Camerati a 5 stelle, sì, no, forse

Camerati a 5 stelle, sì, no, forse

di Checchino Antonini -
«Sono almeno quattro i camerati neo-eletti con il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Si tratta di un senatore, due deputati e un consigliere regionale in Lombardia, che hanno militato nella Fiamma tricolore di Pino Rauti fino al 2002 ma che, anche successivamente, hanno mantenuto saldi contatti con l’area della destra radicale, sopratutto, con gli ambienti culturali come il Centro studi Polaris di Gabriele Adinolfi, il Movimento Zero di Massimo Fini ed il comitato Destra per Milano di Roberto Jonghi Lavarini». A mandare in giro la notizia è l’avvocato Vincenzo Forte, già dirigente Msi e di Unione patriottica, che ora si dichiara «elettore del Movimento 5 stelle». Forte però non fa i nomi. A metà tra un messaggio in codice e un coming out, il post dell’avvocato sta facendo il giro della rete. Vale la pena di ricordare che Forte è quello dei “monarchici per Ambrosoli”, tentativo semiseri della “nobiltà nera” meneghina di presentare una propria lista, Stella & Corona, a sostegno del figlio dell’eroe borghese che però ha rispedito l’invito al mittente. Ma da Bergamo, a dicembre scorso, Forte aveva definito Ambrosoli «persona assolutamente perbene, borghese e benestante, cattolico e moderato, di antica tradizione familiare patriottica e monarchica nonché premiato da Casa Savoia con il titolo di “Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro”».

Negli ambienti di Forte c’è chi conferma la notizia restringendo a due i camerati neo-eletti, niente nomi e una sostanziale minimizzazione della faccenda. Si tratterebbe di personaggi transitati nei circoli della fiamma di rautiana memoria una decina di anni fa senza posizioni di rilievo.

Vero è che gli eredi dell’ex segretario del Msi lamentano la scopiazzatura da parte di Grillo dei temi a loro più cari. Dice ad esempio il federale ravennate della Fiamma tricolore: «Dopo essersi appropriato di idee e proposte politiche della destra radicale come la nazionalizzazione della Banca d’Italia, la sovranità monetaria con il ritorno alla moneta nazionale e quant’altro, se n’è uscito con l’ “innovativa” proposta di salario minimo garantito per i disoccupati: peccato che il comico si sia scordato di raccontare agli intervenuti al suo Tsunami-show, che tale idea è una battaglia sociale di Fiamma Tricolore sin dalla sua nascita il 1995, nata dalla sensibilità politica dell’allora segretario Pino Rauti».

In altri ambiti della “fascisteria”, invece, Forte non viene preso sul serio, pare che non goda di largo credito. Tuttavia vale la pena ricordare che Rauti era il teorico dello “sfondamento a sinistra” e le tecniche di infiltrazione vennero praticate con un certo successo negli ambiti di Avanguardia nazionale facendo eleggere negli anni 70 tal Paolo Romeo come deputato del Psdi, il partito dei socialdemocratici. Romeo venne accusato con altri camerati tra i mandanti della strage di Gioia Tauro, il deragliamento del direttissimo Torino-Palermo, 6 morti e 66 feriti.

Se non sono confermate, dunque, le dichiarazioni di Forte «cantano invece vittoria i tanti fascisti che, come Staiti, hanno deciso di puntare sulla carica antisistema di Grillo». Tomaso Staiti di Cuddia è un nobile fascista «anticapitalista e antiamericano» che aveva seguito Fini e chi scrive è Ugo Maria Tassinari, uno dei più eminenti esperti di fascisterie».

