«No al ricatto», Cipro boccia la troika

«No al ricatto», Cipro boccia la troika

di Nefeli Misuraca -
Dalla protesta alla festa, la piazza esulta dopo il voto. Ma le banche restano chiuse Sulla decisione pesano le «relazioni pericolose» con la Russia che punta ai giacimenti di gas.
Il piano sul prelievo forzoso dai depositi bancari architettato dalla Commissione europea con il Fondo monetario internazionale e il presidente cipriota Nikos Anastasiades per sbloccare il prestito da 10 miliardi di euro è stato bocciato dal parlamento. E ora rischia di arenarsi definitivamente.
Per tutta la giornata di ieri si sono inseguite notizie su trattative serrate, riunioni annullate o riprogrammate, sul ministro delle finanze Michael Sarris che in viaggio a Mosca sembrava avesse rassegnato le dimissioni, informazione smentita poche ore dopo. Alla fine il verdetto dell’assemblea: un secco no al diktat imposto dalla troika (Ue, Fmi e Bce) che prevedeva un rientro inderogabile di 5,8 miliardi dalla tassazione dei conti bancari. E anche la versione light del piano avanzata dal presidente Anastasiades, che ha proposto di annullare la tassazione per i conti sotto i 20.000 euro e di ridurre dal 9,90% al 6,75% l’imposta per i conti dai 20.000 ai 100.000 euro, è stata per il momento rispedita al mittente.
«Ci può essere una sola risposta: no al ricatto – ha spiegato le sue ragioni il socialista Yiannakis Omirou, speaker del parlamento – La nostra richiesta dev’essere che questo accordo va rinegoziato. Se approviamo questa tassa non ci sarà più nessun investitore estero che lascerà da noi i suoi soldi».
Su 56 deputati che compongono l’assemblea, 36 sono stati i contrari e 19 le astensioni. Un deputato era assente e nessuno ha votato a favore. Da subito i socialisti di Edek, partito all’opposizione, avevano dichiarato di non sostenere il disegno di legge. Seguiti a ruota dai comunisti di Akel e dall’unico verde che siede in parlamento. Totale 26 bocciature assicurate, cui vanno aggiunti gli otto voti del partito alleato di governo Diko (di centro-sinistra) e due del gruppo misto. I 20 parlamentari del partito del presidente, Disy, di centro-destra, hanno invece deciso di astenersi dal voto «per rafforzare la posizione dell’isola nel corso delle trattative», l’assenza era tra le loro fila.
Fuori dal parlamento scene di giubilo. E per un paese che ha meno di un milione di abitanti, mille persone che si riuniscono con cartelloni di protesta restituisce un effetto non da poco. Una protesta andata in scena per due giorni di fila, diretta contro i rappresentanti delle istituzioni europee, con la cancelliera tedesca Angela Merkel nel centro del mirino, e contro l’uomo del momento, Anastasiades, appena eletto presidente ma che oggi i manifestanti vorrebbero mandare a casa.
La sensazione generale è che la Russia o l’Europa, o tutt’e due, stiano cercando di approfittare della crisi, e i ciprioti sono abituati a essere al centro di contese territoriali. Cipro è le basi militari anglo-americane da cui partono i caccia per Bagdad, è il luogo in cui si svolgono le più importanti trattative private tra Medioriente e occidente mediterraneo, è la grande banca cieca e muta che trattiene i fondi e non tassa i dividendi, è un nuovo bacino di gas naturale non (ancora) controllato dai Russi.
Le prime polemiche in proposito se le attirò l’ex capo dello stato, il comunista Demetris Kristofias, che con la sua particolare coalizione di sinistra andava e veniva dalla Russia per «ragioni diplomatiche». Viaggi per cui fu molto criticato dai media locali: troppa fratellanza con un governo dagli intenti dubbi. In realtà quei viaggi avevano il fine di cercare fondi per coprire il buco che si apriva sempre più nell’economia cipriota e alla fine Kristofias ottenne un prestito e la promessa che «duecentomila russi passeranno le vacanze a Cipro». Lo sapeva Kristofias e lo sapevano anche i russi che quei soldi non sarebbero bastati e aspettavano che Cipro avesse l’acqua alla gola per proporre il vero scambio che avevano in mente di fare.
La Russia, dopo il primo rifiuto di un bailout da parte della comunità europea, ha offerto a Cipro l’aiuto economico di cui ha bisogno in cambio del gas che si sta scavando al largo di Limassol, proponendo un patto che, se nel breve termine potrà far respirare l’economia cipriota, nel lungo ne condannerà il futuro. Poiché se il bailout non basterà e si dovrà arrivare a drastiche misure di tassazione, Cipro non avrà alcuna economia autonoma su cui fare affidamento.
Fino a poco tempo fa Cipro ha vissuto come in un sogno una stagione di prosperità: numerosissime sono state le costruzioni di ville, appartamenti di lusso e imponenti uffici; i ristoranti, le boutique, i bar che vendono un cappuccino a 8 euro erano sempre pieni; le festività lasciavano le città semideserte perché i ciprioti andavano, sia pure per un lungo weekend, in vacanza in qualche luogo esotico. E il mercato immobiliare continuava a far crescere i prezzi. Poi la crisi ha cominciato a fare capolino anche qui disegnando un paesaggio di ville in costruzione abbandonate, uffici nuovi di zecca che riflettono vuoti nella loro grandeur di vetro azzurrato, bar senza più gente. Fino ad oggi con le banche che continueranno a restare chiuse (sebbene i bancomat siano stati riforniti di denaro) per evitare un’emorragia di fondi irrefrenabile, anche da parte dei singoli investitori russi. Thomas Keane, co-fondatore della ditta Keane Vgenopoulou&Associates, con una fortissima presenza di capitale russo, intervistato dalla televisione cipriota, ha spiegato che negli ultimi dieci giorni i singoli investitori russi hanno stornato 2 miliardi di euro dalle banche cipriote verso destinazioni come «Londra, Zurigo, forse l’Oriente». Del resto, secondo una stima della Alfa Bank che, nonostante il nome è di proprietà russa, negli ultimi vent’anni sono arrivati a Cipro 70 miliardi di dollari illegalmente portati attraverso singoli viaggi.
È probabile che Anastasiades sentirà il peso delle richieste russe riguardo al gas naturale perché Cipro è di fatto legata a doppio filo con la nazione che ha infuso una tale sbalorditiva quantità di denaro nelle sue casse.
Se i ciprioti sono meno di un milione in tutto, sono tuttavia al centro di un complesso equilibrio economico internazionale, stretto tra la Russia e l’occidente. Per questo, nonostante le proteste dell’Onu, rimane un’isola divisa. Se il lupo della crisi vi soffia sopra, Cipro sarà alla mercé del primo offerente, o di quello più aggressivo.

Il Manifesto – 20.03.13


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