Rifondazione: serve una svolta

Rifondazione: serve una svolta

La fase di confusione che regna sul dopo elezioni conferma che non ci troviamo davanti ad una rivoluzione e all’apertura di una nuova fase ma piuttosto davanti alla crisi organica della Seconda Repubblica senza che sia presente una alternativa: noi vogliamo costruirla.

In primo luogo assistiamo al trionfo del politicismo da parte di tutti i soggetti in campo, vecchi e nuovi, con una discussione attorno al nodo del governo che si è rivelata in larga parte finta. Tutti stanno in realtà proseguendo la campagna elettorale e nello stesso tempo la vera posta in gioco su cui si misurano disponibilità ed alleanze è quella del Presidente della Repubblica. Il tema dei contenuti, dei problemi del paese, è del tutto secondario e per certi versi puramente strumentale.

In secondo luogo occorre sottolineare come le posizioni politiche di PD e M5S siano incapaci di fornire una risposta positiva di uscita dalla crisi e di valorizzare il positivo superamento del bipolarismo che le elezioni hanno determinato. E’ assai significativo che i temi della patrimoniale, del blocco dei licenziamenti o della messa in discussione dei trattati europei – a partire dal Fiscal Compact – non siano nemmeno emersi nella discussione. Nel confronto tra PD e grillini, da un lato la proposta del PD era del tutto inadeguata e dall’altro Grillo ha scelto la strada dell’arroccamento contro i partiti invece di aprire un confronto su proposte chiare da opporre al PD. Per altro verso Napolitano ha usato la situazione di stallo per determinare quella vera e propria forzatura costituzionale che è stata la nomina dei 10 “saggi”, per riaprire la strada ad un governo di larghe intese che prelude alla prosecuzione delle politiche economiche neoliberiste e ad un ulteriore scardinamento della Costituzione. PD e M5S hanno così concorso pesantemente a determinare un quadro politico che – pur nella sua instabilità – è molto più arretrato di quanto aveva espresso il popolo italiano con il voto.

In parallelo alla vicenda parlamentare italiana stiamo assistendo all’ennesima catastrofica crisi finanziaria dell’area Euro che ha come epicentro – per ora – il sistema bancario cipriota. Nell’evidenziare il positivo ruolo di interdizione che hanno giocato i comunisti ciprioti di AKEL, che unitamente alle altre forze della sinistra sono riuscite a bloccare il primo piano della troica, dobbiamo registrare ancora una volta come le politiche proposte da Bruxelles sotto le direttive della Merkel – nella completa afasia del partito socialista europeo e di Hollande – siano completamente sbagliate e aggravino pesantemente la crisi.

Entrambi questi esempi – nazionale ed europeo – ci parlano della necessità di ridefinire e rafforzare una proposta antiliberista ed anticapitalista in Italia ed in Europa. Ci parlano della necessità di rafforzare il Partito della Sinistra europea, ci impongono una svolta nella vita di Rifondazione Comunista e ci chiedono di dar vita ad una sinistra di alternativa in Italia.

Questa situazione ci parla della contraddizione bruciante tra la necessità oggettiva dell’ alternativa e la nostra debolezza soggettiva, sottolineata dalla pesante sconfitta elettorale di Rivoluzione Civile. Il punto su cui riflettere a fondo riguarda quindi la possibilità di trasformare la necessità dell’alternativa nella maturità dell’alternativa.

La sconfitta elettorale non mette in discussione le ragioni dell’esistenza di Rifondazione Comunista ma ci obbliga ad una forte innovazione, ad una svolta. Non mette in discussione le ragioni dell’esistenza di Rifondazione innanzitutto perché il tema comunismo è più che mai attuale dentro questa crisi organica del capitale che mostra appieno la sua incapacità a dare una risposta alle domande di democrazia, giustizia sociale e sostenibilità ambientale. In secondo luogo perché Rifondazione Comunista rappresenta un tessuto di militanza e di intelligenza politica indispensabile per qualsiasi progetto di alternativa.

Per determinare la svolta abbiamo deciso di dar vita ad uno “Straordinario Congresso” da tenersi entro la fine dell’anno.

Un congresso preceduto da una fase di riflessione aperta e approfondita sui nodi di fondo del nostro progetto politico, che sfoci in una conferenza programmatica entro l’estate. Per questo abbiamo deciso – a partire dalla presa d’atto della nostra sconfitta elettorale – che occorre definire meglio il nostro progetto, la nostra ragion d’essere, il nostro modo di funzionare, dando vita ad una vera e propria svolta. Si tratta di una discussione sui nodi di fondo della presenza comunista e della sinistra in Italia che parta dalla individuazione e dalla correzione dei nostri errori. Una discussione che vogliamo fare con tutti e tutte coloro che sono interessati alla costruzione di una sinistra di alternativa. La Direzione nazionale invita tutti i compagni e le compagne a partecipare ai seminari organizzati dalla commissione nazionale per il Congresso ed invita le Federazioni e i Circoli ad organizzare in sede locale momenti di approfondimento specifico.

L’attività di riflessione teorica si deve però coniugare con una discussione di fondo sul nostro modo di essere, di funzionare e con il necessario rinnovamento dei gruppi dirigenti. A partire dalla pesantezza della crisi, dalla difficoltà ad organizzare una adeguata risposta popolare alle politiche neoliberiste, dal venir meno di ogni finanziamento pubblico, occorre ridefinire completamente il modo di funzionare del partito per renderlo efficace e sostenibile nel tempo. Occorre ridefinire i punti centrali di iniziativa politica: dal radicamento sociale a partire dai luoghi di lavoro, alla capacità di costruire conflitto sociale, collegamento tra le lotte, generalizzare le esperienze di mutualismo e solidarietà dal basso, per arrivare ad una più efficace e costante iniziativa sul terreno culturale come su quello della formazione e della comunicazione. Occorre rifondare la struttura organizzativa del PRC, ripensandola radicalmente.

La rifondazione teorica e organizzativa di Rifondazione si coniuga nel nostro progetto politico con la proposta di fondare un soggetto politico unitario della sinistra di alternativa, costruito dal basso in forme democratiche e partecipate, nei termini descritti nella lettera aperta ai compagni e alle compagne di sinistra. Il rilancio di Rifondazione Comunista deve procedere parallelamente alla costruzione, anche in Italia, di una forte sinistra antiliberista, che trovi nella Sinistra Europea e nel Socialismo del XXI Secolo il suo naturale punto di riferimento. Tale proposta è ispirata dalla disponibilità del PRC a cedere la propria sovranità sul piano della rappresentanza elettorale ad un soggetto politico unitario della sinistra che sappia mettere al centro contenuti di lotta e programma di uscita da sinsitra dalla crisi, senza più cadere nella logica e nelle lusinghe del sistema maggioritario e bipolare, che per sua natura tende a dividere e condannare la sinistra all’impotenza sia nella collocazione interna sia in quella esterna al centrosinistra. La proposta non è quindi volta a dettare condizioni o a erigere steccati di nessun tipo. Allo stesso tempo prende atto e cerca di superare, anche in senso autocritico, i limiti e gli errori che hanno determinato il fallimento, fino ad oggi, di tutti i progetti politici ed organizzativi che si proponevano l’unità della sinistra. In particolare l’idea che si potesse promuovere l’unità dall’alto, con accordi pattizi fra gruppi dirigenti, e quella secondo la quale ogni unità doveva essere preceduta dallo scioglimento previo dei soggetti politici esistenti, che ha sempre e solo provocato scissioni ed ulteriore frammentazione.

La Direzione nazionale ritiene altresì necessario intrecciare questa attività di riflessione e di approfondimento con la ripresa dell’iniziativa politica e propone quindi a tutto il Partito:

1) Un forte impegno nella campagna elettorale per le elezioni amministrative del prossimo 26/27 maggio a partire dalle realtà più importanti come quella di Roma. La nostra presentazione alle elezioni, in quasiasi forma avvenga, deve avere al centro punti programmatici discriminanti come la difesa dei servizi pubblici locali contro le privatizzazioni, il ruolo delle istituzioni locali contro la crisi e per un welfare di prossimità a favore dei cittadini più deboli, per la democrazia partecipativa contro la riforma liberista degli EELL.

2) Una campagna politica, che facendo leva sulla distanza tra il palazzo e i problemi della gente, rilanci le nostre proposte politiche sul terreno sociale così come il tema del proporzionale, contro le ipotesi di ulteriore riduzione degli spazi democratici e ristrutturazione regressiva del sistema politico – istituzionale.

3) Un forte impegno nella campagna referendaria di Bologna contro il finanziamento pubblico delle scuole private previsto per il 26 maggio.

4) La rimessa al centro del nostro lavoro politico il tema della ripresa del conflitto sociale. Abbiamo sottolineato il peso nello stesso esito elettorale dell’assenza di conflitto sociale nel paese e su questo dobbiamo agire sia localmente, sia operando per la piena riuscita della manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per il 18 maggio p.v. In questo quadro la Direzione nazionale ritiene necessario aprire immediatamente la discussione sul prossimo congresso della Cgil tra i compagni e le compagne iscritte, al fine di favorire la costruzione di una sinistra sindacale che proponga un netto cambio di indirizzo politico e sindacale.

5) L’organizzazione su tutto il territorio nazionale di assemblee sulla costruzione della sinistra di alternativa, a partire dalla lettera aperta approvata da questa direzione, che coinvolgano il complesso degli interlocutori – individuali e collettivi – della sinistra.

6) L’organizzazione entro le metà di aprile di una prima riunione dei segretari regionali sull’autoriforma del partito che apra – in rapporto con la Commissione Politica per il Congresso – un ampio percorso di discussione finalizzato all’organizzazione di un appuntamento nazionale in cui si ridefinisca la struttura, il modo di funzionamento del partito, le forme di autofinanziamento.

7) Il lancio su tutto il territorio nazionale della campagna di tesseramento al Partito della Rifondazione Comunista per il 2013.

In questo quadro di ripresa del lavoro politico, particolare attenzione e cura deve essere dedicata ai compagni e alle compagne e al partito in quanto tale. Per questo, oltre agli attivi e alle assemblee già convocate ed in via di convocazione, la Direzione Nazionale decide di aprire sul sito del partito due spazi di confronto orizzontale, che superino ogni barriera gerarchica e territoriale. In primo luogo uno spazio di confronto tra i compagni e le compagne sulla politica, a partire dai documenti approvati da questa direzione nazionale. In secondo luogo uno spazio di socializzazione delle pratiche del partito dai circoli alle federazioni ai regionali.

Su questa strada di rifondazione della rifondazione, la Direzione Nazionale decide di convocare per il 5 maggio una assemblea nazionale dei segretari di circolo.

Lettera aperta alle compagne e ai compagni della sinistra

Care compagne e compagni,

le frammentazioni e la divisione della sinistra italiana sono l’esito della radicale sconfitta sociale e politica degli ultimi decenni, ma anche dei nostri errori soggettivi.

La ristrutturazione capitalistica prima e la crisi economica poi hanno causato un’impressionante regressione delle condizioni di vita delle persone, una crisi sociale che – al contrario di quanto accade in altri paesi europei e nonostante l’aggressione a diritti fondamentali conquistati in un secolo di lotte – non ha prodotto un conflitto sociale adeguato alla fase, anzi, si è determinata una vera e propria eclissi delle organizzazioni di massa. Solitudine, isolamento e un profondo sentimento di impotenza delle lotte difensive costrette a manifestarsi nelle forme più estreme, ne sono la conseguenza.

La medesima ristrutturazione ha investito il sistema politico-istituzionale: l’introduzione del sistema maggioritario e del bipolarismo ha condannato le forze e le culture di sinistra, a dover scegliere ad ogni appuntamento elettorale tra l’impotenza dentro il centrosinistra egemonizzato dal pensiero neoliberista e la testimonianza ininfluente all’opposizione, in un processo di continua erosione della propria credibilità.

Per altro verso i tentativi di riaggregazione che in questi anni abbiamo insistito a promuovere sono stati viziati da limiti soggettivi relativi alla natura stessa dei processi unitari messi in campo. Non si può costruire l’unità a partire da accordi di vertice fra organizzazioni ed aggregazioni che nel corso del tempo si sono divise, senza percorsi reali di condivisione democratica e partecipata di contenuti e priorità. Non si può costruire l’unità solo sulla base delle scadenze elettorali e meno ancora con l’unico obiettivo di superare quorum e sbarramenti con liste improvvisate ed espressione di equilibri incomprensibili ai più. Non si può costruire l’unità sulla base di pregiudiziali ideologiche od organizzative tese a pretendere scioglimenti, abiure ed ulteriori divisioni nelle già troppe organizzazioni esistenti.

Riteniamo sia necessario fare un salto di qualità che non ripeta gli errori del passato.

Per questi motivi la Direzione del PRC ritiene – autocriticamente e conscia dei propri limiti e della propria non autosufficienza – di offrire ad una libera discussione, non predefinita negli esisti, alcune idee che ritiene utili per poter determinare il salto di qualità che tutte e tutti sentono necessario.

1. sarebbe necessario avviare un processo fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra sulla base della costruzione di una piattaforma antiliberista che delinei l’uscita a sinistra dalla crisi, che si connoti per l’autonomia e l’alterità rispetto al centrosinistra, per l’esplicito collegamento con tutto il sindacalismo di classe e i movimenti di trasformazione, per il riferimento in Europa alla Sinistra Europea e al GUE.

2. sarebbe importante che tale soggetto assumesse come centrale una piattaforma per la ricostruzione della sovranità popolare e la rifondazione democratica di ogni ambito della vita sociale e politica. Dalla democrazia nei luoghi di lavoro, allo sviluppo della democrazia partecipativa e diretta, alla ripresa di un’iniziativa costante per il sistema proporzionale sul terreno della democrazia rappresentativa.

3. è indispensabile che il processo di costruzione di tale soggetto, non avvenga in modo verticista e pattizio ma attraverso il coinvolgimento democratico e partecipato di tutte le persone concordi con gli obiettivi unitari, sulla base del principio una testa un voto. Che il soggetto unitario abbia piena titolarità sulla rappresentanza elettorale. Che le forze organizzate, locali e nazionali, che scelgano di attivarsi per il processo unitario senza sciogliersi, si impegnino a non esercitare vincoli di mandato ed a garantire la libera scelta individuale nell’adesione al nuovo soggetto politico da parte dei propri iscritti e iscritte.

E’ questa la proposta che mettiamo a disposizione del confronto a sinistra, nella convinzione che il popolo della sinistra debba e possa costruire un nuovo soggetto politico unitario per la lotta, la partecipazione, la trasformazione.

Paolo Ferrero, Roberta Fantozzi, Marco Gelmini, Gianluigi Pegolo, Rosa Rinaldi, Augusto Rocchi

Approvato dalla Direzione con 15 voti a favore.

167 Commenti

  1. paolo ancona

    qui non si liquida e non si scioglie niente, se lo mettano bene in testa i dirigenti. l’unico scioglimento che accetterei sarebbe quello per la costituzione di un unico partita comunista vista l’insensata divisione che dura da troppi anni.
    credo che il marxismo non sia stato mai attuale come ora,

  2. ok er PD non c’è più.
    direi che questo dato di fatto chiude la discussione.
    ora sotto a ricostruì un partito comuista

  3. Cari compagni, dal basso dei miei 25 anni credo che le parole, le formule, i simboli abbiano un significato.
    Condivido quasi in pieno la proposta del documento dei compagni Bellotti e altri, pur non facendo parte della corrente Falcemartello. Dico che la condivido quasi in pieno, perché la reputo leggermente moderata.
    Credo che non si possa sempre accettare di giocare con le regole del proprio avversario. Ora compagni di Falcemartello, dopo decenni di onorata e coerente opposizione avete il dovere, di non aspettare che Ferrero e compagnia sciolgano il partito dopo averlo distrutto. voi e solo voi potete e dovete assumerne la direzione, salvarlo e rilanciarlo. ed io e tutti i compagni del prc non schierati pregiudizialmente sono sicuro che saremo pronti a sostenere questa proposta, unica seria e credibile. Dunque, senza aspettare il congresso, io aprirei subito una conferenza per la costruzione di un grande programma di transizione al socialismo del XXI secolo, aperta a tutto il partito, che possa ridare un senso alla parola comunismo, alla falce martello del nostro simbolo, e alla parola anticapitalismo. Apriamo questa fase di conferenze in cui discutiamo finalmente di come immaginiamo concretamente la società socialista, e quali proposte programmatiche avanzare dunque per dotarci di un profilo anticapitalista che punti a trasformare la società in senso socialista. Le masse non hanno più bisogno di parole, ma di proposte serie intorno alle quali sognare, e per le quali lottare. In questo lavoro di ridefinizione del nostro programma di transizione dovremo coinvolgere non solo il nostro partito, ma tutto il mondo del lavoro, invitando i lavoratori a prenderne parte. Non abbiamo bisogno di un contenitore vuoto e antiliberista, ma di un partito di massa anticapitalista con un programma rivoluzionario di transizione al socialismo, che coinvolga le masse operaie, artigiane, e perfino piccolo borghesi di questo paese. Credete che se facessimo ciò rimarrebbe qualcosa di Vendola e del Pd in Italia? o di Grillo? o di diliberto, ferrando e le altre microsette pseudo comuniste? Un lontano ricordo..dipende solo da noi..o la salvezza e un serio rilancio, o la liquidazione e la morte. Ma senza aspettare il congresso..la democrazia, compresa quella di partito, non è sempre per forza la panacea di tutti i mali..soprattutto quando chi ha sbagliato non si dimette..avanti compagni ! saluti comunisti!
    CHE IL CONGRESSO COMINCI SUBITO, CHE SI APRA LA DISCUSSIONE SULLA COSTRUZIONE DI UN PROGRAMMA DI TRANSIZIONE AL SOCIALISMO! PER UN PRC RIVOLUZIONARIO! A CASA IL GRUPPO DIRIGENTE CHE HA DISTRUTTO IL PARTITO E CHE ORA VORREBBE LIQUIDARLO!

