Proporzionale puro, se non ora quando?

Proporzionale puro, se non ora quando?

Massimo Villone -
Tanto tuonò che piovve. Quagliariello ha consegnato alle camere il pensiero del governo sulle riforme. Ma non è andato oltre una uggiosa pioggerellina autunnale. Apre con la necessità di riformare le istituzioni, e assembla a tal fine i luoghi comuni che da più di vent’anni infestano il pensiero degli aspiranti padri della patria. In particolare, due. Il primo è l’affermazione che si rivede solo la seconda parte, mentre non si tocca la prima parte della Costituzione. In realtà, è già stata ampiamente – se pure indirettamente – picconata. Basta pensare alla riforma dell’articolo 81, con l’obbligo costituzionale del pareggio di bilancio, che ha come effetto collaterale quello di comprimere le risorse disponibili per la realizzazione dei diritti «a prestazione» di cui alla prima parte. O si pensa, ad esempio, che un problema come quello degli esodati sia costituzionalmente irrilevante? Ancora, la riforma del Titolo V, Parte II, incide pesantemente sulla Parte Prima, dando copertura costituzionale a livelli elevati di diseguaglianze territoriali. E poi, come si può seriamente dire che la Parte Prima non si tocca quando una percentuale alta e crescente della popolazione è già, o sta scivolando, sotto la soglia di povertà?
Il secondo luogo comune è che bisogna rafforzare governabilità e stabilità, con riforme della Costituzione, dei regolamenti parlamentari e della legge elettorale. L’obiettivo di fondo è che nessuno disturbi il manovratore.
Diciamo subito che il governo è debole davvero. Ma per motivi che nulla hanno a che fare con il rapporto tra esecutivo e legislativo. Sono motivi strutturali, che vanno dal rapporto con l’Europa, al trasferimento alle regioni di poteri e risorse molto consistenti, all’istituzione di numerose autorità indipendenti, alle privatizzazioni e liberalizzazioni. Tutto ciò ha tolto all’esecutivo materia e strumenti di governo, indebolendone la capacità di formulare e attuare un indirizzo politico. Bisogna correggere tutto questo? Sì, per quanto possibile. Ma cosa c’entra il rapporto con le camere? Proprio nulla.
Eppure, il pensiero unico punta su questo. Con risultati talora persino divertenti. Ad esempio, che differenza c’è tra il porre la questione di fiducia per stroncare gli emendamenti e l’avere regolamenti parlamentari che in vario modo limitino in radice l’emendabilità della proposta del governo? Nessuna. Il risultato è esattamente lo stesso. Alla fine, rimane in campo solo l’esecutivo. Perché una via dovrebbe considerarsi conforme ai canoni della democrazia e l’altra no?
Qui viene la madre di tutte le soluzioni: agire sulla legge elettorale, per avere maggioranze coese e allineate dietro l’uomo al comando, e lasciando i politicamente diversi fuori della porta delle istituzioni. Nessuno sembra voler davvero imparare da Grillo. Gli si può contestare la linea politica, o la gestione incostituzionale della democrazia interna. Ma Grillo certamente dimostra che non c’è premio di maggioranza o sistema costrittivo che possa fermare la novità che avanza, quando ciò che esiste non dà risposta. Quanti Grillo vogliamo creare? Non dimentichiamo la lezione della storia. La più grande prova che le istituzioni repubblicane hanno dato è la lotta al terrorismo. La forza delle istituzioni fu la loro rappresentatività. Sarebbe stato meglio se un premio di maggioranza avesse allora ridotto la forza del Pci, aprendo la strada a governi monocolore Dc?
Quagliariello parla di complessità, velocità di decisione, modernizzazione. Poniamo invece un assioma: in un sistema democratico l’unico rasoio di Occam è la rappresentatività. Quanto più il cambiamento è rapido e profondo, tanto più c’è bisogno di condivisione. E allora bisogna aprire il sistema politico alla novità, facilitare la strada per le new entries, ridurre al minimo ostacoli e paletti. Non ridurre forzosamente la complessità, piuttosto rifondare la politica per poterla governare: questa la risposta. Se mai c’è stato un momento giusto per tornare al proporzionale poco o nulla corretto, è questo. Ed è la strada migliore – con la misura di un consenso effettivo e non nei soli numeri parlamentari – per forgiare una nuova classe dirigente. Quella che abbiamo è arrivata, con ogni evidenza, al capolinea.
Su una cosa si può essere d’accordo con il ministro: bisogna guardarsi dal conservatorismo costituzionale e dall’accanimento modellistico. Giusto. Sempre che ci guardiamo anche dalla stupidità del pensiero unico.

