L’Euro è ormai un morto che cammina
Pubblicato il 1 mar 2013
di Emiliano Brancaccio -
Il signor euro aveva più volte rischiato l’infarto. Il dottor Draghi decise allora di metterlo in coma farmacologico. Sulla cura però indugiava, e a intervalli periodici il dilemma amletico gli si ripresentava: lasciarlo dormire o farlo morire? Draghi insisteva per la prima soluzione. Ma ad un tratto il popolo italiano ha improvvisamente optato per la seconda: ormai l’euro è solo uno zombie, un morto che cammina. Volenti o nolenti, prendiamone atto.
Vedrete che nel Direttorio della Bce l’avranno già capito. A Francoforte si accingeranno a modificare la “regola di solvibilità” della politica monetaria: il famigerato ombrello europeo contro la speculazione verrà pian piano chiuso, per poi finire in cantina [1]. La dottrina del falco Jurgen Stark, uscita dalla porta, si appresta dunque a rientrare dalla finestra. Si può star certi che il dottor Draghi dovrà accoglierla con tutti gli onori. Le più fosche previsioni di un appello di 300 economisti, pubblicato nel giugno 2010, si stanno dunque avverando [2]. La pretesa della Bce di proteggere dagli attacchi speculativi solo i paesi devoti alla disciplina dell’austerity, si è rivelata un clamoroso errore, logico e politico. L’Italia, che ha dato i lumi al Rinascimento ma anche al Fascismo, ieri ha sancito che per l’euro non resta che recitare il De Profundis. Nessuno osi affermare che ha fatto da sola: i tecnocrati europei, condizionati dagli interessi prevalenti in Germania, stavano già da tempo preparando il fosso in cui seppellire la moneta unica.
E ora? Gli eredi più o meno degni del movimento operaio novecentesco che faranno? Sapranno anticipare il corso degli eventi o preferiranno anche stavolta fungere da ultima ruota del carro della Storia? Anziché lasciarsi travolgere dall’idea ottusa della “grande coalizione”, o riesumare il giovane dinosauro liberista Renzi per suicidarsi entro un anno, sarebbe forse opportuno che il Partito democratico e la CGIL prendessero atto che non è più tempo di parlare di politiche di convergenza o magari di standard retributivo europeo [3]. I proprietari tedeschi non sono più interessati alla moneta unica, le speranze di riforma dell’Unione monetaria sono ormai vane. Il punto dirimente è dunque uno soltanto: in che modo uscire dalla zona euro.
Il più probabile, allo stato dei fatti, è il modo di “destra”, che consiste nel favorire le fughe di capitale, aprire alle acquisizioni estere del capitale bancario e degli ultimi spezzoni rilevanti di capitale industriale nazionale, e lasciare i salari completamente sguarniti di fronte a un possibile sussulto dei prezzi e soprattutto delle quote distributive. C’è motivo di prevedere che non soltanto il redivivo Berlusconi ma anche molti altri inizieranno ad ammiccare a questa soluzione. Sedicenti “borghesi illuminati”, orde di opinionisti del mainstream si affretteranno a rifarsi una verginità giudicando l’euro un ideale kantiano fin dalle origini destinato al fallimento, riesumando Milton Friedman e i cambi flessibili e dichiarandosi favorevoli alla svalutazione allo scopo di rendere il paese appetibile per i capitali esteri a caccia di acquisizioni a buon mercato. Che dunque la moneta unica se ne vada al diavolo, grideranno: l’importante è salvare il mercato unico e la libera circolazione dei capitali dalle pulsioni protezioniste dei cosiddetti populisti! Ebbene, se le cose andranno in questi termini, c’è motivo di temere che la deflagrazione della zona euro potrebbe rivelarsi una macelleria messicana. Del resto, chi un po’ ha studiato la storia economica dell’ultimo secolo sa bene che la sovranità monetaria, presa isolatamente, non è la panacea, e che non sono stati per nulla infrequenti i casi di sganciamento da un regime di cambi fissi che hanno prodotto veri e propri disastri in termini di liquidazione del capitale nazionale e distruzione degli ultimi scampoli di diritti sociali. Beninteso, non sempre è andata male, ma in alcuni casi e per alcuni soggetti è andata malissimo. Per citare solo qualche esempio: nel 1992, dopo l’uscita dallo SME, in Italia la quota salari crollò dal 62 al 54%. Nel 1994-1995, dopo i deprezzamenti, Turchia, Messico e Argentina registrarono in un anno cadute dei salari reali rispettivamente del 31%, 19% e del 5%, e dopo la svalutazione del 1998, in Indonesia, Corea del Sud e Tailandia si verificarono diminuzioni dei salari reali del 44%, 10% e 6% (dati ILO e World Bank). Per non parlare dei “fire sales” dei capitali nazionali favoriti dalla svalutazione. Il ripristino della sovranità monetaria è ormai imprescindibile, ma l’uscita “da destra” potrebbe trasformarlo in un incubo.