    • Bello leggere il commento di codadilupo. Da speranza che i 25enni possano costruire qualcosa di positivo, laddove “politici” di professione hanno fallito … anzi .. mi correggo .. per fallire bisogna tentare, e qui nemmeno si è tentato .. :-(

      Tuttavia non so quanto il PCL si possa definire “setta”, finora si è dimostrato l’unico partito comunista degno di tale nome.

  4. gallovics edoardo

    @ Marco : la tua proposta (f) per fare un presidente, mi andrebbe anche bene : il guaio è
    che Rifondazione Comunista già ebbe un presidente nella persona di Armando Cossutta.
    Peccato che poi “fuggì” via con Diliberto, provocando la prima grande scissione del PRC !!
    @ Giancarlo : “costruire un partito di sinistra” sono le tue parole. Perché dici questo ? Il
    partito della Rifondazione Comunista non è, da 22 anni ad oggi, di sinistra ??? E se un
    partito comunista (e/o socialista) non è di sinistra, quale altro lo è ??? Vedi un po’ tu….
    @ Domenico : Compagno Domenico, capisco la tua rabbia e la tua amarezza, e condivido
    il tuo commento : ma la Fraleone non è la sola persona che ci ha “fregati” ; sono molte
    altre (purtroppo…) che si sono servite del nostro Partito per le “scalate sociali” ! Ricordo
    una, in particolare, il sign. Vladimiro Luxuria. D’accordo con te : sono “personaggi” di
    poco conto ! Poi affermi che le mie proposte (più volte ripetute) non hanno mai avuto
    risposta da parte dei nostri dirigenti : è vero. Ma io sono anche un po’ “testardo” e
    intendo insistere ancora : prima o poi, qualcuno avrà la “dignità” di aprir bocca, e quindi
    dire, casomai, perché le mie proposte non vanno bene. E me lo dovrà spiegare molto, ma molto bene il perché, e pubblicamente !!! Vedi, compagno Domenico, il mio buon padre,
    morto ancora molti anni fa, era un comunista clandestino durante gli anni del dominio
    fascista ; dopo la fine della 2° guerra mondiale, io già adolescente, mi disse queste belle
    parole : “Caro figlio, se vuoi vivere, dovrai lottare, lottare ed ancora lottare! I padroni, i
    ricchi e gli oppressori vanno combattuti sempre ! Non dimenticare mai queste mie parole”.
    Infatti, non me le sono mai dimenticate, e da adulto, poi, scelsi l’ideologia comunista.
    Ora, a mia volta, sono anziano, e a te, consigliandoti di buttar via la rabbia e l’amarezza, voglio infine dirti “ Dobbiamo lottare, lottare e ancora lottare !! Per una società libera e
    migliore ! Per una società più giusta ! Per il comunismo !!! Saluti comunisti. G. E.

  5. Chi di voi sa dirmi se il PCI era un Partito Anticapitalista o Antiliberista? In quali atti concreti si tradusse l’idea anticapitalista della società?
    Grazie.

    • la congiura degli eguali

      vatti a leggere gli scritti politici di gramsci, sono tre volumi editi dalla editori riuniti; se hai un minimo di intelligenza ci capirai qualcosa.

      • Mi sono espresso male. Intendevo l’azione politica pragmatica del PCI negli anni 70.A me non sembra un’azione anticapitalista.

  6. gallovics edoardo

    Vogliamo cambiare ?? Si faccia presto il Congresso ! Premesse :
    a)Prima di riproporre l’unità esterna con altri soggetti politici, è necessario operare,
    con metodo costruttivo, all’unità interna in Rifondazione Comunista.
    b)Il Partito della Rifondazione Comunista è fondato sull’ideologia marxista – leninista.
    c) Rifondazione Comunista non deve sciogliersi, ne cedere alcuna sovranità.
    d) Impegno costante di ogni militante teso a riunificare la diaspora dei comunisti,
    e propagandare costantemente il programma, la linea politica del Partito e le
    eventuali proprie liste elettorali.
    e) mantenere assolutamente l’ideologia, il nome del Partito e il suo simbolo.
    Proposte :
    1) Modificare lo Statuto per passare davvero al centralismo democratico.
    2) Scioglimento delle aree interne organizzate, o mozioni.
    3) Congresso Nazionale fondato su un solo Documento fatto di tesi
    emendabili (stabilendo una percentuale di consenso per l’emendamento).
    4) Unificazione dei siti oneline (Essere comunisti, Controlacrisi, FalceMartello,
    sito di Rifondazione Comunista) in un unico sito, e della stampa cartacea in un
    unico giornale quotidiano: ristampare quindi (appena possibile ) Liberazione.
    Ovviamente, l’organo ufficiale del Partito è, e deve rimanere Liberazione (poiché
    il giornale “il manifesto” non rappresenta il Partito della Rifondazione Comunista).
    5) Cambiare metodo di accesso al sito tramite l’obbligatorietà di mettere il proprio
    nome e cognome. Innamissibilità, quindi, dell’anonimato attraverso pseudonimi.

    • ci aggiungerei anche il punto
      f: reintroduzione della figura di presidente del partito, con pieni poteri di garanzia

      • Io ritengo più importante impegnarci nella ricostruzione di un partito di sinistra. Attualemnte l’Italia è l’unico paese in europa ad non avere in parlamento un partito di sinistra. Direi che questo dovrebbe indirizzare i nostri sforzi futuri.

    • -Cortese Edoardo queste idee , proposte periodicamente già sono state fatte, già comunicate alla Direzione del Partito. Nessuna risposta. – Il paradosso che ora si vive è costituito proprio dalla incongruità della proposta di rilancio presente nel documento che alla resa dei conti di ora ripresenta sollecitazioni del “passato” (di questi anni) che si pretende vengano realizzate proprio da coloro che all’ottusità politica hanno dedicato il loro tempo. Richiamare i segretari regionali pari, pari tra coloro che dovrebbero essere il nerbo del rilancio del Partito è una idiozia. Pensare che nel Lazio una ottusa segretaria regionale del PRC come la signora Fraleone dia il la al rilancio della organizzazione (un fortilizio ) con centinaia di Km LINEARI abbandonati da anni dalla falsità di individui come la Fraleone stessa, è essere ciechi ben prima di parlare di politica. Ferrero che è segretario nazionale in Roma queste cose le vede…ma va bene così. Appunto. domenico tucciarone,roma.

  7. Questo Forum non vale nulla,
    continua a cambiare argomenti postando notiziole ricalcate qua e la e colorate di rosso,
    impedisce agli argomenti piu gettonati di essere continuati,
    non esiste un indice delle notizie ma solo uno squallido avanti/indietro “popolo”
    aizza la rissa dei rissosi che scambiano i ladri per capitalisti, i rossi per santi e il Papa per Marx.

    Un forum cosi non serve proprio a nulla.

    • È per questo che senti il bisogno irrefrenabile d’intervenire con una certa regolarità: è il richiamo del nulla speculare alla vacuità dei tuoi interventi.
      Bravo Ugo!

    • Caro Capeto, vai a finire come l’ ultimo dei capetingi, il re di francia che fu ghigliottinato…

  8. Resoconto della Direzione nazionale del 10 aprile

    Si sono conclusi il 10 aprile i lavori della Direzione Nazionale del Prc, aggiornatasi dal 29 marzo.

    Il “fatto nuovo” riguarda la divisione che si è palesata nella Segreteria nazionale, dalla quale sono scaturiti due documenti contrapposti. Questa divisione era stata rabberciata con una delle tante mediazioni al ribasso nello scorso Cpn (9-10 marzo) ma questa volta non è stato possibile governare il conflitto.

    Il tentativo di annacquare la discussione attraverso l’accordo di vertice nella Segreteria nazionale che ha espropriato il Comitato Politico Nazionale della decisione sui tempi e le modalità del congresso (vedi il nostro resoconto) è naufragato miseramente nel giro di un mese e quel dibattito che si voleva esorcizzare esplode nel modo più dirompente. Come sempre la realtà si impone sulle fragili architetture politiche del segretario Ferrero.

    Il congresso è nei fatti iniziato nel peggiore dei modi, senza un dibattito limpido e su posizioni chiaramente leggibili dal corpo militante. Un dibattito strisciante, in cui i militanti rischiano di essere muti mentre il gruppo dirigente cerca di “salvare la pelle”.

    La crisi è in primo luogo una crisi di strategia politica.

    Le due proposte emerse hanno entrambe forti elementi di liquidazione. La maggioranza della segreteria propone l’ennesimo appello, stavolta in forma di lettera aperta, per la costituzione di un nuovo soggetto politico della sinistra di alternativa. È la quarta volta in quattro anni, dopo la Federazione della Sinistra, Cambiare si può e Rivoluzione Civile, e non a caso ci si profonde in autocritiche la cui credibilità è pari al tempismo con le quali vengono espresse, ossia prossima allo zero.

    Si parla di “avviare un processo fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra sulla base della costruzione di una piattaforma antiliberista” ovviamente evitando gli errori del passato e lavorando affinché “non avvenga in modo verticista e pattizio ma attraverso il coinvolgimento democratico e partecipato di tutte le persone concordi con gli obiettivi unitari, sulla base del principio una testa un voto. Che il soggetto unitario abbia piena titolarità sulla rappresentanza elettorale. Che le forze organizzate, locali e nazionali, che scelgano di attivarsi per il processo unitario senza sciogliersi, si impegnino a non esercitare vincoli di mandato ed a garantire la libera scelta individuale nell’adesione al nuovo soggetto politico da parte dei propri iscritti e iscritte.” Questa proposta sostenuta da Ferrero, Pegolo, Rocchi e Rinaldi è uscita maggioritaria raccogliendo 15 voti.

    Ma se Atene piange Sparta non ride. L’area Essere comunisti ha presentato un altro testo a firma Grassi, Caporusso e Bregola che ha ottenuto 9 voti.

    Forse il titolo è sufficiente a spiegare nel complesso la proposta che questi compagni fanno alla nostra militanza può darci una indicazione visto che recita: “Lo stallo della politica e la nostra irrilevanza”.

    Si tratta di un documento permeato di un profondo senso di sfiducia nei confronti del partito e della classe, che guarda alle contraddizioni interne al Pd ed a Sel, nell’eterna speranza– come richiamato da vari interventi nel dibattito – che eventuali ipotesi di rottura in quel campo possano aprire spazi a sinistra.

    Anche in questo caso l’approdo di questi ragionamenti è la “costruzione di un nuovo soggetto politico a sinistra di quello che è oggi il Pd. Solo in una aggregazione di questo tipo Rifondazione Comunista e le comuniste e i comunisti potranno continuare a giocare un ruolo sulla scena nazionale italiana.” Un ragionamento che vede in Sel un interlocutore privilegiato criticandone la tattica, ma convergendo sul terreno strategico quando afferma che “persino al fine di condizionare il Pd stesso, più che un’operazione di “entrismo” avrebbe chances una forza della sinistra autonoma dal Pd, destinata per ciò stesso a esercitare una azione di pungolo.”

    Il vero punto di divaricazione, quindi, è se il campo dei possibili (molto ipotetici) interlocutori debba o meno comprendere Sel. Corollario del documento di Essere comunisti: poiché Ferrero è inviso ai vendoliani, sarebbe meglio che un altro “gruppo dirigente” (leggi: segretario) conduca questo tentativo. Non sorprenderà quindi che gli interventi a sostegno della linea del segretario si siano dilungati in lunghe arringhe contro il riformismo succube delle politiche di austerità, in appassionate denunce dell’impotenza dei socialisti in Europa, a partire da Hollande, in sferzanti giudizi sull’area “laburista” della sinistra Pd, e via discorrendo.

    Tutto molto battagliero, molto di sinistra e molto impalpabile. Discorsi “di sinistra” ne abbiamo sentiti a iosa dal compagno Ferrero in questi anni, peccato che siano sempre annegati nelle presunte astuzie tattiche e nelle doppie verità il cui frutto legittimo è stata la débacle elettorale.

    Di fronte a queste proposte distinte, ma segnate da uno spirito comune abbiamo presentato un testo contrapposto a entrambi quelli scaturiti dalla segreteria nazionale. Siamo convinti infatti che dalla sconfitta senza appello di questa linea politica e di questo gruppo dirigente non si possa uscire con qualche riaccomodamento della linea né con la ricerca di nuovi contenitori, siano essi più o meno nell’orbita del Pd.

    La profondità della crisi del Prc è manifestata anche nella crisi finanziaria e nel calo degli iscritti che passano da 37.241 del 2011 a 31.849 nel 2012 con un calo del 14%, dinamica che sembra essere accelerata dopo le ultime elezioni.

    Al di là delle divisioni, il dibattito ha mostrato la organica incapacità di questo gruppo dirigente di uscire dal continuo rimescolare la stessa acqua sempre più stagnante per rivolgersi invece ai processi reali in corso nella società, nella coscienza di massa, nel conflitto di classe.

    Per questo consideriamo il testo che abbiamo presentato non come una semplice presa di posizione, ma come una traccia di lavoro sulla quale nelle prossime settimane lavoreremo per approfondire il confronto nel corpo del partito. Lo spirito rassegnazione e gli elementi di disgregazione non si combattono solo con la critica o la denuncia di una linea fallimentare, ma con una precisa proposta di lavoro e di azione e innanzitutto con una prospettiva politica chiara sulla quale chiamare i compagni ad impegnarsi.

    • la congiura degli eguali

      l’attuale gruppo dirigente, quello che ha ingessato il partito, ritiene che senza di esso rifondazione non avrà un futuro; i fatti stanno a dimostrare che con questo gruppo dirigente, che si è mosso sulla linea bertinottiana, rifondazione è alla canna d’ossigeno; si sono mortificate le aspettative e le speranze dei militanti; si è proposto ogni due mesi una alleanza diversa, e modelli esteri diversi, senza aver avuto la capacità e le idee di proporsi come modello e come punto di riferimento degli sfruttati; se si vuole sciogliere il prc in un contenitore interclassista etichettato di sinistra lo si dica apertamente senza tanti discorsi retorici ed ingannevoli; i compagni non sono stupidi e tanti di loro hanno sbattuto la porta; concordo con il documento dei bellotti e compagni quando affermano che anche senza rifondazione , un partito comunista scaturirà comunque dalla crisi travogente che schiaccerà le masse popolari; è sarà un partito molto diverso dall rifondazione che non è mai decollata e che ha volato basso sin dalla nascita; spetta ai compagni che non vorranno arrendersi essere punto di riferimento e pungolo per i tanti proletari che hanno coscienza di se, per la costituzione del partito dei comunisti del nuovo secolo.

    • L’entrismo qui mi pare che non serva a molto, ormai. Con buona pace di Falcemartello.

      Gli errori si sedimentano, la prospettiva manca completamente. Le tessere calano vertiginosamente. Resta solo carta straccia sporcata di in inchiostro usato solo per allungare una minestra intellettualistica, politicista, ma vuoto nella pratica. Ferrero non dice su cosa bisogna fare formazione, ma si limita ad invitare alla formazione. E’ questo il ruolo della direzione nazionale?

      E mi spiace, un partito rivoluzionario non sgorgherà dall’oggi al domani, come sembra a leggere da @Congiura. La radicalità sociale, come di una lotta, può essere in totale contraddizione col suo modo di esprimersi politicamente. Un’espressione politica coerente e di classe è frutto di un lavoro di costruzione, consolidamento e maturazione della coscienza. Maturazione che può essere lunga e che passa attraverso situazioni politiche nuove e inedite come il movimento di Grillo.

      • la congiura degli eguali

        è logico che un partito rivoluzionario non nasce dall’oggi al domani, sarebbe stupido asserire il contrario; però è bene che ci si attrezzi per costituire il partito, e lo si potrà fare se si è pronti politicamente e culturalmente a saper rappresentare gli interessi di classe degli sfruttati, che la situazione esplosiva incipiente farà emergere; il prc attualmente segue tutt’altra prospettiva, quella dell’interclassismo socialdemocratico tanto gradito ai cosidetti intellettuali che nel capitalismo tutto sommato godono di privilegi.

    • Ci mancava pure il terzo documento! La maggioranza di errori ne ha fatti a iosa, ma questo passare all’incasso lo trovo ancora più pericoloso. Vanno sciolte tutte le correnti.
      Solo un sufficiente gruppo di compagni, dal CPN fino ai circoli, che si dichiarino indisponibili a qualsiasi forma correntizia o di area, e che presenti un vero documento, può raggiungere la sufficiente maggioranza congressuale. Sarà necessario, ovviamente, costruire una forte struttura organizzativa e l’individuazione di nuove forma di autofinanziamento. E, necessariamente, nuove norme statutarie che impediscano, nel modo più assoluto, il riformarsi di correnti interne. Salvo l’inalienabile diritto di ogni compagno di esprimere il suo pensiero. Legittimamente, chi non ci vorrà stare se ne andrà. Non sarà certo il problema che potrà impedire di porre le basi per la costruzione di un vero partito che voglia rappresentare veramente gli interessi dei lavoratori dipendenti in tutte le componenti.

      • la congiura degli eguali

        caro giacomo, una linea di classe rivoluzionaria del proletariato, può nascere se la lotta di classe potrà attraversare il corpo del partito; e che nel partito ci sia necessità di scontro di classe per la prospettiva rivoluzionaria, non lo si può negare; la cultura socialdemocratica prevalente nel gruppo dirigente ha causato la disfatta; gruppo dirigente che ha sequestrato il partito impedendo il congresso per fissarlo a fine anno, forse; quindi l’opzione proposta dal documento di falce e martello ha un solo modo di essere rappresentata, con l’organizzazione interna che non è un fazione ma una tendenza politico culturale; faziosi sono quelli della maggioranza che non si pongono mai il dubbio se non siano loro i protagonisti della caporetto continua, e trarne le dovute conseguenze, ma a quanto pare non vogliono schiodarsi dalla poltrona.

  9. gallovics edoardo

    correzione : ne mi si offre….

