Il paese che si ammazza per la crisi

Il paese che si ammazza per la crisi

Giorgio Salvetti -
«Non capirete mai perché è successo, così come non lo capiamo noi». Gli amici di G.S., l’uomo di 33 anni che ieri a Milano si è tolto la vita insieme ad un suo amico e coetaneo, sono sconvolti. Per loro la crisi non c’entra. G.S. faceva l’ingegnere a Londra e abitava in una casa di proprietà della madre, in via Tommaseo, una zona signorile della città. F.B., il suo amico, invece era disoccupato e sarebbe stato lui a scrivere due lettere nelle quali ha raccontato di «problemi di famiglia e di lavoro». I due avevano una cosa in comune, erano padri separati di due bambini. A trovarli è stata proprio la madre di G.S. Non lo sentiva da giorni e ha suonato alla sua porta. Non avendo alcuna risposta ha chiamato i vigili del fuoco che sono dovuti entrare da una finestra utilizzando la scala. Li hanno trovati sdraiati in due letti diversi, con un sacchetto di plastica in testa e una bombola del gas aperta.
Nessuno saprà mai fino in fondo perché una persona decide di togliersi la vita. Ma basta guardare nelle pieghe della cronaca di un giorno qualsiasi per scoprire la tragedia di un paese che letteralmente si uccide per la crisi. Sono tragedie quotidiane completamente oscurate dalle notizie che calamitano l’attenzione della politica e dei giornali, ma raccontano più di ogni altra cosa il dramma che stiamo vivendo. Come è successo dopo il doppio suicidio dei due anziani di Civitanove Marche che per una volta, ma per poche ore, ha un po’ scosso la coscienza di una paese che sembra rassegnato.
Solo ieri si «sono registrati» altri due casi di suicidio, o tentato suicidio, che con ancor più evidenza sono dovuti a difficoltà economiche. A Bologna A.C., 59 anni, è stato trovato senza vita nella sua casa in via dei Mille. Si è ucciso con un colpo di fucile proprio mentre alla sua porta stava per presentarsi l’ufficiale giudiziario che gli intimava lo sfratto. In casa sarebbe stato ritrovato anche un biglietto. Era separato dalla moglie e aveva due figli ed era titolare di una società immobiliare.
A Ostia, invece, i carabinieri hanno fatto appena in tempo ad evitare il peggio. Un fioraio si è presentato come sempre davanti al mercato rionale con il suo furgone. Ma ieri mattina lo ha cosparso di benzina e ci ha appeso sopra un cartello con la scritta «finita la crisi, arrivata la miseria, ora la morte». L’uomo è stato fermato prima che portasse a termine il suo gesto disperato ed è stato portato all’ospedale.
Ma il doloroso elenco dei suicidi non conosce sosta e si ripete sempre uguale, e sempre diverso, in ogni regione e città d’Italia. Accomuna piccoli imprenditori, lavoratori dipendenti e operai. Ci limitiamo a ricordare solo le vittime degli ultimi giorni. Il 18 aprile a Bitonto (Bari) un uomo di 60 anni si è impiccato nel suo capannone. Nel suo biglietto d’addio ha scritto: «Nel momento del bisogno tutti mi hanno abbandonato». Era in difficoltà forse perché aveva dei crediti che non gli venivano saldati. Per questo aveva dovuto già licenziare alcuni suoi operai ma non voleva accettare di lasciare a casa i due dipendenti che lavoravano con lui da oltre 30 anni. Lo hanno trovato i dipendenti dei capannoni vicini che hanno visto la sagoma del suo corpo.
Un giorno prima, il 17 aprile, a Torino, un muratore di 38 anni si è recato nel suo cantiere e ha scoperto di essere stato licenziato in tronco per colpa della crisi. E’ tornato a casa, ha parlato con la moglie incinta che ha tentato di rincuorarlo. Ma poco dopo è sceso in cantina e si è impiccato con un cavo elettrico. La donna che non lo vedeva rientrare lo ha scoperto così ed è stata trasportata sotto choc all’ospedale.
Il 15 aprile, a Santa Croce sull’Arno (Pisa), il titolare di un’azienda di prodotti chimici, 65 anni, è stato trovato morto nella sua ditta. Anche lui era in difficoltà economiche. Il 10 aprile a Ortelli (Nuoro) G.P., 47 anni, imprenditore edile in crisi, si è sparato un colpo di fucile in un casolare. Lascia la moglie e tre figli piccoli. Il giorno prima, sempre nel nuorese, a Macomer, un altro lavoratore si era tolto la vita nella sua segheria, mentre nello stesso giorno, a Siracusa, un commerciante costretto a chiudere la sua attività si è impiccato con un filo di nylon.
Nessuno saprà mai fino in fondo perché una persona si toglie la vita, ma nessuno a questo punto può dubitare che la crisi uccide.

Il Manifesto – 23.04.13

1 Commento

  1. AVVOCATO SCHIFOSO LA GENTE NON PUO’ MANGIARE PERCHE’ CI SEI TU, TUO PADRE E TUO FIGLIO
    LA MIA RABBIA E’ NON POTERTI LEVARE DAL MONDO E AMMAZZARTI CON LE MIE MANI
    LA LIBERALIZZAZIONE PER CHI CI DEVE ENTRARE DI AVVOCATURA E NOTARIATO E’ L’UNICA VIA D’USCITA DALLA CRISI
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