Il Manifesto – 24.05.13

15 Commenti

  1. Quagliarello, Letta e compagnia bella : moderati, benpensanti, perbenisti, cattolici, bigotti, ipocriti, moralisti, bisognerebbe riuscire a togliere loro la maschera d’acqua e sapone che indossano ….

  2. Da molti anni, anche in conseguenza della torsione sempre più moderata del PD e della regia di Napolitano, è la destra che governa, in piena coerenza con gli equilibri di destra dell’Unione Europea. Le riforme che vengono imposte dall’Europa e che i governi nazionali sono tenuti a fare, in realtà sono controriforme, che servono per eliminare tutte le tutele del mondo del lavoro, ritenute un ostacolo alla competitività. Quindi una riproposizione fallimentare di un modello di sviluppo sbagliato, che però la stessa Germania si guarda bene da utilizzare al proprio interno. Se poi si aggiunge che in Italia abbiamo una imprenditoria stracciona, il disastro è completo. L’Italia è una repubblica affondata sul lavoro.

  3. Proporzionale puro SI ma, attenzione però deve servire per mandare in parlamento a governare l’Italia tutta. Bisogna impedire che un partito del 2%realizzatosi solo in un luogo del paese rischia di condizionare la politica nazionale –come fa la lega–.Al parlamento nazionale devono andarci solo partiti che ottengano almeno l’1% in ogni regione.

    • la congiura degli eguali

      che concezione democratica è la tua!; così le minoranze regionali politiche e culturali non avranno alcun diritto di essere rappresentate; hai paura che dalle minoranze possano sortire idee che sconvolgerebbero gli equilibri sui quali si regge il potere dei ricchi?

    • Quindi se un partito prende il 20% in ogni regione e solo il o,9 in una sola dovrebbe star fuori? C’è qualcosa che non torna anche a livello pratico.

    • bhe esistono le autonomie territoriali. il partito sardo d’azione è reale, radicato e rappresentativo di quella realtà.
      Ovviamente non avrebbe nessun voto il molise.
      Ciò non toglie che escluderlo dall’agone parlamentare sarebbe come dare un torcia accesa in mano ad un separatista e chiuderlo a chiave in un enorme deposito di carburante secessionista

      • la congiura degli eguali

        non solo il parlamento borghese fa schifo, ma i pro capitalisti lo vogliono tutto per loro; poi disquisiscono di democrazia; a condizione che la dittatura della borghesia resti sempre in piedi, il totalitarismo dei ricchi non deve essere messo in discussione.

  4. Sabato 1 giugno ore 18,
    il LABORATORIO POLITICO PER LA SINISTRA D’ALTERNATIVA
    sarà ospite della LIBRERIA UBIK a Savona, Corso Italia
    per un incontro con lo scrittore ALDO GARZIA
    e la presentazione del libro
    “Alla ricerca di un altro comunismo”
    La passione ideale e la militanza “eretica” di LUCIO MAGRI
    Introducono PATRIZIA TURCHI e FRANCO ASTENGO