  10. gallovics edoardo

    @ Patrizia B : Come vedi, riprendo il discorso incominciato ieri, premettendo la mia
    volontà di dialogare con le/i compagne/i e, nello stesso momento, di non badare ai trolls,
    ai provocatori e revisionisti, ai “fascistelli dell’ultima ora “. Ieri, con schiettezza, mi
    invitavi a leggere meglio i documenti, anche per possibili riflessioni più meditate ;
    carissima compagna : già fatto, ma non mi sposta di un millimetro ciò che è stato
    scritto. Inoltre, ho notato nei 2 documenti più di una possibile lettura, anche quella
    cosiddetta ”tra le righe”, o l’altra notevolmente metaforica. Insomma, Patrizia, il
    “politichese” (e tu lo sai…) è un linguaggio abbastanza ermetico, a volte incomprensibile,
    quasi sempre una “arrampicata sugli specchi ” : non i veri politici, ma i politicanti lo usano
    per far credere che loro sono “istruiti”, “dotti” accanto ad una massa di poveri stupidi. Ma, veramente, gli stupidi sono loro, poverini ! Se poi andiamo nel merito dei contenuti, io
    confermo quanto già detto ieri, anche perché, tu pure, nel tuo commento odierno delle
    ore 12.43, esprimi qualche dubbio, e fai bene. E allora : “cedere sovranità” ??? Siamo, per caso, o per “desiderio”, votati al masochismo ??? Questa fuga, se vera, è schifosamente già “calcolata”, messa in conto, e propinata ai militanti come “buona cosa”. A me, veramente, contro la mia dignità personale, fa davvero nausea ! Spero di essermi sbagliato, ma non riesco a convincermi, né mi si ofre altre interpretazioni. Ti saluto con simpatia. G. E.

    • il
      “politichese” (e tu lo sai…) è un linguaggio abbastanza ermetico, a volte incomprensibile,
      quasi sempre una “arrampicata sugli specchi ” : non i veri politici, ma i politicanti lo usano
      per far credere che loro sono “istruiti”, “dotti” accanto ad una massa di poveri stupidi.
      = parole sagge.

    • Patrizia B.

      Non so quanto sia politichese o quanto l’impossibilitá di esprimere concetti compiuti in un documento relativamente breve, per questo cerco di seguire sia Ferrero che Grassi nei loro blog/pagine fb, dove hanno maggior spazio per esprimersi. Ovviamente leggo anche Bellotti e falce e martello, che peró sono minoranza e non credo proprio possano imporsi al congresso, il che significa che per il futuro del partito saranno decisivi i primi due documenti.
      Ovviamente vorrei saperne di piú e spero arrivino chiarimenti e ci sia la possibilitá di discuterne approfonditamente prima del congresso, ma quello che é certo é che non accetto accordicchi col centro sinistra, sel compresa e neppure l’unitá con soggetti che non entrino nel Gue.

      • la congiura degli eguali

        si aderisce ad un documento se lo si condivide, anche sapendo che al congresso sarà un documento di minoranza; non sempre le minoranze hanno torto, e spesso le minoranze siedono dalla parte del torto, che è poi la parte della ragione, e di coloro che in fin dei conti hanno ragione; i comunisti a livorno erano minoranza, ma ebbero ragione a costituire il partito comunista d’italia.

        • Veramente non ho parlato di adesione, ma della situazione del partito, dopodiché ognuno aderisce a quello che gli pare.

  11. L'Arte del Pensiero

    Io vedo poche differenze nelle posizioni, ognuna delle quali pecca di intellettualismo, staccato dalla realtà e dall’attuale situazione politica.
    Poche parole d’ordine, assenza di programma, per non scoraggiare future alleanze, praticamente il contrario di quello che un partito comunista o movimento dovrebbe fare.
    Ci si allea sui programmi non sulle chiacchiere, ci si allea sugli interessi dei lavoratori non su quelli di bottega.
    La discussione è veramente deludente, cose già sentite e che hanno miseramente perso.
    A questo punto mi sono convinto che manca la volontà di creare una forza di opposizione, non a questo o a quel partito, ma alle strutture e soprastrutture della società.
    Rifondazione non è un partito comunista almeno rispetto a come di pone nello scenario della lotta politica.
    La storia italiana ci ha insegnato che ogni qualvolta i comunisti entrano o appoggiano un governo sono mazzate per i lavoratori.
    E allora domando non a Ferrero o altri dirigenti ma direttamente ai militanti.
    Siete per caso dei masochisti?
    Se così fosse ci sono altri modi, ma lasciate perdere la politica di classe perché poi a prenderlo in quel posto sono milioni di lavoratori in parte ridotti alla povertà assoluta.

  12. Esatto dobbiamo sporcarci le mani.
    Nel senso che non dobbiamo fare come i grillini, che quando hanno preso tanti voti e tanti parlamentari, e potevano cambiare il destino di questo paese (con il pd, d’accordo ma potendolo influenzare pesantemente) si sono messi paura ed in nome della coerenza hanno messo la testa sotto la sabbia.
    Caro Grillo e Casaleggio, le mani ve le dovete sporcare, ed anche noi qualora ci capitasse di prendere 4 voti, non dobbiamo negarci al governo delle cose, con chi ci sta e con chi è possibile.
    Facciamo la scelta in senso di una sinistra antiliberista, a votazione, anche con un referendum interno se serve, e poi tutti per uno.
    Se sapeste quanti ex rifondini che conosco che hanno votato SEL, migliaia, sono stati, per battere la destra berlusconiana.
    E purtroppo non è servito perchè chissà quanti dementi hanno votato x grillo…..

    La linea è tracciata…adesso si passi il rubicone !!

  13. Il doc. approvato mi mette diversi dubbi, oltre i tempi del congresso (entro il 2013).
    Per me il problema più grosso è capire se si vuole veramente differenziare la rifondazione teorica e organizzativa del PRC (assolutamente d’accordo. Quindi comunista, quindi anticapitalista, così io l’intendo), dal soggetto politico unitario antiliberista (e sono d’accordo). Non sono assolutamente d’accordo se si intendesse mischiare le due cose. Mi spiego partire da rifondazione per arrivare (vorrei dire indiscriminatamente, non mi viene altro termine) al soggetto politico più ampio antiliberista.
    Solo un appunto sui commenti, o se preferite un mio modo di vedere:
    1) Sarebbe bene cercare di sintetizzare ed evitare che lo facciamo diventare un dibattito, spesso polemico, tra 5 o 6 persone.
    2) Forse è meglio approfondire un po’ di più l’analisi sui doc.. Questo anche allo scopo di farci prendere per il sedere con provocazioni tipo “Salvatore ore 22,40.

    • Scusate: allo scopo di NON farci prendere per il s…

    • A me pare di aver capito cosí, da una parte il partito con un’impostazione comunista ed anticatalista e dall’altra un soggetto unitario di sinistra antiliberista a cui cedere una parte di sovranitá per quello che riguarda le elezioni, in modo che la scelta dei candidati non ripeta gli errori di rc e parta dal basso una testa un voto.
      Spero di aver capito bene, certo che non guasterebbe qualche chiarimento, i documenti a volte sono troppo vaghi.

    • Erminio Liguori

      @ Giacomo. Provo a risponderti: a me sembra del tutto evidente che la mozione di Ferrero sia, nella sostanza ,liquidatoria dell’esperienza ventennale di Rifondazione come soggetto AUTONOMO comunista, anche se formalmente ( per la nota incapacità, patologica, a decidere) cerca di tenere in piedi ancora una parvenza di autonomia quando dice che ” le forze politiche organizzate non esercitino un vincolo di mandato …etc etc.”, subito bilanciato dalla ” piena titolarità del soggetto unitario sul processo elettorale”. In pratica vorrebbe un partito leggerissimo , quasi etereo, con una specie di doppia tessera , una, quella di Rifo, per garantire a lui ( inteso come persona politica, non individuo)e ai suoi un minimo di visibilità mpolitica, l’altra, quella di questo nuovo calderone,per fare effettivamente poolitica. Non è la liquidazione FORMALE di Rifo PERCHE’ NON NE HANNO IL CORAGGIO, ma in effetti è la stessa cosa o peggio, nel senso che, come ho già postato qualche giorno fa, sposa in pieno l’originario input Bertinottiano del ” Comunismo ” come ” indicibile” e come mera ” tendenza culturale.

      • Erminio Liguori

        Segue… Inoltre c’è da considerare che, anche se ridotte ai minimi termini, le poche ” proprietà ” di Rifo, nel caso che una forte minoranza intendesse mantenere il nome, non sarebbero facilmente traslocabili in un partito , tipo SEL , che dell’aggettivo ” Comunista” non vuole proprio saperne più nulla, nè tampoco in una accozzaglia movimentista come quella che si profilerebbe all’orizzonte di una sinistra, privata dell’ancoraggio di un determinato Partito Comunista

  14. gallovics edoardo

    @ Patrizia B : carissima compagna, ti ringrazio per alcune note, e nel tuo proposito di impostare un dialogo, ma, vista l’ora tarda, vorrei riprendere il discorso domani. A risentirci.

  15. gallovics edoardo

    2° parte – E’ davvero strano, ma il terzo documento, quello di “ Falce e martello”, è
    alquanto diverso. Strano, perché ? Per il semplice motivo che, almeno, parla di
    comunismo. Il gruppo di Bellotti, come sempre, critica la maggioranza, il gruppo
    dirigente e gli errori commessi, ma questa volta (e bisogna dirlo) possiede più di una
    ragione. E’ da tanto tempo che nel nostro Paese manca “una lotta di classe”, una
    “coscienza di classe”, una cultura identitaria, una salda ideologia comunista :
    Rifondazione Comunista, nel tempo, ha però perso il suo orientamento e la sua
    identità. Alcuni potrebbero farmi notare che l’identità non è importante, che invece
    servono programmi, alleanze, o “compromessi” (sempre al ribasso e ricattatori ! ) per
    governare, ecc. ecc. . No ! Mi dispiace, non c’è domani, né futuro in queste “tattiche”
    senza valore : se vuoi vivere, dovrai lottare !!! Il nemico di sempre è il capitalismo con
    tutti i suoi disvalori. Cosa è la competizione, la competitività sbandierata dai padroni,
    se non la spartizione della miseria tra i poveri ??? Cosa significano le parole cretine
    tipo “Siamo tutti nella stessa barca” ?? Queste ultime infami parole significano che
    mentre tu remi e mandi avanti (con fatica e sudore !) la barca, lor signori sono seduti
    a prora, ridono, sghignazzano e ti prendono per il culo ! Dunque, perché Rifondazione
    dimentica il buon ragionamento di Marx , e cioè : “ Non è tanto importante combattere il capitalismo, se prima non combatti la cultura capitalistica dentro di te “ ??? Infine, una
    sola osservazione al terzo documento; leggo nel suo finale una posizione alquanto
    “attendista”, una esitazione a lottare contro le burocrazie interne, contro l’organizzare il Partito tramite le aree, o correnti interne, puntando, invece, ad un centralismo
    democratico per impedire che le aree si trasformino nelle cosiddette “faide”. Carissimi
    compagni* , dovremmo essere più determinati e coraggiosi quando intendiamo
    definirci ed “essere comunisti”. Dobbiamo concretizzare il comunismo e la sua scala
    di valori in tutti gli aspetti della vita individuale e sociale. Saluti comunisti.

  16. gallovics edoardo

    Ai miei tempi, anni fa, si era maggiorenni a 21 anni di età. Rifondazione Comunista,
    sebbene abbia 22 anni, purtroppo è ancora minorenne, cioè “non è in grado di
    intendere né di volere”. La dimostrazione ? La dimostrazione sono i tre documenti
    partoriti da tre componenti, o gruppi….. oppure “clan”. Si potrebbe dire, bonariamente,
    che questi tre documenti rappresentano le tre famosissime scimmiette : non sento, non
    vedo, non parlo. Dispiace, ma non trovo un’altra verità per descrivere queste apparenti
    (molto apparenti ! ) diversità di posizione, di affermazione e di narrazione. Eppure. Due documenti sono abbastanza simili : tutti e due propongono una “nuova aggregazione
    delle sinistre”…. alla sinistra del PD. Il buon defunto Basaglia direbbe : “ Robe da
    matti “ ! E avrebbe ragione ! A me nasce spontanea una domanda : ma, L’Arcobaleno,
    per caso, non era una aggregazione ? E Rivoluzione Civile, non era una aggregazione?
    E la defunta Federazione della Sinistra, che cosa era, se non una aggregazione ?
    Si dirà : ma sono fallite ! Per forza !!! …. Quando non si è in grado d’intendere ( tutto il
    corpo del Partito, e le varie realtà sociali e politiche in atto….) né di volere ( l’unica e
    originale RIFONDAZIONE COMUNISTA ). Ma, e con tanta amarezza, io vedo un’altra
    lettura dei due documenti : neanche tanto nascosta. Infatti, leggo una robusta apatia,
    una ”voglia matta” di sbarazzarsi del comunismo, dell’ideologia comunista, di Marx e
    dei fondatori (nelle varie epoche ) del comunismo. Del terzo documento, però, vorrei
    parlare in un secondo momento, non ora. C’è ancora un ragionamento che voglio fare,
    sebbene costretto a ripetermi. Ci si lamenta, dopo il crollo elettorale, dei nostri
    dirigenti : bene, è giusto ! Mi lamento anch’io! MA, ….. quando un Segretario non và,
    è tutto un Partito, allora, che non và !!!!! Siamo tutti corresponsabili !! Io per primo, che
    invece di stare in silenzio, avrei dovuto mandare a fare in culo il primo “scalda-careghe”,
    invece di dargli fiducia e di votarlo !!! Carissimi compagni*, io ho imparato la “lezione”,
    e voi ???? Saluti comunisti. Fine 1° parte. Gallovics Edoardo.

    • Giulio Tiradritti

      Giulio Tiradritti
      Capisco, come ho ricevuto dalle risposte, che le mie questioni sono spinose, ma devono essere comunque affrontate. Non basta votare a sinistra per essere di sinistra, come diceva Libertini.Perché, ad esempio, non mi date una vostra opinione sul gioco del superenalotto? Io infatti sostengo che la crisi della sinistra politica e dei comunisti comincia dal non denunziare queste cose. Si parla male di Berlusconi, perché ha il conflitto di interessi; di Marchionne, perché sfrutta i lavoratori. Ma la gente che spende gli euro al gioco d’azzardo nelle ricevitorie ha gli stessi obiettivi di Berlusconi e di Marchionne, cioé diventare capitalisti. Cambia il mezzo, ma non il fine. E’ giusto, secondo voi, compagni,che una persona o un gruppo di persone, possa vincere tutti quei soldi, azzeccando sei numeri? Non è una offesa veramente alla dignità umana di chi lavora onestamente, lottando giorno per giorno per la salvaguardia dei suoi diritti e dei suoi doveri? Datemi retta, compagni, per lottare contro il capitalismo, contro il liberismo, si deve partire da queste cose, altrimenti sono tutte parole dette nel nulla. Sento sempre antiliberismo, anticapitalismo. Si, ma come? Lottando nei comportamenti. Uno che vota per Rifondazione, per i Comunisti Italiani, per gli altri partiti comunisti, ma poi va nelle ricevitorie per tentare la fortuna al gioco, non è comunista, ma è un finto comunista. E’ uno che, fondamentalmente, vuole diventare capitalista, come Berlusconi, o Marchionne. Se invece si lotta contro questi nuovi oppi dei popoli, come il gioco d’azzardo, il superenalotto, il gratta e vinci, allora si può nuovamente creare una nuova coscienza di classe, tale per cui i lavoratori e i poveri vorranno emergere e lottare non con la passività, cioè sperando che i numeri giusti ti facciano diventare capitalista, ma con le lotte per il miglioramento vero, attraverso il lavoro e la cultura, l’ambiente, la dignità. Compagni, io sono comunista, figlio di comunisti, vi dico questo non perché sono completamente pazzo, ma perché prima di capire la politica, dobbiamo capire la psicologia delle persone. Lottate insieme a me, da comunisti, per l’abolizione dei giochi d’azzardo, la tassazione delle vincite milionarie che ci sono state del superenalotto dalla sua invenzione ai giorni nostri, e vedrete come l’economia sarà meno fittizia, meno basata sulla finanza, di cui il gioco è parte integrante, e come la gente possa riuscire di nuovo a lavorare, anziché essere nevrotica, alla ricerca dei numeri giusti. Grazie.

    • Mi ritrovo invece sulla linea del segretario e del documento che, in pratica vuole traghettare il partito da marxista/leninista (ovvero comunista) ad un partito di sinistra antiliberista.
      Ben inserito in una costituzione democratica ed in una competizione elettorale con altri partiti, socialdemocratici (come il pd) e liberisti (come il pdl)
      Accetto il documento di maggioranza, come già detto in altro mio post riconosco in Vendola il nostro possibile interlocutore. Ma il fatto che l’attuale legge elettorale costringe a fare “massa” il nostro Nicki si è dovuto alleare al maggior partito antidestra che c’è in italia (il pd)
      Non lo vedo scandaloso, anche perchè il nostro Ferrero le ha tentate tutte per farsi accogliere dal duo Bersani/vendola e non ci è riuscito.
      E’ ora che si sappia il perchè…il nostro nome/ simbolo è ingombrante, come direbbe Annunziata “impresentabile”
      Allora ci sono 2 strade: combattere contro i mulini a vento per dimostrare che invece siamo presentabili….
      oppure cambiare nome e diventare “sinistra”
      Il documento di maggioranza certifica questa scelta ed io l’approvo in pieno e con entusiasmo, e chi ha seguito i miei post potrà dire che lo facevo da tempi non sospetti.
      La nuova linea è quella del Manifesto, per capirci.
      Una sinistra scevra da fondamentalismi,e da falci e martello.

