“Mettetevi nei loro panni, guardate il mondo con i loro occhi”

“Mettetevi nei loro panni, guardate il mondo con i loro occhi”

di Alfonso Gianni -
L’obiettivo principale del recente fulmineo viaggio di Barack Obama in Medio Oriente non era certo quello di fare passi in avanti nella soluzione dell’annosa questione israeliano-palestinese. Infatti su quel fronte non ci sono stati risultati concreti, anche se certe parole del Presidente americano pronunciate a Gerusalemme hanno suscitato forti emozioni da un lato e contestazioni dall’altro.

Ma il core busines della toccata e fuga obamiana risiedeva altrove. Precisamente nei difficili rapporti fra Israele e Turchia. Questi si erano gravemente guastati, da quando, il 31 maggio 2010, i corpi speciali israeliani aggredirono la nave Mavi Marmara che stava cercando di forzare l’embargo posto a Gaza per portare aiuti ai palestinesi abitanti della striscia. L’assalto provocò l’uccisione di nove cittadini turchi. Successivamente i cattivi rapporti fra i due paesi furono ulteriormente aizzati non tanto da fatti di sangue, ma da sgarberie tra i corpi diplomatici, tra le quali restò famosa quella compiuta dall’allora viceministro degli Esteri israeliano, Danny Ayalon, ora uscito dal governo in carica, che fece accomodare l’ambasciatore turco su una sedia marcatamente più bassa della sua. Un vero e proprio affronto ad una diplomazia, quella turca, di antiche e solide tradizioni.

La situazione tra i due paesi si è sbloccata proprio in queste ore con una riappacificazione fortemente voluta da Obama, ma soprattutto resa indispensabile dal degenerare della questione siriana che rende ancora più instabile tutta l’area circostante, come già si vede in Libano. Da questo punto di vista il Presidente americano ha raggiunto l’obiettivo che si prefiggeva. E’ evidente che la pace fra Israele e Turchia può avvantaggiare soprattutto il paese ebraico che ha già abbastanza nemici ed è soprattutto preoccupato dell’incedere, vero o presunto, del programma nucleare iraniano.

Altro tema su cui Obama si è prodigato in assicurazioni che gli Usa faranno di tutto per impedire che Tehran abbia l’arma nucleare. D’altro canto che gli Usa parteggino per Israele non è una novità. Né la situazione può cambiare, al di là delle opzioni politiche dei singoli presidenti, data l’incidenza nella vita politica americana delle lobbies ebraiche o, meglio, filoisraeliane.

Proprio per questo è decisivo che l’Europa sappia battere un colpo e dalla parte giusta, che non può essere che quella di chi è senza diritti, senza terra e senza stato, ovvero il popolo palestinese, altrimenti le condizioni di un confronto fra Israele e Palestina, per giungere a una composizione pacifica dei loro problemi, appare sbilanciata fin dall’inizio e di impossibile soluzione.

Per quanto rapido sia stato il contatto fra Obama e la realtà palestinese e per quanto non bisogna dimenticare la contrarietà degli Usa alla decisione di considerare la Palestina un osservatore in sede Onu, le parole pronunciate dal Presidente Usa di fronte agli studenti israeliani all’International Convention Center di Gerusalemme non possono non essere sottolineate che come un atto di coraggio politico. Vi sarà certamente anche un tocco di retorica nel discorso di Obama, ma questo aumenta la sua forza, non la svilisce:

“Mettetevi nei loro panni, guardate il mondo con i loro occhi. Oggi a Ramallah ho incontrato ragazzi palestinesi che sono come voi: gli stessi desideri, stessi sogni. Non è giusto negargli il diritto di avere un loro Stato, né farli crescere con la presenza costante di un esercito straniero che controlla i loro genitori. Non è giusto impedire ai contadini di curare la loro terra, costringere molti a lasciare la loro casa, impedire ai giovani di muoversi liberamente in Cisgiordania, lasciare impunite le violenze di alcuni coloni”.

Non sono affermazioni da poco, anche se è lecito, vista l’ultradecennale esperienza, dubitare che esse abbiano un seguito coerente e reale. Per rendersene conto basta riflettere su quanto scrive una giornalista italiana che da anni vive in quei luoghi, Paola Caridi, autrice di libri importanti sulla questione palestinese:

“Persino quel ‘mettetevi nei loro panni’ chiesto da Obama all’uditorio fatto da studenti israeliani è riuscito a suscitare contestazioni. La cosa non mi ha molto sorpreso. L’avevo chiesto anch’io, otto anni fa, a una soldatessa israeliana al valico di Allenby, quello gestito dagli israeliani, e che divide la Cisgiordania dalla Giordania, i palestinesi dai giordani. Le chiesi di mettersi nei miei panni, che attendevo di passare da ore assieme a un bambino piccolo. Mi rispose che nei miei panni non ci si voleva mettere. Capii allora molte cose del posto in cui ero capitata, per viverci e lavorarci.”

da Huffingtonpost.it

9 Commenti

  1. Obama è un politico che sa parlare bene, che sa creare sogni intorno a lui, non è un Bersani. Ma alle parole non seguono mai, e ripeto mai, i fatti. Che sia colpa sua che non crede in ciò che dice o dei poteri forti che negli USA condizionano allo stesso modo Repubblicani e Democratici non lo so… so che il risultato degli anni di governo Obama sono un fallimento completo rispetto alle promesse fatte. Pertanto dubito che a un discorso così bello e giusto, segua qualcosa. Non so se il problema è che gli americani sono filo israeliani o se gli israeliani pensano e vivono come gli americani

  2. obama non è solo un nero che è riuscito a diventare il presidente degli USA contro ogni previsione e con le sole proprie forze e di tanti volontari….è il miglior presidente che l’america abbia mai avuto ed è l’uomo che più di tutti meriterebbe il nobel per la politica di pace che sta portando avanti.
    10-100-1000 OBAMA ed il mondo sarebbe infinitamente migliore.
    Noi non possiamo che prendere esempio da un uomo di tale levatura e sperare che i nostri politici futuri gli assomiglino…almeno un pò

  3. Sono bellissime parole, ma se non seguono i fatti (e mi sembra d’aver capito che Obama abbia chiesto ai palestinesi di abbandonare la “pretesa” di veder bloccati gli insediamenti dei coloni)servono poco poco. D’altronde Obama non è un giornalista o un professore. E
    ‘ l’uomo politico più potente del mondo, ed è quindi chiamato a fare delle cose, non solo a dirle. Altrimenti cambiasse mestiere!

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