Questa prospettiva non costituisce però un destino inesorabile. Come abbiamo cercato di argomentare in questi mesi, c’è anche un modo alternativo di gestire l’implosione dell’eurozona, che consiste nel tentativo di costruire un blocco sociale intorno a una ipotesi di uscita dall’euro declinata a “sinistra”. Vale a dire, in primo luogo: un arresto delle fughe di capitale; accorte nazionalizzazioni al posto delle acquisizioni estere dei capitali bancari; un meccanismo di indicizzazione dei salari e di amministrazione di alcuni prezzi base per governare gli sbalzi nella distribuzione dei redditi; la proposta di un’area di libero scambio tra i paesi del Sud Europa. Insomma: la soluzione “di sinistra” dovrebbe vertere sull’idea che se salta la moneta unica bisognerà mettere in questione anche alcuni aspetti del mercato unico europeo.
Verificare se esistono le condizioni per formare una coalizione sociale intorno a una ipotesi di uscita “da sinistra” dall’euro significherebbe anche mettere alla prova il Movimento 5 Stelle. Che sebbene abbia il vento in poppa difficilmente arriverà a governare da solo, e che in ogni caso si troverà presto di fronte al bivio ineludibile di qualsiasi politica economica: dare priorità agli imprenditori e ai piccoli proprietari, oppure cercare una sintesi con gli interessi dei lavoratori subordinati.
Il 12 luglio 2012 un importante dirigente dei Democratici mi scriveva: «sono d’accordo con te e depresso per il conformismo culturale di tanti a noi vicini. Dobbiamo vederci per il piano B», dove “piano B” stava appunto per “uscita da sinistra dall’euro”. Pochi giorni dopo Draghi rimise la plurinfartuata moneta unica in coma farmacologico e il “piano B” finì nuovamente nel limbo dell’indicibile. Oggi se ne può riparlare? In tutta franchezza, anche adesso che l’euro è di nuovo in prossimità dello sfascio ho il sospetto che il PD e la CGIL non saranno in grado di compiere una tale virata. L’iceberg ormai lo vedono anche loro, e forse hanno persino capito che in gioco è la loro stessa sopravvivenza, come il destino del Pasok insegna. Ma hanno mangiato per decenni pane e “liberoscambismo”, e sono stati educati dai bignami di economia e di storia di Eugenio Scalfari, che fatica ormai persino a rammentare che alla vigilia della prima guerra mondiale imperversava non certo l’autarchia ma il gold standard e la piena libertà di circolazione internazionale dei capitali. Bisognerebbe oggi rileggere Keynes e studiare Dani Rodrik, di Harvard. Temo però che a sinistra non vi sarà nemmeno il tempo di un’autocritica, figurarsi di un cambio di paradigma [4].
Gli scomodi panni delle Cassandre iniziano a pesare davvero: speriamo, almeno stavolta, di sbagliarci.













Ed é perché Sergio non sa più ” cosa siamo” che l’Europa e la TROIKA trova consensi in Italia dalla destra alla sinistra, fu perché i Dalema, baffetto di topo, i Veltroni, bamboccione, e il Pinocchio di Torino, non sapevano, nel 90- 91 ,” cosa erano” che nacque Berlusconi, poi Prodi, figlio della Curia, quindi Monti e Bersani figli della Merkel ….fino a quando non metterete in causa l’Europa ,poiché non capite che é uno strumento del capitalismo, l’Italia andrà alla rovina… se il movimento di Grillo riuscirà a mandare in cenere questa pazzesca e velenosa costruzione, allora potrà aprirsi una nuova era per il proletariato…
grazie Brancaccio, finalmente un articolo che dice la verità sull’euro. mettiamolo subito in coma farmacologico, cosi’ pure il Sign. DRAGHI e se ci resta ancora una piccola bottiglietta mettiamoci pure il Sign. MARCO FI scr scrive cazzate, e non si vergogna di venire a raccontarle su RIFONDAZIONE, ma vada a raccontarle ai greci e vedrà che culo gli farnno….
Non capisco che visione di lungo termine sia quella di uscire dall’Euro. Avremmo una moneta debole come l’abbiamo avuta per decenni. Ci ha consegnato un paese arretrato dal punto di vista industriale e sociale, eravamo i cinesi d’Europa (monovalanza sottopagata e poco qualificata). Mentre negli stati del nord europa il welfare progrediva rapidamente, da noi un diritto acquisito pareva un miracolo.
La soluzione è nell’Euro, perché è solo una moneta comune a tutti noi europei che può farsi valere contro dollaro e paesi emergenti. Basterebbe una gestione diversa della BCE. Ma rimediare ad un ematoma amputandosi la gamba non mi pare una gran trovata. Saremmo indifesi e costretti a rinchiuderci in noi stessi per evitare di essere spolpati dalle aziende multinazionali. Dunque aumenterebbe il potere dei soliti noti e torneremmo al medioevo, coi signori che concedono il lavoro e la plebe china a ringraziarli per la generosità, perché avremmo i mercati esteri irraggiungibili per lo scarso valore aggiunto delle nostre produzioni (vedi ad esempio la FIAT, che se la compravano solo gli italiani). Reggerebbe solo la produzione artigianale di nicchia, tipo la moda, qualche produzione alimentare. Ci mandiamo avanti un paese con le caciotte e i vestitini?