      Chi non vuole (ed anche questo l’ho già detto) è un infiltrato picllino ferrandiano e ritorni tra quei… compagni che sbagliano

    • Sicuro di aver letto bene? I primi due documenti sono meno simili di quello che ti sembra ed il rischio di una spaccatura del partito si gioca proprio su queste differenze.
      1- Propone il rilancio del Prc, una fisionomia piú marcata del partito e, dove e se possibile, la partecipazione ad un’aggregazione di sinistra autonoma ed alternativa al centro sinistra, senza sciogliercisi dentro e con alcuni paletti, tra cui l’antiliberismo, il rifiuto del fiscal compact, di tutte le cosiddette riforme liberiste degli ultimi anni, l’appartenenza al Gue e la partecipazione dal basso (una testa un voto) nella costruzione sia del partito, sia dell’eventuale formazione con cui collaborare.
      2- L’aggregazione della sinistra diffusa a sinistra del Pd, senza paletti di sorta, neppure l’appartenenza al Gue.

      Credo che per capire meglio le due posizioni sia necessario approfondire un po’.
      Sotto ti metto due link.
      Ciao.

  17. L'Arte del Pensiero

    È vero ci si confronta rispetto a un partito preso, ci si chiude a riccio rispetto alle proprie convinzione e non si riesce a dare quel piccolo contributo che tutti i comunisti hanno il piacere e il dovere di dare.
    Ma non credo sia una questione dell’oggi, troppi intellettuali, arrivisti, opportunisti, hanno minato a dovere la nostra causa, e ci sono riusciti egregiamente, molti di noi hanno abbandonato, altri si sono adeguati, e devo dire che questi ultimi sono stati i migliori per la loro tenacia, però compagni in questo momento storico, il compromesso non si più accettare, perché totalmente a svantaggio dei lavoratori, è bene che anche i compagni più moderati, analizzino la nuova situazione e si scrollino di dosso quelle speranze di progresso sociale nel mercato capitalistico.
    Mi ripeto, iniziamo di nuovo a parlare di programmi che si devono allineare sugli interessi dei lavoratori, perché è in questo momento che si ha un vero scontro di classe, se ci mettiamo a contrastare gli effetti non solo ci mettiamo sullo stesso piano dei nostri nemici, ma siamo perdenti, visto che ci facciamo trasportare nel loro terreno.

  18. L'Arte del Pensiero

    Io penso che un comunismo che non viene spiegato, nell’attuale fase politica e storica, è fallimentare a prescindere.
    L’organizzazione del partito è importante anche nella forma, ma se non ci sono i contenuti e se il partito non riesce a porsi con un programma semplice e un linguaggio comprensibile, si diventa una specie di setta, anche ammesso che tutte le organizzazioni comuniste, aderissero in una sola organizzazione, invece che essere “emarginati” all’1,5% forse con un po’ di fortuna potremmo diventarlo al 3%.
    Gli operai i lavoratori in genere, dai comunisti vogliono sentire e capire cosa vogliamo fare dove vogliamo andare, chi è fuori non lo capisce anche perché di fatto non si riesce a leggere.
    Bisogna scrivere un programma di breve e di lungo periodo, quindi massima chiarezza tra strategia e tattica poi bisogna farlo conoscere.
    Non ci sono alternative o si prende la strada dello studio e del programma oppure non potremo essere credibili neanche tra di noi, visto che discutiamo senza un riferimento di programma accettato, ognuno di noi diventa di fatto un cane sciolto e allora mi domando:
    C’è una volontà politica oppure si tratta di pura ingenuità?
    Se siamo in queste condizioni, le persone lo percepiscono, quando non c’è chiarezza si colgono gli estremi dell’avventurismo.

    • ti rispondo incollandoti una mia risposta precedente.————————————————————————————————————————————-
      come in tutti movimenti politici e ideologici, le aggregazioni si coagulano intorno ad un nucleo dinamico che faccia massa critica.
      è vero che i comunisti sparsi per la diaspora di per se sono numericamente insufficenti ad avere una centralità politica, ma la loro riaggregazione potrebbe invertire il processo disgregativo e rimettere in modo una produzione di idee fortemente imperniate su un’analisi marxista ridando credibilità alla proposta politica, rompendo l’oscuramento e per dirla in termini pop, facendoci tornare di moda.
      tenete conto poi che la galassia di mini partiti della diaspora, per sopravvivere alla selezione si è dotata di una militanza, che ci piaccia o no è molto più combattiva e motivata della nostra, nonchè meno stanca. questo perchè partono da una situazione a priori più svantaggiaTA IN fatto di visibilità.
      Penso, e non voglio dare indicazioni di alleanze di sorta, ma solo a titolo esemplare al PMLI.
      hanno una situazione economica e una disponibilità di mezzi molto inferiore, eppure riescono ad aprire sezioni, mantenere un giornale cartaceo (cosa che noi non siamo riusciti a fare) e ad avere una presenza ed una visibilità che in rapporto a noi che godiamo di un 20.000 militanti, è impensabile.
      Detto questo, una volta fatto un coagulo che sia abbastanza omogeneo da essere influente, sia chiaro che non sono contrario a dialogare con le altre forze sui generis.
      Una volta ottenuta questa egemonia, credo che anche il discorso col sindacalismo alternativo e non parlo solo dei cobas, potrebbe essere impostato da tutt’altra poszione di forza.

    • perfettamente d’accordo con te. Un altro punto. Secondo me le persone non sono più capaci di parlare. Manca il confronto, lo scambio, il mutuo aiuto. Sono stufa di litigi. Vorrei che si utilizzassero i mezzi che abbiamo a disposizione (blog, siti internet, ma anche sedi, congressi, perché no anche il telefono o il caffé al bar) per discutere di programma, azioni da svolgere, anche per capire potenzialità, risorse reali. Insomma meno chiacchiere teosofiche e più pragmatismo. Le aggregazioni nascono dalle azioni concrete.

    • Concordo con la tua analisi. Sarebbe utile una unione delle varie particole della sx se tutte si mettessero nell’ottica di costruire davvero una forza politica con una precisa strategia anti sistema (diciamo così per includere sia il capitalismo che il neoliberismo, che sono poi due aspetti della trinità). E’ quindi essenziale aver chiaro il programma, le proposte da fare alla gente, le lotte da sostenere, i diritti da difendere, i valori con cui riempire tali prospettive di breve ma anche di lungo orizzonte.
      E per far questo occorre una classe dirigente motivata e il rufiuto di qualsiasi compromesso con i partiti borghesi, sopartatto il pd, solo così si potranno forse raggiungere le persone che si sono allontanate dalla politica perchè sfiduciate da essa. Nonostante l’exploit dei 5stelle anche alle ultime votazioni è calato l’afflusso dei votanti.
      Le condizioni oggettive ci sarebbero tutte per una svolta a sx, ma occorre costruirla, anche le ultime votazioni per il candidato ideale dei 5 stelle indicano che in tale movimento vi è molta confusione e poca chiarezza di idee. Prima o poi imploderanno, ma chi vorrà prenderne il posto (si fa per dire) dovrà cominciare a dare delle risposte credibili e di lotta e di prospettiva politica ai tanti bisogni dei giovani, dei movimenti, delle imprese che chiudono, dei lavoratori che perdono il lavoro, i diritti e parte del reddito……….

  19. Sono amaramente sorpreso,quando noi puntiamo il dito contro chi perde tempo mentre la casa brucia,noi cosa facciamo,gettiamo benzina?stiamo a guardare?noooo perdiamo tempo in tante proposte super proposte anlisi da tesi di laurea,la casa nel frattempo e bruciata e le persone muoiono di fame ce ne siamo accorti o NO!

    • quindi tu cosa proponi?
      no perchè se non te ne fossi accorto quello su cui si discute è di come ricreare un’organizzazione che al momento manca è che possa intervenire con un minimo di efficacia sui propblemi da te elencati.
      poi se invece pensi che ci si debba esprimere a rutti e grugniti, mi trovi daccordo.
      ho sempre sostenuto che un poco di ruvidità dialettica in un partito comunista non guasta mai

    • E quindi ?

  20. Troppo spesso noi compagni si perdiamo in analisi se anche vere non poirtano a nulla perchè dimentichiamo il presente.Bello meno bello o brutto l’articolo cosa serve?serve forse ai milioni di disoccupati?,serve forse agli studenti che sono impediti di studiare per mancanza ditutto,serve forse agli esodati?serve forsea coloro che chiediamo il voto?Serve a unire le lotte degli operai e studenti?Nooooooo,serve solo ai super cervelli che spemono le meningi per trovare una soluzione di sinistra chissà fra quanti anni si potrà mettere in pratica se si potrà.

  21. I firmatari di questo documento Lenin li avrebbe definiti otzovisti (liquidazionisti del Partito)…..

  22. il documento dice di non voler sciogliere RC ma la proposta è: “avviare un processo fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra “, e questo altro non è che lo scioglimento dei comunisti in un partito o movimento della sinistra… Ma per questo non c’è gia SEL di Vendola?
    I comunisti non vogliono migliorare la società ma cambiarla! Mi sbaglio o c’ è un’ enorme differenza fra un partito comunista che cerca alleati o un indistinto Movimento della sinistra (soggetto politico unitario)?!?!

    • Forse il nostro compagno (dal nickname orribile che solo un ignorante di storia può utilizzare) dimentica che la rivoluzione russa non è stata fatta dai soli “comunisti” e che quella cubana era espressione di una “vaga unione di sinistra”, Fidel essendo un radicale di sinistra e non un comunista.
      Ma evidentemente, bisogna conoscere la storia e non i miti.

      • ehm…. io non mi considero un ignorante di storia.
        Riconosco le ombre, ma vedo anche delle luci,che solo un ingorante di storia potrebbe negare(e queste ultime non sono parole mie,quindi spero non offendano nessuno) in un determinato periodo della nostra storia.
        Sopra ogni cosa sono per il rispetto dialettico di tutte le sensibilità all’interno del partito.
        più che mai, visto che la auspicata discussione sul socialismo realizzato del 900, invocata fin dal 91 non c’è mai stata.
        Solo l’opinione dei dieci saggi che chiusi in camera caritatis hanno espresso il verbo, poi dogmaticamente usato da bertinotti per dare il via alla sua caccia alle streghe dentro il partito.
        Non mi metterei mai un nick come quello sopra, ma credo, se mi consenti di dirtelo con l’affetto che si deve ad un compagno, che criticarlo così gratuitamente in una discussione che niente c’entra con le vexate quaestiones storiche di cui sopra, non faccia bene nè alla discussione, nè allo spirito del dialogo unitario tra comunisti e nè in ultimo al partito.

      • ps fidel parte come radicale di sinistra e attraverso una presa di coscienza graduale, normale in un percorso di analisi storico/sociale approda al marxismo, come lui stesso scrive nei suoi diari.
        Insomma il marxismo è un pensiero un poco complicato, difficile nascerci con lo stesso già impiantato nell’hardware no?
        ;)

        • a me di tutte queste discussioni non mi frega niente. Mi frega che vivo con 1200€ al mese e che posso considerarmi fortunata (almeno ho un lavoro). Che non abbiamo ancora un governo e qualsiasi sará l’evoluzione politica la prenderemo nel culo. Che non c’é lavoro, aumentano prezzi e tasse e che rischio di trovarmi anch’io un giorno senza stipendio perché magari finiamo come in grecia et alia. Mi frega che nessuno fa più politica nel senso nobile della parola, che ognuno pensa ai cazzi suoi, cazzeggia su fb o si rincoglionisce davanti alla TV, perdendosi in false questioni pseudo-intellettualistiche. Vorrei che invece si imparasse a parlare, per decidere insieme azioni, programmi da fare, raccogliere le forze, misurarle, cercare di valorizzare le potenzialità di ognuno. Il resto viene strada facendo. Basta cazzate!!!!

          • sarebbe auspicabile e possibile se si accettasse di accettare le differenze tra compagni.
            Ti ricordo che è stata proprio la distinzione tra comunisti buoni e comunisti cattivi che ci ha precipitato dal 9% e qualche voce in capitolo al 2.5% e nessuna voce.
            quanto al governo due considerazioni:

            1 noi non siamo in parlamento, quindi sulla scelta del primo ministro non possiamo influire

            2 non aver troppa fretta di vedere un inquilino a palazzo chigi, perchè viste le facce che sono in gara, mi verrebbe da dire che chiunque vinca, noi perdiamo.

          • marco, vorrei che si dicutesse di programmi, di azioni da portare avanti che non siano solo il no-tav.

          • Le “cazzate”, cara Elisabeth, sono anche cose importanti come quelle di continuare a perpetuare nomi che fanno fuggire gli elettori e che ci rendono inascoltabili. Chiudendo gli occhi davanti alla tragedia dello stalinismo (e in parte del maoismo), banalizzandola fino a trovare ancora sostenibile il nome di Stalin noi ci mettiamo in condizione di non riuscire a far intendere la nostra parola.
            Rifondazione deve partire anche da questo.
            Per quanto riguarda la replica di Marco, che rispetto molto e del quale leggo sempre con interesse gli interventi, non ho molto da aggiungere. Condivido quanto scrive e ammetto di essere stato un po’ brutale.
            Non sono invece d’accordo su “parte del bilancio” dell’esperienza dello stalinismo (o del polpottismo, o anche del maoismo) che dovrebbe essere salvata.
            Ci son ben altre esperienze, comuniste del novecento che conservano tutta la loro forza e il nostro orgoglio.
            Io, mi scuserete, ma continuo a trovare raccapricciante che si possano utilizzare i nomi di persone che hanno provocato milioni di morti.
            Non abbiamo bisogno di simboli di questo e anzi danneggiano la nostra causa.
            Con questo lascio spazio al dibattito sulla questione più prettamente legata al soggetto.

            ps: se lo stalinismo è una delle “sensibilità” che io dovrei accettare nel nome dell’unione dei comunisti, mi chiamo fuori.

      • Caro Luca F., tu dici che “la rivoluzione russa non è stata fatta dai soli “comunisti”, ti rammento che è stata guidata dai bolscevichi e che gli altri o vi hanno aderito o l’ hanno combattuta.
        Quanto all’ ignorante perchè adotto questo nick, beh, ti dico una cosa. E’ proprio la lettura e lo studio della storia che mi ha portato a rimanere nella scia del movimento comunista internazionale. Non leggere solo i vari Kruscev, Coquest o Solgenitsyn, leggi anche Ludo Martens, Losurdo, Mavrakis e altri e non cadere nella trappola del capitalismo che prende i dirigenti comunisti e gli cuce addosso a tutti vari milioni di morti… Prima è toccato a Stalin e ora la stessa accusa è rivolta a Mao (parlano di 40-60 milioni di morti sotto la direszione di Mao in Cina). Beh, i capitalisti hanno da soli causato in una guerra mondiale 50-60 milioni di VERI morti… Quanto a Stalin e Mao ti ricordo che la rivoluzione non è un pranzo di gala e se speri di far rimanere le masse popolari al potere usando la nonviolenza o il rispetto degli avversari, tu non vivrai mai abbastanza per resistere un solo giorno agli eserciti controrivoluzionari e al terrorismo interno che ti verrebbero scatenati contro dai capitalisti di ogno salsa e posizione… Saluti

    • SEL, nei fatti, non è di sinistra. Chi è succubo, nei fatti, delle politiche del pd non è di sinistra. e’solo un gruppo opportunista che sta cercando di ritagliarsi qualche seggiola per sopravvivere a livello personale e di dirigenza. Ma i nodi veri verranno presto al pettine, purtroppo.

      • il problema è che non è mai stata fatta un’analisi seria.

        “ps: se lo stalinismo è una delle “sensibilità” che io dovrei accettare nel nome dell’unione dei comunisti, mi chiamo fuori.”

        se questa è tutta la capacità di sintesi e di antidogmatismo di cui siamo capaci, la vedo dura.
        Anche perchè secondo il tuo punto di vista io nemmeno avrei posto nel partito, in quanto scientemente e non acriticamente mi pongo tra le sensibilità ML di ispirazione maoista.
        Una scelta ponderata, divenuta cosciente e salda negli anni, anche attraverso la pratica a cui non metto e non chiedo la scusa dell’ignoranza. So bene di ciò di cui parlo e me ne assumo la responsabilità politica.
        Eppure non mi sembra che il dialogo tra me e te, sulla comune visione del mondo sia così impossibile,
        possiamo dissentire su alcune risultanze,su questioni di prassi, lana caprina, ma alla fine l’ottica con cui guardiamo il mondo è la stessa.
        Ti assicuro, perchè ne conosco tanti, che ci sono compagni con la sensibilità ML di ispirazione staliniana che sono altrettanto preparati e sono delle valide e generose risorse per il partito che spesso, come ringraziamento per il loro lavoro disinteressato si sentono offesi nella loro sensibilità,senza diritto nemmeno ad un dibattito e ad un confronto pubblico nel partito in cui si spendono, senza venir aggrediti da preconcetti.
        Io da buon maoista sono pragmatico e dico che questi compagni ci sono.
        sono una risorsa e il ripetere le fatwe non gli farà cambiare idea. Magari un dibattito aperto potrebbe portare a smussare delle posizione, ma il mantra stalin è il male, ti assicuro no.
        Quindi da pragmatico dico.
        O si da a tutte le sensibilità la dignità di menbri del partito e si ascoltano le loro ragioni, oppure li si espellono.
        Continuare a chiedere il lro impegno e fare finta che non esistono, non è cosa che si può continuare a fare.
        Non ci porterebbe da nessuna parte, di più, sarebbe ingiusto nei loro confronti e nei confronti di tutti gli altri compagni che la pensano diversamente.
        e in quel caso temo che alla seconda ondata di espulsioni, immediatamente dopo gli stalinisti, tocchi ai maoisti, quindi a me.
        In quel caso non farò tragedie e me ne andrò, quando mi chiederanno indietro la tessera, ma finchè starò nel partito, il mio cuore mi guiderà a lavorare con ogni goccia del mio sangue per l’unità e la fratellanza tra quanti si dichiarano compagni.
        Per amor di storia, polpot (che si rifaceva ad un socialismo primitivista) non è assimililabile alle esperienze del marxismo leninismo (stalin e mao tradotto liberamente),semmai è più vicino alle tesi anarcoprimitiviste di zorzin anche perchè fu abbattuto dall’intervento di una forza armata che ai principii del ML si richiamava e si richiama tutt’oggi

        • A proposito di Pol-pot , c’è stata sicuramente una influenza anarchica nel periodo parigino, di discepoli di Machno , che tu chiami giustamente ” primitivista”. Ma metterlo nello stesso calderone con un gigante del pensiero comunista come Mao Zedong, è assurdo. Comunque rimango dell’opinione che bisogna smettere di esibire i nostri rispettivi ” santini” a maggior ragione per svilire o vilipendere quelli degli altri. La Storia, quella che si rivela piano piano non solo e non tanto da quanto scritto dagli ” storici” , quanto da documenti e prove inattaccabili venute man mano alla luce, ha bisogno di diuturno studio e valutazione critica e comunque il giudizio sull’operato di questo o quel leader, va sempre contestualizzato all’epoca e ai rapporti di forze esistenti OGGETTIVI. L’arroccamento identitario è proprio una conseguenza delle ” fatwe” ( come dice Marco)lanciate dai nostri ” muezzin”.. se si ragionasse con i dati di fatto disponibili e si confrontassero tutte le posizioni in modo pacato, tante convinzioni granitiche lascerebbero il posto, almeno, a dei sani dubbi..