    Intanto il blog sinistrainparlamento è stato aggiornato con una nota redazionale “LA PROPOSTA DI ABOLIZIONE DEL FINANZIAMENTO AI PARTITI NON E’ UNA VITTORIA PER LA DEMOCRAZIA” e un intervento di SERGIO BELLAVITA, portavoce della rete 28 Aprile FIOM “Dalla Fiom via libera al patto sociale”. In evidenza interventi di LIDIA MENAPACE “ 35 anni fa la 194: Un momento di Liberazione”, SALVATORE D’ALBERGO “Contro le rinnovate manovre di stravolgimento della Costituzione”, GIORGIO CREMASCHI “Un referendum contro la fabbrica delle bugie” e dal NETWORK PER IL SOCIALISMO EUROPEO “La SPD nemica dell’Internazionale Socialista?” e l’invito completo dell’iniziativa del 1 Giugno di presentazione del libro “Alla ricerca di un altro comunismo” sulla passione ideale e la militanza di LUCIO MAGRI . Grazie per i contributi ed i commenti che vorrete inviarci.

  5. Sino ad ora i partiti borghesi: pd, pdl e simili e alleati hanno potuto disegnare sistemi elettorali funzionali alla governabilità del sistema, tanto, in ogni caso, chiunque vincesse garantiva il sistema appunto e faceva quello che lo stesso chiedeva.
    Oggi però vi è un terzo incomodo che potrebbe sconclusionare tutti i piani. Al solo affacciarsi di una ipotesi proporzionalista però i più fedeli servi del capitale (Veltroni, renzi, bindi e ora anche qualcuno nell’altro pd) lanciano alti lai ipotizzando il rischio ingovernabilità. Nonostante ogni legge di ieri rischi di favorire il terzo incomodo, i moderni alfieri del capitale preferiscono rischiare piuttosto che optare per una legge democratica: un vizio incorreggibile che ormai è antrata nel loro dna.

    • la congiura degli eguali

      possiamo fare saltare il banco solamente se collettivamente riusciamo ad unire la sinistra di classe; una forza di classe antagonista ed alternativa ai partiti della borghesia, è il solo strumento per garantire ai lavoratori la conflittualità di classe permanente; conflittualità che farebbe scaturire nuove conquiste per le masse popolari, e riappropriarci di quelle che ci sono state rubate; la governabilità nello stato borghese non deve interessare ai comunisti, che siano presenti o no in parlamento, luogo dove si legifera per trufafre e massacrare i ceti sociali subalterni.

      • Un compagno dell’USB mi diceva che l’importante è che ripartano le lotte per il lavoro, i diritti ecc. E’ il tuo stesso concetto. Ma l’iskra ancora sembra mancare.

  6. Aldo Fappani

    La penso come Massimo Villone perchè da sempre sono per una testa un voto e quindi per il proporzionale puro, ( con il quale ad esempio alle ultime elezioni nazionali politiche la Lista Rc avrebbe ottenuto 15 parlamentari ) al posto di zero. In quanto con la risibile scusa della salvaguardia a ogni costo e a ogni prezzo della governabilità si frega e in molti casi si liquisa la rappresentatività con vari ” meccanismi forzosi e truffaldini ” spacciati per equilibrati in barba al dettato costituzionale. Mortificando elettorato, pluralismo, partecipazione e democrazia. Ma in tempo di opportunismi e maggioritari pare che molti – a partire da Pd e Pdl – fanno finta di nulla e proprio non ci sentono. Che vergogna !

  7. Sono favorevole al proporzionale, così alle prossime elezioni il Movimento Ross@ avrà alcuni deputati di opposizione.

    • la congiura degli eguali

      pino pensiamo a costruirlo in modo solido nel territorio ross@, alle elezioni ci penseremo dopo; prima facciamoci conoscere come credibili e mai ambigui dai lavoratori e dagli sfruttati, il resto seguirà come conseguenza della coerenza.

      • giusto.
        Prima riempiamo la scatola di qualcosa, poi penseremo a venderla e vedremo quanto offriranno per averla.
        é un brutto difetto dei politici italiani (tutti i poitici italiani), pensare che la gente possa comprare le cose a scatola chiusa.
        Io non lo farei, nè lo feci con la sinistra arcobaleno.
        E voi?
        voi lo fareste?

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