Università in Olanda col ‘piano B’: “Se ci va male coltiviamo la terra”

Università in Olanda col ‘piano B’: “Se ci va male coltiviamo la terra”

di Paola Guarneri -

Il più grande regalo che le ha fatto l’Italia è il premio vinto lo scorso novembre al concorso YES! Young Earth Solutions, creato dal Barilla Center for Food and Nutrition. Il suo progetto, intitolato “Manna dal nostro tetto”, prevede la creazione di spazi urbani dove i giovani partecipano attivamente alla coltivazione, conservazione, preparazione di prodotti alimentari locali da vendere poi nei mercati cittadini o sul web. L’idea di questi ostelli con l’orto sul tetto Federica Marra l’ha presa dalla sua esperienza quotidiana.

“Ero all’università con i miei amici e colleghi, tutti disperati perché studiavamo cose astratte e teorie accademiche che non sapevamo a cosa ci sarebbero servite dopo la laurea. Ci siamo detti: ‘se non ci va bene andiamo a coltivare la terra”. A ventisei anni, Federica ha già vissuto in quattro paesi diversi: l’Italia dove è nata, la Spagna da bambina con i genitori, l’Olanda e il Giappone per l’università. “Vivere in tanti posti mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi perché imparare più lingue ti porta a percepire e condividere le situazioni in modo differente. E poi riuscire a cavarsela in un paese in cui tutto, dalle etichette dei cibi alle indicazioni dentro una banca non parlano la tua lingua, ti fa sentire molto più fiduciosa nelle tua capacità”.

Nell’università italiana Federica ha trascorso tre anni, alla facoltà di mediazione linguistica e culturale. Da lì si è trasferita a Leiden, in Olanda. Ha scelto la piccola città a trenta chilometri da Amsterdam per completare gli studi e scrivere la tesi. Ha anche trascorso un anno in Giappone e lì è ha trovato l’idea che l’ha portata a concepire il progetto premiato. “A Tokyo mi è capitato di fare volontariato al banco alimentare, di andare personalmente a recuperare il cibo non venduto nei supermercati e distribuirlo alle persone che ne avevano bisogno. Vedere il sorriso della gente nel ricevere qualcosa che fa parte delle nostre abitudini quotidiane e a cui prestiamo pochissima attenzione, mi ha fatto pensare. Mi sono chiesta cosa potevo fare per cambiare il comportamento dei cittadini sul cibo al di là delle campagne di sensibilizzazione. L’unico modo era iniziare a mettere le mani nella terra”. Da qui l’idea di un ostello con l’orto sul terrazzo, un progetto che mette insieme sostenibilità, educazione al consumo di cibo consapevole e occupazione giovanile. “Mi è capitato di leggere tanti articoli in cui si diceva che l’agricoltura ha bisogno di nuove persone e i giovani hanno bisogno di lavoro. Oggi l’agricoltura è un settore pieno di risorse, legato alla produzione e all’utilizzo consapevole del cibo. È un campo dove vedo un futuro, io lo farei, andrei a coltivare la terra, anche domani”.

Prima di concludere il suo percorso di studi Federica ha davanti un altro semestre nell’università olandese. Un tempo sufficiente per provare a scegliere il lavoro giusto per lei. “Per sette anni ho studiato la lingua e la cultura giapponese, sono stata in quel paese quattro volte, ma oggi non mi interessa più. C’è troppo di tutto, troppa luce, troppe persone, troppo rumore, ma soprattutto le relazioni sono difficili, niente a che vedere con il calore che si può trovare in Europa e soprattutto nel sud del nostro continente. Ho capito che non voglio lavorare nel settore per cui ho studiato finora, preferisco occuparmi del cibo, dello spreco e dei problemi legati all’alimentazione”. Il primo passo lo ha già fatto.

ilfattoquotidiano.it


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