          • e quando mai ho anche solo avvicinato polpot a mao????
            Io che mi definisco maoista, figurati se faccio un simile accostamente.
            L’accostamento teorico che faccio è Tra polpot e zorzin, quest’ultimo appunto, tra i massimi teorici dell’anarcoprimitivismo.
            Sulla questione dei santini, mi sa che anche li o hai letto male tu, o mi sono spiegato male io.
            Infatti sposo esattamente quello che dici tu. Invitando a metterli da parte, non demonizzare,nè santificare nessuno, aprire un dibattito sereno e contestualizzato.
            Oddio, mi viene il dubbio…. scrivo così male?

          • Marcooooooo, rispondevo a Luca F. NON a te, mi sembra del tutto intuitivo

          • No, non vi preoccupate, rimanete pure in Rifondazione, sono io che lascio.
            Sono stufo di dover ancor discutere intorno a figure ed esperienze che hanno provocato milioni di morti, ucciso il comunismo trasformandolo in un leviatano burocratizzato e corrotto, ridotto la libertà degli essere umani ad un simulacro. Non sono dettagli, non sono errori marginali di una marcia trionfale, non vi sono condizioni oggettive che possano giustificare simili mostruosità (le purghe staliniane o il grande balzo in avanti sono aberrazioni inaccettabili).
            Non voglio dare lezioni a nessuno, rispetto il vostro punto di vista, ma stimo che, continuando a rimanere comunista, non vedo come si possa costruire insieme una nuova visione del socialismo, se non si condividono valori di fondo e dunque una lettura del marxismo come ideologia della liberazione (e mi piacerebbe sapere se ritenete che nell’URSS stalinista o nella Cina maoista, quella vera, ricostruibile attraverso la ricerca storica, non quella che percepivamo all’epoca dagli scritti di Mao o di intellettuali e giornalisti che ne avevano una conoscienza superficiale, questa liberazione degli umani è stata realizzata).

            Ma ripeto, a scanso di equivoci e senza ambiguità, tornerò ad essere un comunista senza partito, tanto mi è umanamente insostenibile che si banalizzino le tragedie del “socialismo reale”.

          • non che si banalizzino, ma che si analizzino, in maniera storica e scevra di faziosità.
            tu per esempio lo sapevi che tra i 60.000.000 di morti imputati a stalin ci sono in primis i 20.000.000 che sono morti uccisi dai nazisti proprio per difendere l’urss, in secondo luogo per i restanti, facendo il computo anagrafico dei nati e morti dal 24 al 56, anche inserendoci i morti di febbre,incidenti,gli ultraottantenni etc, come a dire che chiunque sia morto in urss in quel periodo sia morto per colpa di stalin, andremmo a sforare di circa 15.000.000 di unità che non sarebbero mai fisicamente esistite.
            Il problema è che in occidente per fare le analisi di quel periodo si considerano come fonti principali kreuschev e solgenizin. il secondo è un feroce anticomunista, sessista e nazionalista. Ovvio che come tutte le propagande dia numeri a caso che non stanno nè in cielo nè in terra. il primo invece è stato sempre ritenuto nel consesso internazionale come altamente inaffidabile per ogni cifra, notizia e statistica da lui fornita…..meno che su quelle.
            Ti sei mai chiesto come mai?
            In realtà la cifra di morti da imputare a stalin direttamente è comprensiva tra le 600.000 e il 1.000.000 di unità,una cifra enorme certo, per molti versi tragica, ma ben lontani quindi dallo strombazzamento alla moda degli occidentali.
            ed è comunque un dato che andrebbe contestualizzato.
            O forse pensi che deladieu o chamberlain o churchill, fossero figure più tenere?
            La prima costituzione al mondo poi che equipara totalmente uomo e donna, forse non lo sai fu promulgata da stalin.
            Detta costituzione a livello di spirito del diritto, fu pioniera e per molti versi così avanza da risultare irraggiungibile anche dalle costituzioni post-belliche.
            La nostra stessa costituzione ne incorpora svariati elementi.
            Mao, poi fu l’unico a fare autocritica in vita, questo nemmeno è dato noto, e ha trasformato un paese in cui ancora nel 1949 le persone erano oggetti che potevano essere vendute e comprate con un pezzo di terra e le donne erano soggette tutte, alla tremenda regola delle spose di guerra.
            Vedi tu puoi anche andare,io ne sarò dispiaciuto, ma se è qesto quello che senti, sarò obbligato a rispettarlo, però vedi una cosa vorrei domandartela, se me lo consenti.
            Quando nel 91, con compagni diversi, provenienti dagli ambienti e dalle storie più disparate, anche opposte, iniziammo il grande sogno di rifondazione, noi pensavamo ad un partito dove tutte le culture che si rifacessero ad un’ottica marxista potessero incontrarsi, lavorare insieme per la costruzione di un qualcosa di nuovo e nel reciproco rispetto anche confrontarsi e criticarsi per migliorarsi reciprocamente.
            Va detto che questo, fino all’avvento di bertinotti è avvenuto.
            Va detto che in questo partito c’era totale libertà di parola ed un confronto intellettuale vivace e stimolante, sempre fino all’avvento di bertinotti.
            Va detto che in questo partito il compagno che ti stava accanto era il bene più importante, sempre fino all’avvento di bertinotti.
            Va detto infine che questo partito, sempre fino all’avvento di bertinotti e delle sue fatwe, era un partito unito, senza correnti e in crescita.
            Alla luce di ciò mi chiedo chi sia il più antidemocratico.
            Se chi ha costruito una casa per tutti e con tutti i suoi fratelli vuole parlare, o chi pretende di avere la verità su tutti gli altri e agli altri fratelli non vuole dare nemmeno la possibilità di parlare?

          • Per tua sfortuna, caro Marco, faccio ricerca storica e potrei citarti centinaia di saggi, in diverse lingue, che affrontano la questione. Quello che non fai tu, preferendo i giri di parole e nascondere la verità dietro la foglia di fico.
            Che poi degli stalinisti-maostici possano essere vittime del mio atteggiamento “dogmatico”, mi fa semplicemente sorridere.
            Non saranno certo posture (e imposture) come purtroppo ce ne sono ancora in PRC che permetteranno di rifondare il comunismo.
            Chiediti perché il movimento comunista è in caduta libera in tutta Europa (e non solo).
            I discorsi “negazionisti” su Stalin, Mao, Pol Pot e i fallimenti del socialismo reale, fanno semplicemente fuggire elettori e militanti. E non si capisce nemmeno, allora, del perché della necessità della rifondazione.
            Ma ripeto, tolgo il disturbo e vi lascio a vostri balocchi, augurandovi non doverne mai rendere conto ad un KGB.

            ps: i crimini degli uni, non rendono più lievi né giustifacono i crimini degli altri, quindi non vendo proprio il senso del richiamo a Churchill o ad altri. Stai discutendo con un comunista non con un filocapitalista.

        • caro luca, ricerca storica l’ho fatta anche io, con procacci per l’esattezza, e a parte ulam che è al momento lo storico più trend del momento negli ambienti accademici, non noto grandi verità inconfutabili in quello che mi dici.
          magari partiamo dal rocca,da hajeck o un reclus (insomma persino maitan rivedeva le cifre al ribasso rispetto agli storici accademici) potremmo anche confrontare dati differenti.
          Potrei dirti che sorrido anche io nel vederti recitare a memoria in modo acritico, invece, visto che trovo la questione importante reitero la richiesta che viene da buona parte del partito almeno dal 1991.
          Ovvero aprire un serio e condiviso dibattito sulla nostra storia

          • PS.
            Veramente il movimento comunista è in caduta libera solo in italia.
            a meno che tu non intenda la caduta verso l’alto del partito comunista bielorusso all’82% o il non poco apprezzabile 39% del PC moldavo o il 21% del PCFR.
            potrei continuare per ora, ma credo che ci si debba concentrare più su noi che guardare la pagliuzza con chi ha già fatto serenamente i conti con la propria storia.
            Ah dimenticavo…. visto che hai fatto ricerca storica, saprai, non te lo devo ricordare, che riguardo al grande balzo in avanti, lo stesso mao fece autocritica.

  23. Possiamo anche illuderci che non sia così, ma il partito lo fa il segretario.
    Ed un leader con le palle come è stato Berlinguer oggi non lo abbiamo !
    Per rilanciare l’ideologia marxista serve un personaggio di calibro…un Berlusconi Rosso, possibilmente non puttaniere e non corruttore ma con il suo carisma.
    Un Fidel nuovo
    All’orizzonte non ce ne sono ed allora, in questo stato leaderistico non ci resta che sperare che il PD si spacchi, e l’ala sinistra guidata da Vendola (oggi unico a sinistra a contare qualcosa) e formare una nuova sinistra italiana.
    Sulla terminologia temo che insistere col partito comunista sia un accanimento terapeutico inutile

    • Non è che sia importante la terminologia. Ma proprio perché non dobbiamo essere più subordinati culturalmente, poiché l’egemonia culturale è il primo passo, temo proprio che sia utile riutilizzarla. E pensa che a me non frega niente della terminologia. Se la nascondiamo, se inventiamo sempre cose nuove come in questi anni, che non hanno portato a niente, credo che tu ne convenga, siamo fregati per i prossimi 50 anni.

    • Per avere un capo con la palle bisogna avere tanti compagni con le palline,o aspettiamo il messia?

    • bha non voglio fare polemiche ma accostare a fidel un berlinguer, non rende proprio giustizia.
      a fidel intendo.
      Facendo la mia analisi storica è stato proprio berlinguer l’autore della trasversalizzazione interclassista del partito.
      ovvero colui che ha dato le chiavi della macchina buona al neopatentato occhetto.

  24. la congiura degli eguali

    invito i compagni a leggere attentamente il documento presentato dai compagni claudio bellotti, donatella bilardi, lidia luzzaro ed altri; le cause della catastrofe del prc sono li elencate in modo schietto e non cotestabile; il documento giustamente si preoccupa della necessità del partito dei comunisti, indipendente dal riformismo; un partito di classe per il socialismo, e per ciò la necessità della lotta di classe contro il capitalismo tutto, quindi mettendo in guardia da qualsiasi illusione del capitalismo buono e riformabile, come è nell’intento della linea del fallimentare gruppo dirigente, che insiste a proporre l’unità delle forze antiliberiste, che sono altra cosa, distinta appunto dalle organizzazioni di classe anticapitaliste per il potere dei lavoratori.

    • Erminio Liguori

      Ho notato un lodevole sforzo di analisi negli interventi di molti compagni, anche di notevole spessore. Ciò mi conforta parecchio e mi fa capire che il corpo militante di Rifo è vivo e, probabilmente, migliore del suo gruppo dirigente. Ho letto con attenzione i documenti ( che tra l’altro potete trovare e commentare liberamente sul n/s sito insieme alle n/s proposte : rifondarerifondazione.blogspot.it), e devo dire che quello di Ferrero,conferma tutti gli spaventosi limiti di cultura politica che hanno portato all’attuale sciagurata situazione.In poche parole, senza tante frasi di circostanza, questi si stanno preparando alla liquidazione definitiva del partito , nel solco pratico dell’originario in-put Bertinottiano del ” comunismo come tendenza culturale”. I documenti di minoranza , specie Bellotti, praticano una corretta analisi, d’altronde manifesta,degli infiniti errori del gruppo dirigente, ma sono alquanto reticenti non sugli scopi e sulle motivazioni del partito di classe, bensì sulla sua organizzazione ( ricordo Lenin : ” i proletari hanno una sola arma, l’organizzazione!”)che non è indifferente in merito agli obiettivi da raggiungere. E allora, condividendo quanto postato da alcuni compagni in calce a questo articolo, ripeto ? Quale partito? Per fare cosa? di quadri? organizzazione orizzontale o piramidale?Quale presenza nei conflitti spontanei? Quale capacità di suscitarne e dirigerne? Ed infine QUALE STRATEGIA per determinare una inversione decisa di tendenza nella diaspora comunista?? Come giustamente osservava Marco non è tanto il numero di compagni impegnati nei micropartiti ad essere importante,ma la loro tenacia e dedizione , molti ottimi militanti che , con i tantissimi cani sciolti , scoglionati e delusi, ma SEMPRE comunisti nel cuore e nella mente, potrebbero dare gambe ad un progetto di costituente comunista serio e credibile, due aggettivi che 20 anni di piroette movimentiste hanno dilapidato

  25. L'Arte del Pensiero

    Non voglio salire sul pulpito, non mi riferisco esclusivamente a quello che si dice nel blog.
    Se i comunisti continueranno a fare discorsi, riferiti alla costruzione del grande partito comunista, oppure suoi movimenti, sulle alleanze ecc.
    Non ci muoviamo un millimetro anzi come stiamo vedendo da anni stiamo diventando dei gamberi.
    Come si fa ad aggregare, compagni, di diversa ispirazione, masse,lavoratori senza uno stralcio di programma.
    Tutti sono concentrati su i formalismi e nessuno pensa alla sostanza, questo è un vizio antico dei comunisti italiani in voga già dal secolo scorso.
    Io non faccio mai citazioni, ma questa volta non posso farne a meno, i comunisti nella metà dell’ottocento scrissero il manifesto del partito comunista (che invito i compagni a rileggere) ed è intorno a quel programma che ci furono le basi per un’aggregazione, noi certamente non dobbiamo ricopiare quel programma anche perché i tempi sono cambiati, ma abbiamo bisogno di un programma politico, economico e sociale, e invece di perdere tempo dietro l’effimera ascesa dei guru, pensiamo a fare il lavoro per il quale la storia ci ha deputato.
    Siamo fuori dalla storia, dalla logica e non comprendiamo il senso comune, se si continua su queste basi, non credo che alle prossime elezioni sprecherò il mio tempo per votare qualche rivoluzione civile di turno.

    • C’è un’inesattezza, non si è mai cercato di ricostruire il partito comunista. E’ soprattutto per questo, secondo me, che ci troviamo in questa situazione tragica e surreale allo stesso tempo.

      • Se in periodo di “carestia” e di necessità immediata (intendo un periodo brevissimo e non l’attesa del giorno del giudizio) non fate ordine nel significato di accoglienza per chicchessia
        (e dei relativi diritti nell’accoglienza) voi contribuirete in maniera bruta ed esponenziale a far crescere il razzismo fra gli operai stessi.
        Ogni cosa che sosterrete verso una corretta emancipazione del mondo operaio si scontrerà inevitabilmente con il fenomeno della sopravvivenza (ossia il mondo di oggi che sta ben oltre la sussistenza di ieri)
        direi che rifondare il comunismo potrebbe anche andare bene, intervenire subito su pochi punti chiari e vitali, andrebbe ancor meglio.

    • sono d’accordo con “l’arte del pensiero”. Faccio un esempio. Sono iscritta a rifondazione da pochi anni. Mi arrivano sempre le comunicazioni di conferenze, incontri, e queste cose. Talvolta anche di collaborazione per raccolta firme e volantinaggio. La comunicazione con gli iscritti si ferma qui. Come può funzionare? Se non sappiamo parlare fra di noi (e non avranno inventato i computer per niente!)come possiamo andare avanti? Altro esempio: mi sono trovata sotto casa una manifestazione di un partito di estrema destra contro i “nomadi”. io non ho contattato il nostro consigliere di rifondazione, né lui noi. Chissá se ha fatto una mozione. Non lo so. Oramai ho rinunciato a cercare di instaurare un dialogo. E non vivo a roma, ma in una piccolissima cittadina, dove i rifondaroli sono quattro gatti. Cosí la vedo dura.

  26. Caro, Barca F., è un uomo solo e propone una via nuova al PD. Bravo. Penso che sarà “mangiato” dalla nomenclatura del PD, che esercita il suo potere nel partito e nelle istituzioni distribuedo prebende, posti da lavoro: nelle sostanza facendo del bieco clientelismo. Non sono le idee che la fanno da padrone in quel partito. F. Barca ha una proposta suul’oganizzazione del Partito che condivido e pure sulle primarie. Barca avanti. Sergio.

  27. Ho votato Riv. civ anche perchè c’era Rifondazione.
    Non ho sposato neppure Rifondazione, perché penso che al di là di una netta posizione, quando occorre, ci voglia quotidianamente una sana distanziazione per la critica e l’autocritica.
    Insomma, una sorta di vigilanza anche rispetto le proprie propensioni politiche…
    Da quando l’ho scoperto leggo anche Sinistrain parlamento nonchè Sinistra critica. Moltissime idee le condivido, ma mi chiedo : – Quando la smetterete di riunirvi quattro gatti con il capo- guru, qui, quattro là con altri guru e sapienti? Non vi pare di praticare in questa frammentazione quell’elitarismo che vorreste combattere?
    Siete anche così il meglio che la società del ns paese sa esprimere, ma insieme non sarebbe meglio?
    E’ così difficile dialogare ed unirvi in confederazione?

