ma SocialNazionalista di ispirazione cristiana – ci spiega il perchè.

    TRADUZIONE DEL DISCORSO DI CHAVEZ:
    L’importante è che nasca bene “il bimbo” … o “la bimba”: il partito! Guarda io ho credo ciecamente in questo partito: il partito socialista. E’ vero, non ne ha bisogno, né io ne ho bisogno: ma il popolo sì che ne ha bisogno! La rivoluzione ne ha bisogno! La rivoluzione ne ha bisogno! E’ necessario per l’ unità popolare, per la coesione politico – ideologica. Se il partito comunista continua ad insistere con l’imposizione del Marxismo – Leninismo che facciano pure … io non litigherò certo con loro … no no no! Adesso, il partito socialista non prenderà la bandiera del Marxismo – Leninismo perché si tratta di un DOGMA che è già vecchio: dobbiamo creare la nostra dottrina.

    Chi non è d’accordo con tutto ciò ha tutta la libertà di non stare quì e andare col partito comunista dove ci sono libri dogmatici come quelli sul Marxismo – Leninismo. Lo stesso ruolo della classe operaia è tutt’oggi già un altro. E quella cosa della classe operaia … come recitava Juan? “Motore della storia”. Il lavoro oggi è un’altra cosa, è differente. Guardate:

    Fidel Castro, che è comunista, beh Fidel Castro è un esempio di un uomo che con i suoi 81 anni, nel XXI secolo, pensa al futuro. E lui mi ha detto: “Chavez, vedi, ok questa tua posizione e tutto … ma il mondo di oggi è diverso … c’è il mondo dell’informatica, della telematica … ” Carlo Marx non avrebbe neanche potuto immaginarselo … è un altro mondo! Quindi poi tutta questa dinamica globale … E’ lo stesso del cristianesimo …

    Guardate, Daniel Ortega … sentite questo che mi ha detto Danie,l lo rendo pubblico … parlando nella piazza durante la rivoluzione … io gli domando: “Ascolta Daniel … e quella cattedrale?” era una cattedrale molto antica, che si trova a Managua … c’è una croce lì … dunque lui mi confida questo: “Guarda Chavez (Hugo… mi dice) pensa che proprio qui c’era Fidel” 17 anni fa … no, 27 anni fa! quando ci fu il primo anniversario della rivoluzione ovvero il 19 Giugno del 1980. Fidel è stato a Managua e proprio lì emisero un atto.

    E mi raccontò Daniel che Fidel gli ha detto … la cattedrale era distrutta a causa dei bombardamenti, per la guerra etc… e Fidel gli chiese: “Daniel, che farai della cattedrale?” e Daniel rispose: “No, no, no… questa cattedrale è stata distrutta e distrutta rimarrà!” e poi parlò di un prete ect… Fidel controbatte’: “Daniel ti suggerisco che il popolo abbia la sua cattedrale! Al dilà del prete di turno, il popolo è credente!” Daniel mi ha confessato che non aver dato retta a Fidel fu un errore! Daniel Ortega oggi è diventato cristiano. Era ateo, oggi è cristiano. A forza di stare a contatto con il popolo è diventato cristiano. Perché il popolo di Nicaragua, suprattutto la parte povera, e noi, abbiamo una grande fede in Cristo! Il Cristo Redentore.

    Quindi il nostro socialismo dev’essere, come dico io, cristiano! Deve essere bolivariano! E non Marxista – Leninista. E sono totalmente d’accordo con quello che ha detto il camerata e fedele compagno Raúl Isaías Baduel nel suo discorso.

    NB: Video e traduzione totalmente dedicato ai nonvedenti (per fortuna non tutti) che abitano questo blog.

    • Filmato datato, ma bene conoscere il distinguo di Chavez

    • Ottimo filmato, molto chiaro sulle vendite allo scoperto praticate dai Rifondaioli e C.

      Era ora, saranno contenti i compagni di Chavez che in reltà non erano compagni suoi.

      • lo ho visto solo ora,sopettavo che Chavez non fosse quello descritto, troppe discordanze con la stampa venezuelana, ecco perchè la stampa fa schifo in italia, o è nera o è rossa
        ma la verità ha un altro colore ed anche le palle raccontate su questo blog riferite a Chavez hanno mascherato il proprio tornaconto.

    • Chavez è stato un grande anche se socialcristiano, ma da oggi in avanti il primo comunista che mi viene a parlare del COMPAGNO Chavez lo prendo a calci nelle palle.

    • Infatti chavez mai nessuno lo ha definito marxista, il problema in venezuela era e rimane costruire il partito marxista, avanguardia rivoluzionaria, altrimenti la rivoluzione è destinata a fallire…

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