Massimo Fini, tirato in ballo, dall’avvocato Forte, mette in rete anche lui qualcosa: «Per chi non l’avesse ancora capito Grillo e Casaleggio sono dei tradizionalisti che utilizzano abilmente mezzi modernissimi, il web, contro la Modernità». E, ancora, Tassinari: «Oggi, però, mi sembra di poter dire che il terremoto elettorale sancisce, con la fine del bipolarismo maggioritario, la definitiva conclusione dell’infinita transizione dal “secolo breve” al post-politico. Resta comunque forte l’impressione che “tous le bateaux vont à l’hasard pour rien”. E quindi bisognerà munirsi di nuovi strumenti di conoscenza e di interpretazione». Lo tsunami ha attecchito anche a destra, infiltrazioni o meno.

«Di destra – spiega ancora Tassinari – è chi pensa che la nazione sarebbe – e un tempo era – unita, armoniosa, concorde, e se non lo è (più) la colpa è di forze estranee, intrusi, nemici che si sono infilati e confusi in mezzo a noi e ora vanno ri-isolati e, se possibile, espulsi, così la comunità tornerà unita. Tutte le destre partono da questa premessa, che può essere ritrovata a monte di discorsi e movimenti in apparenza molto diversi, da Breivik al Tea Party, dalla Lega Nord ai Tory inglesi, da Casapound agli «anarcocapitalisti» alla Ayn Rand. Per capire se un movimento è di destra o di sinistra, basta vedere come descrive la provenienza dei nemici. Invariabilmente, i nemici vengono “da fuori”, o almeno vengono da fuori le idee dei nemici. A seconda dei momenti e delle fasi storiche, ce la si prende col musulmano o con l’ebreo, con il negro o con lo slavo, con lo zingaro o col comunista che «tifa» per potenze straniere, con i liberal di una “East Coast” americana più mitica che reale, con Obama che “in realtà è nato in Kenya e quindi la sua presidenza è illegale” etc. Rientrano in questo schema anche la “Casta” descritta come altro rispetto al popolo che l’ha votata ed eletta, “Roma ladrona”, la finanza ridotta alle manovre di “speculatori stranieri”, “l’Europa”. Non c’è dubbio che nell’Italia di oggi il discorso egemone, anche tra persone che si pensano e dichiarano di sinistra, sia quello di destra. Che attecchisce facilmente, perché è più semplicistico e consolatorio, e asseconda la spinta a pensare con le viscere. Per questo molte persone con un background di sinistra si precipiteranno a frotte alle urne per votare un movimento che non abbiamo remore a definire fondamentalmente di destra, cioè il grillismo. D’altronde, la colpa di questo è delle sinistre, che fanno di tutto per risultare invotabili».

D’altronde il mantra del leader a 5 stelle sulla “comunità” è uno dei punti di maggior contatto con la destra proprio per via della scivolosità del concetto.

Questo articolo (oltre a scatenare le ire dei grillini antemarcia che credono di essere “nuovi”, senza passato, quasi come i raeliani, figli degli alieni) non vuole sostenere alcun teorema, prova solo a fornire piccoli elementi di riflessione sulla genesi del movimento e del suo impressionante seguito elettorale sulla scia di quanto già scritto da Wu Ming, Santoro e Pucciarelli. D’altra parte anche un pezzo di “sinistra” è apertamente attratto dal fenomeno per i più svariati motivi e/o miraggi: da Bifo, settantasettino fino ai Carc (iper m-l). Se proprio si vuole trovare una teoria in questo articolo è che Grillo è così seducente proprio perché consente a ciascuno di sperare e intravedere quello che vuole. Sul sito dei “nazi-maoisti” (Rinascita) si riesce perfino a trovare una convergenza con i Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo) che hanno dato indicazione di voto per M5s e uno degli eletti in Lucania, Vito Petrocelli, fino a poco tempo fa era un loro dirigente. «Particolarmente interessante – per il quotidiano nazi-maoista – è il passaggio che riguarda la crisi del capitalismo che avanza e la formazione via via più netta nella comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, di due poli di aggregazione, “destinati a contrapporsi nello sforzo disperato di sopravvivere”».

da popoff.globalist.it





 

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