    A proposito del sito “sinistrainparlamento” non riesco a mandare i commenti. Forse è solo mia incompetenza…

    • Ciondivido tutto ciò che dici. Speriamo che la capiscano. Ma forse anche Galileo e Keplero avrebbero trovato qualcosa su cui non trovarsi d’accordo. I migliori spesso si impuntano per poco.

  28. Lasciando perdere, perché inutili , le posizioni: costruire il partito comunista che deve abbattere il capitalismo, punto.
    Il problema è un altro:
    Il continuare a voler confondere antiliberismo e anticapitalismo. Il liberismo è la forma attuale del capitalismo. Il continuare a confondere PRC e forza politica antiliberista.
    Sono due cose diverse e tutte e due necessarie e però su due piani diversi.
    Quindi:
    1)Ricostruire il partito della classe “proletaria”, cioè di tutti i lavoratori dipendenti.
    2)Contribuire a costruire, sulla base di una testa un voto, il soggetto politico, antiliberista.
    I comunisti, legittimamente, pur facendo parte di un soggetto politico antiliberista, pretendono di essere comunisti.
    D’altra parte, soggetti e movimenti, antiliberisti e magari anche anticapitalisti, vogliono mantenere, legittimamente, la loro identità, pure avendo con noi, molti punti in comune.
    Visto che si parla spesso di IU, FDG e America Latina.

    • - Cosa stai dicendo? cosa scrivi ? quale classe proletaria? quali lavoratori dipendenti ? Dipendenti di cosa? e gli altri? – Cosa determina nella testa di una persona una tale sequenza di frasi senza senso? Non ti conosco ma ogni Dirigente (io non lo sono) non dovrebbe sottrarsi anche al confronto più astruso per comunicare con le persone. Occorre recuperare ad uno ad uno il contatto con la realtà. Non volermene Giacomo ma dovresti rileggere ed approfondire le cose che hai scritto. – dimenticavo… e quelli che NON sono lavoratori dipendenti ..che fanno?? domenico tucciarone.

      • Anch’io userò l’espressione non volermene, ma sei tu che dici cose senza senso. Credo di essere chiaro eppure. Il partito comunista è il partito nato con il manifesto, oltre 150 anni fa, come strumento di lotta dei lavoratori dipendenti. Una volta si diceva “proletari”. Il problema delle alleanze, tematiche o organiche, è un altro tema.
        Es.: in IU esiste il PCE, in Venezuela esiste il PCV, è alleato del PSUV ma non ne fa parte. ecc.. Un partito comunista deve portare anche in un’alleanza più ampia, il punto di vista (idea di società, di economia, di welfare, servizi pubblici, ecc..) dei lavoratori dipendenti. La mediazione verrà dopo a seconda della fase e dei rapporti di forza. Questo è quanto.

        • aspè aspè aspè….il psuv è su posizion i molto più radicali, marxiane, rivoluzionarie del pcv.
          anche nella DDR il partito di maggioranza relativa per costituzione la SED si definiva socialista ed anche il partito bolscevico era il partito dei lavoratori socialisti democratici di russia, al contrario di kerensky che pur avendo il roboante nome di socialista rivoluzionario, era un moderato consociativista messo all’asta dei vecchi poteri che volevano restare a galla con nuovi nomi, sostenuto peraltro dalle ingerenze straniere del grande capitale come gli stati uniti.
          praticamente un vendola della situazione.
          Se socialista (che comunque ha una sua identità nel solco dell’analisi marxiana) significa appoggiare un progetto di tipo bolscevico o venezuelano o un’identità tipo quella della SED tedesca, è ovvio che a me sta più che bene.
          Il problema è che in italia, c’è un problema culturale.
          A partire dal 21 e via via radicalizzando sempre di più questa differenza, il termine socialista è andato configurandosi come sinonimo di arretrato, moderato, traffichino, arrendevole, radical chic, collaborazionista del potere e in ultimo corrotto.
          Quindi temo (per i fautori della rottamazione identitaria) che a tutt’oggi il nome comunista sia l’unico in italia nel quale ci si possa ritrovare all’interno di una solco veramente radicale e rivoluzionario.
          Alternative io non ne vedo

    • togliere i dipendenti dal padrone per renderli dipendenti dal partito ?
      ma sei fuori stagione come un’anguria di Natale!

      • Ti riferisci a me? Ma tu per chi parli? Non sai veramente neanche chi sei. Io non offendo e tu non ti devi permettere per senso di civiltà e per rispetto per te stesso. E non fare le battute da bar sport che fanno capire subito che sei un poveraccio (non in senso economico). Ma hai degli amici o delle amiche? Ma come fanno a frequentarti?

      • Senti, perdo alcuni minuti ancora, poi magari mi pento di avere sprecato tempo per te, pazienza.
        Partito dei lavoratori, vuol dire partito dipendente dai lavoratori.
        Confindustria vuol dire “partito” dipendente dagli industriali, non vuole dire industriali dipendenti di Confindustria.
        Hai capito anguria di Natale?

        • ehilà buon uomo, quello che scrivi si legge.
          legare i lavoratori al partito, ha l’alito del togliere il respiro alla libertà perchè tu ragioni sempre con l’assurdo “li leghiamo” tutti
          e invece la vita non è così, se non ti lega una donna figuriamoci se potrebbe mai farlo un partito.
          mai dire anguria a chi tiene lu meloni.

    • ehm… io non sarei un dipendente, ma appartengo di sicuro ai ceti subalterni.

      • Anch’io sono stato ex commerciante, e non mi è stato proibito iscrivermi al PCI. Comunque sei d’accordo che il PCI era, sostanzialmente l’organizzazione politica dei lavoratori dipendenti? Fino a quando non fu più degli iscritti, ma diventò il partito delle grosse coop multinazionali (non le coop di produzione e servizi), della ben nota assicurazione, di qualche banca e dei grossi assessorati all’urbanistica delle città rosse?
        Oggi, certamente, il mondo dei lavoratori è più complesso (indeterminati, determinati, part-time, co.co.pro., P.IVA, autogestiti in cooperative,…), ma la sostanza, credo, non cambia.

      • non è un problema, infatti tu non sei dipendente ne subalterno ma sei solo un mediatore, di tuo non produci nulla, compri, rivendi e lucri sulla differenza.
        Un padroncino si impegna molto di più ed è assimilabile ad un artigiano vero, tu no.
        E’ ora di finirla con questi intrallazzi da mezze cartucce che vedono il comunismo dal trono, a sentir loro fra poco ci mettiamo anche i dirigenti fra il proletariato operaio.

  29. In questa condizione, con l’attuale direzione tremendamente spaccata,mi appello ai compagni iscritti al PRC, perchè continuo a ritenere che il Partito, in questa drammatica fase in cui versa, debba ritornare in mano ai suoi veri proprietari che sono gli Iscritti, e che per il Congresso sia necessario azzerare le proposte formulate da questa classe dirigente (solite spartizioni tra correnti), responsabile del disastro e ripartire dalla BASE con un’Assemblea Nazionale permanente dei Segretari di Federazione (CPF), che stanno veramente a contatto con i territori, e di conseguenza unici legittimati a predisporre le basi per un vero Congresso rifondativo, altrimenti , in queste condizioni, si rischierebbe di arrivare alla resa dei conti tra correnti ed alla probabile morte del Partito. Ditemi per favore che ne pensate. Saluti comunisti. Gianni

    • - Allego commento che ho fatto all’articolo di S.Cannavo’ sulla Thatcher. Se può tornare utile..-
      - Cortese Salvatore Cannavo’ se scrivi che “”siamo ancora nel tempo di Margaret Thatcher. Le politiche pubbliche risentono ancora dei suoi attacchi all’egualitarismo e della sua esaltazione dell’individualismo. Come anche i programmi dei partiti. Quando esistono, le politiche sociali riproducono solo un approccio compassionevole e l’idea che “non ci sia un’alternativa domina il discorso politico””, COME MAI NOI NON CI SIAMO DOPO 40 ANNI? Cosa hanno fatto i gruppi dirigenti man mano che si sono avvicendati? L’altra sera è stato intervistato in TV Bertinotti al quale è ancora assegnata macchina e scorta come ex pres. della Camera. Alla domanda se ritenesse ancora necessario godere di questo privilegio NON ha detto (p.e.) mi adopererò per chiedere di rinunciare a questo status. NO! ha risposto che finché gli daranno la macchina e quant’altro lui se la tiene. CAPITO? Ritieni Gianni S. che ci siano dirigenti, oggi, nel Partito che ragionano diversamente? Ecco dove stavano gli uomini di sinistra. Ci voleva un “uomo” di sinistra per dire quelle volgarità. –Nel seminario che si terrà a Bologna c’è una piccola fiera delle incongruità con relatori trombati alle amministrative di Parma di un anno fa che diovrebbero fare le pulci al M5S quando proprio loro sono quelli che non si lavano..- Senso del ridicolo dove sei? Ci hai abbandonato? Perché?
      - Nel documento della Direzione Nazionale è prevista una prima riunione con i segretari regionali per avviare “autoriforma che apra un percorso che ridefinisca struttura funzionamento autofinanziamento” – Chi dovrebbe decidere le novità? Paradossalmente proprio coloro che alle novità si sono mostrati sordi e ciechi. Un caso per tutti la segretaria del PRC del Lazio (ogni commento negativo le si adatta) Fraleone. -E’ apparsa poco prima delle elezioni regionali (tralascio il suo darsi da fare precedente) per sponsorizzare il cugino (consigliere della regione Lazio uscente del PRC che aveva votato pure nella commissione bilancio l’aumento da due a oltre 15 milioni di euro il finanziamento pubblico ai Partiti, Fiorito ringrazia). – Dopo la cacciata pure dalla regione del rappresentante del PRC invece di proporre immediatamente una gestione meno “personale” (tipo fatti miei) ha detto che lei non si sarebbe dimessa perché .. etc, etc..- Questi sarebbero i SAGGI che dovrebbero avviare o riavviare il Partito. – Ci troviamo con un quadro di comando, con colonnelli incapaci e personalmente sgradevoli. Ma DOVE VOGLIAMO ANDARE? MA DOVE VOLETE ANDARE? domenico tucciarone.

      • infatti, caro Domenico, io parlavo di Segretari di FEDERAZIONE che è ben altra cosa dai Segretari regionnali. Comunque, noi, veniamo da lontano e andiam lontano, tu non lo sò. Gianni

        • si, in solitudine ed in esilio visto dove siamo andati negli ultimi 10 anni …
          per favore basta cazzate facili con slogan perduti.

    • Certo sarà necessario stabilire una norma statutaria, somigliante molto al centralismo democratico, che una volta votata a livello congressuale una linea, questa vale per tutti. Se qualcuno vorrà andare andrà. Non sarà questo il problema.

      • da evitare lotte su diversi documenti sempre di correnti..

        • Anch’io sono sempre stato contrario. Ma qui siamo ad una “vera” rifondazione e credo non si possa fare diversamente, se si vuole evitare, già in partenza, una mediazione tra dirigenti, con il rischio di produrre un nuovo pateracchio. Secondo me sarebbe necessario che, dal vertice alla base, passando per regionali e federazioni, fino ai circoli, si producesse un documento che potrebbe avere probabilmente la maggioranza congressuale. A questo punto, garantendo al massimo i punti di vista, non dovrebbe essere più ammessa nessuna forma correntizia organizzata. Un partito che parlasse lo stesso linguaggio, limpido e chiaro, aumenterebbe, in tempi ragionevoli, i propri consensi, non viceversa.

      • i problemi di rifondazione si chiamano costanza, pazienza e tolleranza.
        nessuna di queste doti è mai stata considerata nel partito all’interno,
        ed ogni volta che ci si sbatterà contro si perderanno pezzi con la realtà.

  30. Giuseppe nel documento quando si parla di sindacato, non si parla solo di CGIL ma anche dei sindacati di base.
    Perchè non dire hai compagni che sono dentro alla CGIL di lavorare x spostare il baricentro delle lotte? chiaramente guardare con molta attenzione e lavorare anche nel sindacato di base.

  31. claudio ursella

    Non credo che basti una lettera. Quando si fa un appello, la cosa che più conta è la credibilità dei firmatari, e oggi noi la nostra credibilità l’abbiamo consumata in una serie di scelte sbagliate. Non bruciamo una proposta necessaria con tentativi velleitari; definiamo con chiarezza al nostro interno una prospettiva strategica, diamo inizio ad un percosro di pratiche e di elaborazione credibile e visibile, tentiamo di ridare un minimo di autorevollezza a quanto rimarrà del PRC dopo il congresso, e poi umilmente, apriamo relazioni con chiunque operi con un impianto antiliberista alternativo al centro sinistra, e soprattutto svincoliamo tale proposta dal tema elettorale. e’ una strada lunga, e anche se il tempo sembra mancare, non ci sono scorciatoie.

  32. Alessandro Latella

    A prescindere dagli infioccamenti e dalle operazioni con cui ci si inventa il progetto politico, colpiscono due questioni. La prima come ancora una volta non venga sciolto il nodo del nostro posizionamento rispetto al centro sinistra: ancora una volta non si dice chiaro e tondo che una delle ragioni della mancanza di appeal di Rifondazione è anche il continuo inseguimento del PD, l’appiattirsi su tale partito partecipando alle giunte locali e divenendo, nei fatti, corresponsabili delle politiche liberiste che il PD persegue. Si rivendica a parole un’alterità rispetto al centrosinistra ma non lo si fa nei fatti dichiarando di uscire da tutti i governi locali. La seconda cosa che lascia stupefatti è la proposta di “ avviare un processo fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra sulla base della costruzione di una piattaforma antiliberista che delinei l’uscita a sinistra dalla crisi, che si connoti per l’autonomia e l’alterità rispetto al centrosinistra” riproponendo, ancora una volta, una mistificazione che sta all’origine di tutto: una cosa è un soggetto di sinistra, altra cosa un soggetto comunista. Il primo non si pone il problema di abbattere la società capitalista ma cerca di attenuare le contraddizioni che sono alla base della società capitalistica tramite politiche riformiste, il secondo, invece, ha un progetto di società diverso da quello esistente dove si cerca di realizzare un modello di reale democrazia dove lo sfruttamento di una classe su un’altra viene eliminato. Cosa sarebbe questo soggetto? Una moderna riedizione della federazione della sinistra che ha già dimostrato il suo fallimento? Quello che non si vuole comprendere è che è questo modello di partito che non va. Si è voluto scimmiottare il PCI riproponendo fin dalla nascita di rifondazione un PCI in piccolo, quello che serve è un’organizzazione che crei quadri militanti, avanguardie che agiscano nel sociale, sui posti di lavoro, che sappiano organizzare il dissenso sia che si tratti di micro conflittualità come, ad esempio, la chiusura di una scuola in un paese o la chiusura di un centro anziani o di macroconflittualità come il caso ILVA o quello dell’alta velocità in Val di Susa. Le federazioni devono smetterla di essere il megafono del Nazionale e operare sul territorio. Dobbiamo piantarla solo di dirci e iniziare a fare i comunisti. Come scrisse Raul Mordenti in un suo libro sul sessantotto “Dicesi comunista una compagna o un compagno che lavora dentro il movimento da comunista, non chi parla “da comunista” “.

    • claudio ursella

      Tendenzialmente d’accordo, ma non sarei così severo. Chiudere con le ambiguità nel rapporto con il centrosinistra, non sarà semplice, ma in modo o nell’altro, questo nodo credo che verrà finalmente sciolto. Per quanto riguarda il tema del soggetto unitario della sinistra, condivido l’a necessaria differenziazione che fai, ma sono convinto che in questa fase, la crisi del capitalismo sta producendo contraddizioni, non tutte immediatamente riconducibili a quella capitale-lavoro, che pure rimane centrale; in tal senso ritengo che un soggetto politico in grado di intercettare le varie espressioni antiliberiste, sia necessario per la costruzioni di alleanze intorno ad un punto di vista di classe rappresentato dai comunisti. Perfettamente d’accordo sull’idea di partito, a cui aggiungerei il tema del partito sociale e le pratiche mutualistiche, come forme di autorganizzazione sociale.

  33. Scusate il mio pragmatismo ma, dopo la classica analisi della situazione economico, sociale, politica, che tutti fanno perché questa è la reale situazione, ciò che leggo è un voler continuare sulla strada del partito/movimento ripescando il modello Rivoluzione Civile, aggiornato. Una sorta di Rivoluzione Civile 2.0 ?

    1) La sconfitta elettorale non mette in discussione le ragioni dell’esistenza di Rifondazione Comunista ma ci obbliga ad una forte innovazione, ad una svolta. = Per fare una “innovazione” , bisognerebbe prima aver avuto una linea politica chiara e non un “’ndo cojo cojo”

    2) Rifondazione Comunista rappresenta un tessuto di militanza e di intelligenza politica indispensabile per qualsiasi progetto di alternativa = il progetto deve essere UNO, non “qualsiasi” !!

    3) Allo stesso tempo prende atto e cerca di superare, anche in senso autocritico, i limiti e gli errori che hanno determinato il fallimento, fino ad oggi, di tutti i progetti politici ed organizzativi che si proponevano l’unità della sinistra. In particolare l’idea che si potesse promuovere l’unità dall’alto, con accordi pattizi fra gruppi dirigenti, e quella secondo la quale ogni unità doveva essere preceduta dallo scioglimento previo dei soggetti politici esistenti, che ha sempre e solo provocato scissioni ed ulteriore frammentazione. = quindi si vuole fare come prima, ma senza imposizioni dall’alto e senza sciogliersi (cosa che sarebbe ovvia, logica, naturale e corretta se si vuole fare un soggetto politico NUOVO, altrimenti si lascia sempre aperta una via di fuga, perché forse .. in fondo, non ci si fida e non ci si crede più di tanto ?)

    Compagn* .. non so quanti, dopo quest’anno, dopo questo congresso, rinnoveranno la tessera.
    Questo partito, sigh, manca di coraggio.