MARCO FI
lei afferma delle cazzate quando dice che l’euro ha fatto progredire il sistema sociale nel Nord europa, dice delle stronzate quando afferma che l’Italia, con la sua lira, era un paese arretrato…. Ma perché viene a provocarci ???? Vada a dire queste cose ai Greci, agli Spagnoli, ai Portoghesi, ma anche agli Italiani che hanno perso pensioni lavoro e dignità….
Lei ignora come funziona l’euro, lei non sa come l’euro , impossibile a svalutare, ha distrutto l’industria dei paesi europei, lei non capirà, anche se glielo spiego, che la differenza dei tassi tedeschi e italiani, per esempio, serve a pagare le pensioni dei tedeschi, lei ignora che a Madrid gli ospedali chiudono, lei non vuol sapere che in Grecia i malati di tumore non possono essere curati, lei non vuole vedere che il debito italiano é passato da 120 % al 127% dal 2011 al 2012, lei ignora che In Francia la disoccupazione é salita a sei milionio di persone,lei non vuole vedere che i consumi in Italia sono decresciuti del 4% in un anno, che i poveri in europa si contano a milioni, lei é un cieco, un sordo, un analfabeta, e viene a romperci i coglioni …. lei non é che un miserabile provocatore, da quando frequento il sito mai un compagno aveva scritto delle scemenze comme le sue, ma lei non é un comunista lei é un provocatore della peggiore specie ovvero un fascista, un cane nero …
con discussioni di questo genere come puo’ la gente seguire la sinistra? ci si arrocca sui posizioni indifendibili… oppure cavalcando l’onda della protesta del popolo dei grillini…
Lei sig Marco non vuol vedere la realta’ dei fatti.
L’euro per quanto bistrattato è quello che ha attenuato l’effetto domino della crisi.Ma non ci rendiamo conto che non siamo un paese con risorse del sottosuolo sufficenti? il semplice acquisto delle materie prime e pagarle con la nostra vecchia lira avrebbe provocato un cataclisma sui costi di produzione e di trasporto , o forse pensa che l’autarchia di mussoliniana memoria sia una via percorribile? non credo.Il problema della riconversione economica e sociale è un problema mondiale.Vendola ha capito prima di molti altri la via da percorrere , magari è una strada fangosa e non è ” un sendero luminoso ” come ci aspettavamo negli anni addietro , ma per riuscire a migliorare le cose dobbiamo sporcarci le mani , cercando anche dei compromessi che ci fanno storcere il naso, da qui l’alleanza con il PD . L’alternativa quale sarebbe? quella di continuare a raccontarci che siamo i piu’ duri e puri? e poi continuare a non contare nulla a livello politico, perche’ questa è la realta’ , rifondazione è morta , non l’euro.Bisogna trovare una nuova via non demagocica ma coerente con il mondo che cambia . ricordiamo inoltre che l’italia non è mai stato un paese di sinistra, mai …
La cosa piu’ simile è stata nel 1976 , all’epoca del compagno berlinguer, ma anche all’epoca non eravamo in mggioranza .Bisogna crescere politicamente come Enrico ci ha preso per mano e ci ha portato ad un passo dal successo. non vedo purtroppo nessuno che pero’ possa farci fare questo salto di qualita’.
….però .. lasciamo stare l’euro, ci sta parando il culo…
Ci vuole la rivoluzione, poche chiacchere.
Saluti
non ci siamo riusciti nel 1977… adesso facciamo ridere ….
Enrico ci ha preso per mano … ( come dei bambini???) dopo la sua famosa malattia della fine de 1973, uscendo dall’ospedale, infiacchito e vigliacco, ci invento’ la favoletta del compromesso storico, Bersani l’ha portato a termini con Prodi,filgio di Goldamnn Sachs e di una monachella vergine, e cosi gli italiani hanno continuato a farsi spolpare da CHIES MAFIA CASTA e TROIKA
esatto ci ha preso per mano come dei bambini e ci stava portando verso un nuovo stato sociale , che all’epoca sembrava una bestialita’ ( militavo in L.C) da combattere a tutti i costi , oggi rimpiango la sua lungimiranza politica nell’arrivare a convincere anche i ” moderati ” che essere comunisti, non provoca malattie , ma è un modo di vivere all’interno della societa’ con dei valori ben precisi… non è fare demagogia o solo studiare marx , ma se i grillini dicono ( anzi gridano ) delle vaccate a livello del nano, e noi ci facciamo i pistolotti su questioni troppo compesse , loro prendono consensi noi siamo emarginati…
una volta era il PCI a guidare la rabbia popolare ,era all’interno del tessuto sociale , ora cosa siamo? io non lo so più .. .