    • Erminio Liguori

      Concordo pienamente con le tue osservazioni, Luca. Questi ( Ferrero, Grassi e anche in parte le minoranze “storiche” fanno il gioco delle tre carte)

  34. Ma non avete mai riflettuto sul fatto che quattro anni forse Vendola avesse ragioni da vendere per mollare il PRC ed iniziare la costruzione di un nuovo partito della sinistra con Sd ed altri (verdi, pdci, etc)?
    Ci sono molti compagni in SEL che si considerano a pieno titolo comunisti senza per questo chiedere ora e subito azioni e politiche “rivoluzionarie” ma concentrandosi su cose semplici ed importanti come i diritti, la solidarietà, la necessità di puntare sul reddito minimo garantito (in altri paesi si chiama indennita di disoccupazione), la difesa del lavoro e delle pensioni modeste, la spinta per avere un governo che punti a ridurre il peso della finanza in Europa e delle poliche restrittive della domanda etc etc.
    Certo la Rivoluzione proletaria e la “presa del palazzo d’inverno” generano molto più entusiasmo, ma se vogliamo pesare oggi e non in un futuro molto lontano dobbiamo lavorare anche sulle cose che a prima vista sembrano poco importanti ma che sono vitali per molti cittadini e lavoratori.

    • Alessandro Latella

      Umberto, taci! Vendola ha già detto che vuole confluire nel PD, se a te sta bene, vacci ma non venire qui a rompere!

    • Vendola lavorerà col pd, contando niente, per fare quello che vorranno le benche e la germania. Già appoggiare per 20 anni quei traditori è costata tanta credibilità alla sinistra, ora vendola sta rifacendo lo stesso gioco: sicuramente ripristinerà l’art- 18, eliminerà la legge fornero, il pacchetto Treu, torneremo alle pensioni ante Dini, non faremo più guerre con la nato…ho solo qualche dubbio sul Fiscal Compact, ma visto gli altri risultati, perdon, seggiole, che ha ricavato…

    • bhe certo vendola nella sua ottica ha perfettamente ragione.
      perchè rischiare esponendomi, quando ho chi mi piazza in giro, devo solo fare la voce grossa e possibilmente usare un linguaggio incomprensibile cosicchè gli altri non si accorgano che dico cazzate.
      poi vabbhè nei casi come un referendum che alla fine è un’opzione troppo facile per essere mischiata, basta semplicemtne non applicarlo e fare orecchie da mercante.
      tanto poi la gente dimentica…. tanto siamo italiani
      Lo so che sei un troll e probabilmente non pensi le cose che scrivi tanto per provocare.
      Ma il problema è che la fuori c’è gente così stupida che ste cose le dice e ci crede, senza nemmeno sapere per che.
      Gente così è la prova vivente che giuseppe stalin aveva ragione da vendere quando nel 26 disse ” gli italani hanno il governo che si meritano”
      Anzi di più, gli italiani hanno la sinistra che si meritano.

  35. Frank Ferlisi

    Nel documento approvato in Direzione leggo: . Dall’altro, in particolare nella lettera aperta alla sinistra, si parla di non autosufficienza, di cessione di sovranità, di partecipazione di singoli senza vincolo di mandato, etc. Ma di che parliamo? La nostra attuale irrilevanza non dipende dal contenitore, ma dall’assenza di un vero progetto politico, di un programma a esso coerente, di una visione complessiva della condizione del nostro paese, delle sue particolarità nella crisi economica e finanziaria internazionale, della crisi delle sue istituzioni. Al di fuori di Rifondazione i soggetti di sinistra non è che godano di buona salute; hanno i nostri stessi problemi e anche qualcosa di più; evidenziano, spesso, settarismo, dogmatismo, minoritarismo e non sempre hanno una diffusione territoriale paragonabile alla nostra. Sarebbe, forse, più utile tentare di conquistare il cuore e la mente di chi, deluso, è andato a casa chiudendosi nel suo particolare o sui tanti che, pur essendo comunisti, stanno ancora nel Pd perché l’alternativa non possiede un briciolo di credibilità. In ogni caso è il Progetto politico e la capacità di inverarlo, gradualmente o bruscamente non fa differenza, che aggrega o respinge le compagne e i compagni. Non la necessità astratta di stare insieme perché i tempi sono bui. Cosa intendo per Progetto? La nostra visione del paese; l’ndividuazione delle sue contraddizioni e delle classi sociali in sofferenza; la nostra idea di transizione (dal capitalismo al socialismo) e, quindi, la nostra idea di socialismo; come vogliamo inverare, e con quali istituzioni, l’idea marxiana che sia la classe operaia a decidere ; a che istituzioni pensiamo; quale gestione dell’economia; quale tipo di scuola e università, come curare la gente. E i nostri programmi, le nostre proposte di riforme devono indicare il Progetto. Per essere più chiaro, le nostre iniziative di lotta, sociale e istituzionale, devono già essere transizione. E siccome il partito è uno strumento e non una chiesa, se, per realizzare il progetto, risulterà necessario creare un nuovo soggetto politico e/o costruire una federazione o altro ancora, lo decideremo dopo. Oggi il tema è salvare Rifondazione comunista, dare un senso alla sua esistenza e andare avanti. Con questo intendo porsi il problema della rivoluzione in occidente e la questione della transizione appunto. Su questo scoglio, credo, si è infranto il percorso dei paesi del socialismo reale. E anche la nostra struttura organizzativa, che dimostra una sua forza, nel bene e nel male, non deve modificarsi solo in funzione di soldi che non ci sono, ma deve calibrarsi in funzione dei fini e degli obiettivi che il partito si dà. Mi fermo qua, perché sono stato già troppo lungo.

    • la congiura degli eguali

      compagno ferlisi, ritieni il pcl dogmatico e settario può darsi che lo sia forse, ma il prc non agisce allo stesso modo, chiudendo le porte alla sua sinistra per spalancare portoni alla sua destra?; i risultati catastrofici sono li ad interrogare il gruppo dirigente del partito, e sono un atto di accusa inequivocabile.

    • Ottimo intervento. Sono assolutamente d’accordo: ripartire dal nostro progetto (la realizzazione del socialismo) e dalla critica Marxista. Poi, in un secondo momento, pensare alle alleanze e via dicendo..

  36. - – care compagne e cari compagni sto provando, sto cercando di leggere cose che forse sono io incapace di comprendere. “fase di confusione”, “siamo di fronte ad una nuova fase”, “vogliamo costruire l’alternativa che non c’è”, “assistiamo al trionfo del politicismo”, “tema dei contenuti è strumentale”, “le posizioni politiche del PD e del M5S sono incapaci di fornire una risposta positiva alla crisi”. Continuo? Ma chi scrive ste cose? Da dove viene? Cosa ha fatto fino ad oggi? Ma dove è stato in questi anni? “Rifondazione Comunista è un tessuto di intelligenza indispensabile per un progetto di alternativa”. – Ma quali film vede lo scrivano di questo scritto? Se un documento del genere, sottoscritto peraltro da persone screditate dal loro stesso operato (p.e. si veda la ragioniera Fantozzi e lo stesso fare insulso di Paolo Ferrero silente ed assente) deve servire a rilanciare la palla siamo fritti. – I problemi stanno fuori quando ormai da anni i problemi di aggancio del Partito con la società italiana partono da DENTRO. – Una dirigenza che ha deciso di chiudere (finalmente) Liberazione quando la salma era già stata seppellita, e solo ottusità (questa sì) politica ha tenuto in piedi un foglio che ha sciupato e dilapidato milioni di euro, rappresenta la cartina di tornasole di una più ampia e catastrofica gestione con una dirigenza veramente ai minimi termini storici nella credibilità e ai massimi livelli nella presunzione individuale. – Che dire ancora? Hanno fatto tutto loro, comunque. “che fai? non sai riconoscere un ladro da un marchese? – Ma che deve riconosce, non lo vedi che è pure scemo?- tanti auguri per la nuova scientology italiana. – domenico, comunista.

  37. Sul documento: credo che vi rendiate, in gran parte conto, degli errori gravi commessi in questi anni. Ma chiaramente non abbastanza.
    Vedo che si è capito, per le alleanze, il principio di una testa un voto, ad esempio.
    Ma perché si continua a voler confondere antiliberismo, e una alleanza vera a sinistra su questo, sarebbe un grande risultato, e anticapitalismo, che è la ragion d’essere di un partito comunista?
    Perché si continua a non assumere, come necessità oggettiva, la costruzione di un partito della classe dei lavoratori dipendenti (tutti) e confondere tutto , per scelta soggettiva, in un soggetto politico antiliberista (va bene, ci partecipiamo), con il partito comunista da costruire, che è un’altra cosa?

  38. credddere obbedirrrre commmmbattere
    tutto decisooooo, avanti popppoloooo

    • Giulio Tiradritti

      Speriamo che, dopo l’ennesimo congresso, non vengano rielette quelle persone che hanno maturato a contribuire lo sfascio del Partito Comunista. Mi riferisco a persone come Bertinotti, come Giordano, come Ferrero, come Migliore, e tanti altri, che l’unica cosa che sanno dire è facciamo entrare gli immigrati, facciamo sposare gli omosessuali. Sono battaglie comuniste? No, sono battaglie liberali e liberiste, già proprie della tradizione dei radicali e dei paesi anglosassoni, quelli in cui regna il neoliberismo. Significa essere razzisti? No, significa che l’Italia è costituita di 300000 km quadrati, con una popolazione di 59 milioni di abitanti, e non può permettersi di far entrare persone senza poterle mantenere. Questo è un atteggiamento razzista! Bisogna essere a favore dell’ambiente? Certamente si, ma non si può essere per il No a tutto. Altrimenti diciamo di non volere, giustamente centrali nucleari, poi però non vogliamo nemmeno quelle termoelettriche, quelle idriche, a biomasse, i rigassificatori, i pannelli fotovoltaici e gli aerogeneratori eolici perché sono brutti,l’acqua pubblica. In alternativa allora diciamo che quando è inverno stiamo con i riscaldamenti spenti, che quando è estate stiamo con i condizionatori spenti, che ci facciamo non la doccia con l’acqua corrente e calda, bensì riempiendo una tinozza di acqua piovana, che proviamo a mangiare verdure crude invece che accendere i fornelli del gas perché si consuma di meno. E’ l’ora che i Comunisti ridiventino persone serie, che facciano una analisi delle condizioni oggettive e valutare di conseguenza, non dare giudizi di punto preso con una risposta per forza opposta a quella della destra per dire per forza di no alla destra, dicendo che non dobbiamo inseguirla. Intanto, con questa scusa, noi stiamo per sparire, la destra no. Se diremo sempre che dovremo far entrare tutti, di dover e poter aiutare tutti coloro che bussano alle porte di questa penisola, allora perderemo e spariremo. I comunisti devono essere per l’ordine sociale, e l’immigrazione, che fa rima con globalizzazione, distrugge l’ordine sociale, perché crea conflitto tra poveri, non tra ricchi. Dobbiamo rilanciare una questione morale sul perché essere comunisti. Non basta infatti difendere il lavoro e lo stato sociale, ma bisogna anche creare quelle condizioni culturali che facciano maturare in noi la coscienza dell’ideale in cui crediamo. E’ inutile criticare i conflitti di interessi, le banche, le multinazionali, se poi non si critica il gioco del SUPERENALOTTO, e si dice : ” Noi comunisti vogliamo l’abolizione di questo gioco, perché è una cosa schifosa che una persona, o un gruppo di persone, possano vincere tutti quei soldi”. Oppure, dobbiamo criticare il CALCIO, dicendo:” E’ una cosa che va abolita, perché è inconcepibile che società riempite di debiti fino al collo possano permettersi di pagare milioni ai giocatori, senza che nessuno controlli, quando una piccola impresa la costringi al suicidio se ha poche migliaia di euro di debito”. Dove sono i Comunisti? Perché Ferrero o Bertinotti, invece di appoggiare solo chi lancia i sassi in Val di Susa, non si sono mai occupati di queste cose? Perché sanno che sono battaglie giuste, ma impopolari. Impopolari perché? Uno che si dice comunista ma poi gioca al superenalotto o al gratta e vinci per diventare milionario, non è comunista, o di sinistra; poi, può avercela con Belusconi, con i fascisti. Ma è uno che vorrebbe diventare ricco come Berlusconi. Cambia il mezzo, ma non il fine. Quindi, se noi vogliamo continuare a lottare per una società più giusta, dobbiamo creare quelle condizioni culturali per cui si possa lavorare per una società più giusta, e chi è comunista, deve combattere, come il vero cristiano, contro il diffondersi della cultura basata sulla ricchezza. Ecco, a mio avviso, quali dovrebbero essere i punti salienti:

      ABOLIZIONE DEL SUPERENALOTTO, DEI GRATTA E VINCI E DI TUTTI GLI ALTRI GIOCHI CHE CI SONO, O AL LIMITE TASSAZIONE QUASI COMPLETA SU TUTTA LA VINCITA? PERCHE’? PERCHE’ UNO CHE SI DICE COMUNISTA DEVE ESSERE CONTRO TUTTE LE FORME DI CAPITALISMO, SIA SE DERIVANO DA SFRUTTAMENTO DI LAVORO, SIA QUELLE CHE DERIVANO DA GIOCHI DI FORTUNA. MI SAPETE INFATTI DIRE CHE DIFFERENZA C’E', NELL’OTTICA E NELLA MORALE COMUNISTA,TRA CHI DIVENTA CAPITALISTA CON L’INDUSTRIA, E CHI CI DIVENTA CON LA FORTUNA NEL GIOCO? FORSE A MARX E A LENIN QUESTO ANDAVA BENE?
      ABOLIZIONE DEL CAMPIONATO DI CALCIO, E RENDERE TRASPARENTI I BILANCI DELLE SOCIETA’, PER CUI SI PUO’ CAPIRE PERCHE’ ALCUNE SOCIETA, AIUTATE CON IL DECRETO SPALMADEBITI, POSSONO PAGARE STIPENDI MILIONARI, E PERCHE’ IMPRESE POCO TUTELATE, HANNO I DEBITI E I DIPENDENTI CHE SI SUICIDANO PERCHE’ NON RIESCONO AD ANDARE AVANTI. UNO CHE E’ COMUNISTA SI DEVE METTERE CONTRO IL PALAZZO DEL CALCIO? SI, SE E’ VERAMENTE COMUNISTA, ANCHE SE QUESTO VA DISCAPITO DELLA SUA SQUADRA DEL CUORE.

      • razzista, omofobo, economicista.
        hai sbagliato sito : questa è RIFONDAZIONE, non ” RIESUMAZIONE ” COMUNISTA.
        Senza la Rifondazione non c’è comunismo, senza comunismo Rifondazione è una parola vuota.

      • condivido l’analisi di Giulio.sul “CALCIO”direi di più,se pensiamo che i presidenti di calcio sono imprenditori(dove sappiamo in che condizione è la nostra economia e il dato rilevante della disoccupazione)che spendono milioni e milioni di euro l’anno e nessun politico soprattutto di sinistra(o meglio che si dichiara comunista)non abbia speso una “parola”, è “vergognoso”!.scusatemi vorrei rettificare il discorso di cui ho parlato di imprenditori che spendono nel “CALCIO”,sono solo denaro frutto di evasione e riciclaggio di denaro sporco.

      • Visto che tu ci insegni cosa vuol dire essere veramente comunisti, parla magari pure di internazionalismo eh…

        • io non voglio insegnare proprio niente a nessuno(il primo ha dover imparare sono proprio io!).seconda cosa dal mio modesto punto di vista comunista ci si nasce non ci si diventa(poi o comunismo o capitalismo sarà la storia ha dettare le regole della società).per quanto riguarda l’internazionalismo,c’è poco da dire,perché chi è di sinistra(soprattutto comunista)non è (ripeto questo è il mio pensiero)razzista,anzi cerca di conoscere ed integrare le altre culture mondiali,di conseguenza le altre culture allo stesso modo lo fanno nei nostri confronti.però condivido il discorso di Giulio perché(parlo del italia)hanno creato una guerra tra poveri.ripeto è una mia opinione.

          • “Hanno” chi? Io sono nipote di migranti che dal sud dell’italia sono venuti al Nord. Ma non è che si sono trasferiti per sfizio…ma per VENIRE A LAVORARE! Quindi smettiamola con questo qualunquismo (perchè non sarà razzismo, ma qualunquismo sì). Queste chiacchiere da baretto fatele altrove (per esempio al baretto). Se vogliamo rifondare il comunismo dobbiamo fare i seri.
            La guerra fra poveri la facciamo noi mettendoci contro gli immigrati, invece di far fronte comune contro i borghesi..che loro sì che ci rubano il lavoro, visto che delocalizzano e fanno politiche antisindacali.
            Guardate, se dovete fare i comunisti così andate a votare Grillo.

          • scusami Tom,stiamo dicendo la stessa cosa,il problema è proprio come dici tu,il discorso “hanno”intendevo chi ci ha governato(quindi capitalisti borghesi burocrati ecc….)ti dico solo una cosa(e non è solo il mio pensiero ma di molti compagni)la sinistra(dirigenti comunisti compresi) non ha controllato o se ha controllato in maniera farraginosa, dimenticavo sindacati di sinistra compresi il discorso di lavoratori non in regola (italiani e emigrati).tutti sanno che in parecchi settori economici lavorano dipendenti in “nero”di conseguenza distruggendo il salario di chi è in regola(abbiamo visto i contratti che si stanno facendo)senza dimenticare l’evasione fiscale e i contributi pensionistici ha danno dei stessi lavoratori.oltre tutto, tutto ciò presa la palla al balzo dai borghesi che stanno dicendo:”vedi gli italiani non hanno più voglia di fare certi lavori”.personalmente non ho voglia di tornare ha fare il “garzone”.questi piccoli diritti (oramai quasi distrutti)sono il frutto di grandi lotte del passato del movimento operaio,dove il p.c.i era la stella polare.io ti ripeto ho detto il mio pensiero,ma di certo non volevo passare da semplicista o peggio da razzista.

      • secondo me il compagno giulio ha sollevato questioni spinose.
        Ha molti torti, ma molte ragioni.
        Pensate come si devono essere sentiti soli i ceti subalterni quando bertinotti ha cominciato a sproloquiare di conflitto di genere, anzichè di lotta di classe.
        Non voglio prendere posizioni che potrebbero sembrare omofobe e razziste, ma io credo e anche fermamente che i diritti civili, senza altrettanti diritti sociali, non solo sono inutili, ma potrebbero rivelarsi anche dannosi.
        Un caso per tutti è quello di lincoln che col bel paravento dei diritti civili, scatenò una guerra umanitaria per favorire il sistema di produzione degli industriali del nord a discapito di quello delle piccole imprese agrigole del sud

  39. ogni volta che si dirà un No motivato e logico aumenteremo i consensi, ogni volta che si dirà No perchè non potremo dire Si sarà un disastro elettorale.

  40. ma ki vi paka peppecrillo???
    siette komunisti o andilipperisti per l’unidà dela xinistra, no vi aggorgete ke state elliminando senzo ala xinistra e ke la statte suiccitanto?
    ma quanto ci vuole agli iscritti per capire che solo un modello contrapposto a quello di ferrero, fantozzi e gelmini può ridare un senso all’esistenza di questo partito.

    • ooooh meno male è tornato renato.
      Alla fine potendo scegliere tra i troll non è meglio lui di rublo?
      no dai… alla fine co renato mi ci diverto.
      Gool, salvatore, umbertobbì….du palle…. e modem? no dico…volemo parlà de modem?
      No no guardate io me tengo renato.

  41. massimiliano

    noto che ferrero e gli altri continuano a perseverare negli errori.Si parla di una generica lotta antiliberista,ci si deve capire e mettere i puntini sulle i:la lotta al sitema è comunista o non è,quindi deve essere in primis anticapitalista e poi antiliberista,ergo,bisogna rompere con il riconoscimento di credibilità alle forme istituzionali della società attuale e dare credito,pubblicizzare la nascita e la crescita di sovrastrutture antagoniste:cassa di resitenza,nazionalizzazione delle banche,espropiazione proletaria dei mezzi di produzione di massa,abolizione della proprietà privata.Insomma,bisogna deciderci a fare i comunisti altrimenti non ha senso il prc!!!conseguentemente si deve approndire questo progetto dell’unità a sinistra.Lo dico chiaramente:se riproporrete qualcosa di simile al rivoluzione civile,io all’istante vi lascio e mi sposto a sinistra perchè mi avete scocciato nel cercare la pezza d’appoggio per leccare il culo al pd,ci avete fatto turare il naso e messo insieme a dipietro per arrivare al 4% per tornare in parlamento e non ci siete riusciti ,ergo,adesso dovete dare conto alla base che vi chiede a gran voce di restare da soli con un programma comunista a costo di restare fuori dal parlamento a vita.Non voglio più compromissioni con i governi di centrosinistra,avete votato il pacchetto treu,il finanziamento delle guerre,i tagli al welfare ,quando nelle varie esperienze di governo desistenza e non,avete deciso di percorrere la strada della lotta interna al sistema per distruggere lo stesso,il risultato è evidente:ci avete distrutto il partito.Dilaniato in non so quante scissioni per colpa di chi, presentandosi a tutela dei diritti dei lavoratori ,tutto ha fatto tranne lavorare a questo scopo,e non mi dite che sia sufficiente quel decreto con cui 350.000 precari dei call hanno visto il loro contratto mutarsi a tempo indeterminato,perchè allora significa che avete il prosciutto sugli occhi.I lavoratori hanno lasciano il prc perchè ad esempio,quel risultato è chiaramente insufficiente vista la domanda di cambiamento che viene dal basso.L’unità a sinistra si fa tra i comunisti ,quindi,questo processo a cui si da inizio spero sia più simile alla fds che non a rivoluzione civile,ovviamente correggendo le impostazioni di fondo,mi limito ad un solo punto:LOTTA AL CAPITALISMO,deve essere il nostro slogan per far entrare in lista i compagni che stanno alla nostra sinistra, se già schierati in un qualche partito, e per attirare i milioni di comunisti che non ci votano perchè non abbiamo le palle per seguire le indicazioni di marx…non ve lo devo ricordare io che circa il 30% degli elettori nelle ultime votazioni non si è recato alle urne e che è necessario li battere con iniziative valide per recuperare consensi.Il prc negli anni ha prodotto una devastante critica allo stalinismo,a ragione,condivisibile in tutto il programma in questione,motivo per cui voto prc,ergo, in questo tentativo di riunificazione,si mostri coerenza,ci si vanti di avere rivolto uno sguardo critico verso il passato,di averlo definitivamente messo alle spalle,lo si usi questo risultato per attirare il voto dei comunisti assopiti presenti nella società italiana,si continui sempre su questa strada e non si imbarchi ne adesso ne mai più chi ha tradito storicamente la causa dei lavoratori!!!
    w il comunismo!!!

    • in effetti ha ragione massimiliano.
      La strada della rincorsa a destra generica, dell’annacquamento, delle scialuppe di salvataggio, la stiamo percorrendo da 10 anni.
      i risultati non li commento perchè sono sotto gli occhi di tutti.
      quello che chiedo è:
      e se invece per una volta provassimo la strada inversa?
      Che ci costa?

    • Auguri per le espropriazioni proletarie e nazionalizzazioni dei mezzi di produzione! Basta alleanze e passaggi intermedi! Basta raggiungere parziali miglioramenti! Il popolo, sono convinto, sa aspettare anche un paio di secoli! Lavoro, mutuo, affitto, libri di scuola per i figli, qualcuno ci penserà!
      Pensare che io sono molto critico con questa direzione del partito, ma vedo che non c’è limite al peggio.

      • Concordo. Ma solo io noto il settarismo e la vuota retorica pseudoribellista piccolo-borghese che hanno alcuni interventi? Sono comunista e non voglio “morire” asserragliato nel fortino assediato sventolando la bandiera rossa. Vorrei ricordare ad alcuni che i comunisti hanno un duplice obiettivo: in sintesi il miglioramento immediato delle condizioni di vita delle masse popolari e un obbiettivo al lungo termine, ossia il superamento del capitalismo. Quindi sinceramente non capisco perchè non possiamo costruire un’alleanza con altre forze di sinistra fortemente antiliberiste anche non comuniste. Ma volete davvero che il partito scompaia??????

        • Ha ragione Massimiliano quando dice che non si può fare nulla col pd partito delle banche e del capitale che ha fatto regredire i diritti e i salari di almeno 50 anni. Ma l’abolizione della proprietà privata va graduata: si per le banche, le reti infrastrutturali, le grandi imprese, ma il tessuto piccolo e medio non è possibile, almeno nell’immediato, magari si possono cambiare le regole e dare più diritti ai lavoratori, questo si. Cerchiamo di essere rivoluzionari ma pragmatici.

          • bha…basterebbe rileggersi la NEP…. come hanno fatto i cinesi, come ha fatto chavez, come hanno fatto in angola e in viet-nam.
            Ah già….. ma la formazione dei militanti è un concetto tabù nella cosmic left di ultima generazione.
            Meglio ascoltare quello che dicono i cristalli percossi da uno stelo di margherita

  42. Per i compagni iscritti al PRC, continuo a ritenere che il Partito, in questa drammatica fase in cui versa, debba ritornare in mano ai suoi veri proprietari che sono gli Iscritti, e che per il Congresso sia necessario azzerare le proposte formulate da questa classe dirigente (solite spartizioni tra correnti), responsabile del disastro e ripartire dalla BASE con un’Assemblea Nazionale permanente dei Segretari di Federazione (CPF), che stanno veramente a contatto con i territori, e di conseguenza unici legittimati a predisporre le basi per un vero Congresso rifondativo, altrimenti , in queste condizioni, si rischierebbe di arrivare alla resa dei conti tra correnti ed alla probabile morte del Partito. Saluti comunisti. Gianni

  43. Posto il mio commento nella mail list di Csipuò in cui sono iscritto.

    Condivido in larga parte. Però non è chiaro con chi si vorrebbe fare questa Syriza (scusate se insisto ma non vedo latre vie d’uscita). Inoltre, pur condividendo nella sostanza quel “cedere la propria sovranità” mi sa tanto di una sinistra che è pronta per sopravvivere a fare di tutto, un po’ quando cercava una sponda in sel senza capire che sel aveva scelto una strada opportunista e subalterna al pd per le solite 4 sedie. Anche l’appello ai sindacati mi sa un po’ perdente: i sindacati tradizionali sono anni che hanno tradito la loro rappresentanza dei lavoratori per cogestire i sacruifici da far digerire e i diritti eliminati. Vedrei una sinistra alternativa più in sintonia con forze sindacali tipo l’USB che in questi anni si è sempre battuta contro le scelte del padronato, della finanza e della politica senza scendere a compromessi. Non vorrei che questa sx di alternativa partisse ancora col piede sbagliato. Ad ogni buon conto, visto le scelte ultime di Ingroia e il sostanziale eclissarsi di RCivile NOI dovremmo capire cosa vogliamo fare e come eventualmente ci si potrebbe inserire in questa nuova prospettiva.

    Giuseppe

  44. alberto gabriele

    Bravi, continuate a prendere per il culo voi stessi e i compagni, bravissimi!
    Particolarmente apprezzabile, tra l’altro, la priorita’ numero uno data ancora una volta alle elezioni!
    vuol dire che l’unita’ dei comunisti la faremo senza di voi

  45. ” La rifondazione teorica e organizzativa di Rifondazione si coniuga nel nostro progetto politico con la proposta di fondare un soggetto politico unitario della sinistra di alternativa ”

    e siamo al primo punto che mi perplime…. quando sento parlare di sinistra sui generis penso immediatamente a bertinotti.

    “Allo stesso tempo prende atto e cerca di superare, anche in senso autocritico, i limiti e gli errori che hanno determinato il fallimento, fino ad oggi, di tutti i progetti politici ed organizzativi che si proponevano l’unità della sinistra”

    seconda perplessità. come pensiamo di poter realizzare una qualche unità omogenea e a sinistra, senza snaturarci intendo, se prima non riusciamo a portare a casa questa benedetta unità dei comunisti?

    “In questo quadro la Direzione nazionale ritiene necessario aprire immediatamente la discussione sul prossimo congresso della Cgil tra i compagni e le compagne iscritte, al fine di favorire la costruzione di una sinistra sindacale che proponga un netto cambio di indirizzo politico e sindacale.”

    insomma, la CGIL manco ci ha invitato alla conferenza programmatica.
    Non sarebbe il caso di cominciare a rivolgere in maniera organica le nostre attenzioni al sindacalismo alternativo, per cercare di farlo diventare la NOSTRA cinghia di trasmissione?
    Ovviamente con la dovuta eccezione della FIOM.

    “5) L’organizzazione su tutto il territorio nazionale di assemblee sulla costruzione della sinistra di alternativa, a partire dalla lettera aperta approvata da questa direzione, che coinvolgano il complesso degli interlocutori – individuali e collettivi – della sinistra.”

    insomma la parola consulta dei comunisti fa proprio schifo?
    oppure pensiamo di andare a parlare in posizione di minoranza, con le solite persone di sempre che prima ci spremono, poi ci sparano addosso, poi chiedono il nostro scioglimento e alla fine votano i 5 stelle (vedi i NO TAV

    “1. sarebbe necessario avviare un processo fondativo di un soggetto politico unitario della sinistra sulla base della costruzione di una piattaforma antiliberista che delinei l’uscita a sinistra dalla crisi, che si connoti per l’autonomia e l’alterità rispetto al centrosinistra, per l’esplicito collegamento con tutto il sindacalismo di classe e i movimenti di trasformazione, per il riferimento in Europa alla Sinistra Europea e al GUE.”

    sarebbe interessante sapere come pensano di dar vita a questo nuovo, allegro,informe soggetto unitario senza sciogliere il partito.

    NOTE margine.
    SE UNA PROPOSTA DEL GENERE FOSSE STATA fatta usando come soggetti di riferimento i figli della diaspora comunista poco avrei avuto da eccepire.
    detta così non posso che confermare le mie perplessità verso l’ennesimo salto nel vuoto.
    si parla poi troppo in termini di scadenze elettorali, quando la fase attuale ovviamente richiede una pausa di riflessione e riorganizzazione, in cui la nostra presenza alle competizioni elettorali deve si esserci, ma direi più in termini di testimonianza.
    Se vogliamo davvero riformare il partito è necessario che i circoli tornino ad essere luoghi di aggregazione, formazione e produzione culturale di una diversa visione del mondo.
    I nostri megafoni e le nostre scuole, per dirla in maniera semplificata.
    Altresì mi permetto di aggiungere a margine una piccola mozione per l’autoriforma del partito.
    La reintroduzione della figura del presidente, con pieni poteri di garanzia e possibilmente scelto in base alla sua caratura morale,indipendentemente dagli esiti congressuali.
    Una forma di controllo su eventuali derive personalistiche che permetterebbe una fase riaggregativa di tutti i soggetti che si sono sentiti sfrattati nell’era bertinotti

    • su molti punti ti capisco… ci sono due punti da conciliare: 1 l’attuale insufficienza nostra e di tutti i partiti comunisti italiani. L’unione dei comunisti (che tutti vorremmo) non basterebbe a ridarci una centralità politica. Purtroppo non è il Portogallo dove l’alternativa alle politiche liberiste si è concretizzata nel partito comunista, qui Grillo e la sua politica hanno trasformato il mal contento in un generico e vano sentimento di antipolitica. 2 il fatto che un progetto così generico rischia di cadere in un’ennesima sinistra arcobaleno (e non sarà il riferimento alla GUE a salvarlo). La sinistra è un richiamo molto generico in cui si trova di tutto oggi. Antiliberismo è solo anti qualcosa ma non dice in che modo. Bisogna mettere in chiaro che al centro della nuova coalizione di sx deve avere un ruolo fondante la critica marxista (perchè se no ci troviamo con quelli che esaltano Latouche). In Francia la forza del fronte de gauche è stata l’unione di comunisti con socialisti veri (come Melanchon) non con corpuscoli di intellettuali alternativi (come gli Arancioni e tutti i movimenti lanciati da il Manifesto). Se andate a vedere la composizione di Syriza essa è formata da micro partiti di cui la netta maggior parte sono partiti comunisti.
      Però (tenendo conto dell’attenzione con cui va fatto questo processo di aggregazione a sinistra) bisogna evitare il narcisimo delle differenze minori di cui parla l’antropologo Blok. Persone con idee molto simili esasperano le piccole differenze per mantenere la loro identità. Cari compagni quando l’ho letto ho pensato a noi.
      sinceramente sul discorso del sindacato non ti seguo molto, in quanto nutro poca fiducia per il sindacato alternativo. Certo che la CGL della Camusso è una costola del Pd di Bersani ma bisogna fare leva su quelle correnti della CGL che ancora non hanno ceduto totalmente alle bugie della tanto bella pace sociale (ovvero massacro in silenzio). Una grande forza di sinistra difficilmente può fare leva sui cobas.

      • Nella mia realtà la CGIL è cinghia di trasmissione della controparte e non fa nulla a favore dei lavoratori. E poi basta vedere che in questi 20 anni ha firmato di tutto di più. Se è la costola del pd…è detto tutto. A meno che la nostra alternativa non si chiami Fiscal Compact, riforma fornero, no all’art- 18 ecc ecc. Possibile che si cada sempre nella fornace del partito più neoliberista che abbiamo in Italia? I contenuti di una politica di sx sono in opposizione a quelli di quel partito, altrimenti chiamiamolo in un altro modo, questo fantasma di sinistra.

        • Oggi si legge sul sito di Repubblica: “Cercasi laureati per impiego a costo zero. Ecco il nuovo format dei concorsi pubblici”
          Ma neppure nella società schiavista si era arrivati a tanto! almeno una ciotola di minestra e un tetto dove dormire te li davano.
          E tutto questo mondo meraviglioso grazie ai sindacati che hanno sempre lasciato fare (e lasciano ancora fare) e la prima pietra dell’edificio fu il pacchetto treu…non ricordo di che area politica fosse?!…

          • come in movimenti politici e ideologici, le aggregazioni si coagulano intorno ad un nucleo dinamico che faccia massa critica.
            è vero che i comunisti sparsi per la diaspora di per se sono numericamente insufficenti ad avere una centralità politica, ma la loro riaggregazione potrebbe invertire il processo disgregativo e rimettere in modo una produzione di idee fortemente imperniate su un’analisi marxista ridando credibilità alla proposta politica, rompendo l’oscuramento e per dirla in termini pop, facendoci tornare di moda.
            tenete conto poi che la galassia di mini partiti della diaspora, per sopravvivere alla selezione si è dotata di una militanza, che ci piaccia o no è molto più combattiva e motivata della nostra, nonchè meno stanca. questo perchè partono da una situazione a priori più svantaggiaTA IN fatto di visibilità.
            Penso, e non voglio dare indicazioni di alleanze di sorta, ma solo a titolo esemplare al PMLI.
            hanno una situazione economica e una disponibilità di mezzi molto inferiore, eppure riescono ad aprire sezioni, mantenere un giornale cartaceo (cosa che noi non siamo riusciti a fare) e ad avere una presenza ed una visibilità che in rapporto a noi che godiamo di un 20.000 militanti, è impensabile.
            Detto questo, una volta fatto un coagulo che sia abbastanza omogeneo da essere influente, sia chiaro che non sono contrario a dialogare con le altre forze sui generis.
            Una volta ottenuta questa egemonia, credo che anche il discorso col sindacalismo alternativo e non parlo solo dei cobas, potrebbe essere impostato da tutt’altra poszione di forza.
            Inutile dire che questo sarebbe un lavoro mastodontico che non può essere fatto nei ritagli di tempo tra un’elezione e l’altra.

      • C’è pure l’USB ;-)

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  1. l dopo elezioni: che fare? | Partito della Rifondazione Comunista - [...] I documenti della Direzione Nazionale del PRC del 10 aprile 2013 http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=2686 [...]
  2. APPUNTAMENTI CIRCOLI: PRANZO PRIMO MAGGIO A CASTELLEONE.Pianengo partono corsi Italiano per stranieri. - [...] http://www2.rifondazione.it/primapagina/?p=2686 [...]
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